
Le amnesie di Barberi
Se i fatti non corrispondono ai princìpi, tanto peggio per i fatti, diceva Ernst Bloch. La discutibile sapienza del filosofo tedesco ha indubbiamente trovato uno stuolo di seguaci di gran vaglia nell’Italia del dopo-Kosovo. Basta vedere le autorevolissime dichiarazioni che continuano a piovere immutate al sesto mese di polemiche ininterrotte su Missione Arcobaleno e all’indomani dei quattro arresti di esponenti della Protezione Civile per ordine della Procura di Bari. Massimo D’Alema non recede dalle definizione della missione come “fiore all’occhiello” per l’Italia; il prostrato Franco Barberi si accoda e rincara: “La Protezione Civile è una struttura sana, un modello di serietà, di abnegazione e di efficienza che ci invidiano all’estero”; Rosa Russo Jervolino, ministro degli Interni all’epoca dei fatti, parla come Bettino Craxi a proposito di Mario Chiesa: “Quattro marioli non infangano la Protezione Civile”.
38 miliardi di spese di gestione Il problema non è che i massimi rappresentanti delle istituzioni non si lasciano smuovere nelle loro granitiche certezze dalla tempesta giudiziaria che si è scatenata su Missione Arcobaleno: i quattro arrestati potrebbero anche risultare innocenti in sede di processo, i reati loro addebitati potrebbero ridursi a semplici abusi d’ufficio senza finalità truffaldine. La questione è un’altra, è che Barberi e i suoi superiori non accettano di fare autocritica su ciò che, senza rappresentare infrazione penale, in Missione Arcobaleno è stato eccesso propagandistico, errore di valutazione, spreco.
La critica numero uno è che la parte della missione affidata alla Protezione Civile è costata troppo in rapporto ai benefici erogati. Nell’intervista rilasciata a “Repubblica” il 30 gennaio u.s. Barberi stima in 150 miliardi di lire le risorse gestite dalla sua amministrazione e in 60 mila i kosovari beneficiati dall’intervento. Quello che Barberi non cita è il costo di struttura dell’intervento. Ma lo si può desumere dal rapporto della Presidenza del Consiglio – Dipartimento della Protezione Civile del 9 settembre u.s.: a voler essere generosi, la spesa non è inferiore ai 38 miliardi, di cui 36 spesi in Italia. Si tratta dei soldi destinati al servizio di raccolta, confezionamento a trasporto via terra dei materiali donati negli 11 centri del territorio nazionale, nel noleggio e movimentazione dei container, nei trasporti via nave, nell’affitto delle attrezzature logistiche per i porti di Bari e Durazzo, ecc. per un totale di 20,7 miliardi; ad essi si aggiungono i costi del personale: 2,5 miliardi per il personale sanitario inviato dalle Regioni, 1 miliardo per le missioni del personale della Protezione Civile e 11,8 miliardi per i “volontari”.
Quanto costa un volontario Sì, perché, come abbiamo già cercato di spiegare in precedenti servizi, questi volontari continuano a percepire lo stipendio del loro posto di lavoro, pubblico o privato, grazie ad un indennizzo pagato dal ministero degli Interni ai loro datori di lavoro; le loro spese di carburante e autostrada, così come le riparazioni per eventuali danni ai mezzi, sono a carico della Protezione Civile, insieme all’assicurazione infortunistica. Altri 2 miliardi sono stati spesi in Albania per l’alloggio e il catering del personale, la movimentazione dei materiali dal porto di Durazzo, il carburante per gli elicotteri, ecc. Raffrontiamo queste cifre con quelle della Gestione Fondi Privati della Missione Arcobaleno diretta dal commissario Marco Vitale e realizzata attraverso le associazioni del volontariato italiano: nella sua Relazione generale del 26 novembre scorso il commissario comunica di aver impegnato 126 miliardi (su 131 raccolti con sottoscrizioni di privati) per 94 progetti. “Per questa attività -spiega la Relazione- il totale dei costi di gestione sono ammontati a circa lire 602 milioni, pari allo 0,5 per cento del totale dei progetti convenzionati e delle iniziative approvate… Abbiamo buone ragioni di ritenere che si tratti, di gran lunga, del record mondiale della più bassa incidenza delle spese di gestione mai realizzato in operazioni similari”. Può anche darsi, ma a noi sembra soprattutto un costo di gestione 50 volte (!) inferiore a quello della Protezione Civile, che è risultato pari al 25 per cento del valore delle donazioni e dei servizi trasferiti.
Eppure l’offeso Barberi fa finta di niente, e anzi aggrava la sua posizione e prende cantonate pazzesche con le sue dichiarazioni a Repubblica. Parla di “quelle 6 mila stupende persone che hanno lavorato giorno e notte in Albania” e straparla dei 900 container di Bari, “che non erano nostri ma della Croce Rossa tedesca”. In realtà la Protezione Civile ha portato in Albania 6.211 “volontari” e 1.170 unità di personale non volontario. Il che vuol dire un addetto ogni 8 profughi. Troppi o troppo pochi? Nei campi profughi gestiti dalle Nazioni Unite, che vantano un’esperienza ultracinquantennale, il rapporto oscilla fra 1 a 50 e 1 a 100: fate voi.
Mamma, mi si sono ristretti i container Quanto ai container, le emozioni devono aver giocato un brutto scherzo alle facoltà cognitive di Barberi: il succitato rapporto del suo dipartimento del 9 settembre scorso dedica nove pagine, dalla 11 alla 19, a questi container che secondo il professore nemmeno esisterebbero. “I 908 container stoccati a Bari… sono stati descritti come “dimeticati”, ma in realtà erano solo eccedenti ed in attesa di destinazione, secondo quanto deciso fin dal 2 agosto…”. Già, il 2 agosto: in quella data Barberi chiedeva aiuto a Vitale e alla sua Gestione Fondi Privati per tirarsi fuori dai guai baresi. Si può capire che i ricordi del professore sulla questione siano un po’ confusi, perché Vitale, anche se ufficialmente reagì con contegno e disponibilità, in realtà non la prese affatto bene. Perché? E’ spiegato in una sua lettera del 3 settembre: “Il 3 maggio, al termine del mio primo viaggio a Tirana insieme a Lei, scrissi alla Protezione Civile una lettera… In essa sostenevo la tesi che a nostro avviso i container andavano subito aperti in Italia (a Bari o, in alternativa, ad Ancona), ricomposti secondo le necessità dei destinatari ed inviati direttamente al destinatario finale senza essere ulteriormente stoccati a Durazzo… Successivamente, verso il 10 giugno, in una riunione con lo Stato Maggiore della Protezione Civile e con il generale Martinelli, ritornammo sull’argomento… Purtroppo, all’ultimo minuto, Lei non poté partecipare a questa riunione, per cui la nostra proposta raccolse solo una generica ed infastidita risposta del generale Martinelli”. Bel modo di fare, proprio quello che ci si aspetterebbe da un’istituzione “modello di serietà, di abnegazione e di efficienza”. Chi si loda si imbroda, dice il proverbio.
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