La scuola francese apre le porte. E nel 2013 si studierà la “morale laica”

Di Daniele Ciacci
04 Settembre 2012
Vincent Peillon, ministro dell'Educazione Francese, vuole inserire nella scuola francese lo studio della morale laica: «Perché se non è lo Stato a dire cosa è bene e cosa è male, chi lo farà?».

Oggi, 4 settembre 2012, 12 milioni di giovani francesi hanno fatto ritorno in classe, tra i banchi di una scuola in pieno rinnovamento. Tira aria di riforma tra i cugini d’oltralpe. Dopo la candidatura e la sua salita all’Eliseo, Francois Hollande ha un chiaro obiettivo: riformare un sistema scolastico incardinato in antichi problemi, invischiato in una burocrazia complicata e impalpabile nella formazione del ragazzo. Tra i problemi più gravi, nell’intero panorama sociale, vi è sicuramente quello dell’integrazione, da sempre problematica in uno Stato, come quello francese, dall’altissima immigrazione sfaccettata in molte etnie. Per questo, il presidente ha voluto delegare il problema educativo a Vincent Peillon, socialista di lunga data e già insegnante di Filosofia.

DOCENTI CERCASI. Il primo problema di Peillon sono i docenti, non gli studenti. Si pensi soltanto agli 80 mila posti di insegnamento tagliati dal 2007 a oggi, nel tentativo gaullista di ridurre le spese di un apparato pubblico elefantiaco. La creazione di cattedre è sicuramente uno dei nodi da sbrogliare: in Francia, ogni 100 studenti vi sono 6 insegnanti, una media che la classifica tra le ultime in Europa. «Le classi saranno ancora affollate, e difficilmente troveremo dei sostituti per tempo – ha dichiarato alla stampa il ministro all’Educazione – ma sono state create mille cattedre. Ci sforziamo perché si risolva il problema entro il 2013, quando apriremo un concorso di reclutamento a più di 22 mila insegnanti. Con i mezzi a nostra disposizione, è tutto ciò che possiamo fare». Anche perché «neppure quest’anno riusciremo a garantire stipendi migliori a chi insegna, complice la crisi economica globale». Il mestiere dell’insegnante diventa sempre meno appetibile.

MORALE LAICA. Se l’apertura di nuovi posto di lavoro sembra compiacere la stampa locale, ben diverso – e con eco più prolungata – è il giudizio su una vicenda spinosa. Dal settembre 2013, infatti, Peillon ha proposto l’insegnamento, per ogni anno di scuola, di “morale laica”. L’idea, che ha ricevuto il plauso di buona parte della stampa progressista, si basa su un assunto inquietante. Al Journal du Dimanche, il ministro ha dichiarato che «la morale laica è capire ciò che è giusto, distinguere il bene dal male, è avere dei doveri come dei diritti, delle virtù e soprattutto dei valori». Se l’ex-premier Nicolas Sarkozy aveva dichiarato che nessuna materia avrebbe potuto superare la religione «nella trasmissione di valori basilari che formano l’individuo», Peillon è di parere opposto. Dev’essere la scuola di Stato a «costruire il cittadino», è la Repubblica che deve provvedere a colmare il vuoto educativo. «Se (la scuola, ndr) non comunica quale sia la sua visione a proposito di virtù e vizi, di ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, altri lo faranno al posto suo». Tipo i genitori.

@danieleciacci

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1 commento

  1. Ci risiamo con l’homo novus di costituzione ideologica.
    Il novecento non ha insegnato proprio nulla

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