tempi.prima linea Giovedì 09 Settembre 2010 
risultato:
4.41096
 
stampa   invia   10 commenti

Con quale autorità

«C’è chi dice che la vita è una malattia trasmessa per via sessuale, mortale al cento per cento. È questo che si è voluto affermare uccidendo Eluana Englaro?». Per il leader laico di Cl Giancarlo Cesana «negare la carità è negare la libertà di amare»

di Luigi Amicone

È proprio vero che Dio scrive dritto sulle righe storte. Shit happens. È la vita. Le cose brutte accadono. Per esempio, è accaduta per Eluana Englaro l’esecuzione di una sentenza di condanna a morte per fame e per sete. Nella sue ultime ore abbiamo seguito gli aggiornamenti della notizia scorrendo i siti internet. O buttando occhiate di sgomento su giornali e televisioni. Ma cosa accade quando accade qualcosa di vero anche dentro un’immensa menzogna? Secondo chi l’ha fatta morire, Eluana era morta da diciassette anni. Eppure Eluana aveva la tosse. È stato come il sorgere improvviso di una bella giornata di sole. Come la petizione popolare che Roberto Formigoni e gli altri hanno lanciato al presidente Giorgio Napolitano sabato scorso. E già domenica la redazione di Tempi è stata investita da migliaia e migliaia di firme via fax raccolte da gente comune, gente che ha visto per caso questa cosa nel nostro sito, e che l’ha segnalata al vicino di casa o l’ha messa su un bancone di bar o l’ha portata alla Messa domenicale. Non c’è niente da fare, e ciò è la consolazione e la speranza del vivere, anche del vivere in galera o inchiodati a un letto: un’esperienza di verità spegne come il fuoco nell’acqua qualsiasi cosa nello spettro che va dalla pura ricerca alla pura menzogna. È come il ribellarsi autentico dell’animo umano davanti a una disumanità così conclamata e imposta da una folle e ideologica interpretazione della Costituzione italiana, avvalorata dai massimi vertici dello Stato. È l’imprevedibile, imprevisto, grande moto di umanità che si è opposto con la preghiera, la parola, la testimonianza, la lettera, la pietà e la carità popolare al vuoto di pietà, carità, misericordia del potere scettrato. È come la politica autentica. Poiché, come andiamo dicendo da quando siamo nati, la prima politica è vivere. La politica con la P maiuscola: da quell’eroe che è stato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, a quel gigante che si è dimostrato Silvio Berlusconi e, a seguire, tutto il governo (e caro zio Giulio Andreotti che ti sei unito ai corifei della buona morte, questa volta hai proprio peccato), che contro ogni aspettativa hanno sostenuto fino in fondo la buona battaglia della verità della vita. O, finalmente, accade Enzo Jannacci, l’ateo malinconico, giocoso, poeta, che se ne esce bel bello da sotto i kilt del Corriere della Sera ed è subito aurora: «In questi ultimi anni la figura del Cristo è diventata per me fondamentale: è il pensiero della sua fine in croce a rendermi impossibile anche solo l’idea di aiutare qualcuno a morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza». (Leggi l'intervista a Jannacci)

Giancarlo Cesana, ti do del tu, siamo amici da trentacinque anni. Ti aspettavi una storia del genere? Dopo tutto non sono passati neanche quattro anni dalla tragedia di Terri Schiavo. Una volta certe cose ci volevano vent’anni perché arrivassero in Italia. Adesso eccoci qua, con un’eutanasia un po’ bestiale, senza neanche una legge sul testamento biologico, un passo avanti a Zapatero. Cosa ne pensi?

Quello che avevo da dire l’ho detto. Sono cristiano, per me la vita è sacra, è un dono di Dio, è un bene di cui non posso disporre come voglio. Dopo di che ci sono due aspetti che secondo me sono troppo poco sottolineati. Primo: il padre che ha voluto porre fine alla vita di questa donna non si accorge che non è solo. Perché le suore l’hanno sempre assistita e dicevano che erano disposte a continuare ad assisterla. Quindi l’atteggiamento di papà Englaro, consapevolmente o meno, ha negato la vita della figlia e la carità di chi l’assisteva. Ma negare la carità è negare la libertà. È l’impronta tremenda di questa società, negare la libertà di amare. Perché, vedi, io potrei capire uno a cui tocca accudire sua figlia nel modo in cui doveva essere accudita Eluana. Posso capirlo, anche se non giustificarlo. Però, che uno neghi il bene che un altro può fare mi sembra proprio disumano. Secondo aspetto. I sostenitori dell’eutanasia sono generalmente anche i sostenitori del dubbio, i cosiddetti “laici”, mentre noi cattolici, sempre secondo questa versione di laicità, saremmo quelli che vorrebbero imporre la loro fede e le loro certezze agli altri. Questa vicenda rivela esattamente il contrario. Di fatto, da una parte viene negata ogni possibilità di dubitare e si afferma la fede certa di che cosa fosse il bene per Eluana. Dall’altra il dubbio e quindi il senso del limite davanti al mistero. Di fatto i sostenitori dell’eutanasia negano ogni possibilità di dubitare su quello che questa donna comprendeva, sentiva, soffriva. E che avrebbe potuto comprendere, sentire e soffrire mentre la uccidevano staccandole il sondino dell’acqua e delle altre sostanze nutritive. Insomma, si sa così poco che per ucciderla hanno dovuto sedarla. Un trattamento che evidentemente dice che i dubbi c’erano. E invece sono andati avanti. Questo atteggiamento mi ricorda la lettera che una signora scrisse al Corriere della Sera per contestare la posizione del professor Giorgio Pardi, medico abortista che poi ho saputo cambiò opinione pochi mesi prima della sua morte (vedi intervista a Tempi del 5 ottobre 2006, ndr). Pardi sosteneva di non sapere se l’embrione avesse o no dignità umana. Ma questa, gli replicò la donna, è la stessa posizione del cacciatore che sente qualcosa che si muove in un cespuglio e, pur non sapendo se si tratti di una lepre o di un bambino, spara lo stesso.

