
«Per abbattere un Gheddafi, ne abbiamo creati altri cento in lotta tra loro. La Libia non accetta la democrazia»
«Il problema è questo: in Libia c’è una crisi di legittimità. La gente è disposta ad accettare il processo democratico solo quando vince. La gente accetta lo stato di diritto solo se va in suo favore. È questo il motivo per cui abbiamo due governi, due Parlamenti, due primi ministri». In Libia l’Occidente, Stati Uniti e Francia in testa, hanno fatto di tutto per buttare giù l’ex dittatore Muammar Gheddafi ed esportare la democrazia, senza chiedersi se i libici fossero disposti ad accoglierla. È questo il pensiero dell’esperto libico Mohamed Eljarh, intervistato dalla Bbc.
STATO FALLITO. A quattro anni dalla morte di Gheddafi, è perfino difficile definire la Libia come uno Stato. Dopo che la capitale Tripoli è stata conquistata in estate dai ribelli islamisti di Alba libica, il Parlamento eletto dal popolo si è trasferito nell’est a Tobruk. I ribelli, in compenso, hanno eletto un proprio governo, di stanza a Tripoli. Nell’est del Paese, a Bengasi, ex roccaforte della cosiddetta “Primavera araba”, l’esercito guidato dal generale Haftar e legato al governo di Tobruk combatte le milizie islamiste e terroriste per il controllo della città. Partendo dalla capitale invece, gli islamisti, che già hanno il controllo di importanti pozzi petroliferi, si stanno espandendo a ovest verso Zintan e i giacimenti di gas occidentali. Nel mezzo operano centinaia di milizie e diverse fazioni di terroristi, tra cui lo Stato islamico che ha conquistato Derna, città costiera a 430 miglia nautiche dall’Italia.
COLLOQUI DI PACE SALTATI. La scorsa settimana, le Nazioni Unite hanno condotto un nuovo round di colloqui a Ginevra con i governi rivali per cercare un’intesa comune. Ieri un portavoce del governo ribelle ha annunciato che non proseguirà i colloqui perché a Bengasi «le truppe del criminale di guerra Haftar» hanno conquistato la banca centrale, prima nelle mani dei terroristi di Ansar al-Sharia e fondamentale per sfruttare i proventi del petrolio.
«CENTO GHEDDAFI». La situazione dunque rimane bloccata, anche per colpa dell’Occidente, come ricorda l’attivista libico Guma el-Gamaty: «Quando la rivoluzione è finita, l’Occidente se n’è semplicemente andato lasciando i libici a loro stessi. Ma la gente non sapeva come restare unita, creare un consenso e fondare un nuovo Stato dal nulla. Abbiamo ereditato un Paese senza istituzioni, senza Costituzione, non sapevamo come guidarlo. La comunità internazionale non doveva andarsene». Per sbarazzarsi di Gheddafi, è il ragionamento di un altro osservatore, «ne hanno creati altri cento». In lotta fra loro.
ITALIANO SEQUESTRATO? A ottenere vantaggi da questa situazione di completa confusione e anarchia è la criminalità, sia comune che di matrice estremista. La stessa che potrebbe avere rapito il medico catanese Ignazio Scaravilli, irreperibile in Libia dal 6 gennaio scorso e su cui la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per sequestro di persona.
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Dopo aver letto per anni sul Medio Oriente sono giunto alla conclusione che la monarchia è la forma di governo più adatta a quei popoli: se ci fate caso laddove c’è un re più o meno assoluto come in Marocco, regni del Golfo, Giordania la situazione è ancora “gestibile” e stabile. Una volta tolto di mezzo il monarca (Egitto, Iraq, Iran) o dove mai vi ha regnato qualcuno (Algeria Siria Yemen Sudan) colpi di stato, dittature guerre civili…
il caso più lampante mi sembra l’Afghanistan dove non hanno avuto pace da quando i comunisti hanno cacciato il re. Per cui se i libici desisderano la pace proclamino monarca un capotribù o meglio ancora un discendente di Maometto magari di nobile lignaggio straniero. Mi pare ci siano ancora dei discendenti del precedente emiro disponibili. Il prescelto riuscirà, attraverso il clientelismo e un’accorta politica matrimoniale, a ristabilire la pace in quella tormentata terra
RAgionamento condivisibilissimo. D’altronde la “democrazia” non è come il tonno in scatola, le scarpe firmate e la marmellata di albicocche, che si esportano col container e chiunque può mangiarseli o infilarsele senza altre preparazioni. La democrazia è un frutto di lenta coltivazione e ha speranze di crescita solo in un terreno che sia stato dissodato e arato a suon di “ama il prossimo tuo come te stesso”.
