Sacerdoti della Curia milanese firmano appello per Pisapia contro la Moratti

Di Benedetta Frigerio
16 Maggio 2011
Il volantino porta le firme di 219 cattolici. All'interno non si parla di reciprocità religiosa o valori non negoziabili ma si fa un grande attacco al sindaco uscente, candidato per il Pdl Letizia Moratti. Non c'è traccia di quello che la Chiesa insegna in fatto di criteri di scelta elettorale

Non c’è traccia di reciprocità religiosa, né di valori non negoziabili nell’appello firmato da 219 cattolici che invitano i cristiani di Milano a votare Pisapia, nonostante si sappia che cosa il candidato sindaco pensi in materia di coppie di fatto, di aborto e di liberalizzazione delle droghe. Il fatto potrebbe essere circoscrivibile a uno sparuto gruppetto ininfluente. O comunque conosciuto, visto che tra i firmatari ci sono Vittorio Agnoletto e Sandro Antoniazzi, ex sindacalista della Cisl e leader dell’Ulivo in Consiglio comunale. Se non fosse che sul volantino compaiono anche le firme di sacerdoti con un ruolo non secondario nella Curia milanese. Fra loro don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità, ampiamente supportata dalla diocesi ambrosiana, e don Enrico Capitani.

L’appello è un grande insulto all’amministrazione ora in carica, che non ha aiutato i poveri e che avrebbe mancato di trasparenza nella gestione delle proprie attività. La accusa anche di «uno scarso impegno nella lotta alla corruzione e alle infiltrazioni criminali mafiose». Per quanto riguarda il tema religioso, poi, non si misura la giunta Moratti sul suo supporto alle associazioni e alle attività caritatevoli. Anzi, il fatto che Colmegna abbia ricevuto milioni di euro dal Comune per il rimpatrio volontario dei rom pare irrilevante. Di più. Si legge che i rom «sono costretti a vagare da una parte all’altra della città, invece di trovare loro percorsi di inserimento e integrazione».

Inoltre, si colpevolizza la maggioranza, senza alcun riferimento al principio della reciprocità, per non aver riconosciuto all’islam «il diritto di costruire i propri edifici di culto». Quando infine si arriva a parlare dei valori etici non si trovano cenni all’aiuto alla vita, alla famiglia, all’educazione, e si fa leva solo sulla coerenza privata di chi governa, quale metro di scelta per il voto. Mentre dei criteri di cui la Chiesa cattolica si è sempre avvalsa non c’è alcuna traccia. E’ quindi quantomeno singolare che l’appello pretenda di farsene voce ufficiale, tirando per le vesti l’arcivescovo di Milano: «La nostra coscienza – si lege alla fine –  è illuminata dai nostri valori e da quanto ci continua ad indicare il nostro Arcivescovo Tettamanzi».

E’ curioso che non ci sia traccia di quanto la Chiesa insegna da secoli nemmeno fra i giudizi di altre associazioni cattoliche italiane. Prendiamo il Decalogo per la politica milanese sottoscritto dai presidenti di Acli, Fondazione Giuseppe Lazzati, Comunità di San’t Egidio, Ambrosianeum, Azione cattolica ambrosiana, Cif. Si legge: «Principi e priorità sono sintetizzati nel seguente decalogo… Coerenza tra vita pubblica e vita privata. Legalità formale e sostanziale, lotta alle inefficienze dell’amministrazione pubblica e ai vuoti politici, che creano le condizioni per la corruzione e per le infiltrazioni della criminalità organizzata». Anche qui non c’è accenno ad alcun valore indisponibile.

