Proprio per il rispetto che si deve al dramma della Shoah, non si deve introdurre il reato di negazionismo

Di Redazione
17 Ottobre 2013
«Inserire un reato di opinione, come quello che è la risultante della indicata modifica, è ancora più sbagliato», così si legge sul sito delle Camere penali

Dopo le polemiche seguite al funerale di Erich Piebke, è stata chiesta da più parti una legge che punisca come reato il negazionismo. Pubblichiamo un articolo apparso sul sito camerepenali.it

Al negazionismo si risponde con le armi della cultura non con quelle del diritto penale

Dopo il femminicidio la Shoah, continua la deriva simbolica del diritto penale che fa del male, prima di tutto, proprio ai simboli che usa.
L’introduzione anche in Italia del reato di “negazionismo” era stata annunciata da più di un Ministro negli ultimi anni ma si era sempre arenata anche a seguito del diffuso dissenso da parte di storici e giuristi.
Ora l’ipotesi viene frettolosamente e pressoché unanimemente riesumata dalla Commissione Giustizia del Senato, con un emendamento che, oltre ad ampliare ed aggravare le ipotesi di apologia di reato, porterebbe ad introdurre nell’art. 414 del codice penale una sanzione per chi “nega crimini di genocidio o contro l’umanità”.
Già vivificare una categoria di reati come quelli di apologia, che in una legislazione avanzata dovrebbero essere espunti, è operazione di retroguardia, ma inserire un reato di opinione, come quello che è la risultante della indicata modifica, è ancora più sbagliato.
La tragedia della Shoah è così fortemente scolpita nella storia e nella coscienza collettiva del nostro Paese, da non temere alcuno svilimento se una sparuta minoranza di persone la pone in dubbio o ne ridimensiona la portata. Anzi, proprio il rispetto che si deve al dramma della Shoah, e alle milioni di vittime innocenti che ha travolto, dovrebbe consigliare ai legislatori di evitare di trasformare il codice penale senza tener conto dei principi fondamentali del diritto moderno, abbandonando la via della risposta reattiva rispetto ai fatti di cronaca ed imboccando quella di un diritto penale minimo e costituzionalmente orientato.
Per contro, l’idea di arginare un’opinione – anche la più inaccettabile o infondata – con la sanzione penale è in contrasto con uno dei capisaldi della nostra Carta Costituzionale, la quale all’art. 21 comma 1 non pone limiti di sorta alla libertà di manifestazione del pensiero.
Ed il giudizio su un accadimento storico – per quanto contrastante con ogni generale e documentata evidenza o moralmente inaccettabile – in altro modo non può definirsi se non come un’opinione, che dunque non può mai essere impedita e repressa dalla giustizia penale: spetterà alla comunità scientifica rintuzzarla, ove sia il caso, e alla maturità dell’opinione pubblica democratica lasciare nell’isolamento chi la formula. A coloro che negano la Shoah bisogna rispondere con le armi della cultura, e, se si vuole, con la censura morale, ma non con il codice penale.
Del resto, anche un solo argine – benché eticamente condivisibile – all’esercizio delle libertà politiche (e tale è, prima fra tutte, la libertà di espressione) introduce un vulnus al principio che l’elenco di esse deve restare assolutamente incomprimibile: quell’elenco infatti, come diceva Calamandrei “non si può scorciare senza regredire verso la tirannide”.

Roma, 16 ottobre 2013
La Giunta

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6 commenti

  1. beppe

    bravo luigi secco. complimenti. in questi giorni, a margine delle polemiche sulla morte di priebke, almeno alcuni hanno ricordato la vergogna dei ”coraggiosi” partigiani rossi che hanno dato il via alla tragedia. un fulgido esempio di come si ” libera una città” e ci si conquista un monumento alla vergogna. schifosi rossi

  2. Luigi Secco

    Chissà perchè a nessuno è venuto in mente di punire il negazionismo di Dio? Forse perchè le conseguenze autopunitive sono inevitabili per l’uomo e Dio non avrà problemi a suo tempo? Però nel frattempo i guai che ci ha portato il negazionismo-ateismo sono tanti e tali!…….

  3. giuliano

    che strano concetto di orrore pervade il mondo occidentale. I crimini nazisti fanno orrore e si condanna un centenario ex nazista al carcere a vita e si sputa sulla sua salma appena morto. I crimini comunisti, ben maggiori di quelli nazisti, sono benevolmente accettati come conseguenze spiacevoli di una ideologia che comunque difendeva gli operai, ma che detta ideologia ora è entrata di diritto tra i paesi emergenti del progresso. La Cina benché stermina i nati femmina e le minoranze tibetane e incarcera i cristiani, fa parte del salotto buono mondiale. Pol Pot, sterminatore di 6 milioni di Cambogiani, è morto nel suo letto e mai processato. Ex gerarchi rossi, della europa dell’est, responsabili di stermini e campi di concentramento negli anni 40-90, circolano indisturbati quali capi dei vari uffici della odierna UE. QUi da noi assassini anni ’70 stile Curcio girano riveriti quali testimonial in associazioni e scuole. Ecco questa parte di umanità non fa orrore, ma è quella che fa le leggi per noi

    1. Angelo Trigiante

      hai perfettamente ragione, per me i criminali, sono criminali, sia fascisti che comunisti o di qualsiasi altra razza o religione, bisogna smetterla con questi ideologismi, altrimenti non ci sarà mai giustizia e libertà di culto e di espressione.

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