di Tempi
E altre profezie di Gianni Baget Bozzo
«Il riformismo nel Pd non esiste ancora perché il riformismo consiste nell’accettare l’avversario come amico». Sia benedetta la memoria di don Gianni Baget Bozzo, che ci rammenta l’attualità di osservazioni che egli ci consegnò esattamente un anno fa. Osservazioni sul Pd e sui motivi di preoccupazione che tutti gli italiani impareranno ad avere se l’insignificanza politica del Pd consegnerà ad Antonio Di Pietro la palma di capo dell’opposizione e, perciò, la leadership di una linea politica integralista che brandisce i problemi della società e la Costituzione come i talebani brandiscono i discorsi di Bin Laden e i testi del Corano. Ci diceva don Gianni: «Adesso che emerge la frantumazione totale dell’ideologia di sinistra, la fine della differenza comunista, il tramonto definitivo del cattolicesimo democratico, il fallimento storico dell’idea di “partito salvifico”, dell’idea e di una storia d’Italia che non esiste e che non è mai esistita se non nell’ideologia, mi aspetto la disintegrazione localistica del Pd. No, non credo che il Pd sia in grado di sussistere come forza nazionale. È costituito da forze ormai sterili, culturalmente sterili. Il suo destino è dissolversi in frammenti regionali. E questo è un problema. Perché in questo modo la sinistra può scivolare in una prassi localistica, subleghista, e chissà quante altre cose, con tutte le conseguenze del caso per la tenuta dell’unità nazionale». Quanto alla magistratura, è il solo aspetto inquietante della profezia di don Gianni: «La magistratura ha seguito sin qui la linea di affermazione di se stessa, la convinzione di essere essa stessa la risposta ai problemi dell’Italia. Cioè ha seguito una linea autoritaria. Se la magistratura avesse un partito sarebbe un partito autoritario. Sarebbe la soluzione a tutti i costi, un partito razzista».