«Ze went to hir bedroom» non è una frase sgrammaticata, ma il nuovo inglese “sessualmente corretto”

Di Leone Grotti
08 Maggio 2014
Nei documenti ufficiali scompaiono le parole come "fisherman", che diventa "fisher". E per chi non si sente né maschio né femmina in Colorado bisognerà utilizzare, al posto di "he" o "she", il pronome "ze"

usa-pronome-neutroNon c’è vera rivoluzione senza un cambiamento del linguaggio. Lo sanno bene le lobby Lgbt, che hanno fatto pressioni sui legislatori degli Stati Uniti perché adeguassero documenti ufficiali e parole di uso comune alla nuova realtà del gender.

ADDIO PESCATORE E POLIZIOTTO. Ecco quindi che lo Stato di Washington nei suoi testi ufficiali non scrive più la parola “fisherman” (pescatore) ma “fisher”. Il termine infatti era discriminatorio nei confronti delle donne e doveva essere corretto. Al pari di pescatore, sono state cambiate molte parole che terminano in “man”/”men” (uomo/uomini). Non c’è più il “freshman”, la matricola, ma il “first year student”, che vale per entrambi i sessi.
Niente più “penmanship”, scrittura a mano, ma “handwriting”. Si è detto addio per sempre al “policeman”, diventato “police officer”, e allo “sportsman”, trasformato in “outdoor enthusiast” (appassionato dell’aria aperta).

SI SALVA IL MARINAIO. Le uniche parole ad essere sfuggite alla nuova iconoclastia gender sono “seaman” e “airman”, rispettivamente marinaio e aviatore, salvate per la collottola da un infuriato dipartimento della Difesa. Lo Stato di Washington ha fatto da apripista e secondo la Conferenza nazionale delle assemblee locali un’altra dozzina di Stati sta imboccando la stessa strada.
Quasi dappertutto il “chairman”, presidente, si è fatto da parte per lasciare il posto al “chairperson”, e lo “spokesman”, il portavoce spesso già disambiguato all’occorrenza in “spokeswoman”, ha ceduto il passo al neutro “spokesperson”.

ACCORGIMENTI ANTIDISCRIMINAZIONE. I sostantivi sono facile preda del nuovo trend, ma come la mettiamo con i pronomi? I nuovi manuali americani propongono alcune soluzioni. Prendiamo la frase “A good judge takes his job seriously” (Un buon giudice prende il suo lavoro seriamente): chi l’ha detto che il giudice è un uomo? Non potrebbe essere una donna? Il nuovo linguaggio ha la risposta pronta: basta usare la dicitura “his”/“her” o aggirare l’ostacolo e tagliare la testa al toro con un bel gerundio: “A good judge takes judging very seriously”. Ne risentirà la bella scrittura, la frase parrà involuta ma l’uguaglianza è preservata.

NUOVO PRONOME NEUTRO. Ma i nodi vengono sempre al pettine: come la mettiamo con quelle persone che non si sentono né uomini né donne ma neutri? I militanti Lgbt hanno proposto una soluzione ai campus universitari: utilizzare un pronome neutro completamente inventato. Al posto di “he”/”she” (lui/lei) ecco fare capolino “ze” e al posto del complemento oggetto “him”/”her” un ambivalente “hir”, il cui pronome possessivo è “hirs”. La comune frase “She went to her bedroom” (Lei è andata in camera sua) diventa quindi: “Ze went to hir bedroom” o al plurale: “E went to eir bedroom”.
A questo punto potremmo farci tutti una bella risata ma la Commissione dei diritti civili del Colorado ha stabilito che essere appellati con il pronome neutro è un diritto di tutti e quei professori o datori di lavoro che si rifiutino di farlo per qualunque motivo possono essere incriminati per una forma di molestia sessuale. Avete ancora voglia di ridere?

@LeoneGrotti

Articoli correlati

44 commenti

  1. Diamante

    La lingua si evolve insieme alla cultura. L’inglese poi si presta a permettere una neutralizzazione dei pronomi e dei termini, cosa che per esempio in italiano è difficile, tanto che da noi invece si sta seguendo la strada di creare un femminile per ogni termine prima usato solo al maschile con riferimento ad entrambi i sessi, perché la nostra lingua ha perduto il senso del neutro.

  2. Franceschiello

    mi sembra di leggere quelle pagine di 1984 nelle quali Orwell parla di Neolingua…

  3. Ieri la liturgia, nella lettura dagli atti degli apostoli, ci ricordava l’incontro che Filippo, mosso dallo Spirito, si mette in cammino per poter incontrare un eunuco, funzionario della regina d’Etiopia. Questi sta leggendo un passo del profeta Isaia senza coglierne il significato, chiedendo a Filippo di aiutarlo a comprendere.