E di Jannacci che dici?

Buon sangue non mente. Dalle sue canzoni traspare una grande umanità. L’assistenza agli ammalati non è cominciata perché li si sapesse curare. Ma è stata fondamentale per arrivare a curarli. Se sotto l’impulso della “carità” e della pietà cristiana non fossero nati luoghi di accoglienza per i malati (anche per quei malati, come i lebbrosi e gli appestati che una volta venivano semplicemente espulsi dalla comunità e lasciati morire ai margini della società), se non fossero nati gli ospitali e poi gli ordini ospedalieri, la medicina non si sarebbe sviluppata nel modo che conosciamo. È un fatto che lo sviluppo della medicina è cominciato dalla carità e dalla pietà, dalla solidarietà umana, non da un moto scientifico. E da una solidarietà che ha iniziato a vedere la sofferenza umana come partecipazione alla sofferenza di Cristo. Cristo che poi redime tutta la sofferenza umana con la sua resurrezione (poiché come scrive san Paolo, se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede, cioè umanamente non potremmo avere speranza davanti alla sofferenza – come ha detto Benedetto XVI, il cristianesimo sarebbe “assurdo”) togliendo così alla morte l’ultima parola. È questa consapevolezza che ha fatto muovere positivamente nei confronti degli ammalati. Se manca, non so come si faccia a sostenere la speranza degli uomini. Shakespeare diceva che la vita è una lunga agonia. Proprio recentemente ho risentito la citazione che definisce la vita come una malattia trasmessa per via sessuale, mortale al cento per cento. È questa la nostra attuale concezione della vita? È questo che si è voluto affermare uccidendo Eluana Englaro? E poi: era in quelle condizioni da diciassette anni, possibile che non si poteva aspettare che il Parlamento approvasse una legge? Possibile che Eluana debba passare alla storia come l’unica italiana uccisa così, per fame e per sete, come nessuna legge, nemmeno la più estremista di quelle sul testamento biologico o addirittura eutanasiche che verranno discusse in Parlamento prevede? Possibile che a nessuno di questi illustri costituzionalisti che hanno consigliato il presidente della Repubblica a respingere il decreto salva-vita di Berlusconi sia venuto il dubbio che forse di incostituzionale c’era non il decreto, ma la sentenza di morte? La prevalenza della legge sull’amore, questo sì è grave.

Massima giustizia, massima ingiustizia. Ormai qui in Italia ci siamo abituati a certe cose. Non credi?

Distinguiamo, intanto, il rapporto legge-medicina e il cosiddetto “giustizialismo” che in effetti imperversa in linea generale ormai da più di un decennio. Quanto al primo corno della questione, è vero, i rapporti tra medicina e legge sono sempre più intensi. Per due ragioni. La prima è che dal punto di vista dell’evoluzione dei costumi di vita la biomedicina è il fattore più rilevante. Pensiamo a cosa hanno prodotto sulle legislazioni le tecniche di fecondazione assistita. Per esempio, fino a ieri era chiaro che “mater certa semper”. Adesso il detto latino e la realtà soggiacente, naturale, normale, scontata fino a qualche anno fa, non è più così chiara. Perché, grazie alla biomedicina, oggi un bambino può avere non una ma diverse madri. Può avere la madre genetica, la madre gravida e la madre nutrice. Insomma siamo entrati in un altro mondo. Ecco quindi la seconda ragione che rende sempre più stringenti i rapporti tra medicina e diritto: tutto questo sviluppo scientifico fa emergere la necessità che in qualche modo si traccino dei confini. Poiché non tutto si può fare, esiste la necessità di regolamentare la medicina, in quanto agli estremi di ciò che è permesso sta ciò che è obbligatorio e ciò che è proibito. Per rispondere al secondo corno della questione, il “giustizialismo”, il problema della legge è che sia ben amministrata e che l’esercizio del potere giudiziario non prevarichi sulle persone e sugli altri poteri. Altrimenti la democrazia si va a far benedire. Ecco, in Italia stenta molto ad esserci questo equilibrio. E come dicevo prima, non da oggi. Mi colpì molto, quasi vent’anni fa, l’aggettivo che don Giussani, in una intervista al Corriere della Sera, usò per descrivere l’Italia: paese “intossicato”. Da questa intossicazione non siamo ancora usciti.

Perché?

Perché con il ’68 è stata pesantemente attaccata la tradizione del paese, cattolica, poiché l’Italia è un paese cattolico, senza che sia emersa un’alternativa. Anzi. L’alternativa rivoluzionaria che anche in Italia si è cercato di costruire a partire dal Dopoguerra e che nel ’68 sembrò a portata di mano, è crollata con il crollo del Muro di Berlino. Ha lasciato in eredità un giustizialismo tanto pervasivo quanto impotente, con la stessa crudele inefficienza della pubblica amministrazione. Mi ha impressionato che l’ex ambasciatore americano Ronald Spogli, lasciando l’Italia, ha parlato di noi come di una «potenza in declino». E pare che nessuno dei presenti abbia reagito… Intendimi, io non penso che sia finita, anzi.

Non è finita perché ti auguri che prima o poi arrivi una religione civile anche da noi?

No. Non è finita perché io faccio un’esperienza umana significativa. E poi perché ci sono tanti amici che la fanno con me. Perciò, la mia speranza è fondata su quel che c’è, non sul fatto che domani capiti qualche cosa che adesso non c’è.

Niente religione civile, quindi?

Il problema è serio. Uno Stato, la sua costruzione come compromesso o accordo tra le sue varie componenti, ha bisogno di un riconoscimento di qualcosa di comune. I padri degli Stati Uniti d’America, nella Dichiarazione d’Indipendenza scrissero «riteniamo che alcune verità siano di per sé evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali; che dal loro Creatore sono stati dotati di alcuni diritti inalienabili; che fra questi ci siano la vita, la libertà, il perseguimento della felicità». Noi di comune, a fondamento della nostra Costituzione, abbiamo che «l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro». È un po’ poco.

