Stati Uniti, a rischio il segreto confessionale. Giudici riscrivono i confini del sacramento per obbligare un sacerdote a testimoniare

Di Benedetta Frigerio
10 Settembre 2014
Una sentenza impone a un prete di Baton Rouge di rompere il vincolo del riserbo per deporre in aula su un caso di pedofilia avvenuto nella sua parrocchia. La diocesi ha deciso di appellarsi alla Corte suprema federale

La diocesi cattolica di Baton Rouge, capitale della Louisiana, ha deciso di appellarsi alla Corte suprema degli Stati Uniti contro una sentenza della Corte suprema dello stato che, rovesciando il precedente pronunciamento di un tribunale distrettuale, obbligherebbe un sacerdote a rivelare in aula quanto ascoltato durante la confessione di una minorenne vittima di molestie perpetrate da un membro laico della comunità (defunto nel frattempo). Per la prima volta, dunque, attraverso una vicenda molto particolare e assai complicata, la giustizia civile americana potrebbe letteralmente entrare in confessionale.

LE ACCUSE. Rebecca Mayeux, oggi 20enne, denuncia di essere stata avvicinata nel 2008 da un parrocchiano di Nostra Signora dell’Assunzione. L’uomo, secondo l’accusa, cominciò a sedurre la ragazzina, allora quattordicenne, tramite uno scambio di email che «culminò in baci e carezze», si legge nella ricostruzione processuale. A quel punto la minorenne, «confusa e spaventata (…), decise di cercare una guida spirituale attraverso la confessione». Rebecca sostiene che il sacerdote in questione, padre Jeff Bayhi, le avrebbe risposto «che aveva semplicemente bisogno di gestire la situazione, perché altrimenti “troppe persone sarebbero rimaste ferite”». Il prete l’avrebbe anche spronata a «nascondere tutto sotto il tappeto». Padre Bayhi però non si è mai potuto difendere dall’accusa, perché per farlo avrebbe dovuto trasgredire il segreto confessionale raccontando la sua versione del dialogo avvenuto fra lui e la ragazza. Nel 2009 i genitori di Rebecca chiesero ai giudici della corte di appello di intervenire per imporre al sacerdote di spezzare il vincolo e testimoniare in aula, ma il tribunale diede loro torto, ribadendo che il segreto confessionale non poteva essere violato. Inoltre, il prete dimostrò di aver tentato di proteggere la ragazza allontanandola dal presunto molestatore.

I GIUDICI E IL SACRAMENTO. Tuttavia se secondo il tribunale distrettuale «nessun provvedimento può essere preso per via del segreto confessionale», secondo la Corte suprema della Lousiana invece tale regola di riservatezza non vale nulla in questo caso: la confidenza, recita la sentenza emessa a maggio, va tutelata solo nel momento in cui sia la persona confessata a chiedere al prete di mantenere il riserbo sulle sue parole. Negando così di fatto il dovere sacerdotale del riserbo, la cui inadempienza agli occhi della Chiesa prevede addirittura la scomunica. «Il privilegio – si legge nella sentenza – appartiene chiaramente al penitente-comunicante, non al sacerdote», ne consegue che se il penitente «rinuncia al privilegio, il sacerdote non può essere esentato per proteggere se stesso (…). Pertanto, pensiamo che la Corte d’appello abbia sbagliato nel concedere l’immunità alla Chiesa, escludendo tutte le prove relative alla confessione».

«PASSO SENZA PRECEDENTI». Il rischio ovviamente è che la Corte suprema federale dia ragione a quella della Luisiana e che si venga a creare in questo modo un precedente devastante (che avrebbe valore di legge), ma la diocesi di Baton Rouge ha voluto comunque appellarsi al massimo organo della giustizia americana perché è convinta di trovarsi di fronte a un verdetto che «vìola la protezione costituzionale della libertà religiosa, garantita dal primo e quattordicesimo emendamento della Costituzione». La Chiesa cattolica locale parla di un colpo «molto duro alla libertà religiosa». E i giudici della Louisiana, mettendo in dubbio che quella consegnata a padre Bayhi dalla minorenne possa essere considerata una confessione, hanno fatto «il passo senza precedenti di decidere se un sacramento ha effettivamente avuto luogo o meno», facendo «saltare ogni garanzia alla libertà religiosa sancita dalle nostre costituzioni federali e statali». Infine, dal momento che si parla in generale di «comunicazioni sacre che sono confidenziali ed esenti da un rapporto obbligatorio», quanto stabilito avrà «serie conseguenze per tutte le religioni, non solo per la fede cattolica».

