Se non credete a Berlusconi sulla giustizia, credete almeno a Domenici, ex sindaco rosso di Firenze maciullato ingiustamente da pm e giornali

Di Redazione
08 Novembre 2013
L'esemplare vicenda dell'esponente Pd, uscito dal tritacarne giudiziario dopo 5 anni

La migliore documentazione dell’improrogabilità di una riforma della giustizia in Italia, probabilmente, non arriva dai berluscones né da un Silvio Scaglia qualunque, ma da Leonardo Domenici, predecessore di Matteo Renzi sulla poltrona di sindaco di Firenze e oggi eurodeputato di sinistra, alle spalle tutta una carriera di totale osservanza “rossa”: dal Pci al Pd passando per Pds e Ds.

INCATENATO DAVANTI ALL’ESPRESSO. Come racconta in una lettera imperdibile inviata al Corriere della Sera, Domenici nel 2008, quando era appunto sindaco di Firenze, finì maciullato nel perverso meccanismo mediatico-giudiziario che abbiamo imparato a conoscere molto bene. Forse a qualcuno sono rimaste impresse nella mente le foto di lui incatenato per protesta sotto la sede del gruppo editoriale L’Espresso, gesto disperato che all’epoca – ricorda l’esponente democratico nella lettera al Corriere – gli fece ottenere «un po’ di attenzione» e «qualche attestato di stima e un po’ di solidarietà» (per altro «sottotraccia»), ma nulla più. E infatti quell’inchiesta costerà a Domenici, nemmeno indagato, altri cinque anni di calvario.

IL CASO. L’indagine, scrive l’ex sindaco, verteva «sulla urbanizzazione dell’area di Castello, situata ai confini della periferia nord della città e proprietà della società assicuratrice Fondiaria, controllata dalla famiglia Ligresti». A novembre 2008 scattarono le perquisizioni e i sequestri, ovviamente con tutto il clamore mediatico possibile: gli inquirenti sospettavano un giro di favori&corruzione che, finalmente smascherato, avrebbe dovuto sollevare il coperchio sulla solita nuova Tangentopoli. Ricostruisce Domenici: «Il clima si fa subito molto pesante. Dalla Procura fanno sapere che si sta propagando un “incendio”. Molti giornali (soprattutto alcuni quotidiani e settimanali) vedono in questa inchiesta una delle prove più significative del malgoverno che alberga nelle giunte locali di centrosinistra. Il sottoscritto (allora sindaco di Firenze e presidente nazionale dei Comuni italiani) diventa oggetto di un attacco mediatico molto violento, pur non essendo indagato né tanto meno, in seguito, imputato. Intanto, fioccano intercettazioni. Sulla base di una di queste, in cui vengo registrato anch’io, un autorevole settimanale giunge a scrivere che le mie parole “testimoniano un male che va oltre la corruzione addebitata ai due assessori di Palazzo Vecchio in rapporti troppo intimi con Salvatore Ligresti”».

ASSOLUZIONI. Ebbene, nel marzo di quest’anno si è concluso il processo, «con l’assoluzione di tutti gli imputati dalla accusa di corruzione», aggiunge l’ex sindaco. Qualcuno se n’era accorto? No. Infatti – si legge nella lettera – adesso che «sono state rese note le motivazioni della sentenza», Domenici ha deciso di impugnare carta e penna per esprimere pubblicamente il «senso di profonda amarezza per le sofferenze gratuite cui, in questa lunga vicenda, sono stati sottoposti imputati e non imputati» e «la sproporzione fra il rilievo mediatico (molto ampio) dato all’inchiesta e quello (molto più limitato) della conclusione del processo e, appunto, delle motivazioni della sentenza».

ESISTE UN PROBLEMA. Ma soprattutto Domenici ha voluto rendere la sua testimonianza al Corriere per denunciare che «esiste comunque un problema che va affrontato e riguarda il malfunzionamento del nostro sistema giudiziario, la snervante lunghezza di processi che si svuotano di contenuto e alterano l’applicazione del principio di giustizia, l’impatto politico-mediatico delle inchieste e il ruolo del pubblico ministero». Urge dunque una riforma. Lo dimostrano assai bene le stesse motivazioni della sentenza del “caso Domenici”, dove si riconosce – spiega sempre l’ex sindaco – «la correttezza dell’operato dell’amministrazione comunale» e si svolgono «interessanti considerazioni su questioni delicate e rilevanti (per esempio, l’uso delle intercettazioni nelle inchieste e il riconoscimento della autonomia della sfera politico-amministrativa, sottoposta in ultima istanza al giudizio della sovranità popolare)».

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2 commenti

  1. vincenzo roma

    Chi, in Italia, non ha ancora capito, che la magistratura ha, prepotentemente, occupato tutti i poteri è un “sempliciotto”, che crede alle difese di ufficio fatte da coloro che non sono “toccati” dalla casta formata da inquirenti e giudicanti. Tra “cani” non si mordono. Ora che alcuni di loro vengono toccati e sputtanati si sentono le voci di protesta Curiosità: stiamo assistendo anche ad un “travagliato” ripensamento.

  2. Su Connottu

    Su questo caso attendo una sincera presa di posizione di Matteo Renzi,
    prima di mandarlo definitivamente aff…

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