E pensare che questi laicisti illuministi franco-anglo-americani rinfacciano ancora oggi la Cristianità per le crociate. Patetici!!!
Però, ci sono tanti anglo-americani, fra cui Rodney Stark e Robert Spendcer – uno dei non pochi intellettuali, giornalisti, politici (la lista è bella lunga) costretto a vivere in clandestinità e sotto protezioone della polizia per le minacce e fatwe degli islamici: mentre in Occidente nessun islamico riceve minace per cui debba essere protetto dalla polizia – hanno scritto sulle Crociate libri del tutto in contrasto col mainstrema rappresentato, in Italia, da storici filo-islamici alla Franco Cardini. Chissà che penserà, allora, Enrico, di quello che scrivino gli islamici sulle Crociate; tanto che sono lì a rinfaccaircele e cio fanno la guerra ovunque grazie alle versioni laiciste delle Crociate, semper così riguardose, caspita!, con gli islamici che il loro jihad lo protano avanti da secoli
Non sostenga cose che rischiano di fare apparire patetico lei, Enrico,
Il vero obbiettivo degli USA è la Cina. La Cina fa bene a aiutare la Russia dall’accerchiamento occidentale. Dispiace che l’Italia è dentro la Nato. Quando è che esce da lì ?
Il cerchio dei complottisti si allarga, aspettiamo l’indiano, visto che i nemici dell’Occidente che sperano in una guerra Ue-U.S.A. sono attirati da questo blog come dal miele – vediamo di fargielo andare di traverso: e non solo qui.
“Il vero obiettivo…” Si mettesero d’accordo, quando cento milioni di cinesi e altrettanti di indiani, quant’è il gap di genere per gli aborti di bambine nei due collossi asiatici, si contenderanno le grazie delle ragazze occidentali in via di sparizione anch’esse
Che la sferza anti laicista del cattolico Orban vada di traverso alla frammassoneria che egemonizza l’occidente non è un mistero per nessuno, oramai.
Che la cosiddetta primavera araba sia dovuta agli interessi occidentali (anti italiani, direi) pure.
Invece, il fatto che dietro a tutto questo ci sia Israele andrebbe dimostrato un po’ meglio che con le chiacchiere da bar, perché la scelta di destabilizzare la zona ha una sua logica strategica, quella di farlo finanziando con armi e quattrini i tagliagole islamisti non ne ha per nulla.
Come se, a suo tempo, i sovietici avessero finanziato il MSI.
ce l’ha la sua scelta strategica: divide et impera… il nemico arabo!
Fino lì c’ero arrivato anch’io, (basta leggere sopra), ma perché finanziare chi vuole la fine di Israele invece di chi, magari, si accontenterebbe di una pacifica convivenza tra questo e uno stato palestinese?
Mah?
L’Italia dovrebbe prendere esempio dall’Ungheria che sfida i nostri alleati-e-non-nemici padroni della NATO . Già si sente il solito odore maleodorante di rivoluzione colorata “spontaneamente” indotta da Washington :
UNGHERIA: E’ POSSIBILE UN COLPO DI STATO STILE UCRAINA IN UNO STATO UE E MEMBRO DELLA NATO ?
