
I 21 copti assassinati dall’Isis in Libia saranno martiri anche per i cattolici

«Possa questa visita avvicinarci più celermente al giorno benedetto quando saremo una sola cosa in Cristo!». È l’auspicio espresso mercoledì scorso 10 maggio da papa Francesco al termine dell’udienza generale, alla presenza, in piazza San Pietro, di «Sua Santità Tawadros II, Papa di Alessandria e Patriarca della Sede di San Marco», capo della Chiesa copta ortodossa. E in effetti il giorno dopo, un passo concreto verso la piena comunione – come lo ha definito Avvenire – è stato compiuto.
Ricevendo giovedì 11 maggio Tawadros II in udienza privata nella Biblioteca privata del Palazzo apostolico, il Pontefice ha annunciato che i 21 cristiani assassinati il 15 febbraio 2015 da terroristi dello Stato islamico su una spiaggia della Libia e proclamati martiri dalla Chiesa copta «saranno inseriti nel Martirologio romano come segno della comunione spirituale che unisce le nostre due Chiese». Saranno cioè venerati come martiri anche dai cattolici.
«Affinché il mondo creda»
Queste le parole dedicate a loro da papa Francesco nel discorso pronunciato davanti a Tawadros II nella Biblioteca del Palazzo apostolico, ringraziando per l’offerta da parte del leader copto di «parte delle reliquie» di quegli uomini “giustiziati” otto anni fa a motivo della loro fede (un dono ricambiato da Bergoglio con una reliquia di santa Caterina di Alessandria, informa l’Osservatore Romano nella cronaca dell’incontro):
«In questo cammino di amicizia siamo anche accompagnati dai martiri, che testimoniano che “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Non ho parole per esprimere la mia gratitudine per il dono prezioso di una reliquia dei martiri copti uccisi in Libia il 15 febbraio 2015. Questi martiri sono stati battezzati non solo nell’acqua e nello Spirito, ma anche nel sangue, un sangue che è seme di unità per tutti i seguaci di Cristo. Sono lieto di annunciare oggi che, con il consenso di Vostra Santità, questi 21 martiri saranno inseriti nel Martirologio Romano come segno della comunione spirituale che unisce le nostre due Chiese.
Possa la preghiera dei martiri copti, unita a quella della Theotokos, continuare a far crescere nell’amicizia le nostre Chiese, fino al giorno benedetto in cui potremo celebrare insieme allo stesso altare e comunicare allo stesso Corpo e Sangue del Salvatore, “affinché il mondo creda” (Gv 17,21)!».

Un «cammino di amicizia»
Proprio in questo «cammino di amicizia» verso la piena unità tra cattolici e copti si inserisce il viaggio a Roma Tawadros II, che resterà nel nostro paese fino a domenica 14 maggio. La visita del leader ortodosso infatti è stata concordata con la Santa Sede in occasione del cinquantesimo anniversario dello storico incontro (9-13 maggio 1973) tra i predecessori di Tawadros e Francesco, Shenouda III e san Paolo VI, «primo incontro tra un Papa della Chiesa copta ortodossa e un Vescovo di Roma», evento – ha ricordato il Santo Padre – che «segnò anche la fine di una controversia teologica risalente al Concilio di Calcedonia, grazie alla firma, il 10 maggio ’73, di una memorabile dichiarazione cristologica comune».
Il precedente
Quanto all’inserimento dei 21 martiri copti nel Martirologio romano, già all’udienza generale di mercoledì papa Francesco aveva detto di confidare nella «intercessione dei Santi e Martiri della Chiesa copta, affinché ci aiuti a crescere nella comunione, in un unico e santo legame di fede, di speranza e di amore». Poi, giovedì, l’annuncio del riconoscimento. Che ha un precedente, ricorda Avvenire: «Nel 2001, infatti, la Chiesa cattolica aveva inserito nel Martirologio romano alcuni santi ortodossi riconosciuti tali dopo la divisione tra le due Chiese».
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