Effetto Ilva di Taranto. Gli insoluti nella siderurgia aumentano dell’8 per cento

Di Matteo Rigamonti
20 Febbraio 2014
Secondo Euler Hermes Italia (gruppo Allianz) «il 2013 si è chiuso con valori della produzione in diminuzione a causa delle difficoltà dell’Ilva e degli altri principali poli siderurgici italiani».

Da quando l’Ilva di Taranto è in scacco ai giudici e alle procure, i mancati pagamenti nel settore siderurgico sono in aumento. Non tanto per frequenza (+8 per cento nel 2013 rispetto al 2012), quanto piuttosto per severità (+22 per cento), che è l’indicatore che ne misura l’importo medio, che ormai ha raggiunto un valore pari a 37 mila euro. A certificarlo è l’ultimo report di Euler Hermes Italia (gruppo Allianz) condotto su un campione di 450 mila imprese e per cui la produzione dell’acciaio in Italia «è in diminuzione a causa delle difficoltà dell’Ilva e degli altri poli siderurgici italiani». Molti dei quali, tra l’altro, come Genova, Novi Ligure e Marghera, sono sempre di proprietà dell’Ilva.
In particolare, come si evince dalla tabella qui sotto, i mancati pagamenti – che rappresentano l’anticamera delle insolvenze che a loro volta spesso danno il là ai fallimenti – sono un fenomeno in crescita nel mercato domestico, dove l’Ilva assume un peso rilevante per via della sua stessa presenza e l’indotto. Mentre i mancati pagamenti dall’estero verso le aziende italiane stanno calando sensibilmente, sia per frequenza (-33 per cento) che per severità (-24 per cento).

mancati pagamenti siderurgia 1

QUALI DIFFICOLTÀ? Ma quali sono le «difficoltà dell’Ilva» cui Euler Hermes fa riferimento? Sicuramente una è la crisi generalizzata del comparto, con cui anche l’acciaieria di Taranto si trova a dover fare i conti: «La siderurgia del nostro Paese – spiegano gli esperti di Euler Hermes – è al secondo posto in Europa alle spalle della Germania ed è apprezzata in tutto il mondo per qualità e tecnologia». Ma, proseguono gli esperti, «dopo un ciclo espansivo il mercato è stato colpito negli ultimi anni da una crisi senza precedenti». E il 2013 «si è chiuso con valori della produzione in diminuzione (-12,2 per cento) sia per i piani sia per i lunghi (-19 per cento)». Il comparto dei lunghi, in particolare, è in sofferenza perché è «fortemente connesso all’andamento dell’edilizia così come l’automotive».
In questa Caporetto dell’acciaio, però, è impossibile negare che anche l’assurdo stop imposto dai giudici alla produzione nello stabilimento pugliese, oltre al sequestro dei beni già prodotti e degli 8 milioni di euro ai Riva, abbiano avuto il loro peso. Una follia, come raccontato anche dall’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini a Tempi e tempi.it e che, guarda caso, è durata proprio dal 26 luglio 2012 al 20 dicembre 2013. Il periodo che, come dimostra il grafico successivo, coincide con la crescita dei mancati pagamenti.

mancati pagamenti siderurgia 2

Un durissimo colpo non solo per l’Ilva, ma per l’intera siderurgia e ed economia italiane quello «inflitto dagli abnormi provvedimenti della magistratura contro i Riva», come ebbe a spiegare a tempi.it il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi. L’acciaio in Italia è, infatti, ormai inesorabilmente destinato a perdere colpi (e quote di mercato mondiali) a vantaggio della concorrenza, Germania e Turchia in prima fila. Una mazzata le cui conseguenze, oltretutto, saranno destinate a farsi sentire a lungo, visto e considerato i danni causati dai giudici agli impianti della più grande acciaieria d’Europa e alle 40 mila famiglie degli italiani che lì ancora ci lavorano.

MA NON C’È SOLO ACCIAIO. Nel 2013, prosegue il rapporto di Euler Hermes, peggio dell’acciaio ha fatto il comparto delle commodities, specialmente in ambito energetico (gas e petrolio su tutti), dove il calo dei consumi, il prezzo della materia prima e l’eccesso di offerta l’hanno fatta da padroni, contribuendo a determinare una crescita degli importi medi dei mancati pagamenti pari al 42 per cento, per insoluti mediamente del valore di 94 mila euro. È di 34 mila euro, invece, l’importo medio per la chimica, 27 mila per i trasporti e 15 mila per il food.

mancati pagamenti 3

@rigaz1

Articoli correlati

14 commenti

  1. Giancarlo

    Adesso i Riva meritano una corona? Con tutto quello che hanno succhiato ai tarantini, anzi, agli italiani e con tutti i cadaveri che ci sono stati e che ci saranno, meritano il rogo! Non dimentichiamoci che i soldi non andavano a finire allo Stato ma nei paradisi fiscali. Grazie ai giudici, oggi le persone coscienziosa, sanno.

  2. taranto

    “La chiusura dell’altoforno e della cokeria delle Acciaierie è una questione urgente. Sul piano dei danni ambientali, dell’inquinamento e della salute dei cittadini siamo già in ritardo”.
    A pronunciare queste parole dodici anni fa nella nota sugli impianti dell’Ilva di Cornigliano Genova fu Corrado Clini.

    Un solo altoforno si doveva chiudere mentre i cinque di Taranto andavano bene?