    Un eunuco, un “non uomo”, un non adatto al matrimonio, non può procreare, eppure anche per lui c’è salvezza.
    Il Papa più volte ha parlato delle categorie di “scarto”. Questo è buono, quello no.

    Proprio ieri il Papa si è soffermato alla messa in Santa Marta su questo episodio, dicendo:
    “Non si può evangelizzare senza il dialogo. Bisogna partire proprio da dove è la persona che deve essere evangelizzata.” Poi ha parlato delle obiezioni dei preti, del tempo che richiedono gli incontri, l’ascolto “perché ognuno ha la sua storia,… viene con questo, le sue idee..E si perde il tempo. Perdere il tempo con l’altra persona, perché quella persona è quella che Dio vuole che tu evangelizzi: Ma come è, non come deve essere: come è adesso, secondo il dialogo con le persone, si parte da dove loro stanno. E’ più importante la grazia che tutta la burocrazia, “Cosa impedisce che?”.
    E tante volte noi in chiesa siamo una ditta per fabbricare impedimenti, perché la gente non possa arrivare alla grazia.”

    Stamattina pensavo di trovare pubblicata questa bellissima omelia.

  4. Simone

    Siamo alla follia. Pura follia.

  5. viccrep

    la perdita della propria identità della propria personalità, non sono ciò che sono ma ciò che voglio, riduce la tua umanità al nulla pretendere che tutti siano nulla attraverso l’imposizione di linguaggi demenziali svelano tutto il male che l’ideologia gender trattiene in se e i suoi adepti la vogliono imporre.
    se tutti non si piegano la loro menzogna si rivelerà sempre più enorme

  6. Tommasodaquino

    ci credono solo loro, gran bella fine hanno fatto i vari vendemmiaio, brumaio, frimaio etc etc. faranno la stessa fine queste sciocchezze. Prima se ne renderanno conto prima finisce questa autentica pagliacciata.

  7. Fran'cesco

    Che fine faranno le “Fisherman’s friends” ?
    Adesso ci verranno a dire che dare del lei ad un uomo e’ discriminatorio o posso continuare a portare rispetto alle persone non familiari senza timore di finire in galera?
    A proposito, “una persona”, “la gente” e cosi’ via, sono leciti se riferiti agli uomini?

    1. Alessandro

      Ah, ah, FANTASTICO. Le Fisherperson’s friend 🙂

  8. beppino

    Che mondo strano: lavorare come matti per annullare le differenze di genere… E quando non ci saranno più differenze? Saremo tutti più felici e contenti?

    1. Caterina

      non differenze ma discriminazioni. Noi non siamo uguali agli uomini (per fortuna) ma vorremmo essere trattate con la stessa dignità.

      1. beppe

        infatti STRONZE ha un enorme successo.

        1. Caterina

          a volte meglio restare zitti e lasciare il dubbio di essere cretini …

      2. Fran'cesco

        Ma l’articolo non parla di discriminzaione, parla di stravolgere il linguaggio in nome di che cosa???

  9. Roberta

    Zi zu zo za ze. La neo-lingua dei miei stivali. Poveretti….. Hanno paura della verità! Prima o poi ci dovranno fare i conti e saranno rogne serie.

  10. giovanni

    …e se qualcuno usa un linguaggio non corretto, dopo aver pubblicamente ammesso la grave colpa, dovrà chiedere di essere ammesso ad un lungo percorso di rieducazione!!!….. Quando poi la gente si stancherà di tutte queste fregnacce, grideranno alla persecuzione. Ma che vadano a ca…e!!!!

  11. Cisco

    Spero che inventino qualcosa anche per il prossimo capo “neutro” della CIA: potrebbe andare “commissario Ze-Ze”?

  12. Caterina

    Che c’è di male a voler essere chiamata poliziotta?

    1. Cecilia

      Niente, ma non svicoliamo: lei porta un esempio di parola che esiste da anni (ed è una semplice declinazione di quella “generale”) in un articolo che parla di parole senza senso inventate e imposte.
      In italiano esistono maschile e femminile e il maschile viene usato sia per lo specifico che per il “generale”, non per motivo di maschilismo ma per motivi di evoluzione della lingua dal latino all’italiano, processi lunghi anche secoli, legati al significato, alla somiglianza, alle declinazioni e terminazioni delle parole. Che li si condisca via con “maschilismo” è segno di ignoranza dell’argomento.
      “Genere umano” in analisi grammaticale è di genere maschile in italiano e in inglese si dice anche “mankind”, ma è ovvio che comprenda anche le donne. Se qualcuno si sente offeso da questo, mi si permetta, non è “progressista” e contro le discriminazioni, è isterico.

