
Equitalia inglese lancia l’amnistia fiscale per recuperare gli evasori: «Clementi con chi collabora»
«Vogliamo incoraggiare più gente possibile a rientrare nella legalità, registrare i propri affari e ricominciare. La grande maggioranza dei cittadini paga tute le tasse, vogliamo arginare la minoranza che non lo fa». Con queste parole John Whiting, a capo del Fisco inglese, ha lanciato un’amnistia fiscale che permetterà a tutti i cittadini inglesi di dichiarare quanto hanno evaso e tornare in regola senza passare per un processo penale. In precedenza, l’Inghilterra aveva varato un’amnistia simile solo per alcune categorie, come dottori o avvocati, ora tutti potranno usufruirne.
RECUPERARE GLI EVASORI. L’obiettivo della Corona inglese è quello di riuscire a recuperare gradualmente i contributi di chi evade vendendo o comprando da privati beni su internet, senza dichiararli, chi lavora in proprio o chi riscuote l’affitto sulla seconda casa senza dichiararlo. Altro nodo cruciale è l’Iva, che non viene versata da tutti gli imprenditori. Per ottenere l’amnistia fiscale è necessario dichiarare quanto evaso, pagarlo con tanto di interessi al tre per cento, ed esporsi al rischio «minimo» di una multa aggiuntiva, anche se un portavoce del HM Revenue & Customs, l’Equitalia inglese, assicura: «Non stiamo dicendo che non daremo multe, ma possiamo assicurare che tratteremo le persone che cooperano in modo molto clemente». Dure saranno le sanzioni, invece, per chi usufruisce della amnistia e non dichiara tutto ciò che ha evaso oppure se viene “beccato” in futuro ad evadere nuovamente.
CI GUADAGNANO TUTTI. Non ci saranno sconti, inoltre, per chi non usufruisce dell’amnistia e viene successivamente trovato ad evadere. In questo senso ha dichiarato Jennie Granger, nuovo direttore generale di HMRC: «Il nostro messaggio è semplice: il cerchio si sta chiudendo. Noi scopriremo tutti gli evasori, è solo questione di tempo». Come dire: approfittatene, voi eviterete la galera e noi eviteremo di spendere un patrimonio per venirvi a scovare, dal momento che il governo britannico ha investito nel settore oltre 900 milioni di sterline.
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