
Referendum. Parisi: «Bisogna votare No. La riforma costituzionale è un pasticcio»

«Questa riforma va respinta. Bisogna votare No. E devono poter votare No anche coloro, e sono tanti, che pensano che questa riforma sia un gran pasticcio ma che sia necessario scongiurare il vuoto politico». Questa è la posizione espressa da Stefano Parisi in merito al referendum costituzionale in una lettera pubblicata oggi su Repubblica.
Parisi torna a spiegare la sua idea di un’assemblea costituente che superi lo schema proposto dal presidente del Consiglio (“o Sì o il caos”). Occorre, invece, che «chi è per il No ma ha uno spirito riformatore» possa indicare una prospettiva diversa, che non ha niente a che fare con le larghe intese, ma che si impegni ad attuare quelle riforme che servono a modernizzare il paese.
È CONFUSA. «L’assemblea costituente – scrive Parisi a Repubblica – non è un modo per sdrammatizzare il referendum. È l’unica proposta concreta per avviare una fase riformatrice efficace, rapida e consapevole. Se c’è volontà e forza politica una legge snella, di 2 o 3 articoli, che abolisce il Senato e istituisce l’assemblea costituente, può essere approvata in pochi mesi, insieme alla legge elettorale, per poi andare al voto già nella primavera del 2017».
Il giudizio sull’attuale riforma è netto: «È confusa, rischia di creare un grave contenzioso tra Regioni, Comuni e Stato, non garantisce nessuna stabilità di Governo né rapidità nel processo decisionale. Ha avuto un percorso parlamentare confuso, con maggioranze mutate nel tempo, circostanza che ha ulteriormente squalificato sia il suo contenuto che il dibattito politico che ha accompagnato il processo parlamentare e oggi, la campagna referendaria».
GOVERNO NON ALL’ALTEZZA. Quindi non bisogna approvare questa «pessima» riforma, ma nemmeno rinunciare a fare qualcosa. Il quadro internazionale è instabile e anche sul fronte interno i problemi sono gravi con «un Governo che assolutamente non [è] all’altezza della situazione: crisi del sistema bancario, gravissimo debito pubblico al quale non si mette mano, crisi economica, disoccupazione, aumento della povertà, incapacità di gestire i flussi migratori, finanziamento del sistema sanitario, incapacità di attrarre investimenti».
Il referendum e il suo esito potrebbe portare a un nuovo periodo di instabilità e incertezza. Per questo «abbiamo bisogno di un Governo sì forte, ma soprattutto stabile, di una chiara ripartizione di competenze tra Governo centrale e Amministrazioni locali, una sola Camera, meno Regioni, una chiara scelta verso il federalismo fiscale che avvii una dinamica positiva tra territori competitivi, e un Parlamento la cui maggioranza corrisponda alla maggioranza degli italiani. È necessario costruire con ordine una nuova Costituzione che, dopo 70 anni, dia un quadro solido e coerente al nostro Stato».
Foto Ansa
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1 commento
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Tutti ‘sti referendum, quanto tempo e quanti soldi!, se i politici sapessero fare il loro mestiere!, un flop anche quello recente sulle trivelle!!, mica li andiamo a rubare i soldi noi cittadini, anzi!!!