
Venezuela, Maduro è ancora in sella. E adesso?

Sono passate tre settimane da quando Juan Guaidó si è proclamato presidente ad interim del Venezuela. Il presidente del Parlamento, che ha invocato l’appoggio dell’esercito e nuove elezioni, è stato subito riconosciuto dagli Stati Uniti, parte dell’Ue e dell’America latina. Nicolas Maduro però ha resistito, le forze armate sono rimaste al suo fianco e non è cambiato niente. «E ora?», si chiede il Wall Street Journal in un articolo sul possibile futuro di Caracas.
«DOVEVANO BASTARE 24 ORE»
«Chi ha concepito questo piano, in Venezuela e negli Stati Uniti, ce lo ha venduto assicurandoci che dopo l’iniziativa di Guaidó e di altri paesi, i militari si sarebbero rivoltati e Maduro sarebbe caduto», spiega al Wsj un ex alto funzionario americano. «Pensavano che sarebbero bastate 24 ore. Ma non è andata così».
«Esiste un piano B?», si chiede Michael Shifter, presidente dell’Inter-American Dialogue, think tank indipendente americano. «Che cosa accadrà se le sanzioni dureranno sei mesi? Sarebbe devastante. Come conseguenza avremmo ancora più rifugiati dal Venezuela verso gli altri paesi del Sud America». A fine gennaio gli Usa hanno impedito l’acquisto e la vendita di nuovi bond emessi dal governo venezuelano e da Petroleos de Venezuela, la compagnia petrolifera di Stato. Proibita anche la gestione di alcuni bond esistenti posseduti dal settore pubblico venezuelano così come il pagamento di dividendi al governo stesso.
IL RISCHIO CHE «FINISCA IN TRAGEDIA»
Nonostante il paese sia già caduto in un baratro economico, peggiorato da una grave crisi sanitaria e alimentare, l’esercito è rimasto dalla parte del regime venezuelano, che garantisce ai militari ricche prebende in cambio della fedeltà. Il governo ha bloccato anche l’entrata di aiuti umanitari già pronti al confine con la Colombia. Guaidó ha dichiarato che tenterà di forzare il blocco il 23 febbraio e c’è il rischio di scontri violenti. «Spero che non finisca tutto in tragedia», ha dichiarato Wilfredo Canizares, attivista colombiano.
Se non verrà trovata una soluzione allo stallo politico, il pericolo è che il paese discenda ancora di più nell’anarchia. Alejandro Arreaza, economista venezuelano che lavora presso Barclays, prevede che la produzione di petrolio potrebbe calare da 1,1 milioni di barili al giorno a 400 mila nei prossimi cinque mesi. «Gli Stati Uniti possono creare un ulteriore collasso economico», dichiara Luis Vicente León, famoso sondaggista venezuelano. «Ma non è detto che il collasso farà cadere Maduro. E se questo non succederà la gente, che non ama Maduro, potrebbe dare la colpa del peggioramento ulteriore delle condizioni di vita a Guaidó e all’opposizione».
Foto Ansa
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