I cattolici fedeli al Magistero sembrano rimanere in pochi. L’associazione Compagnia delle Opere, nata dall’esperienza di Comunione e Liberazione, parla della persona come criterio centrale della politica, di sussidiarietà e di bene comune, aggiungendo che tra gli obbiettivi di cui tutti siamo responsabili ci sono: «Il riconoscimento della libera iniziativa delle famiglie, degli enti privati e dei corpi intermedi» e il sostegno dei «servizi educativi e scolastici promossi dalle famiglie e dalle associazioni». Sulla scia di quanto ricordato da Cdo, l’intervento sul giornale online La bussola quotidiana del vescovo di Trieste, Monsignor Giampaolo Crepaldi si avvale di suoi pensieri, ma indica il Magistero ufficiale della Chiesa in materia politica. E dà un’idea di quanto gli stessi cattolici ne siano lontani: «La comunità cristiana e la fede… non possono ritenersi estranei ai momenti in cui l’uomo decide di se stesso e del proprio futuro. Non perché la fede cristiana fornisca ricette politiche o amministrative, ma perché ritiene di aver qualcosa da dire sul senso comunitario della vita».

Crepaldi quindi non separa fede e vita, scongiura la scelta religiosa e sottolinea l’importanza dell’organizzazione, dell’occupazione, della città, dell’ambiente come servizio alla persona. Perché «noi non pensiamo che ci siano da un lato le questioni operative e materiali e dall’altra quelle morali o spirituali. L’uomo è un tutt’uno e la vita è sempre una sintesi». Crepaldi, inoltre, ricorda che se l’amministrazione di una città «deve essere senz’altro indipendente dal piano ecclesiastico della religione», non può però «slegarsi dall’etica, ossia dai principi morali legati al bene della persona e della comunità». Il vescovo sottolinea che «l’elettore sa bene che dovrà decidere non solo sul piano urbanistico o della viabilità, ma anche di grandi valori». E sottolinea chiaramente che «la Chiesa ha sempre insegnato che non è lecito al cristiano appoggiare partiti che su questioni etiche fondamentali hanno espresso posizioni contrarie all’insegnamento morale e sociale della Chiesa… facendo diversamente si farebbe un danno alla persona e alla società. Ci sono infatti questioni che possono essere affrontate e risolte in molti modi, ed altre che, invece, sono sicuramente sbagliate e contrarie al bene umano».

Anche gli enti territoriali, infatti, possono decidere in merito e «danneggiare o aiutare la famiglia, possono aprire o meno il riconoscimento pubblico a “nuove forme di famiglia”, possono o meno mettere in atto aiuti concreti contro l’aborto, offendere il diritto alla vita, soffocare la libertà di educazione delle famiglie, possono combattere sistematicamente la presenza pubblica del cristianesimo». Perciò, conclude Crepaldi, il cattolico «dovrà votare in base a questi principi, e non cercherà solo l’onestà personale dei candidati, ma l’accettabilità dei loro programmi dal punto di vista dei valori fondamentali che ho elencato sopra e valuterà la storia e il retroterra culturale dei partiti dentro cui i candidati operano».

