Siria, il nodo è Aleppo. Per questo la Russia accusa la Turchia di aiutare i jihadisti

Di Redazione
25 Novembre 2015
Le accuse esplicite di Mosca e quelle velate (ma neanche tanto) di Parigi ad Ankara. Ma la strategia di Hollande rimane ambigua
epa05039470 A still image made available on 24 November 2015 from video footage shown by the HaberTurk TV Channel shows a burning trail as a plane comes down after being shot down near the Turkish-Syrian border, over north Syria, 24 November 2015. A Russian fighter jet was shot down 24 November over the Turkish-Syrian border, the Defence Ministry in Moscow said, according to Interfax news agency. The Sukhoi Su-24 was reportedly downed by Turkish forces, Turkish state news agency Anadolu reported, citing sources in the presidency. The report said that the jet violated Turkish airspace and ignored warnings. It crashed in the north-western Syrian town of Bayirbucak, Turkish security sources were quoted as saying. EPA/HABERTURK TV CHANNEL MANDATORY CREDIT: HABERTURK TV CHANNEL

Il premier russo Dmitrij Medvedev non le manda più a dire e dopo l’abbattimento di un jet russo da parte di Ankara, ha dichiarato: «La Turchia ha dimostrato ora con le sue azioni di proteggere i militanti dell’Isis. Questo non sorprende, considerando l’informazione sugli interessi finanziari diretti di certi dirigenti turchi nella fornitura di prodotti petroliferi realizzati dagli impianti dell’Isis». Da tempo Mosca ha cominciato a dire che il re è nudo su tanti aspetti della complessa guerra siriana, ma le accuse alla Turchia non arrivano certo solo dal Cremlino.

ACCUSE DALLA FRANCIA. Anche l’Eliseo non ha più voglia di scherzare. Durante un «pranzo informale» a Matignon, sede del primo ministro della Francia, Manuel Valls ha parlato con i giornalisti. Il corrispondente del Corriere della Sera, Stefano Montefiori, riporta in modo eloquente: «Sull’alleanza francese che alcuni giudicano imbarazzante con il Qatar e l’Arabia Saudita, sospettata di finanziare almeno indirettamente lo Stato Islamico, e definita dallo scrittore algerino Kamel Daoud “un Isis che ce l’ha fatta”», Valls dice che non esistono prove di legami diretti e indiretti, e aggiunge: «”Sono altri i Paesi che hanno un rapporto ambiguo con lo Stato Islamico” (il pensiero dell’interlocutore corre alla Turchia)».

ANCORA BOMBARDAMENTI. La chiarezza di Valls non fa il paio con quella del presidente François Hollande. Volato a Washington all’indomani della strage di Parigi per parlare con il presidente americano Barack Obama, ha delineato la strategia francese contro l’Isis, che è la stessa che senza successo gli Stati Uniti tengono da quasi due anni: «Più bombardamenti, nessun intervento di terra ma appoggio alle milizie che combattono sul terreno». Finché si tratta dei curdi in Iraq, gli unici che siano riusciti a strappare territori all’Isis, va bene. Ma in Siria? Hollande insiste che «Assad deve andarsene» e che volerà a Mosca per convincere Putin ad abbandonare il suo alleato.

RICONQUISTA DI ALEPPO. La risposta dello zar russo è scontata, soprattutto dopo l’abbattimento del jet da parte della Turchia. L’oggetto del contendere tra i due paesi è stato ben spiegato da Maurizio Molinari sulla Stampa. Bombardando postazioni ribelli e jihadiste, che combattono insieme nel nord della Siria, nelle province di Latakia, Idlib, Homs e Hama, la Russia sta cercando di favorire la riconquista di Aleppo da parte dell’esercito lealista di Assad, che vuole sbaragliare le forze nemiche che si trovano nel sud della provincia prendendole alle spalle.

«RIFORNIMENTI DALLA TURCHIA». Gli islamisti, appartenenti a Isis e Al-Nusra, riescono però a opporre resistenza «grazie ai rifornimenti che ricevono dalla Turchia del Sud. I comandi russi vogliono tagliare queste linee di comunicazione che, lungo il confine a Nord di Aleppo, attraversano le montagne abitate dalle tribù dei turcomanni sostenute da Ankara». Quando i caccia russi individuano convogli che dalla Turchia portano rifornimenti ai jihadisti, lo comunicano all’esercito siriano che cerca di bloccarli.
Come scrive Molinari, «è una vera e propria caccia dal cielo», «un braccio di ferro militare non dichiarato fra Mosca e Ankara nelle aree di frontiera. Da qui le frizioni fra i due eserciti. Ankara vuole ostacolare la ricognizione di intelligence russa quanto Mosca vuole bloccare i rifornimenti turchi ai ribelli».

Foto caccia Ansa/Ap
Foto jet abbattuto Ansa

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