
«Yara deve essere ricordata come un dono prezioso per la nostra comunità. È morta perché noi diventassimo più buoni»
Era il 26 novembre 2010 quando Yara Gambirasio, una bambina di 13 anni, scomparve dopo una giornata in palestra. Il 26 febbraio fu ritrovato il suo corpo e da allora, dopo quattro anni di indagini, il volto del suo assassino è rimasto ignoto. Ora gli inquirenti sono convinti, grazie alle prove del dna, che si tratti di Massimo Bosetti, muratore, padre di famiglia, tre figli. Secondo gli investigatori è lui l’uomo che ha tolto la vita alla piccola Yara. Per ora si tratta di ipotesi e l’uomo non risponde alle domande dei magistrati. Si vedrà.
LA FAMIGLIA GAMBIRASIO. In questa tragedia emerge anche un altro aspetto ed è la grande dignità con cui la famiglia Gambirasio e la comunità del paese hanno vissuto l’accaduto. Poca spettacolarizzazione, poca enfasi, un dolore vissuto senza sceneggiate, ma nel conforto di una fede solida. Anche ora che le indagini paiono a una svolta, non si sentono parole d’odio, ma solo di una, pur triste, ragionevolezza.
Le ha dette il parroco di Brembate, don Corinno Scotti, che ha invitato tutti, parrocchiani e non, a seguire l’esempio della famiglia Gambirasio. «Penso a questa persona – ha detto don Scotti–. Spero che ora non prevalgano sentimenti di vendetta nei suoi confronti. La nostra comunità in questi anni è stata molto matura. Pur impaurita e ferita non ha ceduto a sentimenti di vendetta». «Il papà di Yara – ha proseguito – mi ha detto che se lei è morta è perché noi diventassimo più buoni. Se ora questa notizia verrà confermata cosa facciamo nei confronti del presunto assassino? Invochiamo la pena di morte? No, certo. A me interessa che Yara sia stata e continui ad essere un dono per la nostra comunità». «Comunque andrà a finire questa dolorosa vicenda, Yara è così che deve essere ricordata: come un dono, un dono prezioso».
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Ciao piccola come faro ‘ senza di te amica mia io
La madre dell’assassino e’ rimasta in silenzio. Era l’unica che poteva sapere, oltre all’assassino, visto che è da un po’ che si sente parlare di questo figlio illegittimo, e lei essendo la madre, doveva ricordarsi del sesso con quell’uomo, che ha portato al concepimento di suo figlio. Se i genitori di Yara fanno 2+2 si rendono conto della falsità che li ha circondati. Poveretti. Sono proprio delle belle persone. Che hanno perso la loro splendida figlia. E ci sono altri tre bambini marchiati dall’avere un padre assassino. Che tragedia per tutti. Se Dio, se esiste, li aiuti.
non capisco come mai ci hanno messo tre anni e mezzo per trovarlo. a quanto pare i suoi figli frequentavano la palestra di yara, e sua madre ha lavorato dai gambirasio. di certo yara lo conosceva altrimenti non avrebbe accettato un passaggio. se non era un amico di famiglia poco ci mancava. oltretutto ha una faccia poco raccomandabile, per non dire altro. era così difficile arrivare a lui in meno tempo? ci voleva per forza il DNA di guerinoni?
sono contento per i genitori della povera yara che almeno vedono fatta giustizia, ma constato che la capacità investigativa in italia lascia molto a desiderare.
La faccia lasciala a Lombroso.
Quest’uomo, in ogni caso, ha una storia familiare antecedente molto triste. A me personalmente entrambi i casi (Motta Visconti e Brembate) mi interrogano.
Vittime innocenti cadute in mani spietate.
Una preghiera.
non è la prima volta che qualcuno mi contesta se dico che dal volto si può intuire la personalità. non sono determinista e cioè credo che gli eventi della vita influiscano sulle espressioni facciali. uno con una vita serena tende di solito ad avere gli estremi delle labbra in altro. e viceversa. all’inizio sono occasionali come reazione agli eventi, ma alla fine credo che certe espressioni, emblema del vissuto, si consolidano. in tale ottica sono d’accordo con te che bossetti ha una storia familiare antecedente molto triste. e qui colgo la palla al balzo per dire che secondo me quello una faccia da maniaco sessuale o comunque da persona poco limpida nella vita ce l’ha. gli indizi? occhi fissi, labbra serrate. per esperienza dico che gente con tali caratteristiche come minimo è gente difficile da averla come amica o conoscente o averci a che fare. se aveva il naso piccolo ed aquilino era ancor peggio.
mike, fatti due passi e prendi fiato. non è la moglie dell’arrestato che ha lavorato in casa, ma una parente . aspettiamo il resto degli elementi raccolti dagli inquirenti. non era proprio un caso semplice e bisogna ammettere che in mancanza di collaborazione la via del dna anche se tortuosa ha dato un risultato.
