
Nudi alla meta
Dopo quasi un decennio di comunicazione e di look all’insegna del minimalismo, quasi rigor mortis, torna la voglia di esibirsi. E di scoprirsi: guardando i giornali o la tv, non c’è spot o copertina che non ti sbatta in faccia un nudo; non più in modo allusivo, ma quasi a luci rosse. Dalle auto ai profumi, dalle borse agli abbonamenti per le tv via cavo e persino alle cucine (un tempo regno incontrastato di pudiche romine-raffaelle-lorelle più amate dagli italiani) il must è l’eros: come nello spot Febal (copia carbone di “Harry ti presento Sally”) dove la protagonista si entusiasma fino all’orgasmo di fronte a fornelli e pensili. Siamo alla canna del gas; e a corto di idee. Ma “sex sells” come dicono in Gran Bretagna. Ne sa qualcosa Mandarina Duck: le sue valigie vanno a ruba dopo la campagna che ha messo a nudo i passeggeri di Malpensa 2000 per “motivi di sicurezza”. Inopinatamente Dolce e Gabbana profumi presenta una coppia di innamorati gay, nel tentativo di spostare in avanti le barriere del pudore: questa volta il sesso vende profumatamente. Cadono i tabù anche per Seat Ibiza dove due uomini sotto la doccia si confrontano “le misure”: il mingherlino vince e scappa via con la ragazza. Insomma non serve una grossa cilindrata per avere successo. Siamo di fronte dunque a un calo della creatività o siamo condannati al voyeurismo? Forse siamo in mezzo a un processo di mistificazione – come ha scritto Roland Barthes – “che consiste nel vaccinare il pubblico con una punta di male per poi meglio immergerlo in un Bene Morale ormai immunizzato”.
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