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Ad Ascona va in scena l’arte di terapeutica ribellione delle Avanguardie
I loro quadri investiti da colori vivaci gettati sulla tela con pennellate nervose e frettolose hanno quella forza inarrestabile che solo i pittori delle Avanguardie sanno dare. Si tratta delle opere di Marianne Werefkin, Alexej Jawlensky, Hans Arp, George Grosz, Lovis Corinth, Lyonel Feininger, Erich Heckel, Max Pechstein, Karl Schmidt-Rottluff e tanti altri protagonisti del primo trentennio del Novecento che dal prossimo 11 marzo inonderanno le sale del Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona (Ch) in occasione della mostra “Il mar Baltico delle Avanguardie (1890-1930)”, aperta sino al 17 giugno 2012.
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Sono dunque i maestri dell’espressionismo, del dadaismo e dell’arte degenerata – artisti che all’inizio del secolo trovarono come luogo geografico di riferimento i territori del Meclemburgo e della Pomerania localizzati tra il mar Baltico, lo Schleswig-Holstein, la Bassa Sassonia, il Brandeburgo e la Polonia – a tenere le redini della rassegna con le loro composizioni liriche assetate di drammaticità, inzuppate di energie primordiali che sembrano voler sfidare le turbolenze della natura. Opere – soprattutto quelle eseguite da Käthe Loewenthal e Paul Kuhfuss – che risentono di un doloroso passato e che manifestano il desiderio e la necessità di superare a colpi di spugna quell’angoscia indelebile come un marchio del dramma della grande guerra appena finita. E in questo mare di ribellione che ingoia i valori rassicuranti dell’ormai tramontato Ottocento è stata forse solo l’arte l’unica fonte di salvezza.
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