
Introvigne: «Papa Ratzinger è il più severo di sempre con i pedofili»
Risale a ieri l’ultimo attacco mediatico rivolto direttamente alla persona del Papa. Benedetto XVI, Tarcisio Bertone, Angelo Sodano e William Levada sono stati denunciati all’Aia, tribunale internazionale per i crimini contro l’umanità. E’ un fatto inaudito, mai avvenuto prima, che Massimo Introvigne, giornalista e scrittore, commenta a Tempi.it.
Perché per lo scandalo dei sacerdoti pedofili viene attaccato Benedetto XVI, che da cardinale aveva assunto posizioni durissime per evitare che avvenissero abusi sessuali?
Ho fatto parte di diverse commissioni legate alla riforma del diritto canonico: per 20 anni ho sentito accusare Ratzinger del contrario. Molti canonisti dicevano che aveva preso misure estreme nei confronti del reato della pedofilia, impedendo che il reato potesse cadere in prescrizione e prolungando l’imputabilità fino a 20 anni dopo il compimento del diciottesimo anno d’età della vittima. Significa che se oggi un prete abusasse di un bambino di 4 anni, sarebbe processabile anche nel 2045. È ovvio che ci siano state delle resistenze. In effetti, se fossi la difesa avrei qualche difficoltà a trovare prove a favore dell’accusato dopo 35 anni. Tanto che non c’è nessuno Stato con una legislazione così severa nei confronti della pedofilia o di reati più gravi.
Perché Ratzinger ha introdotto misure così radicali?
Era un momento d’emergenza. Il Papa voleva frenare anche i pochi casi che capitavano all’interno della Chiesa. Le misure straordinarie erano giustificabili per il diritto canonico. Evidentemente, per la Chiesa il reato contro un solo bambino è più grave di quanto non lo sia per uno Stato. E non parliamo solo del punto di vista giuridico.
Cioè?
Anche da quello morale, è lui che ha parlato di orrore, ingiustizia, sporcizia.
Le due associazioni americane che hanno denunciato il Papa, hanno coinvolto anche il cardinal Bertone, Sodano e Levada.
Anche loro, come il Papa, in realtà sono stati severissimi. Nell’ultima riforma canonica in merito ai reati di pornografia, minorile e non, Bertone e Levada hanno introdotto, ad esempio per chi scarica materiale pornografico, pene severissime. Anche in questo caso molto più dure di quelle delle legislazioni nazionali. Per cui è davvero ridicolo che accusino di lassismo proprio chi è stato criticato per anni per eccesso di severità.
E’ possibile che le due associazioni non siano a conoscenza delle misure prese dalla Santa Sede?
Queste lobby americane sanno benissimo quanto il Papa ha fatto. Quindi è evidente che il loro scopo non è quello di difendere le vittime, ma di manipolarle per fini economici. Altrimenti non attaccherebbero chi le difende. La verità è che la Chiesa è l’unica a farlo senza tornaconti politici, economici o di potere. E questo dà fastidio alle lobby pronte a manipolare i deboli per guadagnare. Tanto che, come dimostra anche questo caso, le vittime usate come arma contro il Vaticano vengono lese una seconda volta: prima da chi ne ha abusato e ora da ora chi le manipola per interessi di tutt’altro genere.
Chi è che mira ad attaccare il Papa?
Tanti che agiscono con lo stesso metodo. Penso alla lobby della morte, che parla di difesa del diritto delle donne per fatturare miliardi con l’industria dell’aborto. A quella gay, che parla di diritti di genere per incrementare il loro già enorme business economico. È chiaro che il Pontefice è il primo a disturbarli, alzando la voce in difesa dell’uomo. E la violenza è crescente. Nei giorni scorsi ho partecipato a una delegazione di 56 paesi: abbiamo visto che i crimini contro cristiani, che vanno da modelli intolleranti a discriminazioni giuridiche, fino alla violenza contro persone ed edifici di culto, sta crescendo anche nei paesi Ocse, in Europa e Nord-America.
Cosa c’entra questo con le lobby di cui parlava?
Facendo un esame di tutti i paesi si vede che le discriminazioni sono più virulente laddove la cosiddetta lobby della dittatura del relativismo, denunciata dal Papa, è più forte. Per crescere deve confinare nel privato l’espressione pubblica dei cattolici. E sovvertire la verità: la morale cattolica produrrebbe violenza, che viene invece perpetrata da loro in modo legale e massiccio.
Se è vero che l’Aia non può accogliere il ricorso per diversi motivi giuridici, com’è possibile che gli avvocati professionisti che hanno sporto denuncia non lo sapessero?
Evidentemente lo scopo è mediatico. Giuridicamente la mossa è una bufala. L’Aia è obbligata a respingere il ricorso. Per questo giuristi anticlericali come Gustavo Zagrebelsky hanno parlato di autogol. Ma anche fosse, ormai il polverone che ha investito la Chiesa è stato alzato.
Può spiegare perché il ricorso è inammissibile?
L’Aia si occupa di crimini umanitari contro intere popolazioni. Per denunciare il Papa all’Aia bisognerebbe sostenere che lui stesso ha ordinato ai preti di scatenare una guerra al mondo tramite l’arma della pedofilia. L’Aia, poi, può procedere solo nel caso in cui uno Stato, dato l’impedimento rappresentato da una guerra o la fine di una dittatura in cui tutto l’apparato è implicato, non possa giudicare il crimine e il criminale. Infine, gli Stati Uniti non hanno mai ratificato il protocollo dell’Aia per paura che sovvertisse l’ordinamento giuridico.
Come accadrebbe di fatto se accettasse il ricorso.
Dai giudici ormai mi aspetto di tutto, ma se l’Aia arrivasse davvero ad accettare un ricorso simile, contrariamente all’analisi di tutti gli opinionisti e i giornali internazionali, il timore americano si rivelerebbe fondato.
Come giudica questo ennesimo colpo contro il Papa e la Chiesa?
Sono addolorato. E chissà il Papa, che ha già subito un pesantissimo attacco da parte della Germania l’anno scorso, a cui fecero eco la Bbc e Annozero. Ma so che il Santo Padre è preparato: a Fatima ne parlò chiaramente. Disse che i colpi d’arma da fuoco contro un uomo vestito di bianco, descritti dal terzo segreto, non sono una profezia passata. E sottolineò che quanto contenuto in esso era ancora in atto. Si parla di attacchi fuori e dentro la Chiesa. Ed è così. Anche in questo caso, infatti, se si vanno a spulciare le 20 mila pagine su cui si fondano le accuse, si trovano commenti di teologi e uomini di Chiesa. Un tempo gli attacchi venivano dal mondo, oggi teologi progressisti gli fanno da quinte colonne. Credo sia una ferita ancora maggiore e più dolorosa per la Chiesa: per il suo capo e tutto il suo corpo.
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