
Cara Unione Europea, un certificato non fa un genitore

Il Parlamento europeo ha approvato giovedì la proposta di legge sul riconoscimento delle decisioni e sull’accettazione degli atti pubblici in materia di filiazione. La legge ha i connotati del raggiro perché con la scusa di garantire «pari diritti ai minori in tutti i paesi dell’Unione Europea», Bruxelles cerca di fatto di imporre anche agli Stati che non lo vogliono l’utero in affitto.
Utero in affitto e “pma per tutte”
Il nuovo certificato di filiazione europeo fa valere automaticamente il rapporto genitoriale così come accertato e riconosciuto da un altro Stato membro. L’impatto della nuova legge, che richiede per l’approvazione definitiva il via libera del Consiglio europeo, è significativo perché potrebbe sdoganare il riconoscimento della “filiazione intenzionale” anche in Italia.
Alle coppie provenienti da paesi, come il nostro, che vietano la maternità surrogata basterebbe andare in Grecia o Portogallo (e un domani in Ucraina) per commissionare un figlio e ottenere automaticamente il riconoscimento della genitorialità, anche in assenza di legame biologico, pure in Italia. La “Pma per tutte“, che permette in Francia con la firma di un notaio di trasformare due donne in mamme anche senza adozione cancellando la figura del padre, diventerebbe improvvisamente un problema anche per il nostro paese.
La clausola fondamentale
Poiché la competenza delle leggi in materia di famiglia è di esclusiva competenza nazionale, e non europea, i paesi Ue potranno «non riconoscere la genitorialità se manifestamente incompatibile con l’ordine pubblico e solo in casi ben definiti». Ma «ogni situazione dovrà essere considerata individualmente per garantire che non vi siano discriminazioni, ad esempio nei confronti dei figli di genitori dello stesso sesso».
Questa clausola all’inizio non era prevista, ecco perché a marzo la commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato aveva approvato una risoluzione bocciando la proposta di legge. In seguito alla modifica, è stato riconosciuto agli Stati membri il diritto di opporsi in situazioni particolari, come quelli che implicano il riconoscimento della “genitorialità intenzionale” e non biologica, ma è evidente che farlo non sarà facile e potrebbe sollevare ogni volta un polverone mediatico e giudiziario.
Un certificato non fa un genitore
Basti vedere che cosa è successo quando il prefetto di Milano ha ricordato al sindaco Beppe Sala che in Italia non è consentita la registrazione degli atti di nascita dei bambini nati da coppie dello steso sesso. È scoppiato un putiferio, anche se il divieto deriva da una sentenza della Cassazione.
L’Unione Europea, con una semplice legge, vorrebbe ora imporre a tutti i paesi membri una chiara visione antropologica travalicando le sue funzioni. La clausola inserita, che permette agli Stati di vagliare i singoli casi, è un’ultima àncora di salvezza per chi non si vuole piegare a un mondo dove i bambini si fabbricano, si comprano o si regalano. Ma se il Consiglio europeo in ultima stanza la bocciasse non ci sarebbe da strapparsi i capelli.
Foto Ansa
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!