di Tempi
E per di più datato. Ma perché non è stato stroncato?
Forte è la tentazione di approfondire il retroscena sul “caso Boffo” così come il direttore del Giornale ha voluto raccontarlo al Foglio. Dietro a tutta questa faccenda – che a qualcuno parve addirittura sconvolgere le leggi scritte e non scritte della deontologia professionale – non ci sarebbe altro che un gran trappolone teso allo stesso Vittorio Feltri. Vittima anch’egli di una sorta di complotto “intra ecclesiam”. Cosa dice infatti al giornalista di Giuliano Ferrara l’autore dello scoop rivelatosi sostanzialmente falso (per ammissione dello stesso Feltri in un editoriale successivo di qualche mese allo scoppio del caso e alle dimissioni di Boffo dalla direzione di Avvenire)? Dice che non soltanto non si riconosce in quella figura di “killer” che alcuni colleghi gli hanno voluto cucire addosso. Ma che lui stesso sarebbe rimasto vittima di un’operazione “istituzionale” tutta interna alla Chiesa. Prova ne sia, rivela Feltri, che la velina proveniva «da una personalità della Chiesa della quale ci si deve fidare istituzionalmente». Feltri non fa nomi, «perché faccio il giornalista e sono tenuto a rispettare le fonti». Ma ribadisce che fu indotto in errore – peraltro riconosciuto pubblicamente dopo la documentazione prodotta privatamente dall’avvocato di Boffo – dall’indiscutibile affidabilità del suo interlocutore ecclesiastico. Ora, le domande sarebbero tante. Ma una su tutte la mutuiamo da una nostra fonte (la cui attendibilità, come si capisce, è facilmente verificabile da quanto segue), e cioé: perché non si è intervenuti per stroncare questa storia? Perché non si sono presi provvedimenti nonostante la “velina”, il “falso scoop”, il “dossier di fango” circolasse fin da maggio (ben prima perciò che Feltri si trasferisse da Libero al Giornale) perfino tra i membri dei consigli di facoltà dell’Università Cattolica?