@frigeriobenedet

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46 commenti

  1. lucillo

    Avanti così.
    La chiesa si sta autoillegalizzando.

    1. giovanna

      Bravo, Lucillo, hai capito tutto, bravo.

  2. Ale

    Il segreto confessionale non si tocca, è inviolabile in assoluto. Chi andrebbe più a confessarsi? I giudici tengano le mani ferme, non basta loro aver prodotto sentenze aberranti sull’adozione a coppie dello stesso sesso e sulla fecondazione artificiale, abominio dei nostri giorni?

  3. Filippo81

    In occidente si arriverà ad un punto che chi vuole confessarsi dovrà andare per legge dal Magistrato più vicino e non più da un Sacerdote !

  4. Enrico Z

    Io non sono cattolico e non credo nel sacramento della confessione, ma questa sentenza é una gravissima violazione del sentimento e della libertá religiosa. Non ci rimane che sperare che questo impero del male, USA/UE implodano nel loro disvalore….e succederá.

  5. fulvio

    Scusatemi se intervengo ancora….. vi chiedo di andare a leggervi la storia di san Giovanni Nepomuceno Martire per non aver voluto tradire il segreto sacramentale!!!

    1. Nino

      Letto, San giovanni non volle tradire, davanti al re Venceslao, ciò che la moglie del re, Giovanna di Baviera, gli aveva detto in confessione. Ma avrebbe fatto la stessa cosa se la moglie stessa gli avesse detto, implorato, di ripetere quanto gli aveva detto in confessione? I due casi sono diversi.

      Poi ovviamente da un punto di vista religioso non si può che prendere atto della posizione della chiesa, pur non condividendola

  6. fulvio

    Il segreto al quale è tenuto il prete non è professionale, ma sacramentale e non è legato al rapporto con la persona ma con Dio. Il prete agisce compiendo l’opera di Dio quando confessa o celebra gli altri sacramenti. Per questo nessun organo legislativo può obbligare un prete a tradire il segreto confessionale (non professionale). Nessuna Corte Suprema ne di Cassazione ne Costituzionale. Coi sacramenti centra solo Dio e non le corti umane! Chi va a confessarsi questo lo sa e non può poi chiedere al sacerdote di rivelare ciò che ha saputo in confessione. Tutto qua!!! Ecco perché è assolutamente assurdo e illogico chiedere al prete di rivelare una notizia raccolta in confessione. Sarebbe come chiedergli di farsi spuntare le ali e volare!!!! IMPOSSIBILE!!! Aggiungo che se fosse possibile sarebbe addirittura desiderabile che il sacerdote non registrasse neanche a memoria i peccati che ascolta in confessione.

    1. Filomena

      Il fatto è che qualsiasi legge canonica o rapporto con Dio non può costituire reato o comunque disattendere una legge dello Stato come viene giustamente riportato dalla sentenza citata sopra. Se il prete non rispetta la leggeviene condannato prima ancora di mettere a rischio il suo caro sacerdozio. Questa è la realtà che ti piaccia o no.

      1. fulvio

        che ti piaccia o no ci sono cose che superano la tua capacità di comprensione…….

  7. Filomena

    Personalmente aggiungo poi che se a seguito della rivelazione il prete viene scomunicato ma si salva una persona, bene ce ne faremo una ragione.

    1. Cisco

      @Filomena
      In realtà penso che il prete penserà a salvare se stesso, come è giusto che sia, e quindi non rivelerà un bel niente. Per voi appassionati di streaming ci sono già le pagliacciate, purtroppo senza obbligo di segreto, di Grillo e Casaleggio, dovrebbero bastarvi.