Allora ha ragione il teologo Vito Mancuso, secondo il quale i cattolici devono portare in dote alla società il seme della loro identità che marcisce nella terra e fa fruttificare, insieme agli altri semi marciti, una nuova religione civile. È così?

No, il seme che marcisce è per dare una certa pianta, quella pianta, non una qualsiasi, dal cui frutto si riconoscerà se è buona o no. Gesù dice che siamo un lievito, non un soluto. Il cattolicesimo è una religione universale, non civile. Però, tenere presente il cattolicesimo, come dimostra la stessa vita della Chiesa cattolica in ogni parte del mondo, aiuta le civiltà a mettersi insieme invece che farsi la guerra. La persecuzione dei cristiani e della Chiesa cattolica è un po’ una cartina tornasole. Facci caso, dove perseguitano cristiani e Chiesa cattolica, poco o tanto, c’è persecuzione del popolo.

Sarai razzista, denuncerai anche tu i clandestini, visto che per decreto adesso i medici possono (non “devono”) farlo?

Il medico, prestando soccorso, compie un atto di compassione e umanità, che non ha come scopo la denuncia ai carabinieri. Se però vede una meningite, uno stupro, un infortunio sul lavoro, deve denunciare fino al livello penale, per proteggere l’ammalato e la società. E questo lo deve fare sia che si tratti di connazionali sia che si tratti di clandestini. Questi ultimi, poi, ovviamente non sono assicurati. Pertanto per prestazioni assistenziali, almeno quelle di una certa entità, si deve fare denuncia o richiesta alla pubblica amministrazione. Mi pare che sulla nuova legge si sia fatto molto clamore per nulla

Giuliano Ferrara. Continui a seguirlo, nonostante le vostre passate divergenze strategiche sulla “lista pazza”?

Sempre. È una delle persone che stimo di più. Ma non tanto per le sue battaglie per la vita, contro la Ru486 eccetera, che ovviamente condivido. Ma perché fa un giornale che insegna a ragionare, che pone le questioni, che sostiene la curiosità e la conoscenza di come stanno sul serio le cose. Infatti ai ragazzi dico sempre che se vogliono leggere un giornale devono leggere Il Foglio. E Tempi, si capisce. Ma il quotidiano da leggere è Il Foglio. Chiaro che sono con lui nelle battaglie per la vita contro il nichilismo dell’epoca. Ma è quando le butta in politica e poi perde che mi dispiace. Noi queste esperienze le abbiamo fatte oltre trent’anni fa, col divorzio e poi con l’aborto. E non è che si era messi peggio di oggi. Al contrario. Allora, penso al referendum sul divorzio, non c’era una lista pazza. C’era la Democrazia cristiana, Amintore Fanfani, la Chiesa, le parrocchie e tutti si aspettavano un trionfo con milioni e milioni di voti. Poi ci fu l’aborto, una cosa gravissima, tutti convinti che sulla vita la gente avrebbe votato bene, secondo coscienza. E invece niente, le abbiamo perse tutte le cosiddette battaglie etiche. Il referendum sulla legge 40 l’abbiamo vinto per l’astensione, non perché c’è stato un moto popolare di convinzione. La verità non si mette ai voti, si afferma e basta.

E allora che cosa fai? Ti ritiri dallo spazio pubblico?

Niente affatto. Però cerco di non andare a schiantarmi contro un muro quando vedo il muro davanti a me.

Giancarlo, il 22 febbraio corre il quarto anniversario dalla morte di don Luigi Giussani? Ti manca il don Giuss?

Sì, Giussani mi manca. Era uno su cui mi appoggiavo. Però c’è anche da dire una cosa: ci ha lasciato molto. Ci ha lasciato la possibilità di andare avanti. In questo senso è stato un vero maestro. Perché ci ha fatto fare un’esperienza. Un’esperienza che dura, che va avanti, che continua. Insomma, ci ha lasciato una speranza.

Una recente nota divulgata dalla segreteria di Stato vaticana sulla drammatica sequenza di polemiche iniziata con le dichiarazioni negazioniste del vescovo lefebvriano Richard Williamson arriva a dire esplicitamente che il prelato «per una ammissione a funzioni episcopali nella Chiesa dovrà anche prendere in modo assolutamente inequivocabile e pubblico le distanze dalle sue posizioni riguardanti la Shoah, non conosciute dal Santo Padre nel momento della remissione della scomunica». La nota, insomma, lascia intendere di un papa molto provato dagli attacchi alla sua persona e alla Chiesa. «Il Santo Padre chiede l’accompagnamento della preghiera di tutti i fedeli». Ma non ti sembra che, al di là del caso Williamson, il papa di Ratisbona e delle lezioni di razionalità, cultura, affetto, sia come sottoposto all’offensiva di un’ostilità preconcetta e militante, quasi come se poteri fuori e dentro la Chiesa si sentissero minacciati e quindi puntassero a depotenziare, indebolire, intimidire, la potenza affettiva e veritativa di questo pontificato?

Sì, sembra che gli rispondano con minor simpatia di quello che ci si aspettava. Però non è solo il caso di questo papa. Succede a tutti i papi. Chi più, chi meno. È successo anche al suo predecessore, Giovanni Paolo II. Noi abbiamo in mente le folle oceaniche ai funerali di Wojtyla. Ma non dimentichiamo gli attacchi che subì per molti anni, fuori e dentro la Chiesa, le critiche feroci. Una volta perché era un conservatore, un’altra perché era amico di Solidarnosc, un’altra ancora perché la pensava un po’ come Reagan e via discorrendo. Tutto ciò non succede perché siamo nel 2009 piuttosto che nel 1985. Succede perché, come diceva Eliot, la Chiesa – e il suo sommo rappresentante – è tenera dove gli uomini vorrebbero essere severi e severa dove gli uomini sarebbero teneri. E questo è un atteggiamento che gli uomini fanno fatica ad accettare.