beppe è vero era la cognata di guerinoni al quale sono risaliti grazie al figlio della donna, il nipote cioè di guerinoni. però dire che il caso era difficile non è tutto corretto. yara frequentava una palestra, per cui se qualcuno la puntava l’aveva conosciuto o in chiesa o in palestra. infatti yara pare fosse tutta casa chiesa e palestra. potevano indagare su tutti i genitori dei bambini che andavano in quella palestra. anche perché quella sera tragica yara veniva da lì. invece no.
poi la storia del dna … trovato quel giovane col dna un po’ simile a quello dell’assasino si sono imbattuti in guerinoni. da un francobollo hanno capito che il dna di guerinoni era compatibile con quello dell’assassino. e qui bastava pensare che o erano i figli di guerinoni o un figlio illegittimo. senza ricorrere al dna dei figli di guerinoni. bastava interrogare subito le persone interessate. forse non sarebbe venuto fuori nulla, infatti la madre di bossetti non ha parlato se non credo qualche giorno fa, ma si guadagnava tempo.
la mia impressione è che abbiano fatto tutto per rendere un caso non facile ancor più difficile.
sarò malizioso: bossetti è pedofilo, e qui è pacifico, e forse da quelle parti come in altre c’è un giro di pedofili con coperture in alto. qualcuno ha fatto di tutto per rallentare le indagini. che devo fa se la testa mi porta così?
Bravi, almeno in una cosa questo giornale e’ buono: non sbattere il mostro in prima pagina. Cosi’ dovrebbero essere sempre diffuse questo tipo di notizie, con questo stile
Il guaio è che quella dello “sbatti il mostro in prima pagina”, ed anche “avviso di garanzia = condanna definitiva” è la prassi consueta di tutti, o quasi, i giornali, telegiornali, e “talk-shows” nostrani. Purtroppo anche i lettori e gli spettatori sono stati dis-educati ad incrementare vendite ed “audience” dalle notizie date in questo modo deprecabile.
Provo a costruire con le parole scritte proprio questa mattina ad un caro amico:
“Carissimo,
prendo spunto dalle tue parole (una poesia sull’apparetenenza a Dio) per un pensiero sulla terribile tragedia che ha colpito Motta Visconti. “Non ci sono parole” verrebbe da dire.
Eppure, ricordando la bellezza della testimonianza di venerdì scorso (l’incontro con una comune amica docente di filosofia all’estero), come non cercare una volta ancora che la violenza non abbia l’ultima parola, imponendo il silenzio della ragione?
Qualcuno in questi giorni mi chiedeva: “come sta tua moglie?” ed io, per l’ennesima volta (ma oramai il conto è perso), a raccontare non la mia idea sul suo stato di salute ma quel che assieme (a nostro figlio, ci mancherebbe) tentiamo tutti i giorni di fare!
Ecco, allora, che l’esperienza diviene giudizio; diversamente, l’idea che uno si fa della sua realtà diviene il crogiolo dei più terribili pensieri ed azioni.
La mia preghiera, così abbiamo imparato, è innanzitutto per quel ragazzo (la sua famiglia contempla già la pienezza del Volto di Cristo e della Madre Addolorata):
che il Volto buono del Mistero che fa tutte le cose, facendogli comprendere l’immane dolore inutilmente provocato, lo conduca a compiere un’atto di vera Misericordia.
E noi, emuli della Lucia Manzoniana (grazie infinite al prof. G. Fighera che l’ha ricordato in un suo recente articolo), gli staremo innanzi: «Oh Signore! pretendere! Cosa posso pretendere io meschina, se non che lei mi usi misericordia? Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia!».
Si può essere più buoni solo se c’è un termine di paragone: nella nostra incommensurabile meschinità, solo l’incontro con Cristo (che ci chiede SEMPRE di vendere tutto quel che abbiamo, di darlo ai poveri e di SEGUIRLO) ci salva: nella certezza della giustizia!
Il resto non c’entra (nemmeno le polemiche sul si doveva o non si doveva dire)
Non c’entra nulla, se è per questo, la tragedia e il dolore e l’orrore sono così grandi, che le parole non bastano. Nemmeno quelle scelte da lei, Gipo che vorrebbe fare passare per polemiche fuori luogo l’avere rilevato l’inopportunità, a dir poco anche in questo caso, di una pubblica autorità. Pregare è tutto quello che rimane da fare di fronte a atrocità al di là delle nostre capacità di comprensione. Ma quello che ha fatto parlare a vanvera Alfano si capisce benissimo: e averlo rilevato, se è polemica, è giustificata dalla tendenza dei nostri rappresentanti istituzionali a dare dimostrazioni di cordoglio o di trionfo che umiliano tutti.
Caro Raider,
a differenza sua, io mi riconosco incommensurabilmente meschino e desireroso di essere amato da Qualcuno che sappia prendermi per mano, salvando la mia meschinità.