  8. Filomena

    Il segreto professionale cui sono tenuti i preti in ambito ‘ecclesiale’ non puo’ essere applicato nell’ambito dell”’ordinamento processuale italiano”, tanto piu’ se le loro rivelazioni incidono su una vicenda a sfondo penale. Pertanto il sacerdote non e’ obbligato, in ogni caso, al segreto professionale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, ribaltando la sentenza pronunciata nei due precedenti gradi di giudizio, ha sancito che ”l’eventuale segreto previsto dal codice canonico, ha rilevanza nell’ambito dell’ordinamento giuridico della Santa Sede ma non assume rilevanza nell’ordinamento processuale italiano”. A sollecitare la pronuncia della Suprema Corte, una causa per diffamazione nata in seguito alla richiesta di annullamento di matrimonio di una coppia dell’Aquila, finito davanti ai giudici della Sacra Rota.

    Fonte: Cassazione: il prete non è obbligato al segreto professionale
    (www.StudioCataldi.it)

    1. Cisco

      @ Filomena
      Il fatto che il segreto in alcuni casi non è un obbligo non significa che diventa obbligo il suo contrario.
      Quindi un prete può (e deve dal punto di vista della sua coscienza morale) continuare ad avvalersi di questa facoltà: da obbligo giuridico diventa obbligo morale.

    2. fulvio

      non si tratta di segreto professionale (che riguarda una professione), Ma di segreto sacramentale che è altra cosa. Chi va a confessarsi questo lo sa e non può chiedere di tradire il segreto al prete che ha ascoltato una confessione sacramentale… la confessione è una cosa seria, non una seduta dallo psicologo!!!!

    3. Giannino Stoppani

      Bisogna essere proprio bischeri all’ennesimo grado per prendere sul serio (tanto da sentire la necessità di rispondere a tono con tanto di copia incolla da internet) una battuta ove si allude eminentemente alla necessità di certuni di essere permanentemente in cura da uno psichiatra.
      Naturalmente salva l’esigenza impellente dei “certuni” di dare indelebile conferma scritta alla suddetta necessità.
      Comunque, per evitare ulteriori fraintendimenti, vale la pena precisare che, ovviamente, la confessione sacramentale sta al segreto professionale come il matrimonio religioso sta al matrimonio civile: ovvero tra i termini della proporzione passa la stessa differenza che c’è tra mangiare e stare a guardare.
      Aggiungo che quello di conculcare il segreto confessionale e, dunque, la libertà religiosa nella sua essenza, non è un provvedimento da stato laico, ma è un atto che qualifica, di per sé solo, un regime totalitario.

  9. Filomena

    In ambito penale, la rivelazione del segreto professionale è contemplata nei delitti contro la persona (art. 622 c.p.): “Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto può derivare nocumento…”.
    Ne deriva, pertanto, in posizione concorde sia nell’ottica deontologica, che penale, che la rivelazione del segreto non può avvenire, a meno che non sussistano particolari circostanze motivate da una giusta causa.
    In tal senso, il codice deontologico individua come tali l’adempimento di un obbligo previsto dalla legge, la “richiesta o autorizzazione da parte” del paziente “subordinatamente ad una preventiva informazione sulle conseguenze e sull’opportunità della rivelazione stessa” (Art. 11, C.D.M.), “ovvero quando vi sia la necessità di salvaguardare la vita o la salute del paziente o di terzi nell’ipotesi in cui il paziente medesimo non sia in grado di prestare il proprio consenso”, come “anche in caso di diniego dell’interessato ove vi sia l’urgenza di salvaguardare la vita o la salute di terzi” (Art. 12, C.D.M.).

  10. Giannino Stoppani

    Chissà cosa direbbe il solito “ebetroll” multinick qualora fosse messo in discussione il segreto professionale del suo psichiatra…

  11. giovanni

    Il segreto confessionale non ha un valore assoluto, facciamo l’ipotesi che un pazzo confessa ad un prete che a massacrato di botte la moglie e che ora la vuole ammazzare, il prete che fa? Tace?

    1. mellus

      In teoria dovrebbe limitarsi a dissuaderlo o prendere altra misura costrittiva per farlo ragionare, ma rivelare il fatto alla moglie comporterebbe il suicidio del suo sacerdozio. Cose checchi non è avvezzo alla fede ed alla teologia sacramemtaria difficilmente capisce.

