
Siria. Chiese distrutte, croci spaccate, «profanata la tomba di un sacerdote». Foto del villaggio armeno di Kessab

«Gli uomini di 200 famiglie sono già tornati a Kessab per vedere che cosa hanno lasciato questi ribelli ma non è rimasto molto». Dichiara così a tempi.it padre Hamazasp Kechichian, della congregazione armena mechitarista, che si trova in Italia dal 1997 ma è originario di Kessab, il villaggio armeno in Siria conquistato dai ribelli il 21 marzo scorso e ripreso dall’esercito di Assad il 15 giugno.
«CROCI DISTRUTTE». «Quello che i miei fratelli hanno trovato sono case distrutte e depredate – continua il sacerdote -, anche le chiese sono messe male (foto in basso a sinistra): statue distrutte, croci spaccate, arredi sacri bruciati, una cosa incredibile. Hanno perfino profanato la tomba di un sacerdote del nostro ordine sepolto davanti a una chiesa (foto a fianco)». I suoi fratelli «sono rientrati nelle loro case ma i ribelli hanno rubato tutto, spaccato mobili e finestre. Loro vogliono tornare subito a vivere a Kessab, ma la situazione è ancora pericolosa».
«RIBELLI ESTREMISTI». Il sentimento degli armeni però in questo momento è di grande felicità: «Sono tutti contenti perché Kessab non è solo casa loro ma è la patria, visto che una volta faceva parte dell’Armenia. E sono felici anche se hanno trovato tutto distrutto: c’era anche un centro culturale in centro città (foto a fianco), l’hanno bruciato».
Per padre Hamazasp «se hanno fatto questo è perché sono estremisti e per loro noi siamo bestemmiatori perché non siamo musulmani. Però non tutti i musulmani sono così: noi da anni viviamo con alcuni islamici moderati che ci rispettano, ci aiutano e a volte vengono anche con noi in chiesa. Ci sono valori umani che loro ascoltano mentre gli estremisti no».
«OSTAGGI AL SICURO». Il sacerdote armeno getta luce anche sulle condizioni degli ostaggi presi il 21 marzo scorso: «Alcuni anziani erano stati portati nell’ultimo villaggio armeno rimasto in Turchia. Ora sono in Libano dai loro parenti e stanno bene. Due-tre persone invece sono rimaste per tutti questi mesi a Kessab. Soprattutto una donna anziana di 92 anni: i ribelli l’hanno minacciata di non muoversi dal luogo dove l’avevano trovata. Ma sta bene, le hanno portato qualcosa da mangiare in tutto questo tempo. Due ragazzi, invece, purtroppo sono morti: il primo in uno scontro di guerra, il secondo è stato ucciso dai ribelli davanti al padre».
RITORNO A KESSAB. Nonostante la volontà di tornare a casa della popolazione di Kessab, che nel frattempo si è rifugiata a Latakia, questo non sarà immediatamente possibile: «I danni sono abbastanza gravi, bisogna ricostruire e ci deve essere la possibilità di poter dormire nelle case. Tra circa 20 giorni alcune famiglie intere potrebbero tornare ma credo ci vorrà più tempo perché i bambini possano rientrare. Io sento spesso la gente di Kessab e capisco che si teme ancora che i ribelli possano invadere la città come a marzo dal confine turco. L’esercito difende il villaggio ma la situazione è ancora critica».
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2 commenti
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Naturalmente I nostri media nazionali si guardano bene dal dare queste notizie, e questo può solo far piacere ai musulmani che vivono in Italia, che possono tranquillamente continuare a nascondersi dietro il loro essere musulmani moderati.
Chi censura queste notizie per me, si mette sul stesso piano etico di chi ha commesso questi crimini!