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A scuola di politica da Renzo e Lucia

Di Alberto Mingardi
25 Giugno 2023
Se oltre all’italiano ci fosse rimasto di Manzoni anche il buon senso, forse il nostro paese sarebbe un po’ meno preda del senso comune
Incisione ispirata alla “rivolta del pane” raccontata da Alessandro Manzoni nel capitolo XII dei Promessi sposi
Incisione ispirata alla “rivolta del pane” raccontata da Alessandro Manzoni nel capitolo XII dei Promessi sposi

Non un perpetuo ricamo di azioni gloriose, ma fatti memorabili, anche se capitati a «genti meccaniche». Sta già lì, nell’introduzione di quel manoscritto dozzinale, sguaiato, scorretto, pieno d’idiotismi lombardi e di periodi sgangherati, di cui Manzoni finge di rifare la dicitura, l’eccezionalità di questo grande romanzo che quest’anno vale proprio la pena riprendere in mano, complici i centocinquant’anni trascorsi dalla morte del suo autore.
L’unità d’Italia poggia su due colonne culturali, Giuseppe Verdi e Manzoni, per l’appunto. L’uno e l’altro trasformati già in vita in statue di marmo e con ottime ragioni: provavano che per quanto giungessero tardi e male all’unificazione politica, le aree italiche erano già una superpotenza culturale, con nulla da invidiare alle “nazioni” europee fatte e finite.
Un paese che si unifica cerca l’epica, il racconto d’armi, la storia di una resistenza eroica a un dominatore arcigno. Il graffito “viva VERDI” stava, com’è noto, per “Viva Vit...

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