      1. Nino

        non so … potrebbe dire alla polizia che ha saputo che “qualcuno” vuole ammazzare quella donna? Svelerebbe il peccato ma non il peccatore …

      2. Filomena

        Dunque deduco dal tuo ragionamento che è più importante salvare il sacerdozio che la vita della donna. Complimenti un bel esempio del principio per cui la vita va tutelata dal concepimento alla morte. Ma visto che nel caso specifico dell’esempio si tratta di botte date dal marito alla moglie allora questo principio diventa negoziabile se in ballo c’è il sacerdozio.

        1. mellus

          Cara, se ci credi, il sacerdozio di Cristo è il bene supremo.

  12. Laura

    Qui non si tratta di stabilire cosa può andare bene a noi, secondo i nostri criteri.
    Qui si tratta di comprendere che cos’è il Sacramento della Confessione, istituito da Gesù stesso nella sera di Pasqua quando apparve ai suoi apostoli nel Cenacolo.
    Quando una persona si confessa viene perdonata dallo stesso Gesù attraverso il sacerdote suo ministro. Non è una faccenda privata tra il sacerdote e il penitente, e’ coinvolta tutta la Chiesa che ha accolto il mandato del Signore e lo stato non può accollarsi il diritto di modificarne le modalità a meno di violare prepotentemente la libertà religiosa dei cittadini.
    Non credo che questo calzi con la costituzione americana che ha sempre protetto la libertà.

    1. Andrea UDT

      Metti sullo stesso piano giustizia terrena e divina.

      Un pedofilo condannato al carcere può essere liberato dal peccato da un sacerdote, non rilasciato in libertà vigilata dallo stesso.

      E’ una faccenda privata: fra sacerdote, penitente e la chiesa. Stop.

      La “libertà religiosa” non può essere assoluta o assolutistica.

      Altrimenti siamo al livello dell’Iran (e altri posti), ove si può lapidare o ripudiare una moglie perché la religione lo consente.

      1. Laura

        In Iran, come in molti altri paesi musulmani, e’ lo stato stesso che lapida la donna ( o mutila, o fustiga ecc.) perché stato e religione coincidono.

      2. Cisco

        @Andrea UDT
        La legge che consente riservatezza a certe persone e professioni è una legge assolutamente laica, esiste in tutte le democrazie. Altrimenti nessuno andrebbe più dal medico, dall’avvocato o a confessarsi.
        Togliere al riservatezza non auterebbe la trasparenza, e in compenso metterebbe a repentaglio diverse professioni e la libertà religiosa. Quest’ultima – come al libertà di coscienza – può essere limitata solo se in contrasto con i diritti umani o per gravi questioni di ordine pubblico. La Costituzione – soprattutto quella americana – è nata per difendere le religioni e la libertà di coscienza dall’invadenza dello stato, non viceversa.

        1. Andrea UDT

          Certo, è laica ed è ragionevole.

          Peggio di una vittima che non ha giustizia c’è solo un innocente giustiziato.

          E in uno stato civile anche i colpevoli hanno diritto alla difesa, se non altro per avere una pena ragionevolmente commisurata col reato. (Al morto di fame non si taglia una mano per una mela)

          Quindi il diritto alla difesa va tutelato, come va tutelata nei limiti di legge la riservatezza avvocato/cliente (non fatevi fuorviare dai telefilm alla Perry Mason).

          In ogni caso sono motivi-auto evidenti e fondati su una ragionevolezza appunto razionale.

          E’ su queste argomentazioni, casi, che si deve tutelare la riservatezza, non in forza del diritto canonico o, peggio ancora coranico.

  13. Tommasodaquino

    L’errore delle democrazie moderne sta nel pensare che la fonte del diritto sia lo stato, e che quindi la legge sia il prodotto arbitrario di alcune persone che la esercitano su altre. La fonte del diritto è la persona umana, per questo si formano e costruiscono le leggi, per tutelare i diritti inviolabili dell’essere umano. La legge dello stato si pone gerarchicamente al di sotto di quelle divine. Lo stato non avrà mai l’autorità per obbligare la persona a sottostare a regole che reputa secondo coscienza sbagliate. Diversamente non si tratterebbe più di democrazia ma di totalitarismo.