 

› Leggi l'intervento di Giancarlo Cesana all'incontro su Eluana Englaro tenutosi a Lecco il 15 luglio 2008

» Entra nella sezione "Speciale Eluana"

 

stampa   invia   10 commenti
MUTUI
RC AUTO
PRESTITI
CONTI

Confronta 18 assicurazioni e risparmi
Marca veicolo
Mese Immatricolazione
Anno Immatricolazione
Preventivi RC Auto by
cerc assicurazioni.it
MUTUI
RC AUTO
PRESTITI
CONTI

Richiedi online il tuo mutuo e risparmi
Finalità del mutuo
Tipo di tasso
Importo del mutuo  Euro
Preventivi mutui casa by
Mutui Online
MUTUI
RC AUTO
PRESTITI
CONTI

Richiedi online il tuo prestito e risparmi
Importo da finanziare   €
Durata finanziamento  mesi
Finalità prestito
Preventivi prestiti by
Prestiti Online
MUTUI
RC AUTO
PRESTITI
CONTI

Scegli il tipo di conto più adatto a te
Tipologia conto
conto deposito
 
conto corrente
 
carta ricaricabile
Depositi e C/C su
Confronta Conti
tempi.commentati
1
"Una ruspa ha abbattuto il

Inserito da scricchi il 17 Febbraio 2009 - 8:58am

"Una ruspa ha abbattuto il fortilizio della carità. Come è accaduto? Non è la chiesa cattolica che è debole, magari fosse solo questo, è proprio il cristianesimo che non è mai sembrato tanto vulnerabile. La chiesa cattolica perde e vince le sue battaglie, ma l’idea cristiana, l’idea incarnata dico, l’idea-uomo, l’idea personale di una via e verità e vita, quella smotta, oscilla paurosamente, si rarefà, sembra svanire dietro gli ideologismi anonimi imperanti. Cristo e la carità sono una cosa sola, infatti. Deus caritas est, come recita la seconda lettera di Giovanni, come si inizia la prima enciclica di Ratzinger. E invece la carità è finita sotto i piedi del tempo distratto." Ferrara ha ragione?
(Segue in http://www.ilfoglio.it/soloqui/1841)

2
ERRATA CORRIGE: IL TITOLO

Inserito da michelangelo il 13 Febbraio 2009 - 6:51pm

ERRATA CORRIGE:
IL TITOLO DELLA MIA RIFLESSIONE
NON E' "IL MIO TESTAMENTO" MA
"IL TESTAMENTO DI ELUANA"

3
Il mio testamento. A coloro

Inserito da michelangelo il 13 Febbraio 2009 - 8:52am

Il mio testamento.

A coloro che mi mancano,
ai fuggitori del male come del bene,
a chi nutre o paventa peccati e vizi,
ai venditori e ai compratori di fumo,
a chi resta per ritrovarsi a chi va per la stessa ragione,
ai trascinatori e ai trascinati,
a chi vive nel delirio di giorni disuguali e a chi si spegne nell'interminabile piattezza di un solo giorno,
a chi ostenta e baratta il frontespizio del santo, del sognatore, del tutto-lavoro-e-famiglia,
ad ogni famiglia sana o malata, pura o corrotta,
ai bevitori di veleni e di bugie,
ai martiri di ogni idea,
ai fautori di stragi e genocidi di ieri, di oggi e di domani,
a tutti i miei fratelli,
ai miei genitori:
il cielo è di nebbia, leoni ruggiscono lontano ed e quasi notte.
Non vedo ma posso ascoltare tutto il fragore degli elementi scatenati dentro di me.
C'è che dopo tutto sono viva, ancora.
Ed ho un sogno, oggi, negli occhi, per tutti, repente, in questa ORA dilatata e non consumabile, dove ogni vicenda non presenta stati mobili ne precedenti ne successivi. Non evoluzioni ne medicine. Non vi fluisce alcunché, ne rischi ne speranze.
E qui è l'Immobilità Catartica , per una statua di sale in formazione: l’Unico possibile Atto che si costituisce e non è vicenda, che dal Nulla viene e in esso si compie, creandosi in virtù di quel che non mi è dato sapere per ora.
E qui io sono la fucina e non è possibile ripararne il condotto, abilitarne la soffiera.....
Da qui io vedo.
Nudi, i piedi nel fango e i capelli al cielo.
Occhi, per scrutare l'Insondabile, cercano lo spiraglio.
Braccia, per smuovere l'inamovibile, brancolano nella nebbia.
Sospesa nel vuoto, indifesa, persa nell’oscuro labirinto della sorte, là dove sono i confini della vita terrena, e dove l’oscuro mistero trasmuta i mali della carne in gioie supreme, ed esse gioie sciolgono la mente in Spirito che involar si deve quando il tempo è reso, non figlia ma Sorella, nella Luce”.
Rammentate : “QUANDO IL TEMPO E’ RESO”

Solo questo vi chiesi.

