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Giovanni Paolo II, una vita in abbondanza

Di Massimo Camisasca
02 Aprile 2025
«Non basta ripetere che fu un grande uomo, bisogna aggiungere qualcosa di più: per lui la fede era la realizzazione di sé, una pienezza che egli sperimentava e che ha saputo proporre a tutti». L’omaggio di Camisasca a Wojtyla nel ventesimo anniversario della scomparsa e nel trentesimo della “Evangelium vitae“
Giovanni Paolo II nel 1979 durante un viaggio a Varsavia, Polonia (foto Ansa)
Giovanni Paolo II nel 1979 durante un viaggio a Varsavia, Polonia (foto Ansa)

Pubblichiamo l’omaggio a san Giovanni Paolo II pronunciato da monsignor Massimo Camisasca, vescovo emerito di Reggio Emilia-Guastalla, il 15 febbraio scorso nella chiesa di San Francesco a Varese in un evento organizzato nell’ambito del “Mese per la vita 2025”.
* * *
I due anniversari della pubblicazione dell’Evangelium vitae (1995) e della salita al cielo di Giovanni Paolo II (2005) ci portano a un unico tema, potremmo dire a un’unica esperienza, quella di Gesù: «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
All’inizio dell’Evangelium vitae Giovanni Paolo II dice che la vita è il «cuore del messaggio di Gesù». È un testo che non sta sulla difensiva, al contrario è affermativo: vuole introdurre la Chiesa all’esperienza centrale che Gesù ha portato: ci ha donato la sua vita, ci ha tolti per sempre dalla paura della morte. Non dall’esperienza della morte, ma dalla paura che la morte sia la parola ultima. Con la resurrezione di Gesù, la morte, e le nostre morti quotidiane...

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