    1. Andrea UDT

      Appunto, la fonte del diritto è la persona umana .

      Quindi prima la tutela della vittima, poi le “leggi divine”.

      Altrimenti secondo “coscienza” puoi perfino lapidare, uccidere e stuprare.

      E’ esattamente la differenza che ci separa dallo stato islamico, ove le leggi dello stato sono veramente gerarchicamente sotto quelle divine.

      1. Tommasodaquino

        Il diritto canonico tutela già le vittime, infatti in determinate circostanze il prete che riceve una confessione di reato DEVE collaborare ove ci siano margini per la polizia.
        Già lo stato etico perfetto….infatti negli stati moderni non è mai successo che PER LEGGE si potessere uccidere altre persone perchè di una determinata razza, o perchè si trattava di oppositori politici o perchè era stata pianificata l’eliminazione di una determinata popolazione. Per fortuna che tutte queste cose GRAZIE ALLE LEGGI DELLO STATO non sono mai successe, possiamo stare tranquilli ed obbedire alla suprema superiorità morale dello stato ( i vari Hitler, milosevic, stalin etc etc erano onesti lavoratori)
        La coscienza DI TUTTI dice che DEVE essere DIFESA la vita umana e la dignità dell’ALTRA persona, SOPRATTUTTO nella realtà CRISTIANA.

    2. Filomena

      Dal momento che ognuno risponde della propria coscienza non di una coscienza collettiva, allora ognuno farebbe quello che vuole seguendo il tuo ragionamento. Le leggi dello Stato sono fatte dagli uomini per tutelare gli uomini e possono anche sbagliare ma esattamente come quelle divine anche perché si parte dell’assetto che tutte le persone legittimino Dio, cosa che di fatto non è.

      1. Tommasodaquino

        Perchè le leggi dello stato non sono arbitrarie?

    1. Andrea UDT

      Ok, letto.

      Spiega a Nino perché neppure col consenso del confessando si può rompere il vincolo di segretezza.

      Però il contrasto rimane.

      Se diritto civile/penale e diritto canonico sono in contrasto, quale principio “superiore” deve prevalere?
      Se deve essere preservato, tutelato il diritto canonico in nome della libertà religiosa non rischiamo di legittimare la Shari’a? L’islam non è forse una religione?

      Questa spinosa questione non è neppure menzionata nell’articolo proposto ed è il vero punto della questione.

      Io dico che su tutto deve prevalere la tutela della vittima.

      1. Laura

        E’ anche per questo che i paesi occidentali devono recuperare la propria storia e la propria cultura, altro che multiculturalismo (che fosse una scemenza lo si sapeva già, ora sta mostrando il suo volto e i suoi effetti).
        I musulmani che vengono da noi sanno perfettamente che il nostro e’ un paese con radici cristiane.
        Se arrivano a pretendere di applicare la shari’a e’ perché sanno che glielo permettiamo.
        I laiconi che li incoraggiano, o fanno finta di non sapere, credono di potere così eliminare la voce che li richiama a quello che dice anche la loro coscienza, (nei momenti in cui abbassano la guardia e non la ricacciano subito indietro), ma non si rendono ancora conto che il prezzo che si finisce per pagare per tanta insipienza e’ molto, troppo alto.

        1. Andrea UDT

          Ecco, sulla minaccia concordo.

          L’islam è una minaccia proprio perché annulla la differenza fra stato e religione, dogma e verifica sperimentale, dottrina della giurisprudenza e dottrina “clericale”.

          Ecco perché non ritengo la libertà religiosa un diritto assoluto: nel momento in cui la religione altrui minaccia la mia libertà, quella religione è da combattere.
          E lo dico proprio perché sono un “laicone”.

          Il cristianesimo ha fatto fare passi da gigante all’occidente, mica lo nego.

          Però, molte volte, certi passi indispensabili e laicamente “sacrosanti” li ha contrastati, anche violentemente. Quindi talvolta ha guidato la storia, altre si è dovuta (per fortuna) piegare agli eventi. Questo nel mondo islamico non è mai avvenuto.