4
I NULLI VALORI D’UNA

Inserito da celestino ferraro il 11 Febbraio 2009 - 5:41pm

I NULLI VALORI D’UNA SOCIETÁ PRIVATA DEI VALORI
Ore tristi per la nostra società, gli uomini che contano nel governo del Paese non hanno smesso di litigare. Difronte alla morte che prevarica la vita non hanno saputo far di meglio che insultarsi. Dall’alto dell’emiciclo dell’aula del Senato, schiere di addolorati affrontano le scale per precipitarsi nella rotonda e gridare sotto al naso dell’avversario politico il proprio sdegno per la fine inaspettata della poveretta nella “Quiete” di Udine.
Oh spettacolo miserello quello dei padri coscritti alle prese con la società dolente, e non saper trovare rimedio alcuno alle intemperanze che pur dovrebbero sopirsi negli uomini di quell’età. Niente. Ognuno vuol dir la sua, e l’insulto vola rumoroso per l’Aula e colpisce i timpani dei più eccitati, quelli che fanno della vita un trastullo per la morte. Nel nome dell’ideale che condiziona la ragione, nel nome dell’ideale di una pseudo libertà, hanno scoperto il “Vaso di Pandora” della vita.
Una società di adulti che non sa più piangere, di ragazzi che non sanno più ridere, di adolescenti e giovani che sacrificano all’eros della droga gli anni più gentili dell’esistenza. Rifuggono la virtù come ridicolo retaggio del passato, affogano nel nulla la loro sete di futuro quasi che solo il futuro possedesse quello che hanno a portata di mano e che, arrogantemente negligono. Si nasce, ed è naturale che si muoia, è il ciclo dell’esistenza che ci condanna a questo inesorabile divenire la cui dinamica non c’è dato conoscere.
Gli studiosi, cioè coloro dai quali l’umanità si aspetta le nuove strade della vita, gli scienziati, cioè quelli che nel segreto delle cose pongono i loro occhi indagatori, non ancora ci hanno saputo dire perché l’umanità sia vissuta millenni con la convinzione che il sole girasse intorno alla terra e non l’inverso. Perché si è dovuto attendere Copernico, e Galilei per esserne informati con dovizia di particolari. Nel mentre Dio continua a nascondersi e rende la nostra esistenza un gioco a moscacieca cui la realtà sfugge senza che il gioco cessi.
È normale che tutto ciò accada? È possibile confondere l’egoismo con la pietà? Di quale focolare si parlerà alle generazioni future? Gli ammalati, quelli che non hanno più la capacità d’intendere e di volere dovranno temere l’eliminazione pietosa? Quelli che, per esempio, hanno avuto la sventura d’infettarsi del morbo di Creutzfeldt – Jakob (mucca pazza), in quale campo di concentramento li releghiamo? Auschwitz?
La nipote della mia vecchia tata, madre di tre figli maschi tutti laureati con onore, si ammalò del morbo d’Alzheimer, patologia inguaribile dell’uomo reso inutile per la vita. Ebbene, i tre figli maschi, hanno curato la madre per 25 anni con estremo affetto e dedizione. Avrebbero potuto trasferirla alla “Quiete” di Udine? Certamente sì! Ma non lo fecero.
La nostra Costituzione Repubblicana, all’avanguardia fra gli Stati liberi del mondo, “Ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”… (art 11 della Costituzione); “Riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” (art. 29 Cost.); “Tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo” … Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per DISPOSIZIONE DI LEGGE. La legge non può in nessun caso ( NESSUN CASO) violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” (art. 32 Cost.), ed Eluana, è diventata l’emblematica vittima sacrificale di questo Stato improvvisamente scopertosi gran sacerdote della modernità? Ci sarà pure un’ultrice mano che punirà certe isterie demagogiche spacciate come modernità.
Fra gli Esquimesi vige/va (?) la tradizione che fra i componenti la famiglia, in età di non poter più badare a se stessi, ci fosse il commiato volontario, silenzioso, senza lacrime, allontanandosi il malcapitato fra le brume della banchisa, in cerca della morte. Eutansia a 50° sottozero.
Anche Hitler sperimentò una certa selezione fra i vivi, ad alte temperature, altissime: inceneritori.
Il fasullume italico è restio a certe soluzioni, ma il timore serpeggia fra i più derelitti.
Celestino Ferraro

5
Tutto concorre al

Inserito da onedrop il 10 Febbraio 2009 - 2:58pm

Tutto concorre al bene.
Stavamo proprio parlandone ieri sera a tavola, con i nostri figli, quando è squillato il telefono ed anche a noi è arrivata la notizia.
Stavamo proprio esprimendo il desiderio, l'augurio che finalmente una decisione politica coraggiosa potesse mettere una toppa ad una scelta parziale, triste, e miope rispetto alla realtà, di certa magistratura.
La mia prima reazione interiore è stata di rabbia.
Perchè ho presentito come l'azione del demonio voleva neutralizzare ogni tentativo buono, alimentando sempre più confuzione e divisione tra noi uomini.
Oggettivamente difficile infatti non ricordare il desiderio del padre di Eluana - e dei "medici" cui ha affidato la figlia - di farla finita appena possibile; quindi altrettanto difficile non valutare quantomeno "strano" questo precipitare degli eventi, specie considerando che la stima dei tempi tecnici sembrava poter salvare Eluana.
Poi, però, questa iniziale reazione ha lasciato il posto alla consapevolezza che non è il demonio che mi fa respirare adesso, quì, in questo momento. E non è dal demonio che Eluana è stata accolta, ma dal Mistero che ci circonda. E in questa certezza c'è la speranza che tutto, tutto concorre al bene.

6
“La cultura di oggi

Inserito da silviocitterio il 10 Febbraio 2009 - 1:05pm

“La cultura di oggi ritiene impossibile conoscere, cambiare se stessi e la realtà”solo” seguendo una persona.
La persona, nella nostra epoca,non è contemplata come strumento di conoscenza e di cambiamento, essendo riduttivamente intesi, la prima come riflessione analitica e teorica, e il secondo come prassi e applicazione di regole.”
Don Giussani

Io capisco che "l'esperienza umana significativa" di cui parla Cesana, che condivido, sia l'aver incontrato un uomo eccezzionale, che ha generato una compagnia eccezzionale.
Seguendo e legandosi a questa umanità si conosce e si cambia, ci si può appoggiare e quindi sperare.
Eluana l'hanno ammazzata per questo. Non ammettiamo o facciamo fatica a credere che Dio sia diventato un uomo e non ammettiamo che viva, amando e sperando e facendo amare e sperare contro ogni speranza. Se non ci fosse questa esperienza reale non sarebbe necessario arrivare a casi così drammatici come quello di Eluana per far crollare le nostre sicurezze.Conosco una persona sicura di sè, vincente, professionalmente preparata, che è andata in crisi solo perchè uno le ha detto che ha le ginocchia "grosse"!

7
CISS Torino L’uomo ha

Inserito da Vito Piepoli il 10 Febbraio 2009 - 11:02am

CISS Torino
L’uomo ha bisogno di verità
(rinvio il commento, riscrivendolo perchè essendo saltate alcune parti per caratteri non accettati risulta incomprensibile)
Vito Piepoli
Consigliere Nazionale Centro Internazionale Studi Sturzo http://www.centrosturzo.net

La questione antropologica, cioè la domanda sull’uomo o, con altra espressione, l’uomo come domanda, attraversa l’intera cultura contemporanea.

