Lettere al direttore

L’oracolo Greta e la fine del mondo nel 2030

Tratto dalla rubrica delle lettere del numero di Tempi di maggio 2019.

Mi è molto spiaciuto per l’incendio di Notre-Dame a Parigi, ma mi viene spontaneo come cristiano chiedermi dove sia la Francia della cristianità. Ho visto molto sentimentalismo. Ma un cristiano sa bene che anche se bruciassero tutte le chiese, la presenza del Signore che salva, ricostruisce e riscrive la storia non verrebbe meno. Quelle poche persone in preghiera fuori dalla cattedrale sono state un segno significativo che pone una domanda seria a tutti: perché pregare, chi pregare? Ci hanno indicato una Presenza viva, il motivo del bisogno di una chiesa bella come Notre-Dame, un luogo dove riconoscere il Salvatore.
Luciano Cavagna Como

È vero, caro Luciano, l’episodio è stato vissuto con un po’ di sentimentalismo, ma bisogna sempre trattenere il buono di tutto (i francesi hanno raccolto un miliardo di euro in due giorni!). Noi, come il cardinale Angelo Scola (intervista a tempi.it, 17 aprile), siamo rimasti colpiti «non solo dai cristiani che pregavano. La gente ha intuito che la perdita di un simbolo di questo livello è nello stesso tempo un invito a riflettere sulla fragilità e la fatica dell’Europa in questo momento storico, ma anche una provocazione a giocarsi per la rinascita. Rinascerà Notre-Dame e rinascerà l’Europa».

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Grazie a Tempi per l’ottimo servizio sulle vicende Pell e Barbarin. Finalmente un po’ di informazione libera, puntuale, legata ai fatti e non alle grida del momento.
Ezia Gramelli via email

E grazie soprattutto a Benedetto XVI che con i suoi “appunti” apparsi sul Corriere della Sera l’11 aprile ha superato con un balzo in avanti le riduzioni che solitamente vengono operate sui casi di pedofilia. E ha riproposto nella sua interezza la questione, ricentrando il problema non sul sesso, ma sulla fede: «Quando in una società Dio muore, essa diviene libera, ci è stato assicurato. In verità, la morte di Dio in una società significa anche la fine della sua libertà, perché muore il senso che offre orientamento. E perché viene meno il criterio che ci indica la direzione insegnandoci a distinguere il bene dal male».

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Cari amici di Tempi, grazie al vostro articolo sull’artista Giovanni Gasparro del numero di marzo, nella parrocchia sei SS. Nazaro e Celso di Marcallo con Casone (Mi) durante il Triduo pasquale la riproduzione di un particolare del suo “Ecce homo” ha trovato posto nella cappella dello scurolo. Abbiamo contattato Gasparro per chiedere il permesso, e lui si è mostrato assai disponibile; in più, i parrocchiani hanno molto apprezzato la sua opera. Insomma, anche grazie a Tempi abbiamo potuto meditare il mistero della Passione attraverso la grande arte sacra contemporanea! Un caro saluto, e tanti auguri perché possiate continuare a lungo la vostra opera!
Matteo Coatti Marcallo con Casone (Mi)

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Quando ero al liceo ascoltavo la trasmissione “Alto gradimento” dove si prendevano in giro i politici, riportando i loro strampalati “refrain”. Mi ricordo in particolare di uno di Ugo La Malfa che recitava pressappoco così: «Ma se continueremo in questa nostra politica, andremo tutti a pascolare!». Si era nel 1970. Sono passati 49 anni, e noi siamo ancora qui: il Bel Paese non è diventato quello che è oggi il Venezuela né si è conciato come i paesi comunisti ante-abbattimento del Muro; l’ottanta per cento dei nuclei familiari in Italia è proprietario di casa (e di chissà quante altre cose…), e così via. Ah, dimenticavo: nel 1970 ci dicevano anche che nel Duemila sarebbe “probabilmente” finito il greggio.
Riccardo Dietrich Milano

E oggi, secondo la simpatica Greta Thunberg, «siamo a circa 11 anni di distanza dallo scatenare una reazione irreversibile che porterà probabilmente alla fine della nostra civiltà». Non esistono più le mezze stagioni, ma le mezze verità sul clima hanno ormai cadenza ciclica. Dunque prepariamoci all’Armageddon: facciamo scorta di zucchero, olio e posate di plastica.