E proprio perchè “so di non sapere” che cerco (ignobilmente) di “protendermi nella corsa per afferrarLo, io che sono giià stato afferrato da Cristo”: vana cosa sarebbero le mie parole se non testimoniassero (glielo garantisco, a me è toccato in prima persona) carne e sangue (l’esperienza).
Sul tema, una domanda (visto che le segrete carte non ho il piacer di conoscerle). Il Ministro, sembra abbia parlato dopo che tutta l’informazione si era recata innanzi alla caserma dei carabinieri: allora, chi parla a vanvera? se per questo, anche il Presidente del Consiglio ha espresso la sua soddisfazione per l’ottimo risultato: e allora?
Un caro saluto
Caro Gipo, non so cosa le faccia credere che ci sia tutta questa differenza fra lei e me in fatto di bisogno di perdono, se le sembra una dimostrazione di bisogno anche questa. Neanch’io pretendo di sapere. anzi, sono sicuro di sapere meno di lei, che vede una differenza che non avrei supposto. L’informazione non è una buona scusa per quella che sembrava una – non voglio dire cosa: diciamo, una cosa sbagliata. E allora, penso che da un Ministro ci si aspetterebbe più senso istituzionale e magari, di umanità; e meno voglia di – ecco, non dico neppure questo. Penso che Alfano, comunque, che si defila con eleganza nelle circostanze in cui dovrebbe dimostrare di esserci, abbia scelto l’occasione sbagliata e il modo sbagliato per farsi notare. E gli inquirenti lo hanno fatto notare al Ministro che li presiede. Non so che significhi “allora?” detto a me, lo chieda a loro: ma il saluto posso ricambiarlo sine glossa.
Caruccio, ci spiega questo iper garantismo solo per dar contro al Ministro? Com’è che in altri casi non l’arresto ma un semplice avviso di garanzia è stato il pretesto per chiedere di buttar via le chiavi? Detto questo, la presunzione di innocenza deve essere garantita anche al criminale più incallito. Ad maiora
Carino, ma di che sta parlando e che brutta fine subitanea hanno fatto i suoi proclami alla concordia e le sue professioni di meschinità? L’umiltà le è passata seduta stante, mi sembra, solo perché le ho risposto in maniera per nulla offensiva dopo essermi sentito implicitamente accusare di non si capiva bene nemmeno che cosa le dava il diritto di scrivere che, a differenza mia, lei, Gipo, ecc… ecc… Come faceva a dirlo? Di fronte a tragedie come quelle di Yara e di Motta Visconti, la preghiera mi sembrava l’unica cosa da fare; di fronte alla prova ministeriale di leggerezza e peggio, ho ritenuto di dover esprimere la mia contrarietà, adesso e allora.
Dopo aver constato che, all’inizio del suo ultimo post, lei se la prende col mio iper-garantismo – lei solo sa da cosa e come ha fatto a evincerlo o a farmene dono inventandoselo di sana pianta per l’occasione, visto che io non ho scritto nulla in tal senso – in funzione anti-alfaniana, lei chiude appellandosi alla presunzione di innocenza, non si capisce a beneficio di chi, ma questo non importa: è che, iper-garantismo di fantasia da una parte garatnismo chiavi in mano dall’altra, non sembra tanto logico, sa di espediente polemico fine a se stesso : ma, in ogni caso, dove e quando avrei mai parlato di garantismo e non garantismo, qui? Che c’entra la presunzione di innocenza o di colpevolezza cui non ho neppure accennato? Anche e proprio per questo, non essendo ancora chiariti aspetti del caso e responsabilità dell’accusato, appare meschino e inammissibile l’atteggiamento, chiamiamolo così per garantismo, di Alfano. Anche i giudici hanno ritenuto intempestive e sbagliate le dichiarazioni del Ministro.
Questo, però, non le interessa. Le interessa solo – stento a crederlo – rimbeccare me: avrei voluto capire perché, ma fa niente. Lei potrà dire e fare, se giova al suo bisogno di perdono che la porta a scagliarsi contro gli altri senza nemmeno avere la bontà di spiegarne il motivo, tutto ciò che vorrà. Di fronte a una polemica che ha assunto da parte sua precipitosi, inattesi e anche un po’ astiosi toni e contenuti di carattere personale e di cui non vedo gli estremi, il discorso, per quanto mi riguarda, si chiude qui.
Fatti così tragici, di follia e oltre la follia, come l’assassinio di Yara e la strage di Motta Visconti, sono incommentabili. Ma che diventino l’occasione per dare visibilità a un Ministro come Alfano, che si era prudentemente eclissato di fronte a problemi verso cui dimostra di non essere in grado di capire neppure come si fa a dimettersi, mostra l’assoluta mancanza di dignità di un ceto politico che non rispetta niente e nessuno.
sono profondamente commossa e colpita dalle vostre parole…Dio è con tutti voi