«Beppe Grillo è in crescita, tra il 4 e il 5 per cento. Ma non prenderà i voti della Lega»

Di Chiara Sirianni
17 Aprile 2012
Intervista alla fondatrice di Euromedia Research, Alessandra Ghisleri: «Grillo sale perché raccoglie il voto di protesta e perché gode di una sovraesposizione mediatica. Pd e Pdl si stanno avvicinando: il primo è al 27%, il secondo al 24-25%. Alle amministrative l'affluenza si attesterà attorno al 75%».

«Siamo la terza forza politica del paese, se non spostano le elezioni e noi ci presentiamo come Movimento 5 Stelle, prendiamo il 30 per cento di quel 40 per cento di persone che non vanno più a votare e siamo al governo». Beppe Grillo è convinto di farcela, forte dello scontento generale. Ma qual è esattamente il potenziale elettorale del suo partito?

Per Alessandra Ghisleri (Euromedia Research) a livello nazionale si muove tra il 4% e il 5%. Un valore in crescita, dovuto soprattutto a un fattore: l’avvicinarsi delle elezioni amministrative. È il locale il punto di forza del movimento del comico genovese, che ha presentato candidati ovunque. In particolare al centro-nord ci sono regioni – Emilia Romagna in testa, che nella scorsa tornata elettorali ha registrato valori dell’8-10% – in cui potrebbero verificarsi delle sorprese. Per due motivi: «Da una parte raccoglie gli scontenti, quindi esprime una protesta, dall’altra Grillo gode di un’esposizione mediatica molto alta».

È vero che Grillo raccoglie i voti che ha perso la Lega Nord? «Assolutamente no. I militanti leghisti votano per convinzione, in un partito in cui hanno sempre creduto. Adesso si trovano in una fase che definirei di valutazione: devono capire cos’è accaduto, e cosa accadrà a stretto giro. Per quanto riguarda le amministrative, varrà il voto al candidato, che in alcuni casi, come Verona, per esempio, sarà molto siginficativo». 

La percentuale di persone che oggi sostiene di voler votare è intorno al 70-75%, un valore più basso di dieci punti rispetto alla media. Il motivo? «La credibilità dei partiti è stata messa in gioco trasversalmente, da Vendola alla Lega Nord, passando per Lusi e il Pdl. Nessun partito può dirsi al di fuori di questi giochi. Il problema è la complessità della situazione: gli italiani stringono la cinghia e allo stesso tempo assistono a quello che viene percepito come sperpero del denaro pubblico. La delusione non può che crescere». 

In generale, Pd e Pdl si stanno avvicinando: il primo è al 27%, il secondo al 24-25%. L’Udc di Casini si attesta attorno all’8-9%, riguadagnando qualche punto. Sel e Idv pareggiano, con il 7%. Quanto raccoglierebbe oggi una grande coalizione Pd-Pdl con Mario Monti premier? «L’entusiasmo iniziale – risponde Ghisleri – si è leggermente smorzato con l’aumento della tassazione: Imu, Irpef e così via. Continua a piacere molto che il premier e questo governo abbiano una comprovata competenza. Però l’assenza di misure di crescita provoca una presa di distanza».

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