
Nigeria. «Quella è mia figlia!». I genitori delle 300 ragazze rapite riconoscono in video le figlie

«Quella è mia figlia!». Quando il video che mostra le oltre 300 studentesse rapite da Boko Haram, in prevalenza cristiane, è stato fatto partire in una piccola stanza di un ufficio governativo della città di Chibok, le famiglie hanno subito riconosciuto le facce delle loro figlie avvolte in pesanti hijab e sono scoppiati a piangere.
«SIAMO SCOPPIATI A PIANGERE». Per un attimo si sono sentiti sollevati davanti alla prima prova concreta che le loro figlie sono vive ma poi è prevalso lo scoramento: «La sua faccia era così infelice», ha detto Bashir Wattai, robusto contadino che ha visto la sua Mairama di 17 anni tra le ragazze sedute in una radura e costrette a recitare il Corano dai terroristi. «Sembrava triste. Sono scoppiato a piangere, come tutti gli altri genitori», racconta al New York Times.
«NON SAPEVO FOSSE VIVA». «L’ho vista, sì, l’ho vista», dice Habiba Yaga parlando della figlia di 18 anni Hawa Maina. «Non sapevo fosse viva. Ma quando tornerà a casa?».
È questa la domanda che si fanno tutti i genitori di Chibok, che hanno visto il video per ultimi dato che nella città manca l’elettricità. Delle circa 130 ragazze mostrate nel filmato, 77 sono state riconosciute dalle famiglie, ha detto il governo, che ha dovuto interrompere la visione perché le famiglie hanno cominciato ad inveire contro gli ufficiali per non aver fatto ancora niente per riportarle a casa.
ARRIVANO I DRONI USA. In realtà il governo ha cominciato a muoversi. Dopo aver annunciato che non avrebbe mai tollerato uno scambio di prigionieri o il pagamento di un riscatto, ha corretto il tiro affermando di essere aperto a «ogni eventualità». Ha anche accettato l’aiuto della comunità internazionale, specialmente del team americano, che ha inviato ad Abuja 27 effettivi del Dipartimento di Stato, Pentagono e Fbi.
Obama ha anche annunciato che, oltre ai velivoli che già stanno sorvolando il paese più popoloso dell’Africa, gli Usa potrebbero impiegare i droni per rintracciare le ragazze, grazie all’abilità di percepire movimenti umani nascosti dalla fitta vegetazione della foresta Sambisa, dove i terroristi islamici le avrebbero portate.
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2 commenti
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emanuele sarti , grazie della tua partecipazione al dramma delle ragazze. BRUTTA STORIA, espressione di profonda partecipazione, come quella volta che ti è caduta l’aranciata sull’LP vintage dei PINK FLOYD.