
«A che serve un ministero per la Coesione territoriale, se ce n’è già uno per gli Affari regionali?»
Eliminare i “doppioni”, collaborando con la pubblica amministrazione per individuare gli sprechi. Sarà questo il primo passo della spending review che opererà il commissario straordinario Carlo Cottarelli, con l’intento di rendere gradualmente la revisione della spesa elemento normale della programmazione della spesa pubblica in Italia. Ricorrendo alle più moderne tecniche di program budgeting e performance budgeting introdotte, ormai da anni, nei più avanzati Paesi del globo.
A COSA SERVONO I DOPPIONI? «A che serve un ministero per la Coesione territoriale, se ce n’è già uno per gli Affari regionali?», si è più volte chiesto Cottarelli, secondo quanto riportato oggi su Repubblica. «Lo stesso interrogativo potrebbe replicarsi per le politiche antidroga, per le quali la presidenza del Consiglio spende oltre sei milioni di euro quando già il ministero per la Salute opera nello stesso campo», prosegue il quotidiano diretto da Ezio Mauro. «E così per una miriade di altre uscite», che non sono solo i «quasi ventimila euro» spesi «in acqua minerale» nell’ultimo anno dalla presidenza del Consiglio, o i «4 mila euro di spesa in fornitura caffè» o i «25.730 euro in lavaggio tende». Anche se da qualche parte bisogna pur cominciare.
ISTITUZIONALIZZARE LA SPENDING REVIEW. «Chiaramente il compito non sarà facile», ha dichiarato Cottarelli a ItaliaOggi. Perché «non si tratta solo di spolverare i soprammobili ma di trovare risparmi di spesa significativi nella spesa pubblica e di aumentare la qualità dei servizi pubblici. Io ho due compiti principali – ha spiegato il commissario straordinario –. Il primo è quello di portare a termine questa revisione della spesa che copre il periodo 2014-16 e che riguarda sia l’eliminazione degli sprechi che questioni di “perimetro” cioè se le amministrazioni pubbliche fanno cose che non dovrebbero fare perché a basso valore aggiunto». Il secondo è quello di «istituzionalizzare la spending review, per renderla un elemento “normale” della programmazione della spesa pubblica». Il primo compito, ha poi precisato Cottarelli, è quello che «al momento assorbe quasi tutto il tempo».
DOMANDE “DIFFICILI”. Il metodo di lavoro scelto da Cottarelli, e che i suoi gruppi di lavoro stanno seguendo (a fine febbraio presenteranno le conclusioni), è innovativo. «Non lavoriamo separatamente dalla pubblica amministrazione ma insieme. Questo è necessario perché la pubblica amministrazione possiede un bagaglio di informazioni ed esperienze che non può essere trascurato». E per scongiurare il «rischio di inerzia» che «naturalmente c’è», Cottarelli ha voluto affiancare ai «rappresentanti dei centri spesa (per esempio i vari ministeri)» anche «“esterni” con il compito di stimolare la discussione e fare domande “difficili”».
A FEBBRAIO LE PRIME RISPOSTE. L’obiettivo della spending review targata Cottarelli rimane quello di ridurre la spesa di 32 miliardi di euro in tre anni, pari al 2 per cento del Prodotto interno lordo, lo 0,65 per cento del Pil all’anno. Ma per farlo i tempi sono stretti: «L’idea è quella di fornire proposte per la preparazione del Documento di economia e finanze della primavera del 2014 (…) e fornire un input alla legge di stabilità del 2015», ha detto a ItaliaOggi. «Cottarelli capisce di aver bisogno della collaborazione dei mandarini dello Stato – chiosa Repubblica –, soprattutto se spendono troppo. Sa anche che è come chiedere ai tacchini di celebrare Natale». Ma ai suoi gruppi di lavoro nei ministeri il commissario «ha detto chiaro che si riserva il potere di respingere le loro conclusioni e imporre le proprie, se alla fine non sarà soddisfatto».
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