          E dico di più: i mussulmani buoni esistono, certo, lapalissiano, sicuro, “ovissimo”.
          Ma non credo esista un islam “buono”.
          Basta leggere il Corano e chiedersi quali siano i principi fondanti, non negoziabili, dell’islam.

          Letto.

          Islam? No, grazie.

    2. Nino

      Ho letto, ed ovviamente capisco la posizione della chiesa, anche se alla base della proibizione c’è il “betrayal of the penitent.” che a rigor di logica viene a cadere se è lo stesso penitente a chiedere di rivelare quanto detto in confessione. Però, come dice Andrea, il contrasto rimane.

      Nel caso specifico ci si interroga se il prete può confermare, su richiesta del penitente e per il bene del penitente, se il penitente quel giorno gli ha detto una certa cosa. Prendo atto che la chiesa sulla confessione non fa eccezioni, ma credo che su questa specifica casistica qualcuno dovrebbe riflettere (d’altronde questo è un caso limite in cui il penitente non ha confessato un peccato ma ha chiesto un consiglio non volendone, a quel tempo, parlare con i genitori), perchè probabilmente chi ha scritto il diritto canonico a questa eventualità proprio non aveva pensato

  14. Nino

    Secondo me i giudici hanno ragione. Il segreto della confessione vincola il sacerdote rispetto al confessato, ma se è il confessato stesso che chiede che quanto detto in confessione sia rivelato, non vedo il motivo perchè questo non debba essere fatto.

    1. mellus

      A rivelare i contenuti deve però essere il confessato. Il confessore, se lo fa è scomujicato e ridotto allo stato laicale in base al diritto canonico, perché nessuno sarebbe più sicuro di confessarsi da lui.

  15. Valentina

    La sentenza è più che giusta. Molto spesso mi sono chiesta: se una persona fosse ingiustamente accusata di omicidio o se rischiasse la vita nei Paesi dove vige la pena di morte, e un sacerdote sapesse da una confessione che il vero colpevole è un altro, tale sacerdote dovrebbe lasciare che un innocente pagasse (a volte con la vita) per un delitto che non ha commesso, soltanto per non tradire il segreto della confessione? Io credo che non si possa essere così rigidi. Si dice che “la parola è d’argento e il silenzio è d’oro”, ma ci sono occasioni che impongono di parlare. Il segreto confessionale non può passare sopra un’ingiusta condanna. Un ultima osservazione: la ragazzina si è dimostrata piuttosto imprudente e sprovveduta, prima nell’accettare le turpi attenzioni dell’uomo (a quattordici anni non le veniva in mente niente?), che infatti raggiunsero lo scopo; e poi sbagliò ulteriormente a rivelare tutto al sacerdote in confessione, anziché parlarne immediatamente con i genitori affinché denunciassero il pedofilo alle autorità giudiziarie.

    1. Laura

      Per inciso sarebbe curioso vedere quale altro assassino, dopo il primo allocco che c’è cascato, andrebbe a confessarsi sapendo che verrà denunciato alle autorità giudiziarie, forse qualche matto incapace di intendere e di volere.
      Viceversa se uno desidera che la vicenda venga resa nota può sempre richiederlo fuori dal confessionale

    2. Cisco

      @Valentina
      Infatti un sacerdote può dire che sa che una persona e’ innocente perché qualcuno si è confessato colpevole, quello che non può fare – cosa peraltro
      normale, dato che spesso il confessore non conosce (e a volte non vede neanche) il confessando – e’ contribuire a individuare il presunti colpevole. Comunque si tratta di un principio generale di civiltà, che riguarda tutti i professionisti che operano a contatto con delle persone, la cui attività sarebbe messa a repentaglio dalla famigerata “trasparenza”. Magari adesso vorranno che mandiamo in streaming le confessioni e le visite mediche! Va bene che Calvino faceva della delazione l’arma del suo terrore ginevrino e non solo, ma i coloni americani sono fuggiti apposta!

      1. Andrea UDT

        Ho letto troppi commenti.

        Per un attimo ho pensato ti riferissi a Italo Calvino.

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