  3. max

    la magistratura nella vicenda ilva sta facendo il suo dovere come non lo ha fatto la politica che a botta di decreti sta autorizzando per legge a continuare a produrre ammazzando la gente…scandalosa poi è la corruzione dei giornalisti che cercano di santificare riva e nascondere la connessione ilva tumori …fate schifo!

  4. Raffaele

    Non si poteva continuare a rinviare…la magistratura ha fatto quello che doveva…bisogna avere una visione completa e soprattutto non sacrificare una città italiana che merita tanto rispetto

  5. pallo

    di grazia Tempi cosa propone ?
    Dott Rigamonti potrebbe trasferirsi a Taranto visto che l’ILVA è così salubre e che se non fosse per le procure rosse e cattive tutto andrebbe bene !!
    Questa visione assolutistica della situazione è RIDICOLA soprattutto in un caso così complesso come quello dell’Ilva, siete PENOSI !

  6. Daniele Ridolfi

    Comunque non è tollerabile che un’azienda sia lasciata libera di emettere nell’ambiente sostanze in quantità tale da fare ammalare e morire di tumore (perché a Taranto si sta verificando questo) una grossa fetta della popolazione.
    È vero che l’Ilva fa girare l’economia e, quindi, permette il sostentamento a tante persone, però tutto questo beneficio viene vanificato quando per colpa di quell’azienda molte persone si ammalano e muoiono.
    Uno potrebbe dire che quella gente si sarebbe ammalata o sarebbe morta lo stesso: e allora come si spiega il fatto che la morbilità e la mortalità sono tanto più alte quanto più ci si avvicina alla zona in cui sono ubicati gli impianti?
    L’Ilva mi ricorda l’Eternit di Casale Monferrato: per chi vi lavorava e per chi ci viveva a fianco è stata al contempo la fortuna (economica) e la rovina (sono tante le persone morte, o che stanno morendo, di mesotelioma pleurico).

    1. giuliano

      credo che sia ora di smettere di raccontare storie terroristico-politiche. I tumori dell’Ilva sono saliti dopo che la CGIL-FIOM ha deciso di farsi vedere in quel settore poichè stavano calando i consensi. Non c’è uno studio vero che dimostra la combinazione tumori-ilva, non c’è un report scientifico che è uno che lo dimostri. C’è solo la supponenza ideologica che ha preteso fumo negli occhi utilizzando i media. I tumori in altre città che non possiedono acciaierie hanno una incidenza simile o addirittura superiore. La sinistra è maestra nella menzogna: Tav pericolosa, Acqua pubblica, terreno radioattivo nel napoletano, Aborto diritto umano

      1. taranto

        Le case al rione Tamburi di Taranto sono in svendita.
        Potrebbe approfittarne lei, la sua famiglia e magari anche il Rigamonti.
        Il mare è stupendo, il clima è mite e l’aria è salubre.
        Saluti.

      2. Roberto

        Dovresti solo vergognarti per tali affermazioni, attribuire i tumori di Taranto a false propagande…. secondo me non sai di cosa parli e faresti bene a tacere e proprio tale ignoranza l’oppio che ha offuscato la mente di chi ci ha governato e tu non sei diverso da loro, ti auguro di provarlo sulla tua pelle e di poter continuare a postare tali boiate

    2. giuliano

      i tumori dell’ILVA sono veri come erano veri le migliaia di bambini che sarebbero dovuti nascere con malformazioni al tempo del disastro della ICMESA (anni ’70) che riversò diossina all’esterno. I delinquenti di sinistra produssero una campagna di stampa così terrorizzante che molte madri abortirono pensando al peggio. Invece non successe nulla e nessun malformato nacque. Le madri abortirono bimbi sanissimi. Ci fù un solo morto in quella vicenda: il direttore dello stabilimento assassinato dalle BR

      1. taranto

        Gli studi pubblicati sulla rivista scientifica epidemiologia e prevenzione non le bastano?
        Vorrebbe forse vedere le metastasi come qualcun altro avrebbe voluto mettere la mano nel costato?

      2. rmt

        sul disastro di Seveso credo che lei sia disinformato, i danni e le sue conseguenze sono andata al di la del solo fatto che numerose donne abortirono per paura più che per effettiva necessità, e in ogni caso visto che le probabilità di avere feti malformati era alta vista la teratogenicità della diossina, è assurdo imputare alla campagna di stampa la colpa degli aborti, in quanto, se l’incidente non si fosse verificato non ci sarebbero stati aborti, non ci sarebbero stati gli ingenti danni naturali e non ci sarebbero stati tutti i disturbi che la popolazione ha subito quali danni ormonali compreso il TSH, basta leggere gli studi fatti 6 anni fa per rendersene conto, studi che perdurano ancora oggi. Inoltre, per salvare i futuri nascituri, sarebbe forse bastato anche dare l’allarme immediatamente e non una settimana dopo. Ed è anche disinformato sui tumori dell’Ilva di Taranto che lei amabilmente chiama supponenza ideologica.

      3. giuvagia

        Lei secondo me non è mai stato nei pressi dell’ Ilva e respirato quell’aria pesante. Quindi non parli perché non merita nemmeno di essere considerato.

      4. giuvagia

        Lei secondo me non è mai stato nei pressi dell’ Ilva e respirato quell’aria pesante. Quindi non parli perché non merita nemmeno di essere considerato.

I commenti sono chiusi.