DI VLASISLAV GULEVICH
strategic-culture.org
Il clima è teso a Budapest. Non è la prima volta che avvengono proteste contro il governo per le strade della capitale in cui tutti urlano a coro “Più democrazia!” e “Orban, vai via!”. L’ultima dimostrazione ha avuto luogo il 2 Gennaio. La prossima è in programma per il 1 Febbraio- il giorno della visita di Angela Merkel. Gli oppositori di Victor Orban dicono di voler mostrare al cancelliere tedesco che gli ungheresi scelgono l’Europa e non l’Asia (intendendo la Russia).
Al di là dei fallimenti economici, l’opposizione accusa il Primo Ministro e il suo legame con l’Est di “abuso geopolitico” includendo i piani intesi a sviluppare una cooperazione con la Russia e la Cina. La Russia è un importante punto di commercio per l’Ungheria e un partner economico fuori dall’EU. Entrambi i paesi hanno firmato un accordo sulla struttura generale delle due nuove unità da costruire dell’impianto di energia nucleare Paks situato a 100 km da Budapest. L’impianto è responsabile del 42% dell’energia totale prodotta nel paese. L’Ungheria ha firmato un accordo dal credito di 10 miliardi di euro con la Russia per un potenziamento di Paks. Per la restituzione del prestito è stato stabilito un periodo di 21 anni.
Dall’inizio l’Ungheria prese una posizione molto cauta riguardo alle sanzioni contro la Russia imposte dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Secondo Orban, l’Europa “si è tirata la zappa sui piedi da sola” con le misure punitive.
Il primo ministro ungherese ha appoggiato il South Stream. Ha espresso il suo pentimento riguardo al fatto che il progetto di conduttura del gas sia diventato preda dei meccanismi geopolitici in atto. Ha criticato duramente l’UE, ad esempio ha affermato che “Il progetto che chiamiamo Unione Europea è in fase di stallo”. Da fedele cattolico e padre di cinque figli rifiuta la libertà di rapporti sessuali non tradizionali diffusi in Europa e si rivela a favore dei valori della famiglia tradizionale.
Gli Stati Uniti non ci misero tanto a rispondere. Il senatore John McCain disse che l’Ungheria era un “paese importante” in cui Orban concentrò troppo potere nelle sue mani. Successivamente a sei individui ungheresi presumibilmente coinvolti nella corruzione e vicini al Primo Ministro fu vietato di entrare negli Stati Uniti.
La riconciliazione di Budapest con Beijing causò una reazione negativa da parte di Washington.
L’Ungheria è la zona strategica per la collaborazione tra Cina ed Europa, affermò il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi quando incontrò la controparte ungherese Peter Szijjàrtò in Ottobre. Budapest è la zona del Centro Europa più interessata dagli investimenti cinesi (attorno ai 4 miliardi di dollari). Il Ministro degli Esteri della Cina pose particolare attenzione sul fatto che il legame di Orban con l’Est corrisponde perfettamente alla diplomazia cinese “New Silk Road”. Il ricavo derivato dal commercio tra Cina e Ungheria è aumentato di 6 volte. Washington ha, quindi, deciso che Budapest stava andando fuori controllo e non stava rispettando le regole stabilite per i membri della comunità euro-atlantica.
I leader del movimento di opposizione al governo affidarono le loro speranze a Gyurcsàny Ferenc, il leader della cosiddetta Coalizione Democratica, che non ha mai cercato di rovesciare l’attuale governo, “…se questo regime non viene rovesciato, prima o poi ci seppellirà con sé”, affermò. “La democrazia parlamentare ungherese è morta, tutto ciò che ci rimane è democrazia e resistenza diretta”, disse alla festa post conferenza tenutasi a Budapest a Novembre. L’incaricato d’affari statunitense in Ungheria Andrè Goodfriend fu visto tra i rivoltosi. Quando gli fu chiesto un parere riguardo ai 6 ungheresi a cui fu vietato di entrare negli Stati Uniti rispose che troppe persone appartenenti al partito di Orban erano coinvolte nella corruzione. Secondo lui, questo avvenimento ha avuto un impatto del tutto negativo sulle relazioni tra Stati Uniti e Ungheria. Gli organi di stampa occidentali affermano apertamente che l’Ungheria potrebbe seguire l’Ucraina e affrontare un cambio di regime vista la propensione di Orban in senso dittatoriale vedendo abusi di potere diventare una moda allarmante.