  13. Giovanni

    Non vedo cosa ci sia da ridere o da indignarsi. Il linguaggio, essendo una cosa viva, è esposto alle vicende politio sociali, oltre che alle modificazioni del costume. Le modifiche possono venire dal basso (chi usa più il trapassato remoto?) o dall’alto come nel caso dei termini con cui si designano le persone con problemi fisici, si è passati da malformati ad handicappati a disabili a diversabili Oppure nel caso di chi lavora a raccogliere le immondizie, da spazzino a netturbino ad operatore ecologico. Se queste modifiche prenderanno piede lo dirà solo l’uso, ma non vedo nulla di male a proporle.

    1. Emanuele

      Il male sta in questo: non si può cambiare la lingua per legge. La lingua cambia sì ma spontaneamente. Voler imporre delle parole a scapito di altre è una forma di prepotenza.
      Un po’ come l’esperanto che non ha mai attecchito.
      Un po’ come il nome dei mesi imposto dalla rivoluzione francese: non ha mai attecchito.
      La notizia allarma perché è una pressione sociale in più di cui non si sentiva il bisogno. Inoltre si dà una connotazione negativa alle parole, connotazione che esse non hanno. Un conto è dire “nigger”, un conto è dire “fisherman”.

      1. Giovanni

        E infatti mica cambia per legge la lingua, possono scrivere operatore ecologico e diversabile su tutti i bandi e i documenti ufficiali e la gente continuare ad usare spazzino e handicappato. Mica son previste sanzioni. Son proposte che si fanno non senza ragione e che avolte attecchiscono, nessuno usa più la parola “negro” se non con intento esplicitamente dispregiativo a volte noMa non ci vedo nessuna prepotenza.

        1. Emanuele

          se una lobby fa pressione perché una certa terminologia sia adottata negli atti ufficiali di uno stato è un po’ diversa la faccenda.

          1. Giovanni

            I disabili e gli operatori ecologici sono una lobby secondo te?

          2. Toni

            Giovanni,
            non credo che è come dici tu.
            Stai tranquillo che queste modifiche serviranno per valutare anche come scrivi un curriculum (o affronti un test ) e poi tirare le conclusioni e farti un profilo su quello che sei.

          3. Giovanni

            Ehm, invece io non credo che SIA un gomblotto degli Illuminati Gay per dividere i buoni dai cattivi a seconda del linguaggio. Solo l’ultima declinazione del politically correct che a volte a noi pare ridicolo. A me la prima volta che ho sentito che la chairperson della conferenza era il Tale mi è scappato da ridere. Ma è ancora più ridicolo considerare queste cose una minaccia.

          4. Giovanni

            A proposito di correttezza politica, ti ho corretto il congiuntivo e poi ho scritto a me mi, Il Cavaliere di San Michele ci metterà tutti e due in ginocchio sui ceci! 🙂 🙂

          5. Toni

            Dovresti essere più tollerante con me, comprendermi in quel che intendo con la stessa delicatezza e poesia con cui hai riconosciuto la dignità di avere le corna.
            Io non credo ai complotti (l’unica cosa su cui sono s’accordo con Eco) credo negli imbecilli che vogliono cambiare la realtà cambiando le parole.
            Poi, onestamente, qualche precedente c’è… .negli atenei americani. Conosci una certa S. Scott Whitlow ?

            PS “a me mi” è meno grave del mio “è”. Errori a scrivere ne farò ancora perché spesso non rileggo …. se lo trovi importante …. correggi !

    2. Cavaliere di San Michele

      “Chi usa il trapassato remoto?”

      Io. Giusto per un esempio.
      Si usa poco e niente nel parlato, ma nello scritto, soprattutto nelle subordinate di tipo temporale, è ancora usato dai buoni scrittori.

      Quando ebbe finito di leggere l’articolo, scrollò il capo commentando tra sé e sé: “O tempora! O mores!”

      1. Giovanni

        Cedo sia più comune leggere espressioni come questa: quando finì di leggere il post pensò sorridendo. ” Ma con tutti i problemi che ci sono di queste cose ci vogliamo occupare?”

