
Per Il Tirreno la notizia è glocal ma in differita (e se non vi basta John Cage, Paolo Hendel vi sistema all’inferno)
Il Tirreno letto da Antonio Gurrado
Edizione di Massa-Carrara
Anno 136 – N° 148, 30 maggio 2012
Direttore: Roberto Bernabò
Titolo: L’Emilia sconvolta dal terremoto
Tipologia: Berliner a diffusione locale
Periodicità: Quotidiano
Prezzo: € 1,20
Pagine: 38
Pubblicità: 21,5%
Costo di ogni pagina: 3,1 centesimi
Quando si leggono i quotidiani locali, specie se li considera alla stregua di letteratura popolare, capita sovente di ritenere che la questione fondamentale riguardi dove sono ambientati: la prospettiva di una notizia cambia radicalmente a seconda del luogo circoscritto entro il quale viene riferita. Ad esempio, anche se fatalmente non si tratta affatto di un tema allegro, sull’edizione massese del Tirreno il terremoto dell’Emilia trova sì spazio sul titolo, trattandosi di un argomento di interesse nazionale, però si caratterizza in base ai due tagli medi paralleli sulle ripercussioni locali: “Toscana senza piani per l’emergenza” e, giustamente scritto più in piccolo perché riguarda la provincia anziché la regione, “Fuga dalle aule scuole chiuse oggi a Massa”. Sarà che ero lì quando si sono distintamente avvertite entrambe le scosse più violente, ma il terremoto l’ho capito meglio dal quotidiano massese che dai giornaloni nazionali, talvolta troppo impegnati a seguire la retorica o la polemica, che avevo infilato nella stessa mazzetta. Unico appunto: l’edicola più vicina alla mia residenza era a un quarto d’ora di distanza a piedi, segno che a Marina di Massa la gente o non ama affatto informarsi o ama oltremodo il trekking suburbano.
Il Tirreno, pur non rinunziando all’editoriale (“Questa volta era tutto prevedibile”, di Giustino Parisse) né alla spiegazione psicologica (“Perché ci spaventa così tanto”, di Nicola Artico), segue la vocazione della cronaca locale dando anzitutto le notizie e soprattutto dalla prospettiva che interessa i suoi acquirenti, me compreso: cos’è successo a Mirandola e cosa di conseguenza è successo e succederà a Massa e dintorni. Il terremoto occupa inevitabilmente l’intera sezione “Fatto del giorno”, così distribuita: una pagina alla cronaca delle scosse, un’altra ai morti sul lavoro, una terza all’attività geologica, una quarta alle conseguenze sull’economia, una quinta alla chiusura precauzionale dell’Università di Pisa e una sesta alla carenza di piani di evacuazione in molti comuni toscani, con annessa mappa chiara e dettagliata della percezione delle scosse in tutto il centro Italia.
Di là da questo, bisogna chiedersi anche quando è ambientato il Tirreno, e in particolar modo il dorsetto riguardante la cronaca di Massa e Carrara che è infilato al centro del quotidiano e segue una numerazione romana indipendente dal resto della paginazione. Prendiamo ad esempio pagina VII, cronaca di Carrara. Una notiziola a tre colonne annuncia che (occhiello) “Alla festa della birra” (titolo) “Con un pugno rompe la mandibola all’amico”. È il genere di notizia succosa che fa tanto provincia profonda, quindi mi precipito a leggere ma con estremo disappunto scopro, non prima del quarto capoverso, che a seguito dell’incidente la vittima era stata sottoposta a operazione chirurgica nel settembre 2010. Se ne deduce che la colluttazione fosse avvenuta quanto meno l’estate di due anni fa, anche se nel corpo del testo non se ne esplicita la data.
Pazienza, mi consolerò – penso – con la notizia immediatamente sotto, che promette ancora meglio: “Spray al peperoncino in faccia allo stalker”. La cronaca è avvincente: “Si è fermata con la sua macchina, spontaneamente, a un posto di blocco della polizia. ‘Aiutatemi – ha detto – mio marito mi sta perseguitando, poco fa ha cercato di strapparmi le chiavi dell’auto e mi ha bloccato il polso facendomi molto male’.” Tutto soddisfatto passo al capoverso successivo ed ecco il bathos, l’abisso gelido della disillusione: si tratta di “uno dei passaggi ripercorsi in tribunale di una delicata vicenda” che, come si evince oltre metà articolo, “si è protratta per un anno intero, dal 2009 al 2010”. Ora, io non ero mai stato in Toscana prima d’allora ma mi sembra che mi si usi un riguardo eccessivo infilando nel quotidiano locale una serie di notizie avvenute mentre non c’ero; curiosamente l’autrice dell’articolo dello spray è la stessa di quello della mandibola, che con ogni evidenza ha una predilezione per la ricostruzione storica d’archivio. Per sapere cos’è successo mentre ero presente in loco ripasserò dall’edicola irraggiungibile (ho dovuto anche scavalcare una carcassa di gatto) verso metà 2014.
Su questa base preoccupa la sezione degli avvisi economici, che consta di un’offerta di lavoro, un’offerta di rilevamento attività e – un attimo che conto – settantasette annunci di, come dire, offerte di compagnia retribuita: saranno anche affascinanti, irresistibili, indimenticabili, dolcissime, bellissime, solari, stupende, simpatiche,e abbronzatissime, giocherellone, raffinate, intriganti, sensuali, brave, naturali, femminili, adorabili, biondissime, maliziose, estroverse, favolose, seducenti, deliziose, esuberanti e addirittura incomparabili, ma se la tempistica degli annunci è la stessa della cronaca chissà a quanti anni saranno arrivate.
Questa tendenza passatista del quotidiano toscano ha tuttavia i suoi risvolti positivi, e non mi riferisco a particolari feticismi edipici: le pagine culturali guardano indietro anziché al presente: a fronte di una dichiarazioncina di Kate Winslet e di un trafiletto su una campagna per il risparmio idrico (c’è Paolo Hendel vestito da Dante che dice: “Chi spreca l’acqua lo metto all’inferno”; giudicatene voi la riuscita), si riscontra un’intervista a Nada Malanima, il festeggiamento per i 70 anni di Valentina Crepax, addirittura una mezza gaffe sul fatto che John Cage “si festeggia due volte: i cento anni dalla nascita e i venti dalla scomparsa”, come a sottintendere che a Lucca sono contenti che Cage sia nato ma soprattutto che sia morto – destino peraltro coerente con la fama dovuta ai 4’33” di assoluto silenzio. Soprattutto, la pagina intera della Società è dedicata non a una qualche celebrità (che so, io) venuta a svernare in zona ma a Luciano Bianciardi, con un lungo e documentato articolo di Enrico Mannari che spiega chi era, chi non era, cosa ha scritto e perché bisogna leggerlo ancora, sempre, tutti; il tutto senza bisogno di anniversari o pretesti. Si vede che è un quotidiano per persone intelligenti, altrimenti non darebbe in omaggio ogni settimana ingegnosissimi e quasi frustranti puzzle tridimensionali per solutori più che abili: in ordine di uscita, Gli anelli di Saturno, Il barile magico, La stella diagonale, Il cubo cobra, La piramide Maya, Sudoku a colori, La galassia, Il cavaliere crociato, Il cuore incatenato, La croce del sud, L’enigma degli anelli e il frastagliatissimo La palla prigioniera, solo a guardare il quale mi sento inadeguato.
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