"Nessuna epoca (scrive Heidegger) ha avuto , come l'attuale , nozioni così numerose e svariate sull'uomo. Nessuna epoca è riuscita, come la nostra, a presentare il suo sapere intorno all'uomo in modo così efficace e affascinante, nè a comunicarlo in modo tanto rapido e facile. E' anche vero , però, che nessuna epoca ha saputo meno della nostra che cosa sia l'uomo. Mai l'uomo ha assunto un aspetto così problematico come ai nostri giorni".

In quanto all’antropologia dei principi “non negoziabili” a cui fa riferimento Benedetto XVI e alla “verità sull’uomo”, iscritta nella comune natura umana, è proposta come normativa per tutti e riconoscibile da ciascun uomo. A questa “verità” vengono ricondotti i diritti e i valori propri della persona, che un tempo si chiamavano “indisponibili” e che ora, con nuova formulazione, vengono definiti non “negoziabili”, a partire dalla Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, della Congregazione per la Dottrina della Fede, del novembre 2002. "Non si tratta di per sè (precisa la Nota) di "valori confessionali", poichè tali esigenze etiche sono radicate nell'essere umano e appartengono alla legge morale naturale" (n. 5).

La stessa laicità, ancora secondo la Nota, "indica in primo luogo l'atteggiamento di chi rispetta le verità che scaturiscono dalla conoscenza naturale sull'uomo che vive in società..."(n. 6). A questa “verità” viene richiamato l’agire politico dei cattolici. Nel discorso al convegno ecclesiale di Verona, Benedetto XVI ha sostenuto che occorre fronteggiare con la stessa determinazione con la quale vengono affrontate le grandi sfide dell’umanità, "il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicano fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell'essere umano , in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi , dal concepimento alla morte naturale, alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell'ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale".

Questa posizione del magistero pontificio solleva molti interrogativi e suscita non poche riserve non soltanto di carattere pastorale ma anche e innanzitutto, in sede filosofica e teologica. Ma “La Verità cristiana non si impone come un potere” ma come oggettività e come tale “purifica la ragione”.

L’Occidente è in crisi perché “rassegnato a considerare l’uomo incapace di verità”, ha riferito Benedetto XVI a Mariazell in Austria. Ma “abbiamo bisogno di verità”, altrimenti non distinguiamo più il bene dal male. Inoltre il cristianesimo non è in ultima analisi una morale filosofica e teologica difficile ed incompresa che è in difficoltà perché deve giustificare un elenco di "no" imposti all’uomo.

“E’ di più e qualcosa di diverso da un sistema morale” è “amicizia con una persona”, Gesù. E’ da questa amicizia che nascono i comandamenti del decalogo, che sono un "sì" alla vita, alla verità, alla famiglia, all’amore responsabile, alla solidarietà e quindi al “bene comune” da non confondere con il “bene pubblico”. Mentre il bene pubblico è il bene della società, il bene comune è il bene delle persone costituite in società. La differenza è sostanziale.

L’uomo di cui parla Rosmini non è "un uomo astratto o se così vogliamo chiamarlo, l'uomo della filosofia", ma "un ente concreto e reale" che insegue non la bontà o la felicità ma cerca di essere "buono e felice". Il bene che la politica è in grado di perseguire è parziale rispetto all’intero bene dell’uomo ma, se orientato al bene totale, è “vero bene umano” e contribuisce a realizzarlo.

Ma, la parzialità di quello che si pensa possa essere il “bene realizzato” può non essere riduttivo della totalità, come l’azione relativa della politica non compromette l’assolutezza dei principi che la ispirano, ma questo non è assolutamente scontato! Perché il bene pubblico tiene conto dei bisogni del corpo sociale e si risolve nel bene di alcuni o della maggioranza, mentre il bene comune tiene conto di ciascuna persona in quanto membro del corpo sociale. Dunque il “vero bene umano” è il bene di tutto l’uomo, alla cui realizzazione concorre anche la politica.

E la democrazia?

Don Luigi Giussani riferisce che “punto di partenza per una vera democrazia è l’esigenza naturale umana che la convivenza aiuti l’affermazione della persona, che i rapporti sociali non ostacolino la personalità nella sua crescita” . Non è quindi né una imposizione di sé o di un proprio gruppo né una rinuncia per “voler creare a tutti i costi una omogeneità lasciando da parte ciò che ci divide . Nel suo spirito la democrazia non è innanzitutto una tecnica sociale, un determinato meccanismo di rapporti esterni; la tentazione è quella di ridurre la convivenza democratica a puro fatto di ordine esteriore o di maniera. In tale caso il rispetto per l’altro tende a coincidere con una fondamentale indifferenza per lui.”

E’ necessario ed indispensabile invece che il criterio della convivenza umana sia l’affermazione dell’uomo: allora l’ideale concreto della società sarà l’affermazione di una "comunione" tra le diverse libertà individuali o di gruppo, impegnate. Il cristiano è particolarmente disposto e sensibile a questo valore. Devo rispettare attivamente l’altro perché così come è, appartiene al mistero del Regno di Dio che è un mistero di bene. “Senza questo fondamento l’affermazione della persona come ultimo vero criterio di socialità non può essere sostenuta ed alimentata, ma tutto crolla e ridiventa sottilmente e violentemente ambiguo. Per questo Pio XI disse una volta:"La democrazia sarà cristiana, o non sarà". (Giussani, Appunti di metodo cristiano)

Allora l’ideale sarà il pluralismo, l’affermazione di tutte le libere ed autentiche esperienze particolari sociali. Ma la mentalità di oggi tende a identificare come "democratico" il relativista e come antidemocratico chiunque affermi una certezza per l’uomo. Questa è una falsa democrazia che tende anzi a svuotare l’essenza della sua missione e che può portare a perseguire sotto il fine di un "bene pubblico"(o meglio quello che si pensi possa essere un "bene") un fattore invece di dissolvimento dell’uomo e della società. Per il cristiano la democrazia è convivenza, è dialogo.

