Filippine, cardinale Tagle: «Abbiamo bisogno di cibo, di seppellire i morti e di cercare il volto di Dio nell’oscurità»

Di Redazione
22 Novembre 2013
L'arcivescovo di Manila chiede ai media internazionali di non dimenticare le Filippine, ora che bisogna ricostruire dopo il passaggio del devastante tifone Haiyan

«Si dice che la notiziabilità di un fatto è di sole due settimane e poi scivola dall’attenzione, ma io prego tutti i responsabili dei media di non dimenticarci». È l’appello che l’arcivescovo di Manila, capitale delle Filippine, Luis Antonio Gokim Tagle fa a tutti attraverso un’intervista ad Avvenire: «Tra poco si aprirà il problema della ricostruzione materiale e della riabilitazione di tante esistenze. Non dimenticatevi di questo passaggio, so che non avrà il carico di dramma che ha avuto l’arrivo del tifone. È una sfida per i mezzi di comunicazione: riportare non solo ciò che è sensazionale ma anche ciò che è nascosto».

MILIONI DI SFOLLATI. Il tifone Haiyan ha devastato le Filippine lo scorso 8 novembre e si è lasciato dietro almeno 4 mila vittime e quattro milioni di sfollati. «Il danno è molto più esteso di quanto pensassimo – continua il cardinale – Le grandi città di Tacloban e Palo sono state pesantemente danneggiate. Ora sappiamo che la città di Guiuan e la provincia di Samar orientale sono state distrutte, così come parti delle province di Cebu e Iloilo, e poi quelle di Capiz, Aklan, Masbate e le isole a nord della provincia di Palawan».

«FEDE SI STAGLIA SULLE ROVINE». Il paese ha sicuramente bisogno di «cibo, acqua, medicine, ripari per i senzatetto», «dobbiamo finire di seppellire i morti» ma servono anche «persone che consolino gli orfani, le vedove e tutti quelli che hanno perso la famiglia o le proprietà. Abbiamo bisogno di molta speranza e molto amore».
La Chiesa filippina sta facendo molto per aiutare quanti sono in situazione di estrema difficoltà: «La mobilitazione è stata impressionante, tenendo presente che anche i vescovi, i sacerdoti, i religiosi hanno subito danni ingenti, nelle loro chiese e nelle loro scuole. Si tratta di guaritori anche loro feriti, ma che nonostante tutto cercano di sanare le situazioni che incontrano. È la fede che si staglia sulle rovine. È l’amore che è più forte del terremoto o del tifone».

«CERCARE IL VERO VOLTO DI DIO». Ma i sacerdoti filippini non danno solo aiuto materiale: «Nelle tragedie un pastore deve trasmettere la presenza rassicurante della Chiesa, del Vangelo e del Signore – conclude Tagle – Una presenza che non pretenda di dare risposte facili al mistero della morte, della perdita e della distruzione. Silenzio, lacrime, preghiera, presenza – questo è l’approccio pastorale di cui c’è bisogno di fronte ad avvenimenti così sconvolgenti».
«Nell’arcidiocesi di Manila abbiamo organizzato un momento di preghiera chiamandolo “Lamento e speranza”. Abbiamo letto Giobbe, i Salmi e il grido di Gesù in croce “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”. Una liturgia per cercare Dio, il vero volto di Dio nell’oscurità. Cercare Dio è già un atto di speranza».

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