Quando Marsalis e Clapton “play the blues”

Di Carlo Candiani
19 Settembre 2011
Il “novello Armstrong” Winton Marsalis e “slowhand” Eric Clapton si incontrano sul palco del Lincoln Centre di NYC e insieme ad una classica “big band” realizzano un tributo al jazz che fu

E’ come viaggiare nella macchina del tempo e ritrovarsi agli albori del secolo scorso tra le vie di New Orleans, sulle rive del Mississippi, dove la vita quotidiana era scandita dal suono delle Big Band, sia durante le feste sia nei cortei funebri. Ci troviamo, invece, sul palco del Lincoln Center di New York City con un gruppo di otto musicisti, inappuntabili esecutori di quel jazz delle origini che convive gomito a gomito con il blues, lo swing e l’imberbe rock’n roll. Suonano, cantano e si divertono insieme a ospiti di prestigio, “il novello Louis Armstrong” Wynton Marsalis, Eric Clapton, l’epico “slowhand” e una leggenda vivente del blues, Taj Mahal.

Fiati, tastiere e plettri danno vita a un concerto memorabile: quasi ottanta minuti per celebrare il matrimonio tra i ritmi che hanno cambiato la musica del ‘900. Ogni schema, ogni recinto viene scavalcato e le note esplodono di gioia e di malinconia, tra una quasi irriconoscibile, tanto è assorta, Layla, classico dello stesso Clapton, e le trascinanti Ice cream e Corrina Corrina.

Ma non lasciatevi ingannare dal titolo Marsalis & Clapton play the blues: qui il blues è solo il padrone di casa che accoglie padri e figli di un’era musicale irripetibile, la cui conoscenza è indispensabile per capire la rivoluzione del rock. Lo intuisce e ne prende coscienza anche la rockstar Eric Clapton, che in giacca e cravatta si inserisce con umiltà nella trama acustica del gruppo, dando al caldo suono dei fiati, delle tastiere e delle chitarre, l’impronta elettrica del blues metropolitano, che ha ottenuto dai pionieri B.B.King e Johnny Lee Hooker.

La stessa operazione la fece qualche anno fa Bruce Springsteen, coinvolgendosi e producendo il progetto “traditional” della Seeger Session: come la performance del Boss, anche questo concerto con Marsalis e Clapton è documentato dal supporto Dvd, la cui visione è un valore aggiunto per lo spettatore che ha quindi la conferma della sincerità dell’iniziativa. E Clapton, così come Springsteen, ricerca e affronta con passione gli standard del blues, come a voler dare un senso al loro essere ambasciatori credibili della musica che ha cambiato l’arte del XX secolo, e non solo quella.

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