Oh, ineffabile Prestigiacomo!

Di Emanuele Boffi
13 Giugno 2002
Sono 31.500 i minori sfruttati in Italia. Questo il risultato di un’indagine Istat commissionata dal Ministero del Lavoro

Sono 31.500 i minori sfruttati in Italia. Questo il risultato di un’indagine Istat commissionata dal Ministero del Lavoro. Secondo il ministro delle Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo (Fi), «il datore di lavoro che sfrutta un bambino va punito pesantemente: da 8 a 20 anni di reclusione» (Corriere della Sera, lunedì 10 giugno). Ma il sottosegretario al lavoro, Grazia Sestini (Fi), che si sta occupando in prima persona del problema, non è d’accordo: «otto anni di carcere si danno a un rapinatore. Se era in cerca di pubblicità, il ministro poteva fare il testimonial per l’Unicef».

Lei, in una recente intervista, ha dichiarato: «serve un’attività repressiva degli ispettori del lavoro».

Bisogna andare a controllare bene quando il lavoro minorile è sfruttamento e quando non lo è. Non bisogna generalizzare, esiste un lavoro minorile perfettamente legale, di ragazzi che a 15 anni, concluso il percorso formativo, vanno a lavorare e questo è un tipo di esperienza che non va ostacolata ma, anzi, seguita e accompagnata. Il problema si pone quando il ragazzo lavora in età scolare. A questo proposito è interessante notare che spesso, a fronte di un capofamiglia disoccupato, abbiamo un figlio occupato. Questo perché le aziende assumono più volentieri il ragazzo dodicenne che non il genitore. Gli ispettori del lavoro devono vigilare su questo tipo di situazioni.

L’anno scorso la Cgil diffuse un proprio studio secondo cui in Italia erano ben 300mila i minori sfruttati.

Per avere numeri così hanno conteggiato anche i bimbini che fanno i piaceri alla nonna. Io non me la sento di dire che in Italia ci sono 300mila bambini sfruttati. Esistono aree ricche del Paese, come il Nord-Est, dove ci sono molti ragazzi che abbandonano la scuola a 15 anni perché sono allettati dal fatto di guadagnare, dal fatto che il lavoro c’è e da una cultura del lavoro imparata dalla famiglia. Ciò è positivo finché, in cambio di qualche spicciolo, non li si costringe ad abbandonare la scuola.

L’Istat segnala che «episodi di sfruttamento minorile sono di gran lunga più probabili quando non ci sono occupati in famiglie numerose». In Italia c’è un sistema fiscale verticale ma non orizzontale e ad essere penalizata è la famiglia. Questo problema del lavoro minorile non potrebbe trovare sollievo in un più attento sistema fiscale a favore dei nuclei familiari?

Sì, da un riconoscimento della famiglia come soggetto economico e quindi da un riconoscimento di giustizia economica a favore delle famiglie.

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