La Germania aspira a una supremazia regionale nell’Europa centrale e orientale. Quando si tratta dell’Ungheria, infatti, la Germania gioca a tutto un altro gioco. Forse la visita di Angela Merkel in Ungheria il 1 Febbraio diventerà un passo in più per realizzare quel tipo di politica.
La dottrina dell’Atlantismo che prevale negli Stati Uniti e in Europa ha fatto in modo che i paese dell’Europa dell’est e centro – Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Serbia, Slovacchia – stessero lontani dalla cooperazione dell’Eurasia nonostante la convenienza fosse più che ovvia. Questi stati devono allineare le loro attività all’obiettivo di dominio statunitense in Europa. The Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) è il nuovo strumento per fare in modo che la missione vada a buon fine.
L’Ungheria sta per assistere a drammatici eventi prendere il sopravvento. Nè la NATO e né i membri dell’UE garantiscono agli stati europei che non ci saranno attentati mirati a rovesciare il governo in caso vadano oltre i limiti stabiliti per l’indipendenza politica.
Vladislav GULEVICH
Fonte: http://www.strategic-culture.org
Link http://www.strategic-culture.org/news/2015/01/10/hungary-is-ukraine-style-coup-possible-in-eu-and-nato-member-state.html
Mi chiedo che senso abbia fare di “Tempi.it” il supplemento del complottismo di tutto il mondo. Non c’è né dialogo né nulla: solo un mucchio di opinoni che vanno solo a confortare le crisi di paranoia dei complottisti che si passano la palla, che palla o pallone, sempre tale rimane. Piuttosto che discutere delle notizie o esprimere opinioni da confrontare, ci si dovrebbe stabilire se quello che sostiene qualcuno d qualce altra parte della blog sfera sulla veridicità o meno di fatti cui si potrebbero opporre altre fonti – che non ho, proprio perché non vado alla ricerca di smentite a quelle che sono solo scemenze su scemenze che rimandano l’una all’altra, perché i complottisti fanno questo di mestiere o a propria condanna perché la scontino gli altri: tutti i siti e blog, anche stranieri, li saccheggiano per copincollare qui.
Mi chiedo perché, una volta che sono passati qesti post, la Redazione non li cestini. Farebbe cosa realmente utile: mentre i mistificatori che sono in formazione d’attacco che si può dubitare, per metodi, linguaggio, siti di riferimento, procedano autonomamemte o in ordine sparso, potrebbero limitarsi almeno a postare i link.
Ma questo continuo avanti e indré nell’arte del riporto della fesseria fresca o stagionata rientra appieno nell’idelogia che professano i catto-islamisti della quaterna paranoica: se non puoi ancora chiudere gli spazi al di fuori del politicamente corretto pro-islamista, intasali. Il significato perfettamente islamico di tutto questo, in modalità che sono del tutto analoghe a quelle dei genderisti che questi mentecatto-islamisti dicono di combattere senza mai spendere un solo copincolla al riguardo, è più che evidente. E conta più di tutti i loro deliri anti-occidentali.
Articolo interessante naturalmente il governo Orbán viene accusato di essere anti-democratico per calcolo politico visto che sulla Turchia ci si guarda bene dall’esternare giudizi (anche se qualcosa bolle in pentola con Gülen & company). Certo io continuo a sperare che a Washington e a Mosca smettano di giocare alla guerra fredda sopra le nostre teste e pensino a “contenere” quantomeno l’esplosione in corso nel Medio Oriente. Stesso discorso sulla Cina: paese social-capitalista e autoritario da contenere onde evitare una colonizzazione ancora maggiore di quella in corso. Anche l’India e il Sud-Est asiatico avanza. Chissà America e Russia furono alleate tanto tempo fa e avevo due sistemi antitetici, possibile che ora da democrazie capitaliste imperfette quali sono, non siano in grado di comporre i propri dissidi?
