«La Cina è il paese tecnologicamente più avanzato al mondo»

Di Leone Grotti
04 Marzo 2023
Secondo uno studio finanziato dal governo americano, il Dragone supera gli Usa in 37 dei 44 settori chiave per il futuro (armi comprese). E in molti di questi ha «quasi il monopolio»: «Tutte le democrazie devono unirsi per competere»

Due anni fa il Financial Times riportava con uno scoop lo sconcerto degli analisti americani e del Pentagono per il test di un missile a planata ipersonica con capacità nucleare condotto dall’esercito cinese pochi mesi prima. Gli americani, che non possiedono tale tecnologia (al contrario dei russi), non avevano la minima idea che le forze armate di Pechino fossero così avanzate nel settore dei missili ipersonici. Se Washington si fosse accorto che il 48,49% di tutti gli studi più rilevanti in questo ambito negli ultimi due anni è stato prodotto da professori cinesi e che sette dei dieci migliori istituti sul tema si trovano in Cina, forse non si sarebbe fatta prendere alla sprovvista.

La Cina è la potenza più avanzata al mondo

Ma la Cina non è la superpotenza più avanzata e tecnologica al mondo solo nel settore della ricerca sui missili ipersonici. Secondo un approfondito studio dell’Australian Strategic Policy Institute (Aspi), che ha richiesto anni e che è stato finanziato dal governo degli Stati Uniti, il regime comunista supera gli Usa in 37 delle 44 tecnologie chiave per lo sviluppo presente e futuro.

«Il nostro studio rivela che la Cina ha gettato le basi per posizionarsi come la prima superpotenza scientifica e tecnologica al mondo, ponendosi in testa, in alcuni casi anche in modo clamoroso, per quanto riguarda la ricerca nella maggior parte dei domini tecnologici critici ed emergenti», si legge nel rapporto.

Pechino sa attrarre studiosi da altri paesi

Per alcune tecnologie, spiega il think tank, «i dieci più importanti istituti di ricerca al mondo si trovano tutti in Cina e producono studi di ricerca nove volte più importanti del paese che si posiziona al secondo posto (cioè, nella maggior parte dei casi, gli Stati Uniti)».

La Cina è anche in grado di attrarre cervelli stranieri meglio di qualunque altro paese al mondo: un quinto degli studi più importanti effettuati dal Dragone è realizzato da professori appartenenti a Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda.

Armi, energia, biotecnologia: la Cina domina tutto

Secondo l’Aspi, dunque, gli Stati Uniti sono il paese più avanzato solo in sette ambiti: vaccini, computer, calcolo quantistico, sistemi di lancio orbitale nello spazio, progettazione di circuiti, sistemi di riconoscimento linguistico e piccoli satelliti. In tutti gli altri settori (materiali, intelligenza artificiale, comunicazioni, energia, ambiente, biotecnologia, difesa e armi, spazio e robotica) la Cina ha il predominio.

Se si considerano poi tecnologie come 5G, 6G, missili, batterie elettriche, nanomateriali, nanotecnologie, idrogeno verde, ammoniaca green, biologia sintetica e sensori fotonici «la Cina è in una posizione di quasi monopolio».

Le eccellenze dell’Italia

A parte Usa e Cina, gli unici altri paesi che vengono menzionati nella speciale classifica delle eccellenze nella ricerca tecnologica, per quanto in modo non paragonabile ai primi due, sono in ordine di importanza: India, Regno Unito, Corea del Sud, Germania, Australia, Italia e infine Giappone.

Il nostro paese in particolare si classifica al terzo posto per la ricerca in droni, robot, piccoli satelliti e vaccini.

Democrazie di tutto il mondo, unitevi

Il predominio cinese in ambito tecnologico, unito allo strapotere manifatturiero e commerciale, potrebbe portare il Dragone a mettere le mani «a breve termine» sulla fornitura globale di alcune tecnologie chiave del presente. A lungo termine, invece, prosegue il rapporto, potrebbe diventare il solo detentore delle tecnologie del futuro, ricavandone «potere globale e influenza», soprattutto se si pensa alle «tecnologie militari».

Ecco perché, secondo il think tank, gli Stati democratici dovrebbero collaborare fra loro e costituire fondi sovrani, dove riversare almeno lo 0,5-0,7% del Pil ogni anno, dedicati al venture capital e alla ricerca. Un’importante fetta dei fondi dovrebbe andare inoltre «alle ricerche ad alto rischio e ad alto potenziale». «Il costo di raggiungere la Cina è alto», concedono i ricercatori, «ma quello dell’inazione sarà di gran lunga più elevato».

@LeoneGrotti

Foto Ansa

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