
La mazzata più pesante sulla «svolta pro marijuana del New York Times» arriva dallo staff dell'”amico” Obama
Rimbalza da tre giorni da una parte all’altra del pianeta l’eco dell’editoriale che secondo i media di tutto il mondo ha segnato la «svolta del New York Times» per la cannabis libera. Ma questa volta le critiche più aspre alla leggerezza con cui la “bibbia” dei liberal americani il 27 luglio ha auspicato la legalizzazione della marijuana in tutti gli Stati Uniti non sono arrivate dal fronte ostile dei conservatori, bensì dalla più insospettabile delle parti. La Casa Bianca.
IL FRONTALE. In un comunicato stampa pubblicato la sera del 28 luglio, Gil Kerlikowske, nominato da Barack Obama direttore dell’Office of National Drug Control Policy (Ondcp) della Casa Bianca, se l’è presa direttamente con l’«editorial board» del New York Times (il comitato che decide la linea del quotidiano, autore dell’editoriale in questione) ricordando che «ignora la scienza e ha mancato di citare i problemi di salute pubblica connessi all’incremento dell’uso di marijuana».
«IL NYT IGNORA LA SCIENZA». Secondo l’editoriale del New York Times la cannabis non sarebbe più pericolosa del tabacco e dell’alcol, anzi creerebbe meno dipendenza, mentre riguardo ai danni alla salute provocati dagli spinelli la discussione sarebbe ancora aperta. Nell’articolo, inoltre, viene citato l’affollamento delle carceri dovuto alle leggi proibizioniste come argomentazione valida per spingere il Congresso alla liberalizzazione della marijuana. Ma lo “zar antidroga di Obama” (che non è nuovo a rispondere per le rime ai giornali che diffondono idee di questo tipo) chiarisce innanzitutto che sebbene «il sistema della giustizia penale deve essere riformato», di sicuro «la legalizzazione della marijuana non è la soluzione ottimale al problema». Anzi, se da una parte «il rispetto della legge gioca un ruolo importante nel combattere i crimini violenti associati al traffico di droga», dall’altra è necessario un affrontare «l’uso della sostanza come una questione di salute pubblica, non solo come un problema di giustizia criminale».
DANNI AL CERVELLO E INCIDENTI. L’articolo, continua Kerlikowske, non tiene conto «effetti dell’uso di marijuana sul cervello in via di sviluppo» dei giovani, mentre studi affidabili citati dall’Ondcp dimostrano che «un uso prolungato della marijuana è associato alla menomazione cognitiva, inclusa la riduzione del quoziente intellettivo». L’abuso della sostanza nell’età scolare ha poi «un effetto dannoso sui risultati accademici». E poi bisogna smettere di minimizzare sugli effetti compulsivi della cosiddetta “droga leggera”, rincara Kerlikowske, visto che «circa il 9 per cento di chi ne fa uso diventa dipendente dalla marijuana». Il direttore dell’Ondcp cita inoltre rapporti statistici che rivelano come «chi si droga è coinvolto con più frequenza in incidenti automobilistici, inclusi quelli mortali».
MA QUALI TASSE. E non è finita, perché Kerlikowske cassa senza mezzi termini anche l’argomento secondo cui legalizzare la cannabis rappresenterebbe, attraverso le tasse, un guadagno per lo Stato e servirebbe a ridurne il traffico illecito: «L’incremento del consumo – si legge nel comunicato dell’ufficio della Casa Bianca – comporta una spesa crescente per il sistema sanitario pubblico e per la società», come si può intuire guardando ad esempio il dato sull’uso (legalissimo) di alcol, il cui costo per i cittadini secondo le stime «è oltre 15 volte superiore al guadagno che proviene dalla sua tassazione». Le ricerche poi «indicano che le politiche di liberalizzazione non eliminano il mercato nero e non migliorano la salute pubblica e la sicurezza».
«BASTA IDEOLOGIA». Infine, anche se di fatto il presidente non si è opposto alla liberalizzazione della cannabis recentemente approvata negli stati di Washington e del Colorado (anzi, lo ha definito «un esperimento interessante», nonostante le conseguenze conseguenze devastanti già denunciate da molti osservatori), Kerlikowske assicura che «l’amministrazione Obama continua a opporsi alla legalizzazione della marijuana e di altre droghe illegali» rimprovera di nuovo il New York Times perché «ogni discussione in merito dovrebbe essere guidata dalla scienza e dall’evidenza, non dall’ideologia e dalle illusioni».
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3 commenti
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io sinceramente di tuti i telegiornali che vedo ogni giorno.. ho sentito solo della canapa marchigiana coltivata per fare la birra… e anche li si continuava a parlare da impediti come se fosse l’argomento del diavolo.. mah…