
«Mio caro Pinocchio, sei stato buono perciò ti ringrazio e ti perdono»

«C’era una volta… un re? No! Un regno?
No, un falegname e un pezzo di legno:
lui vorrebbe farne un tavolino
ma il legno piange come un bambino!»
Il vestituccio di carta fiorita, un paio di scarpe di scorza di albero, il berrettino di midolla di pane. E naturalmente gli occhi a crocetta, in cui buoni e cattivi, grandi e piccini, uomini e – perché no – burattini, ritrovano il senso di una speranza in cui sfocia da oltre duemila anni il misterioso dolore del mondo. Guido Clericetti ha interpretato così il “suo” Pinocchio, disegnandolo con le stimmate nello sguardo che hanno reso inconfondibili i personaggi con cui per decenni ha illustrato le pagine dei più prestigiosi periodici, e raccontandolo alla maniera in cui i genitori raccontavano un tempo le tavole del Corriere dei Piccoli ai bambini che ancora non sapevano leggere: una lunga filastrocca, tutta da ascoltare.
«Ritorna Geppetto e con santa pazienza
gli rifà i piedi perché non stia senza
e gli dà pure la sua colazione
perché gli vuol bene e per compassione».
Son passati quasi quarant’anni dall’edizione che Città Armoniosa e il suo fondatore Giovanni Riva fecero de Il primo Pinocchio di Clericetti: di quel volume, stampato in poche copie e da tempo introvabile, è uscita ora una nuova edizione ampliata e curata dalla Mimep-Docete. Quaranta tavole a colori e quartine in rima che raccontano schiette la storia del marmocchietto di legno, che salta, schiamazza, fugge e continuamente ricerca il padre abbandonato e il suo perdono. Una parabola universale scaturita dalla fantasia di Collodi nel 1883 che ha acceso la fantasia di una schiera di centinaia di artisti e illustratori tra i quali trova posto il racconto originalissimo e al contempo famigliare a cui Clericetti diede vita nel 1978 sotto gli occhi del terzo figlio Beniamino, cinque anni e una sediolina vicino alla scrivania di papà sulla quale arrampicarsi per seguire gli accadimenti di un intero universo poetico nato tra carta e colori.
«Mio caro Pinocchio, sei stato buono
perciò ti ringrazio e ti perdono
le tue scappate ed ogni bugia
purché tu continui su questa via».
Ci volevano tutti, Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe, il grosso pesce, l’asino Lucignolo, perfino l’Uomo Verde che frigge tutto quello che pesca per trasformare un ciocco di legno in un bambino in carne ed ossa, capace di voler bene al suo papà. E quegli occhi a crocetta, segno immediato di una ricerca che trova e sorprende tutti sullo stesso cammino, da molto prima del 1883. Il resto è un fiaba e un miracolo che riaccade sempre, ogni volta che un padre dà voce e colore a una fiaba per grandi e piccini, e ogni volta che una Fata dai capelli turchini perdona un burattino sfinito sulla paglia. Perso tra teatri e balocchi, ma certo di chi l’ha messo al mondo.
Guido Clericetti, scrittore, vignettista e autore di programmi televisivi ha collaborato con Famiglia cristiana, Avvenire, Il Sabato, Tempi e con le reti Rai e Mediaset. Allievo e collaboratore di Marcello Marchesi è noto a tutti per i suoi personaggi dagli occhi a crocetta con cui quali illustra per Mimep Docete Il primo Pinocchio, 88 pagine, 14 euro.
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