Questo è proposta all’altro di quello che io vivo e attenzione a quello che vive l’altro, che non implica affatto un dubbio di me o un compromesso. Ma affinché possa stare "bene"io e l’altro, la convivenza, il dialogo, in definitiva la democrazia che perciò non può essere fondata interiormente su una quantità ideologica comune ma sulla carità, devono avere come fine il riconoscimento della Verità. In pratica il riconoscimento di ciò che convenientemente fa bene all’uomo o sconvenientemente fa male, da rifuggire, affinché ne possa avere un vantaggio concreto ed essere più "buono e felice".

La “verità” di questo bene umano consiste nell’essere bene morale, cioè, bene dell’uomo in quanto “volontà intelligente” e, perciò, persona. Solo il bene morale è bene personale: bene oggettivo e ordinato, non solo perché è voluto in conformità all’ordine dell’essere ma anche perché diventa criterio perfettivo di ordinazione gerarchica dei beni. Infine, il bene morale, voluto come giusto riconoscimento dell’essere nel suo ordine, perfeziona la volontà di giustizia. Sicché l’uomo è “buono” nella misura in cui diventa “giusto”.

E allora? ”La verità vale più della democrazia” è il titolo di un recente articolo del vescovo Alessandro Maggiolini, democrazia come metodo per giungere alla Verità che può non essere quella fissata dalla maggioranza dei "pareri" delle persone che compongono una società. Non basta la maggioranza per affermare il giusto, ma le ragioni. La quantità delle opinioni non misura la verità di queste. Se in uno Stato si decidesse di far morire un uomo innocente anche se malato gravemente, è una ingiustizia disumana.

Questo vuol dire che deve esistere una salutare verità più forte del voto della maggioranza, anzi una verità oggettiva e naturale che non può essere sottoposta ai voti: il valore della vita a tutti i costi! La democrazia attuale risente molto del relativismo e dello scetticismo per cui è sempre meno strumento di riconoscimento della Verità e non solo. Eppure, gli Stati democratici moderni, devono la loro costituzione al riconoscimento di una Verità naturale dell’uomo. Ma purtroppo ora come ha scritto Maggiolini, “Se non si è più che attenti la democrazia si orienta a diventare la dittatura del relativismo”.

E come si esprime Benedetto XVI : la democrazia sta diventando sempre più la forma moderna della Torre di Babele, il simbolo della umanità che si sgancia dal riferimento all’autorità che proviene da Dio, per affermare brutalmente che il potere appartiene al popolo, dimenticando la “carità cristiana” che si deve all’uomo e più che l“umiltà” che non è rinuncia a se stessi, una intelligente e coraggiosa apertura all’altro. Coraggiosa perché incondizionata per un servizio da rendere alla Verità, affinché possa riemergere per il bene dell’umanità tutta.

Quindi, da una parte sta la possibilità di una democrazia strumento della Verità, bene per l’uomo e dall’altra di una democrazia che strumento del Relativo, si sostituisce in virtù di una maggioranza, alla Verità. Pertanto è doveroso concludere con il richiamo espresso dal Vescovo Maggiolini: “L’impegno per gli uomini di buona volontà – e aggiungerei di buona convinzione – si profila chiaro”.

8
“Se il Nazareno tornasse

Inserito da ezio.uccelli il 10 Febbraio 2009 - 10:53am

“Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza”

Ha ragione Jannacci , ma non dobbiamo aspettare il Nazareno chissa’ quando, perche’ : “Noi crediamo in Cristo, morto e risorto, in Cristo presente qui ed ora, che solo può cambiare e cambia, trasfigurandoli, l’uomo e il mondo” , come ci disse Giovanni Paolo al trentennale del movimento, ed è qui, nell’abbraccio e nel giudizio che la compagnia della Chiesa attraverso il Suo magistero ci da quotidianamente che Egli si rende presente.
Cesana ha ragione quando dice: “Non è finita perché io faccio un’esperienza umana significativa. E poi perché ci sono tanti amici che la fanno con me. Perciò, la mia speranza è fondata su quel che c’è, non sul fatto che domani capiti qualche cosa che adesso non c’è.
Questo e quello che è mancato a chi ha scelto di uccidere Eluana: la liberta’ di riconoscere che Cristo compagnia di Dio all’uomo si era fatto presente attraverso la compagnia delle Suore Misericordine o il volto della vedova Coletta e di chissa’ quanti altri. Il demonio non si fa presente con coda a punta e forcone , ma col sorriso ammagliante della nostra autodeterminazione.
Che il signore abbia misericordia di noi tutti e specialmente per coloro coloro che questo omicidio hanno compiuto; a noi non resta che pregare per loro e per noi e chiedere a Eluana, che ora vede “il Volto buono del Misetro che fa tutte le cose”, di chiedere a Lui che si faccia presente a noi tutti,e specialmente ai suoi cari, quella carezza del Nazareno di cui parla Enzo Jannacci .

9
CISS Torino L’uomo ha

Inserito da Vito Piepoli il 10 Febbraio 2009 - 8:56am

CISS Torino
L’uomo ha bisogno di verità

di Vito Piepoli
Consigliere Nazionale Centro Internazionale Studi Sturzo http://www.centrosturzo.net

La questione antropologica, cioè la domanda sull’uomo o, con altra espressione, l’uomo come domanda, attraversa l’intera cultura contemporanea.

<.

In quanto all’antropologia dei principi “non negoziabili” a cui fa riferimento Benedetto XVI e alla “verità sull’uomo”, iscritta nella comune natura umana, è proposta come normativa per tutti e riconoscibile da ciascun uomo. A questa “verità” vengono ricondotti i diritti e i valori propri della persona, che un tempo si chiamavano “indisponibili” e che ora, con nuova formulazione, vengono definiti non “negoziabili”, a partire dalla Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, della Congregazione per la Dottrina della Fede, del novembre 2002. < (n. 5).

La stessa laicità, ancora secondo la Nota, < (n. 6). A questa “verità” viene richiamato l’agire politico dei cattolici. Nel discorso al convegno ecclesiale di Verona, Benedetto XVI ha sostenuto che occorre fronteggiare con la stessa determinazione con la quale vengono affrontate le grandi sfide dell’umanità, <.