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9 commenti

  1. roby

    Poichè sono uno degli estensori dell’appello, mi sembra doveroso chiarire alcuni fatti.Mi scuso perchè, per sintetizzare, salterò molti temi.
    1) Chi ha letto l’appello senza pregiudizi avrà notato che non si invita a votare PISAPIA (c’erano anche altri candidati possibili come quelli della lista Casini, per esempio).
    2)La critica alla giunta Moratti nasce dalla scelta delle sue priorità amministrative interpretate alla luce del pensiero cristiano e quindi alla valutazione di come sono state utilizzate le risorse pubbliche.Ad avviso di molti cattolici impegnati nelle varie associazioni sul territorio, le scelte della Moratti poco hanno a che fare coi principi della dottrina sociale della Chiesa e con la “Buona Novella” che afferma senza reticenza che l’amore per gli altri -se nella sequela di Cristo- non richiede reciprocità, ma solo di esprimersi come se l’altro fosse se stesso.
    La violenta campagna contro gli ultimi (senza casa, ma anche rom e immigrati) ci ha fatto capire che il secondo comandamento non fosse proprio nella mente dei governanti la città.Altro che metti un posto a tavola, fuori dalle scatole…..
    3) La tutela di tutti coloro che credono in Dio è la stessa tutela di quelli che cercano di essere cristiani: da qui la necessità di dare loro luoghi di culto decorosi. Solo i deboli nella propria fede hanno paura delle fede altrui.Meglio allora rafforzarsi studiando bene quanto detto nel Primo e Secondo Testamento.
    4)Chi dà scandalo è meglio che si metta una macina al collo…
    Ogni tanto ci si dimentica che Cristo, anche sulla croce, ha sempre perdonato chi si converte, non chi contunua a peccare e da’ pessimo esempio sopratutto ai giovani.
    5)Molte delle critiche che ho letto e poi sono sparite (per fortuna) addirittura paventano l’arrivo dell’anticristo (!):riportano affermazioni generali(spesso stravolte) che non afferiscono mai alle principali scelte amministrative della città.
    Ci sarebbero poi molte altre cose da dire sul perchè scegliere il cambiamento del governo, tra queste ne ricordo solo una: la certezza di poter contare, nelle file del PD, di diverse persone già elette che professano pubblicamente e con coerenza la fede cristiana, mentre forse per ignoranza, non riesco a trovare negli eletti di altri partiti.
    Saluti fraterni
    roberto cisini

  2. migliaro paolo

    Riflettiamo meglio. 1)Morale non è moralismo; le persone che fanno le porcherie si conoscono bene e se ne hanno le prove. Privatamente nelle nostre comunità (e non per chiacchere) e pubblicamente attraverso la cronaca. 2)Che i Comuni abbiano i detti registri non significa che questi abbiano un valore legale(non ne hanno alcuno). In democrazia ogni partito può legittimamente portare avanti le proprie idee: se i cattolici non sono tutti concordi sul voto elettorale, nè sulla posizione dei temi etici non è colpa di Pisapia e della sinistra. I temi sono complessi e molto più ostici di quanto si voglia semplificarli con un precetto previo catechesi(Reale, Possenti,De Monticelli). Anzi semmai questo da la possibilità a tutti di ragionare e capire meglio i problemi nelle svariate sfaccettature, conseguenze: su questi temi non si può pensare di comportarci bovinamente a comando. Dunque il primato della coscienza, prima di tutto, come già asseriva il card. Henry Newmann. 3)Quello che emerge solitamente in questi battibecchi è l’ottusità di chi già si mette con le spalle al muro dalla parte della ragione, di quella del figlio maggiore della parabola, ignaro della sua ignoranza, e dimentico innazitutto del fatto che alla verità bisogna sempre accompagnare l’esempio, la proposta, l’attenzione, la cura, e sempre con tanta abnegazione e umiltà. Caritates in veritate.

