La preghiera del mattino (2011-2017)

Chi paga i jihadisti del Califfato? Tutti gli indizi portano al Qatar

Chi paga i jihadisti di Isis? I tagliagole dello Stato Islamico «con un tesoro di oltre 2 miliardi di dollari» sono «il gruppo terrorista più ricco del Pianeta e la pista dei soldi porta allo Stato sospettato di esserne il maggiore finanziatore: il Qatar». A scriverlo oggi sulla prima pagina della Stampa è Maurizio Molinari, inviato del quotidiano torinese negli Usa e grande esperto di politica internazionale.

LE PAROLE DI KERRY. Che il Qatar sia il “sospettato numero uno” non è, in realtà, una novità. Già due anni fa su Tempi, Rodolfo Casadei aveva illustrato le “bizzarre peculiarità” di questo piccolo e ricchissimo staterello che «ospita una base americana e offre un consolato ai talebani. Promette di risolvere pacificamente ogni conflitto internazionale ma ha sostenuto i ribelli libici e siriani». Anche in questi ultimi anni le voci che indicavano nel Qatar lo Stato che sostiene i terroristi si sono moltiplicate. Solo per stare a quelle riportate da tempi.it, basta andarsi a rileggere queste interviste al sacerdote giordano esperto di Medio Oriente padre Hanna Kildani o a Ilaria Guidantoni, scrittrice e giornalista, cacciata in Tunisia del dittatore Ben Ali. Ma se ancora non fosse sufficiente, basterebbe ricordare le parole con cui il segretario di Stato americano John Kerry rispose in Senato alla domanda su chi pagasse l’intervento Usa in Siria: Qatar e Arabia Saudita.

SUNNITI CONTRO SCIITI. Nel suo articolo oggi sulla Stampa, Molinari riporta altre analisi e accuse. «Il ministro dello Sviluppo tedesco Gerd Mueller – scrive – punta l’indice sull’Emirato di Doha in un’intervista alla tv Zdf, spiegando che “i soldati del Califfo terrorista vengono pagati dal Qatar”». «La pista qatarina è stata descritta da David Cohen, vice-segretario Usa al Tesoro con la responsabilità dell’Intelligence e la lotta al terrorismo, che da Washington ha spiegato, già in marzo, come “donatori del Qatar raccolgono fondi per gruppi estremisti in Siria, a cominciare da Isis e al-Nusra”» «Un successivo studio del Washington Institute per il Vicino Oriente ha calcolato in “centinaia di milioni di dollari” i versamenti compiuti da facoltosi uomini d’affari in Qatar e Kuwait a favore di al-Nusra e Isis».
Il motivo dello scontro è antico: la perenne lotta tra sunniti e sciiti. «Ciò che accomuna questi “donatori” è la volontà di finanziare gruppi fondamentalisti sunniti impegnati a combattere con ogni mezzo il nemico sciita ovvero qualsiasi alleato, reale o potenziale, di Teheran in Medio Oriente: dal regime di Bashar Assad in Siria agli Hezbollah in Libano fino agli sciiti in Iraq», scrive Molinari.

PARADOSSO USA. La partita, ovviamente, è assai complicata perché oltre al Qatar si segnala anche il Kuwait come «epicentro del finanziamento dei gruppi terroristi in Siria». Il paradosso è che gli Usa, sebbene siano consapevoli che il Qatar è «un habitat permissivo che consente ai terroristi di alimentarsi», al tempo stesso lo considerano un proprio alleato: «La base di Al Udeid ospita l’avveniristico comando delle truppe Usa in Medio Oriente, ha ricevuto a metà luglio una commessa militare Usa da 11 miliardi di dollari che include elicotteri Apache, batterie di Patriot e sistemi di difesa Javelin. Proprio in occasione di questo accordo, il Qatar si impegnò con Washington ad accogliere cinque leader taleban scarcerati da Guantanamo per ottenere la liberazione del soldato Bowe Bergdahl prigioniero in Afghanistan».

LO SCONTRO CON L’ARABIA. Il Qatar ha sostenuto i Fratelli Musulmani in Egitto e Hamas contro Israele. È in perenne lite con l’Arabia Saudita, perché, spiega Molinari, entrambi i paesi vogliono «la leadership del mondo sunnita che si rispecchia in quanto sta avvenendo in Siria dove, secondo fonti d’intelligence europee, Doha e Riad “finanziano gruppi islamici rivali dentro l’opposizione ad Assad”. L’ex premier iracheno Nuri al-Maliki negli ultimi due mesi ha più volte accusato “Qatar e sauditi” di sostenere Isis, lasciando intendere che ognuno ha i propri interlocutori, e che Riad agirebbe assieme a Emirati Arabi e Bahrein, accomunati proprio dall’ostilità al Qatar. Al-Baghdadi dunque si gioverebbe di più fonti di finanziamento con il filone-Qatar tuttavia più corposo anche per la convergenza di interessi con la Turchia di Recep Tayyep Erdogan. A metà mese l’agenzia russa Ria-Novosti ha rivelato che i fondi raccolti in Qatar avrebbero consentito a Isis di acquistare armamenti dell’ex Europa dell’Est grazie ad un network basato in Turchia. In particolare Isis avrebbe comprato blindati per trasporto truppe in Croazia, carri armati in Romania, mezzi per la fanteria in Ucraina e munizioni in Bulgaria riuscendo a sfruttare tali traffici anche per reclutare volontari in Kosovo e Bosnia».

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3 commenti

  1. mike

    dare credito a quanto dicono gli americani? mah.

    ne approfitto per dire cosa davvero ha voluto dire il papa secondo la mia opinione: che la terza guerra mondiale c’è, ma si combatte qua e là cioè in posti anche distanti tra loro (siria, irak, libia, nigeria, mettiamoci anche l’egitto) ma comunque sempre all’interno dell’islam. bisogna se è possibile fermare i terroristi senza usare troppo la forza, dato che ciò che probabilmente si vuole è scatenare la terza guerra mondiale, che magari già c’è ma dopo nel caso sarebbe veramente globale. infatti come si schiererebbe il pakistan? se per sbaglio l’occidente bombarda la siria, che ha l’appoggio di cina ed russia con cui fa affari, poi? e l’iran che fanno lo attaccano con la scusa che anche esso è dietro l’isis? l’iran ha l’appoggio di cina e russia coi quali fa affari. poi? la patata è tanto bollente, meglio se tutto si calma, solo che come si calma? con la forza, ma con tutte le incognite di cui sopra. intanto forse conviene non odiare l’islam a priori, anche perché credo l’isis sia creazione USA e chi ne fa parte di islamico ha la facciata. è una trappola in cui meglio non cascare.

  2. Piero

    Intavoliamo un dialogo ecumenico per farli smettere.
    O “minacciamo” (sempre bonariamente) che, qualora dovesse continuare, di intavolare un tavolo con tutte le diplomazie occidentali cristiane, per redarre un documento da sottoporre all’ ONU, in vista di un dibattito sulle brutalità che i cristiani stanno subendo (senza profferire verbo su chi li perseguita, ché potrebbero offendersi).

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