Bisogna sperare in una presidenza divrrsa da quelle che ci troviamo. Gli Usa non sono il demonio e siamo nella Nato perché ci siamo uniti contro il comunismo dopo aver sconfitto il nazismo. Questo certi personaggi dalla memoria selettiva tendono a dimenticarlo volentieri. Altro che piano Yinon (che non è mai esistito).
L’invasione e la distruzione della Libia con la scusa di voler “introdurre la democrazia ” in quel Paese hanno svelato in via definitiva come l’alleanza tra i governi principali dell’Occidente e l’integralismo islamico (arabia saudita, qatar, turchia, pakistan, ecc) sia un tragico dato di fatto:Un Paese , la Libia, con tutti i difetti che vogliamo, ma che era il Paese più progredito ,tra quelli islamici, sotto ogni punto di vista.
E il piano Yinon lo espandono pure in Europa da quando hanno installato i nazisti al potere in Ucraina.
Se non usciamo al più presto dalla NATO gli USA ci trascineranno in guerre che non sono le nostre.
Sono Menelik.
Uscire dalla Nato?
Complimenti per la furbata !
Con l’influenza politica che ha l’Italia sul resto del mondo, la potenza economica, tecnologica e militare, ci fanno fuori in un sol boccone.
Altro che don Abbondio tra i bravi di don Rodrigo !!!!!!!
Ovvio che l’uscita unilaterale dell’Italia dalla nato sarebbe attualmente un suicidio.Tra l’altro yankees, inglesi ,tedeschi, ecc non lo permetterebbero e ci sarebbe l’ennesimo “intervento umanitario” ,con catastrofiche conseguenze per il nostro Paese o comunque una rivolta popolare “spontanea”, da essi pilotata(sappiamo che sono maestri in questo ).Bisogna però che le forze politiche nostrane non filo troika, comincino con le forze politiche di altri Paesi europei (Russia inclusa) a pensare ad un’alleanza alternativa a quella atlantica. ormai sempre più tirannica .
….e in quanto ai “nazisti” in Ucraina, mia nuora è ucraina, ho parenti acquisiti ucraini, mio nipote è italo-ucraino, e lo sarà il secondo in arrivo.
Mia nuora dà tutta un’altra versione della faccenda ucraina rispetto a quella che raccontano qua.
Non bisogna dar retta ai comici riciclati in politica.
Qua si spara l’epiteto di nazisti, fascisti e comunisti con troppa leggerezza.
La guerra in Ucraina è la tragedia della Cristianità: al di là delle responsabilità che ricadono su TUTTI gli attori coinvolti (Ucraina, Russia, Usa e Ue) nel voler imporsi e forzare la mano al posto di cercare una soluzione concordata, sia russi che ucraini stanno fomentando il nazionalismo l’uno contro l’altro e operano a fianco dell”‘esercito” ucraino formazioni come il “battaglione Azov” o la “brigata haidar” con simboli e ideali apertamente neonazisti mentre per il Donbass combattono molti volontari ex-militari o cosacchi venuti dalla Russia. I filo russi sono più tolleranti con l’eredità sovietica e il comunismo perché crea un legame con Mosca mentre i nazionalisti ucraini sono contro e si riconoscono in Stepan Bandera.
Ma penso che al di là di tutto ciò sono sicuro che a Raqqa e non solo i califfi in erba si sfregano le mani dalla gioia nel vedere due popoli ancora profondamente cristiani come russi e ucraini massacrarsi a vicenda!
Come no, questo paranoico furioso le “sue-loro” guerre come segno distintivo di vero Cristianesimo le vuole fare solo all’Occidente: perderà anche queste, dopo che ha perso la sua guerra personale con la realtà dei fatti e con un il raziocinio.
