In America i pro-choice sono sempre più pro-life

Di Caterina Giojelli
17 Gennaio 2019
Lo Stato di New York prepara una legge per dare un'estensione selvaggia alla Roe v. Wade. Ma il 60 per cento degli americani vorrebbe più limitazioni all'aborto

Mentre il governatore Andrew Cuomo dichiara guerra a Washington promettendo che «New York non sosterrà un governo federale che pretende di sapere cosa è meglio per le donne in tutto il paese, e combatteremo con tutto ciò che abbiamo per garantire che la legge sulla salute riproduttiva sia approvata immediatamente», quasi due terzi degli americani dichiara di avere una posizione contraria alla Roe v. Wade, la sentenza della Corte Suprema che nel 1973 dichiarò l’aborto un diritto protetto dalla Costituzione.

RESTRIZIONI ALL’ABORTO

Secondo l’annuale sondaggio del Marist Institute for Public Opinion di New York commissionato dai Cavalieri di Colombo, la più grande confraternita cattolica al mondo, la maggioranza degli americani, anche fra chi si considera pro-choice, si dichiara favorevole a introdurre delle restrizioni sostanziali all’aborto. L’indagine, condotta tra 1.066 americani tra l’8 e il 10 gennaio scorso, svela infatti che solo il 25 per cento di coloro che si dicono a favore della libertà di scelta ritiene che l’aborto dovrebbe essere possibile in qualsiasi momento della gravidanza. Viceversa, il 42 per cento dei pro-choice ritiene che l’aborto debba essere possibile e legale solo durante il primo trimestre.

E questo è un dato significativo: se infatti il 55 per cento delle persone coinvolte dal sondaggio si identifica come pro-choice, e il 38 per cento come pro-life, il 60 per cento del totale degli intervistati ha dichiarato di essere favorevole o fortemente favorevole al divieto di aborto sopra le 20 settimane, quando il feto è in grado di provare dolore. Dal punto di vista dell’appartenenza politica, l’indagine dimostra inoltre che la maggior parte degli americani in ogni partito – il 60 per cento dei democratici, il 92 per cento dei repubblicani e il 72 per cento di chi dichiara una posizione indipendente – limiterebbe l’aborto ai primi tre mesi di gravidanza, o ai casi di stupro e incesto o quando è a rischio la vita della madre. E quasi la metà (il 49 per cento) ha dichiarato che vorrebbe che nel riconsiderare la Roe v. Wade la Corte Suprema consentisse agli Stati di introdurre restrizioni come accadeva prima della sentenza del 1973.

BAMBINI DOWN

Non solo: la maggior parte degli americani ritiene che la vita inizia al concepimento (42 per cento) o nei primi tre mesi di gravidanza (10 per cento). Solo il 19 per cento ha dichiarato che la vita inizia quando un feto è vitale al di fuori del grembo materno, e il 13 per cento afferma che la vita inizia quando nasce il bambino. E sul feto: il 56 per cento sostiene che si tratti di una vita a sé e solo il 35 per cento che «fa parte del corpo di una donna».

Il 75 per cento degli americani si oppone o si oppone fermamente inoltre all’utilizzo dei soldi dei contribuenti per sovvenzionare l’aborto in altri paesi e il 54 per cento si oppone o si oppone fermamente all’utilizzo dei soldi dei contribuenti per finanziare l’aborto di una donna negli Stati Uniti. Il 62 per cento degli intervistati si è infine opposto o si è fortemente opposto all’aborto di un bambino con diagnosi di sindrome di Down.

LA MARCIA PER LA VITA E IL FILM DELLA DISCORDIA

A prescindere da un sostegno esplicito o meno a un ribaltamento della Roe v. Wade, i risultati dell’indagine, giunta alla sua undicesima edizione, danno la maggioranza degli americani d’accordo con le centinaia di migliaia di persone che il 18 gennaio parteciperanno a Washington alla 46esima Marcia per la vita, il tradizionale appuntamento dei movimenti e delle organizzazioni pro-life promosso dal 1974. Secondo il Guardian durante la Marcia, sostenuta dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti, potrebbe anche debuttare il discusso film Roe v. Wade, prodotto e diretto da Nick Loeb, con Jon Voigh nei panni del giudice della Corte Suprema Warren Burger.

Proposto come «la storia non raccontata di come le persone hanno mentito, di come hanno mentito i media e di come i tribunali sono stati manipolati per approvare una legge che ha ucciso oltre 60 milioni di americani» (dice la pagina ufficiale GoFundMe del film finanziato tramite crowfunding), Roe v. Wade è da mesi al centro di grandi polemiche: «Alla mia generazione hanno davvero insegnato che il feto era un grumo di cellule… E quando sono diventato più grande, più istruito e più informato, ho capito che non era vero», ha raccontato Loeb al Washington Post. La pellicola segue un altro, osteggiatissimo, film pro-life, Gosnell: The Trial of America’s Serial Killer, sull’arresto e la condanna del famigerato abortista di Filadelfia Dr. Kermit Gosnell. Nonostante le operazioni di sabotaggio da parte di media e piattaforme di crowdfunding, nel primo weekend dell’uscita nei cinema americani, il 12 ottobre scorso, il film aveva già incassato 1,2 milioni di dollari.

LA LEGGE CHE TRASFORMA IL PRO-LIFE IN CRIMINALE

Soprattutto, i risultati dell’indagine del Marist Institute giungono in un momento in cui il governatore di New York Andrew Cuomo ha promesso che verrà approvata entro trenta giorni dalla sessione legislativa di quest’anno la legge sulla salute riproduttiva (Rha), che potrebbe identificare come «criminale» la posizione di chi si dichiara a favore della vita. Lo sostiene Kathleen Gallagher, direttrice delle attività pro-life e del Catholic Action Network, legato ai vescovi cattolici dello stato di New York.

La misura, introdotta nella legislatura la settimana del 7 gennaio, non solo amplia l’accesso all’aborto a tutti i livelli, compresi quelli fino a fine termine della gravidanza, ma supera la stessa Roe v. Wade riferendosi all’aborto come «diritto umano fondamentale», denuncia Gallagher, cioè un diritto preminente anche sull’obiezione di coscienza e la libertà religiosa. Cosa che, secondo i cattolici, potrebbe essere utilizzata per impedire alle organizzazioni religiose di difendere la vita o impedire ai medici di esercitare l’obiezione di coscienza, astenendosi dall’eseguire aborti per motivi religiosi o morali.

Il disegno di legge inoltre abrogherebbe anche le protezioni per i bambini nati vivi da aborti non riusciti e il penale in caso di aborti procurati: il Catholic Herald racconta a questo proposito che all’inizio di dicembre, un uomo di Saratoga (California) è stato arrestato per aver colpito con dei pugni allo stomaco una donna incinta di 26 settimane nel tentativo di provocarle un aborto spontaneo. Reato che potrebbe non essere più imputabile con l’entrata in vigore dell’Rha.

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