Di Maio, il ministro del lavoro (nero) in ostaggio delle Iene

Di Emanuele Boffi
27 Novembre 2018
Una storiaccia che coinvolge il padre del vicepremier lo costringe a consegnarsi mani e piedi all'inviato della trasmissione tv. Una roba avvilente

Mi è capitato di vedere il servizio delle Iene con l’intervista a Salvatore Pizzo, operaio che dice di aver lavorato in nero presso l’azienda edile del padre del vicepremier Luigi Di Maio, il ragioniere Antonio. L’uomo ha raccontato di aver prestato opera presso l’Ardima di Pomigliano d’Arco per un paio d’anni e, poiché una volta gli capitò un incidente, di essere stato convinto da Di Maio senior a non sporgere denuncia, onde evitargli grane. Ora che vede Luigi andare in giro a pontificare sull’onestà sua, della sua famiglia e dei sui compari grillini, a Pizzo è saltata la mosca al naso e si è rivolto alle Iene. È proprio vero il detto di Nenni che «in politica arriva sempre un puro più puro di te che ti epura».
Flavio Pirri via email

Caro Fabio, il motto di Nenni vale sempre e, in Italia, ormai da parecchi anni. Ultimamente ne hanno fatte le spese in tanti, da D’Alema a Di Pietro fino a Renzi, anche lui inguaiato dai presunti pasticci paterni. Ma non è questo il punto, secondo me. Questa è una parte della storia, la più evidente e che, ovviamente, fa più presa sull’opinione pubblica, ma ce ne sono altre due che, a mio avviso, sono più infide e gravi sebbene a pochi paiano importare.

La prima è che, con le sue politiche, il ministro del lavoro Di Maio causerà alla nazione danni ben più gravi di quelli causati in maniera microscopica dal padre. Come vi abbiamo già spiegato, il reddito di cittadinanza farà aumentare il lavoro nero. Il caso in questione ne è un buon esempio. Al signor Pizzo conveniva che Di Maio senior lo regolarizzasse e per questo ha fatto pressioni, fino ad ottenere un indennizzo (poca roba, 500 euro, ma questo è un altro discorso). Col reddito di cittadinanza, la regolarizzazione non converrà a nessuno dei due. Il lavoratore continuerà a prestare l’opera in nero così da ricevere anche il sussidio.

Morale numero uno: il ministro Luigi Di Maio fa più danni dell’imprenditore Antonio di Maio.

Questione numero due. Caro Fabio, ha visto l’intervista che, al termine della denuncia dell’operaio, è stata fatta al vicepremier? Di Maio si barcamena, tergiversa, ma non appena capisce di essere stato incastrato dalla Iena si consegna mani e piedi al suo intervistatore-aguzzino. Prende le distanze dal padre, dice che mostrerà le carte, persino lo ringrazia. Lo ringrazia, capite? Lo ringrazia di avergli metaforicamente sparato al cuore. Dico io: ma ribellati, almeno, no? Ma che razza di figlio sei? Invece quello se ne sta a cuccia, scusa scusa scusa. Una roba avvilente, una roba da eunuchi.
Di Maio è un ministro in ostaggio delle Iene, di quella mentalità che lui stesso ha sfruttato per arrivare al potere e che ora gli si rivolta contro.

Il giorno dopo Di Maio ha pubblicato sul proprio profilo Facebook un messaggio in cui, in buona sostanza, ripete quel che ha detto all’inviato delle Iene: è colpa di mio padre, con cui in passato ho avuto degli screzi, io non c’entro nulla, mostrerò tutte le carte, sono pulito, sono innocente, non sacrificatemi sull’altare dei social!

Io non ho dubbi che Di Maio sia innocente e, francamente, m’importa poco. Sono maggiormente colpito dal fatto che, come ho già scritto una volta, i grillini sono solo il risvolto scemo di quel risentimento contro tutto e tutti che da anni è sparso nella nostra società dai mass media. E, in particolare, da trasmissioni come le Iene, Report, Striscia la notizia. Di questo risentimento sono figli, ma anche ostaggi. Chi comanda? I grillini o le Iene?

Con la mentalità del “sono tutti ladri” i grillozzi sono andati al potere. Ci hanno costruito sopra la loro fortuna e, dunque, ben gli sta. Ma che ora Di Maio sia additato come il “ministro del lavoro nero” è una ben magra consolazione, secondo me. Fatto fuori Di Maio ne arriverà un altro (Di Battista, mioddio), fino al prossimo giro di giostra. Il problema è che a far girare la giostra non sono nemmeno quegli utili idioti dei grillini, ma le Iene che, mentre ti spolpano, si aspettano pure che tu le ringrazi. La morale numero due, ricalca la morale numero uno: il figlio Luigi Di Maio fa più danni dell’imprenditore Antonio di Maio.

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