Berlusconi l’avevo detto, ma l’ideologia sinistroide ha deciso diversamente, bruciando la strega-berlusca sul rogo mediatico e giustizionalista.
Se bombarda Obama che è nero e di sinistra, tutto bene, se lo fa invece Bush che è bianco e di destra, allora non va bene. Quanta ipocrisia. E cmq i risultati sono questi: abbiamo un califfato a tiro di schioppo.
Il problema è che siamo governati da persone che NON hanno assolutamente capito cosa sta succedendo: l’islam sta conquistando l’occidente con l’immigrazione (e non certo con i terroristi invasati).
I vari Gentiloni, Alfano (e Renzi, ovviamente) sono più interessati a tutelare la multiculturalità che gli italiani. Stanno svendendo il nostro paese a marocchini e tunisini.
Tra pochi decenni, i problemi che ora sono in medio oriente (guerre civili tra sunniti e sciiti, kamikaze, autobombe, mancanza di democrazia e diritti di base, ecc.), saranno anche in Europa.
In altri epoche sarebbero stati accusati di alto tradimento e deferiti alla Corte Marziale. Magari è eccessivo, però fa riflettere.
Mi ricordo la fine della prima guerra del Golfo, iniziata da Saddam con l’invasione del Kuwait.
Verso la fine, il generale Scharzkopf era riuscito ad attirare in un tranello la Guardia Repubblicana, il corpo d’elite di Saddam, e l’aveva racchiusa in una sacca da cui avevano ben poche chances di venirne fuori. Quello era il colpo che cancellava la Guardia Repubblicana privando Saddam delle sue truppe più fidate ed equipaggiate.
Scwarzkopf stava per dare l’ordine di attaccare, ma fu fermato da un ordine arrivato DIRETTAMENTE DA WAHINGTON, ordine di NON ATTACCARE e lasciare una via di fuga per i carri della Guardia.
Praticamente dal Pentagono arrivò l’ordine di salvare Saddam, in base ad una considerazione elementare:
se distruggiamo la Guardia Repubblicana, Saddam crolla, e ci sarà un vuoto di potere. Chi verrà dopo di lui? Gli Sciiti islamici? I Curdi?
La storia ha dimostrato che quel ragionamento era giustissimo.
Saddam era stato sconfitto, il Kuwait sgomberato dagli Irakeni, ma in Iraq Saddam teneva ancora il potere FRENANDO L’ASCESA DI AL QUAEDA.
Bush, anni dopo, ha riaperto il conflitto con la scusa delle “armi di distruzione di massa” tra cui il supercannone fabbricato dalle acciaierie di Terni…(sarà vero? Boh?!….), la tecnologia nucleare irakena (poi risultò che avevano l’uranio arricchito ma non disponevano del generatore di neutroni per l’innesco) e del massacro dei Curdi col gas nervino (adesso, però, che ci sono i daesh non vale più salvare Curdi, Yazidi e Cristiani dal genocidio?).
Decisamente Bush NON è stato uno stratega.
Lui è l’autore dell’anarchia in Iraq.
Ma non l’ha fatto apposta come sostengono i grullini di 5 stelle, ha sottovalutato le conseguenze, si è sopravvalutato e ha giudicato male.
La ciliegina sulla torta: ha smobilitato le truppe americane abbandonando l’Irak nelle mani di uno sciita che ha disgustato sunniti e Curdi.
La situazione attuale era la prevedibile evoluzione.
Sono d’accordo, Menelik, bush jr e obama sono stati i peggiori Presidenti americani degli ultimi 30 anni, di danni ne hanno fatti a iosa, al mondo intero!
E poi, con quello che succede in Francia, con l’islamizzazione dell’Occidente, ci sono quelli che credono a Piani che non sono piani perché sono stratefie di difesa di uno Stato sovrano qual è Israele e non crede ai programmi sottoscritti da eurocrati e sceicchi arabi del petrolio documentati da Bat Ye’or – per limitarsi a questo e non tirare in ballo le proteste contro gli occidentali, colpevoli se intervengono (e in Egitto, Libia e Siria hanno toppato per colpa di mr. Obama) e colpevoli se non intervengono.