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Il Consiglio di Stato francese ha convalidato la quarta decisione di sospendere l’alimentazione e l’idratazione di Vincent Lambert. Come ha scritto mille volte il vostro bravissimo Leone Grotti, Vincent non è in fin di vita, non è malato, non è attaccato ad alcuna macchinario. Non ha bisogno di medicine, respira in modo autonomo eppure lo Stato lo vuole uccidere. Perché? Perché questo accanimento? Quanta “distanza” dal caso di Cristina Magrini, la donna di Bologna in stato vegetativo che è stata accudita per 38 anni da suo padre e che, quando è morta lo scorso aprile, è stata salutata da un’intera città.
Giovanni Larsia via email

Soprattutto, caro Giovanni, perché ucciderlo se c’è chi è disposto, come i suoi genitori, ad assisterlo, curarlo, amarlo? Il padre e la madre di Vincent non chiedono altro che sia concessa loro la possibilità di amare loro figlio così come ha fatto – esempio luminoso – Giuseppe Magrini. Può uno Stato laico negare ai suoi cittadini l’esercizio della pietà? Questa è tirannia.

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Il mio grazie a Tempi perché continua a tener desta l’attenzione sulla grave ingiustizia che ha colpito Formigoni e per la compagnia e consolazione che fate a Roberto.
Paolo Paravano via email

Come spero abbiate letto sul nostro sito, continuano ad arrivare lettere per Formigoni e noi continuiamo a pubblicarle. Come lui stesso ha scritto, «solo il Signore potrà svelare la Verità di quello che ci accade, e prego che sveli presto la Sua Verità, e che trionfi presto su tutti gli avversari, suoi e nostri». Il deputato di FdI, Carlo Fidanza è stato a trovarlo («Ho trovato Formigoni forte e combattivo come sempre», tempi.it, 25 aprile) e così lo ha descritto: «È ancora tenace nel reclamare giustizia, felice per le tante testimonianze di affetto ricevute spesso da persone che nemmeno conosce. E poi quella insopprimibile voglia di far funzionare bene le cose che lo porta ad immaginare come si possa migliorare anche la condizione dei detenuti di Bollate, come si possa fare ancor meglio nel reinserimento sociale, nelle comunicazioni con le famiglie all’esterno: vecchio pallino dei suoi esordi politici e ora amara constatazione vissuta dalla parte dei ristretti. E poi ancora tanta voglia di continuare a studiare, leggere ed approfondire. “Vorrei stare qui meno giorni possibile, ma vorrei anche che ogni giornata durasse di più per poter fare tutto quello che ho da fare”. Non so se potrà mai ottenere la giustizia che reclama ma è certo che queste parole sono un inno alla vita che scuote le coscienze».

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Se, come sostenuto, Formigoni è l’unico responsabile delle decisioni della sua amministrazione, allora io lo devo ringraziare per il Buono scuola, grazie al quale, avendo io parecchi figli nelle paritarie, ho risparmiato negli anni un bel mucchio di quattrini. Posso farlo o poi anche a me verranno rinfacciate e conteggiate come benefit e utilità?
Candido Rossi via email

Di cosa ha paura? Come ha detto quel procuratore, al massimo finirà col fare una vacanza in qualche “carcere a cinque stelle”.

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Perché ci deve essere Radio popolare e Radio radicale e non Radio Tempi? Sarebbe bello!
Angelo Mandelli via email

Ci piacerebbe far rinascere Radio Tempi (esisteva già, ricordate?). Ma se qualche amico ci dà una mano, prima facciamo “Teatro Tempi”.

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Grazie per l’intervista ad Antonia Arslan in occasione dell’anniversario del genocidio armeno (tempi.it, 24 aprile). Servono voci libere che ci aiutino a farne memoria per non dimenticare un eccidio, ancora oggi poco conosciuto o non riconosciuto (Turchia).
Liliana Barbi via email

Grazie a iStoria, stiamo preparando un viaggio in Armenia. Iscrivetevi!

Foto Ansa

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