Idee per un conservatorismo italiano

Di Francesco Giubilei
22 Dicembre 2021
Deve avere caratteristiche proprie, con una marcata matrice latina e di stampo cattolico. Punti in comune e differenze con il conservatorismo inglese e americano
Bandiera Italia

Bandiera Italia

Continua il dibattito di Tempi sul ruolo dei conservatori in Italia e lo spazio per un partito conservatore. Dopo l’intervento di Lorenzo Castellani, e le interviste a Eugenio Capozzi, Giuseppe De Rita e Marco Gervasoni abbiamo pubblicato un commento di Lorenzo Malagola e uno di Carlo B. Scott Visconti. Il dibattito prosegue con questo intervento di Francesco Giubilei.

Una delle principali motivazioni per cui in Italia non è mai esistito un grande partito che si definisse conservatore, è dovuta alla cattiva stampa di cui gode questo termine nel nostro paese. A differenza di altre nazioni europee come l’Inghilterra in cui il “Conservative party” è una forza di governo, alle nostre latitudini, anche coloro che si riconoscono in valori di stampo conservatore, fino a poco tempo fa stentavano a definirsi tali a causa di una connotazione negativa che questa parola ha assunto anche nel mondo della destra.

Ciò è dovuto all’equiparazione tra conservatori e reazionari o tra conservatori e liberali e alla diffusione dell’errata definizione del conservatore come una figura chiusa al cambiamento e all’innovazione.

Un conservatorismo italiano

Ma c’è anche un altro motivo per cui politicamente è mancato il coraggio di abbracciare una corrente di pensiero che da un punto di vista culturale ha avuto un importante sviluppo ed è l’errata convinzione che definirsi conservatori volesse dire sposare tout court e dogmaticamente le posizioni inglesi e americane.

Si tratta di un grande abbaglio poiché qualsivoglia proposta politica deve orientarsi nel senso di un conservatorismo italiano che ha caratteristiche proprie con una marcata matrice latina e di stampo cattolico. Ciò significa che, a fronte di alcuni punti in comune con il conservatorismo inglese e americano, vi sono anche molteplici differenze.

Fisco, burocrazia e libertà

Assonanze sono senza dubbio politiche economiche che vanno incontro alle esigenze dei cittadini, dei ceti produttivi, del mondo delle piccole e medie imprese. La necessità di un grande shock fiscale con un imponente taglio di tasse in Italia è troppo poco ricordata e dovrebbe essere al centro dell’azione economica di un partito conservatore, così come la lotta alla burocrazia che è una tagliola allo sviluppo e alla crescita. Se da un lato è necessario favorire l’imprenditorialità, dall’altro occorre salvaguardare i settori strategici sempre più a rischio a fronte di ingerenze straniere che mettono in discussione una sovranità necessaria.

Altro elemento che accomuna il nostro conservatorismo con quello atlantico è la difesa della libertà intesa come libertà individuale ma anche libertà di parola e di espressione in un momento storico in cui la deriva del politicamente corretto e la cancel culture la mettono in discussione anche nel mondo della scuola e dell’università. Proprio sull’educazione e sulla cultura è necessario puntare per costruire un pensiero conservatore che non può, e non deve, limitarsi al mondo politico.

Conservatori inconsapevoli

Se è vero, come emerso nel dibattito in corso su Tempi con gli interventi di Castellani e Capozzi, che non c’è mai stato fino ad oggi un grande partito che in Italia si definisse conservatore, lo stesso non si può dire da un punto di vista culturale essendoci un’importante tradizione di pensiero conservatore.

Superfluo in questa sede soffermarsi sull’elenco di scrittori, pensatori, giornalisti, intellettuali, filosofi ascrivibili al novero del conservatorismo italiano (che, come nota giustamente Malagola, affonda le proprie radici anche nel cattolicesimo e perciò nella salvaguardia delle radici cristiane) ma è vero il carattere di “conservatori inconsapevoli” che a posteriori possiamo attribuire a numerose personalità del Novecento.

Il tema dell’ambiente

Se la sfida di un grande partito conservatore non può prescindere dalla realizzazione di un solido apparato culturale, al tempo stesso diventa importante una proposta di conservatorismo verde per affrontare il tema dell’ambiente con una visione differente dall’attuale ambientalismo ideologizzato che considera l’uomo come un nemico della natura, si basa su un aumento della pressione fiscale attraverso le cosiddette “tasse etiche” e dimentica le esigenze sia delle imprese sia dei ceti più deboli.

È proprio una difesa di tutti quei ceti che in passato votavano per la sinistra e che oggi si sentono abbandonati dai partiti progressisti a rappresentare uno dei temi di un’offerta politica conservatrice. Caratteristica del conservatorismo è infatti essere socialmente trasversale e non appannaggio di una sola classe sociale.

La destra del futuro

Ogni azione di un partito conservatore italiano deve basarsi sulla difesa dell’interesse nazionale che non significa dimenticare il ruolo dell’Italia in Europa o negare l’esistenza di un’identità europea, quanto avanzare critiche e legittime posizioni alternative nel momento in cui l’Unione europea porta avanti politiche che dimenticano (o peggio cancellano) le nostre tradizioni.

Il conservatorismo può davvero rappresentare la strada per la destra del futuro, è però necessario evitare quanto accaduto con il sovranismo che, pur partendo da giuste battaglie e rivendicazioni, è stato demonizzato, spesso prestando il fianco a critiche e attacchi a causa di posizioni che talvolta strizzavano l’occhio al populismo e ad una comunicazione spesso basata su slogan.

Essendo il conservatorismo una corrente di pensiero con una solida tradizione culturale alle spalle, è più difficile che ciò avvenga ma occorre, da qui a prossimi anni, riempire di contenuti questo termine anche da un punto di vista politico.

Foto Ansa

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.