  3. ErmannoDiSalza

    1 – Pisapia potrà benissimo decidere sui temi sensibili, porto solo un dato: tra i Comuni dove si va a votare, già 80 hanno attivato i registri dei testamenti biologici e in altri 18 la discussione è in corso. E questo nonostante vi sia una circolare governativa che evidenzia la totale inefficienza dal punto di vista giuridico dei suddetti registri. E’ ovvio che siamo in presenza di una battaglia “culturale” (sarebbe meglio definirla ideologica): magari in un Comune mancano i soldi per la manutenzione delle strade, ma si fa ogni sacrificio per istituire il registro del testamento biologico.
    Che “cultura” ha il Sindaco che andiamo ad eleggere? Cosa pensa, ad esempio, della famiglia? Nei suoi discorsi parla di “famiglia” o di “famiglie”? Non è, evidentemente, una mera questione grammaticale: se il candidato parla di “famiglie” vuol dire che interpreta la Costituzione (la quale parla di “famiglia”) a modo suo, allargando surrettiziamente il concetto ad altri tipi di unioni, magari anche omosessuali. E, di conseguenza, metterà in atto una politica che di fatto si pone contro la famiglia tradizionale (quella della Costituzione.
    2 – Intanto esporre il cartello “Conforme ai dettami della Chiesa” è un primo passo che va poi certamente verificato, ma direi che il centro destra si è mantenuto, come coalizione, sicuramente coerente con i dettami della Chiesa, basta verificare ad es. dal sito NUOVE ONDE le elezioni degli anni passati mettendo al centro i valori fondamentali da promuovere nell’azione politica – la famiglia, la difesa della vita umana, la libertà di educazione, i matrimoni tra omosessuali, la legalizzazione dell’eutanasia, l’aborto libero e senza vincoli, l’utilizzo di embrioni umani come cavie per la sperimentazione sono alcune delle tristi realtà su cui la sinistra è stata ed è contraria ai principi del Magistero della Chiesa.
    3 – Sulle porcherie private del nostro prossimo eviterei di esprimere giudizi, evitiamo di scagliare la prima pietra ipotizzando colpe che non conosciamo tanto per pulirci la coscienza. Mi ricorda tanto quei pseudo cattolici che non vanno a Messa affermando che intanto quelli che ci vanno sono peggio di loro. Mai spalare merda sul nostro prossimo per non sentire il fetore della propria.
    4 – Infine è grottesco vedere fare la moralista ad una sinistra che ha insegnato ad intere generazioni essere irriverenti, trasgressive, ha insegnato il “vietato vietare”, il sei politico, poi gli spinelli, gli amorazzi usa e getta, il fanatismo ideologico, la violenza politica, i capetti intolleranti circondati di “compagne” adoranti. Una generazione obbedientissima – come la giudicò Pasolini – ai padroni del pensiero dominante che la volevano rivoluzionaria. L’unica rivoluzione che hanno fatto – o meglio: che hanno servito – è stata la rivoluzione sessuale ad uso e consumo della società dei consumi. Tragedia di anticonformisti schiacciati da un conformismo nauseante, non hanno scelto il giusto ma solo il comodo. Sono abituato a valutare solo ciò che sò con certezza e nelle battaglie care alla Chiesa la sinistra si è sempre posta dall’altra parte…..

    1. Giuseppe De Natale

      Siete dei sepolcri imbiancati, dei Don Abbondio. Vi genuflettete dinanzi ad un potere politico nauseabondo, basato sui soldi e sugli istinti più bassi della gente; che sfrutta la prostituzione, anche quella minorile, e si nutre di orgie. Le scelte che riguardano la propria vita sono un fatto personale; la Chiesa fa bene a predicare il rispetto della vita (ma non l’ossessione di opporsi alla morte naturale), la morale cristiana, ecc., ma non ha senso imporre per legge le proprie idee, per quanto nobili possano essere. Questa è la vera differenza tra il Cristianesimo e l’Islam, di cui tutti parlate a sproposito. Un vero Cristiano testimonia il proprio Amore e le proprie idee, non si appoggia ai delinquenti per imporle per legge.

  4. migliaro paolo

    Queste elezioni sono amministrative. Pisapia non deciderà sui temi sensibili. Forse questi cattolici disobbedienti hanno capito che nell’epoca berluschina per governare è sufficiente esporre il cartello “conforme ai dettami della Chiesa” e poi fare ciò che si vuole. Forse preferiscono guardare alla realtà per realizzare la reale carità cristiana. Forse sanno benissimo nel loro cuore cosa sono l’aborto, l’eutanasia, e le porcherie private e la sfacciataggine pubblica di quelli che mantengono magari un matrimonio posticcio e fanno i baciapile, oppure sono infastiditi degli altri che si sono divorziati, continuano a fare incetta di avventurette libidinose e parlano in nome della Chiesa. Anche loro dovrebbero fare battaglie ideologiche, sterili, improduttive,ipocrite?

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