
Zero tituli e No Fair Play

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Canto la gloria di Roma, di De Rossi il polpaccio imperiale: quello con il tatuaggio a triangolo tipo segnale stradale di curva pericolosa con dentro un difensore che spacca la caviglia all’attaccante. Titolo del tatuaggio: No Fair Play, stampato oro su porpora sopra la maglietta-pigiama di un direttore con irriferibili trascorsi da ultras. Scorrettissimo? Può darsi. Ma ci sta bene, in un numero di Tempi dedicato al lato buono della cattiveria, alla rassicurante certezza che non tutto è ancora annegato nel liquido amniotico del correttismo imposto per decreto mediatico globale.
Qui si parla dell’AS Roma, certo, e lo si fa partendo dalla psicologia stracittadina del suo difensore totemico, Daniele De Rossi, effigie perfetta per rappresentare l’anima della miglior plebe romana. DDR è il dopo-Totti (bontà fatta mainstream, anzi mainstream fattosi pupone) che rimpiangeremo senza esserci accorti che, a forza di aspettare il suo turno, il nostro eroe si sarà incanutito. Passa per uno spaccagambe, DDR, barbuto e immusonito come un fabbro di periferia. Epperò che cuore, perfino troppo per non darci l’idea che la verità profonda della nostra squadra sta nell’incapacità di azzeccare le partite che contano (“È mancata la cattiveria…”). Perché al dunque DDR si fa prendere dall’emozione, palpita imbizzarrito, sbaglia il passaggio vitale, buca la diagonale e se possibile si fa espellere senza motivi chiari. La Roma è fatta così: vede il trofeo a portata di scarpino, infila tre match da incubo e si sputtana la stagione; da qualche anno incornicia la catastrofe con i colori biancoazzurri del nemico che sventolano sui derby perduti.
Dice: ma non ce l’hai una società? Eccome se ce l’ho. È pure americana, ma incapace di produrre dirigenti tanto stronzi per fuoriuscire dal romanticismo paesano giallorosso. Unfit to win. Anni fa mi cacciai in un guaio grosso coi moralisti della Sud, lamentavo che l’AS Roma non godesse neppure dell’alone delinquenziale tipico dei vincenti e cattivi juventini. Apriti cielo, se a Roma denunci la notte della sfiga. Teniamoci allora De Rossi col suo polpaccio: Zeru tituli e No Fair Play.
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