L’islamizzazione dell’occidente è un dato di fatto. La volontà dei governi occidentali di condurre i paesi arabi all’instabilità a tempo indeterminato è un altro dato di fatto.
I Paesi arabi sono destabilizzati da soli e non a caso solo le dittature le tengono insieme con i metodi che sappiamo, in uso anche fra i Paesi arabi cosiddetti ‘moderati’ o ‘amici’ o ‘alleati’. Divisioni etniche tribali, politiche, religiose che non datano da oggi, Gianni e di cui può approfittare l’Occidente o una fazione al potere o all’opposizione: come gli stessi arabi hanno sempre fatto.
Ma gli effetti pratici di questa destabilizzazione dove li vede lei, Gianni? Lo dica. Nel frattempo, l’Occidente viene inondato da gente che arriva senza limiti né controlli: trentanni fa, quanti erano gli immigrati in Italia? Lo zero virgola? E oggi? E domani? E questa destabilizzazione demografica e di fatto, già culturale (mercé politicamente corretto) e presto, politica, chi ce l’ha accollata? Chi ce lo fa fare? Lo sappiamo, chi. Lo sappiamo.
E’ vero che la caduta delle dittature ha rotto i fragili equilibri tribali ma si ricordi che queste dittature qualcuno le ha fatte cadere e i nostri governi hanno giocato un ruolo in prima persona in libia e dietro le quinte in siria. Adesso piangiamo il male dell’immigrazione clandestina ma è colpa nostra.
Io ricordo tutto quello che lei mi invita a non dimenticare dando per scontato che mi sfugga solo perché non ho avuto modo di parlarne; lei, Gianni, dovrebbe rileggere il titolo e l’articolo, per non dimenticare che la democrazia, a arabi e musulmani (qui si parla di Libia, ma mi dica lei dove la musica è diversa da questa nell’Islamistan), va bene quando “lo stato di diritto va in suo favore.” Ora, perspnalmente ero contro l’intervento contro Gheddafi e gli altri leader islamici, moderati e no, intrapresa da Obama, poi, Cameron a pari passo da Sarkozy. di questo e altro ricordo abbastanza, mi creda, per poterne discutere con lei. Ma riguardo l’immigrazione clandestina – che non data da oggi o da pochi anni e che è stata una scelta ‘strategica’ di presunti ‘padri’ dell’Europa e sceicchi arabi -, sono colpe nostre solo perché le subiamo: come, mi scusi se sbagliassi o la offendessi, mi sembra faccia lei, rassegnato com’è. E in ogni caso, non dimentichi: “Questa gente accetta lo stato di diritto solo se va in suo favore”: lo vediamo benissimo anche qua, nei Paesi europei. E di questo non dubito: e non darei neppure la colpa alle nostre leggi, ma a chi consente che se ne faccia uso solo in favore di chi le accetta, appunto, solo alle condizioni di cui sopra.
Per carità Raider, gli islamici si infiammano ovunque per poco piu del niente.; grandi colpe sono attribuibilili al loro sottosviluppo culturale e per questo i governi sinistrati e le destre ideologicamente morte del nostro continente hanno sbagliato a non capire a cosa andavano in contro appoggiando le ribellioni. i clandestini per me sono poveri affritti ma adesso sono diventati tanti e non vedo via d’uscita. non possiamo rispedirli a casa perche sarebbe poco umano, a meno che non siano terroristi. io penso che però possiamo chiedere ai nostri governi di impegnarsi per la pace e la stabilità dei paesi arabi sostenenddo governi militari laici come al sisi in egitto e criticare Obama quando appoggia gruppi di terroristi in Siria con l’illusione di poterli controllare.
“Dividi et impera ” la nuova forma del colonialismo Francese e Americano.
Nella confusione e nell’anarchia di un paese, il più forte comanda e fa i suoi interessi.
E poi c’è chi non crede al piano Yinon….