        1. Raider

          Infatti, qual è la ragione per cui sentirsi discriminati, umiliati e offesi se qualcuno ci si rivolge usando gli obsoleti ‘lui’, ‘lei’, ‘il’, ‘la’ e così via? E bisognerebbe ogni volta, prima di rivolgersi a qualcuno, informarsi sulle sue abitudini sessuali o sulle tendenze sessuali che pratica al momento, prima di rischiare di oltraggiarlo con pronomi o articoli non in sintonia con quello che fa a letto o secondo se si sente più così o cosà? Questo abbassare la soglia di sensatezza non è un modo come un altro per, si diceva una volta, ‘innalzare il livello dello scontro’? Tutto questo sa di beffa, che divertirà chi tifa e fa di tutto per seminare zizzania. In ogni caso, continuerò a esprimermi secondo un idioma che non è stato pensato per bambini capricciosi.

          1. Giovanni

            Beh è un pò come per signora o signorina, o ti informi sullo stato civile o vai a tentativi 🙂

          2. Raider

            Solo che non ricordo più quale ente per – figurarsi – la salute mentale ha catalogato circa 54 possibilità di scelta, preferenze, tendenze, orientamenti e sfumature riguardo il cosiddetto gender. Tutte variabili, labili, precarie. Quindi, fa bene a ridere di forme di nevrosi lessicale che lei (se le cosa non offende il suo attuale stato anagrafico) per primo trova ridicole.

  14. Silvia Avanza

    Mi ricorda tanto il Newspeak di Orwell in 1984. Forse sarebbe il caso di andarselo a rileggere, così come altri romanzi distopici inglesi del Novecento, ad esempio “Il bel mondo nuovo” di Huxley e “Il Padrone del Mondo” di Benson. Tutti questi testi descrivono delle visioni del mondo in cui l’umano è schiacciato dal potere,sotto qualsiasi forma esso si presenti. Alla base c’è sempre un’ideologia che propone il raggiungimento della felicità attraverso l’esaltazione di un aspetto della realtà a discapito di tutto il resto. È significativo che questi romanzi siano stati scritti e pubblicati appena prima o appena dopo la Seconda Guerra Mondiale, periodo in cui le ideologie avevano provocato morte e distruzione. Dovevano servire da monito, ma si sa “nemo propheta in patria”!

    1. beppe

      silvia, già letti. questi doverebbero essere i libri da proporre ai ragazzini dl ginnasio e non le seghe della mazzucco.

      1. Fran'cesco

        Poco elegante ma vero

  15. Chris

    non so se ve ne siete accorti, ma nel frattempo hanno arrestato Scajola, altro che he/she/ze ecc…

    1. Giannino Stoppani

      Mandagli due arance.

  16. mauro

    Ma per favore… questo “neutrismo” è ridicolo, il linguaggio non è maschilista caterina, questa è una sciocchezza; il linguaggio interpreta la realtà e proprio per questo il tentativo di conversione ideologica forzata è quanto meno comico.

  17. Cecilia

    No, non fa ridere. Fa venir voglia di sbattere la testa contro un muro.
    La lingua cambia ed è sempre cambiata, ma la cambiano i parlanti in corso d’opera, con il passaggio delle generazioni. Costringerla a cambiare dall’alto per ideologia è… be’, m’immagino la reazione dei miei professori di filologia e storia della lingua.
    Spero che questa roba abbia lo stesso successo dell’esperanto: lingua artificiale senza storia né dignità, esaltata alla sua creazione ma nata morta e finita nel nulla.

  18. Caterina

    è la parità di genere … in un mondo da sempre maschile e maschilista, simili accorgimenti a me sembrano normalissimi.

    1. Claudio

      Caterina, “normalissimi” e’ maschilista.
      Normalissim.
      Mooolto meglio.

    2. Raider

      Così, prima di iniziare una conversazione, si chiede all’interlocutore/trice/tora/tuttofara/tuttopuòessere con quale articolo (in italiano) o forma pronominale vuole gli/le/glille/legli sentirsi interpellare; avendo cura di chiederlo ogni volta, casomai lui/lei/faccioio/fatevoi/unpo’per uno avesse cambiato sesso o orientamento sessuale. Però, mettere sotto accusa pronomi discriminatori e sessisti, usati da barbari come Dante o Shakespeare; e quindi e per cui, prossimamente, citare in giudizio chi usi forme lessicali sconvenienti e impresentabili, sarebbe una cosa ‘normale; anche se, in effetti, ai retrogradi che si esprimono come quei reprobi questa suscettibilità pronominale sembra un segno di imbarbarimento; ma ancora più grottesco e demenziale è ritenere questa criminalizzazione di ‘lui’ e ‘lei’ perfettamente ‘normale’.

      1. beppe

        raider, vai con STRONZA che non sbagli.

I commenti sono chiusi.