
Crisi. L’Europa si fa più morbida. Buone notizie per l’Italia (ma c’è ancora «un grande lavoro da fare»)
L’Europa ammorbidisce austerità e rigore: più tempo ai paesi in crisi per tornare a crescere e rimettere i conti in ordine. La Commissione europea ha, infatti, rivisto gli obiettivi di deficit per Francia, Olanda, Spagna, Slovenia, Polonia e Portogallo concedendo proroghe di uno, due e a volte anche tre anni per rientrare negli standard. Ma il tempo “extra” concesso, ha specificato il presidente della Commissione José Manuel Barroso, è per recuperare «con saggezza» la competitività perduta. «Non stiamo offrendo una facile via d’uscita» a nessuno, ha aggiunto. «La stiamo ancora cercando».
DUE ANNI ALLA FRANCIA. Alla Francia, seconda economia del Vecchio continente, sono stati concessi due anni in più per ridurre il suo deficit al 3 per cento del suo prodotto interno lordo, posticipando la scadenza al 2015. Entro quest’anno il deficit dovrà essere portato al 3,9 per cento, al 3,6 per cento entro il 2014. Situazione analoga per l’Olanda il cui deficit dovrà rientrare sotto il 3,6 per cento quest’anno e sotto il 3 per cento a partire dall’anno prossimo.
TRE ALLA SPAGNA. La Spagna, invece, che già aveva tempo fino al 2014 per scendere sotto il tetto del 3 per cento, è stata fatta oggetto di un’ulteriore concessione: avrà tempo fino al 2016, dovendo sottostare al vincolo del 6,5 per cento nel 2013, al 5,8 per cento nel 2014 e al 4,2 per cento nel 2015. Due anni in più di tempo sono stati concessi anche a Slovenia, Polonia e Portogallo per raggiungere i loro obiettivi di deficit.
SALVA (SI FA PER DIRE) L’ITALIA. Procedura d’infrazione, infine, interrotta per Lettonia, Lituania, Romania e Ungheria, oltre che per l’Italia, che, per il presidente Barroso ha ancora «un grande lavoro da fare».
Soddisfatto il presidente del Consiglio Enrico Letta: «L’uscita del nostro Paese dalla procedura europea per i disavanzi eccessivi è motivo di grande soddisfazione». Letta ha ringraziato gli italiani («devono essere orgogliosi di questo risultato») e il suo predecessore Mario Monti, ribadendo che il suo governo vuole «rispettare gli obblighi assunti in sede europea e di applicare il programma sul quale il Parlamento ha votato la fiducia».
Una giusta cautela, visto che, come reso noto dalla Corte dei conti, le politiche di austerity sono costate al Belpaese 230 miliardi di euro di mancata crescita in termini di pil nominale.
Finora sono 20 su 27, in definitiva, gli stati membri dell’Unione europea che sono stati posti sotto procedura di infrazione dall’Unione europea.
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