
Storia di Mike, che ha chiesto solo “verità e giustizia per Ottaviano Del Turco”
Mike Ballini è un geometra di 34 anni di Firenze. Un tipo come tanti, che si interessa di musica e a volte di politica: quanto di più lontano, insomma, dalle aule di un tribunale. Eppure è lui che ha inventato una pagina facebook su un caso giudiziario sempre più discusso, che in pochi mesi ha raggiunto 700 utenti fissi, e in una settimana, in un tam tam incredibile, fino a 55 mila contatti. La pagina si chiama “Verità e giustizia per Ottaviano Del Turco”: vuole diffondere notizie e una sorta di “controinformazione”, in un momento in cui del processo all’ex governatore dell’Abruzzo accusato di concussione si parlava solo su qualche giornale locale, su Tempi e su Radio radicale (che segue e registra tutte le udienze): «Non ho fatto nulla – racconta Ballini a tempi.it – e sono stupito io stesso: ho pensato solo che facebook poteva essere uno strumento utile per raccontare una storia di cui nessuno parlava più, dopo le prime pagine del giorno degli arresti cautelari di Del Turco. Non ho fatto nulla, ma ho visto che c’è solo molta gente che vuole davvero giustizia».
Cominciamo da lei. Chi è? E perché si è appassionato a questa vicenda?
Sono un ragazzo di 34 anni di Firenze e faccio il geometra. Il caso Del Turco mi ha sempre colpito, lo seguivo come semplice curioso, perché mi faceva tornare in mente un altro caso, quello di Enzo Tortora. Ci vedevo dei parallelismi: perché anche Del Turco è stato arrestato con clamore tremendo e poi, quando iniziavano a uscire notizie, diciamo così, “diverse” (come le indagini su Vincenzo Angelini) tutto veniva un po’ dimenticato. Di queste ultime svolte nell’inchiesta si leggeva poco o nulla sui giornali nazionali. Perché no? Allora ho cominciato a spulciare i giornali locali e il web per cercare qualcosa in più. E mi sono fatto l’idea che Del Turco fosse del tutto innocente: del tutto, non solo un po’.
Dica la verità, lei è amico o parente di Del Turco.
Assolutamente no. Non l’ho nemmeno mai conosciuto fino a ottobre dell’anno scorso, quando avevo creato già da diversi mesi la pagina. Non sapevo nemmeno che voce avevesse, se non avessi trovato una sua intervista su Radio radicale. Semplicemente mi sono detto che volevo fare qualcosa per far conoscere questa vicenda, per non lasciarla finire nel dimenticatoio.
E su che basi si è convinto dell’innocenza di Del Turco?
Mettendo insieme i pezzi. La sua giunta stava appianando il deficit nella Sanità, e questo poteva dare fastidio a chi approfittava di altri tipi di benefits, come magari un imprenditore quale Angelini, il suo accusatore. Quando ho letto delle indagini su Angelini, mi sono persuaso. Così ho creato la pagina Facebook. Ho ripreso tutti i piccoli articoli, gli interventi che leggevo in giro e poi le dirette di Radio radicale e li ho resi pubblici. La pagina l’ho avviata a maggio 2013: all’inizio contava giusto un centinaio scarso di persone.
E Del Turco? Lo ha conosciuto?
Sì, qualche tempo dopo su facebook ho preso contatti diretti con lui. Gli ho detto: «Vorrei fare qualcosa per te, ma non per un tornaconto personale». A ottobre 2012 ci siamo conosciuti per la prima volta di persona. E finora è stato anche l’unico incontro. Non abbiamo parlato di carcere o della sua vicenda giudiziaria, ma conversato di tutt’altro, ed è stato bello. Ero emozionato, e anche lui immagino. Gli occhi si illuminavano quando parlava di musica. Nonostante quello che gli è capitato, questa persona aveva la forza di emozionarsi dentro, mentre noi spesso ci inaridiamo per molto meno.
Del Turco di recente ha voluto ringraziarla, definendo la sua pagina “una finestra sul mondo”.
In queste ultime settimane in cui la difesa ha iniziato a demolire le accuse, la stampa ha ripreso a parlare della vicenda con completezza, e noi siamo arrivati a 700 persone fisse in pochi giorni. Ho ripubblicato allora alcuni articoli di giornale. Ciò che rende facebook un motore potentissimo è che le attività delle persone vengono condivise in un passaparola che può diventare esponenziale. Così è successo anche per noi: abbiamo ripubblicato le immagini dei titoli che smascheravano alcune incongruenze di questa vicenda, su Il Giornale, Repubblica, e L’Unità. C’è stato un tam tam pazzesco. Non è merito mio: secondo me ‘è solo gente che ha voglia che sia fatta giustizia davvero. E questo spazio è stato un modo anche per Del Turco di raccontarsi, sebbene non dovesse fare niente, perché pubblico tutto io. Ecco: è una finestra sul mondo.
Cosa l’ha colpita di più di questa sua attività?
Ho voluto che questa pagina fosse un posto libero, dove ognuno può esprimere la propria opinione. Ho notato così che ci sono stati molti messaggi di incoraggiamento, ma anche altri che invece mi raccontavano altre storie: “Colgo l’occasione di segnalare la vicenda del detenuto x o y ingiustamente carcerato”. Ecco, per me il senso di questa pagina è proprio questo, riportare fuori dalla sabbia, dalla cenere, vicende di malagiustizia che sono dimenticate ma non ancora concluse, e perciò vanno raccontate, perché sino ad oggi, anche quando se ne è parlato, lo si è fatto in modo parziale. Non mi piace invece quando qualche utente strumentalizza questo spazio o le vicende per parlare di politica. E tra le miriadi di post di incoraggiamento, c’è anche qualche insulto. Ma tutto questo l’ho lasciato comunque, perché se faccio una pagina per chiedere verità e giustizia, non sarò certo io a censurare alcunché.
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Caro Ottaviano, il giorno che in TV hanno trasmesso la notizia del tuo arresto per me finì l’illusione che il Sistema si potesse cambiare in modo democratico con la pazienza di un onesto impegno quotidiano. Un uomo che si era sempre contraddistinto dal rigore del proprio impegno nel mondo del lavoro, dalla parte dei lavoratori, una volta venuto a contatto con la politica del “palazzo” non era riuscito a mantenere quella promessa che aveva fatto tanti anni prima ai suoi compagni ma prima di tutto a se stesso. Non ho voluto crederci. Mi sembrava impossibile. Ma dicevano che c’erano “montagne di prove” e allora non ho più saputo che cosa pensare. E’ stato come perdere un amico a causa di un presunto tradimento mai chiarito. Per autodifesa, come succede spesso quando qualche cosa ti ferisce ma nulla puoi fare, ti ho dimenticato. Questa sera percorrendo l’autostrada, tornando a casa dal lavoro, ascoltando una trasmissione su Radio-1 verso le 20.15, ho sentito la tua voce e tutta la storia del processo e di come molto probabilmente andrà a finire. Ho ascoltato tutto il tuo intervento e alla fine mi son sentito “sollevato”. Eri, sei, l’uomo che speravo tu fossi. L’uomo che tanto tempo fa molti di noi, quelli usciti dal ’68 con le idee un po’ confuse, avevano assunto ad esempio. Ora ho ritrovato il mio amico e le ragioni del distacco chiarite. Sicuramente un gran sollievo per te ma anche un po’ per me e per tanti altri come me. Un solo rammarico riguarda tutto quello che in questi cinque anni avremmo potuto fare insieme e che ci è stato impedito. Ben tornato. Luciano.