Questa posizione del magistero pontificio solleva molti interrogativi e suscita non poche riserve non soltanto di carattere pastorale ma anche e innanzitutto, in sede filosofica e teologica. Ma “La Verità cristiana non si impone come un potere” ma come oggettività e come tale “purifica la ragione”.

L’Occidente è in crisi perché “rassegnato a considerare l’uomo incapace di verità”, ha riferito Benedetto XVI a Mariazell in Austria. Ma “abbiamo bisogno di verità”, altrimenti non distinguiamo più il bene dal male. Inoltre il cristianesimo non è in ultima analisi una morale filosofica e teologica difficile ed incompresa che è in difficoltà perché deve giustificare un elenco di < imposti all’uomo.

“E’ di più e qualcosa di diverso da un sistema morale” è “amicizia con una persona”, Gesù. E’ da questa amicizia che nascono i comandamenti del decalogo, che sono un < alla vita, alla verità, alla famiglia, all’amore responsabile, alla solidarietà e quindi al “bene comune” da non confondere con il “bene pubblico”. Mentre il bene pubblico è il bene della società, il bene comune è il bene delle persone costituite in società. La differenza è sostanziale.

L’uomo di cui parla Rosmini non è <, ma < che insegue non la bontà o la felicità ma cerca di essere <. Il bene che la politica è in grado di perseguire è parziale rispetto all’intero bene dell’uomo ma, se orientato al bene totale, è “vero bene umano” e contribuisce a realizzarlo.

Ma, la parzialità di quello che si pensa possa essere il “bene realizzato” può non essere riduttivo della totalità, come l’azione relativa della politica non compromette l’assolutezza dei principi che la ispirano, ma questo non è assolutamente scontato! Perché il bene pubblico tiene conto dei bisogni del corpo sociale e si risolve nel bene di alcuni o della maggioranza, mentre il bene comune tiene conto di ciascuna persona in quanto membro del corpo sociale. Dunque il “vero bene umano” è il bene di tutto l’uomo, alla cui realizzazione concorre anche la politica.

E la democrazia?

Don Luigi Giussani riferisce che “punto di partenza per una vera democrazia è l’esigenza naturale umana che la convivenza aiuti l’affermazione della persona, che i rapporti < non ostacolino la personalità nella sua crescita” . Non è quindi né una imposizione di sé o di un proprio gruppo né una rinuncia per “voler creare a tutti i costi una omogeneità <. “Nel suo spirito la democrazia non è innanzitutto una tecnica sociale, un determinato meccanismo di rapporti esterni; la tentazione è quella di ridurre la convivenza democratica a puro fatto di ordine esteriore o di maniera. In tale caso il rispetto per l’altro tende a coincidere con una fondamentale indifferenza per lui.”

E’ necessario ed indispensabile invece che il criterio della convivenza umana sia l’affermazione dell’uomo <: allora l’ideale concreto della società sarà l’affermazione di una < tra le diverse libertà individuali o di gruppo, impegnate. Il cristiano è particolarmente disposto e sensibile a questo valore. Devo rispettare attivamente l’altro perché così come è, appartiene al mistero del Regno di Dio che è un mistero di bene. “Senza questo fondamento l’affermazione della persona come ultimo vero criterio di socialità non può essere sostenuta ed alimentata, ma tutto crolla e ridiventa sottilmente e violentemente ambiguo. Per questo Pio XI disse una volta:<. (Giussani, Appunti di metodo cristiano)

Allora l’ideale sarà il pluralismo, l’affermazione di tutte le libere ed autentiche esperienze particolari sociali. Ma la mentalità di oggi tende a identificare come < il relativista e come antidemocratico chiunque affermi una certezza per l’uomo. Questa è una falsa democrazia che tende anzi a svuotare l’essenza della sua missione e che può portare a perseguire sotto il fine di un < (o meglio quello che si pensi possa essere un <) un fattore invece di dissolvimento dell’uomo e della società. Per il cristiano la democrazia è convivenza, è dialogo.

Questo è proposta all’altro di quello che io vivo e attenzione a quello che vive l’altro, che non implica affatto un dubbio di me o un compromesso. Ma affinché possa stare < io e l’altro, la convivenza, il dialogo, in definitiva la democrazia che perciò non può essere fondata interiormente su una quantità ideologica comune ma sulla carità, devono avere come fine il riconoscimento della Verità. In pratica il riconoscimento di ciò che convenientemente fa bene all’uomo o sconvenientemente fa male, da rifuggire, affinché ne possa avere un vantaggio concreto ed essere più <.

La “verità” di questo bene umano consiste nell’essere bene morale, cioè, bene dell’uomo in quanto “volontà intelligente” e, perciò, persona. Solo il bene morale è bene personale: bene oggettivo e ordinato, non solo perché è voluto in conformità all’ordine dell’essere ma anche perché diventa criterio perfettivo di ordinazione gerarchica dei beni. Infine, il bene morale, voluto come giusto riconoscimento dell’essere nel suo ordine, perfeziona la volontà di giustizia. Sicché l’uomo è “buono” nella misura in cui diventa “giusto”.

E allora? ”La verità vale più della democrazia” è il titolo di un recente articolo del vescovo Alessandro Maggiolini, democrazia come metodo per giungere alla Verità che può non essere quella fissata dalla maggioranza dei < delle persone che compongono una società. Non basta la maggioranza per affermare il giusto, ma le ragioni. La quantità delle opinioni non misura la verità di queste. Se in uno Stato si decidesse di far morire un uomo innocente anche se malato gravemente, è una ingiustizia disumana.

Questo vuol dire che deve esistere una salutare verità più forte del voto della maggioranza, anzi una verità oggettiva e naturale che non può essere sottoposta ai voti: il valore della vita a tutti i costi! La democrazia attuale risente molto del relativismo e dello scetticismo per cui è sempre meno strumento di riconoscimento della Verità e non solo. Eppure, gli Stati democratici moderni, devono la loro costituzione al riconoscimento di una Verità naturale dell’uomo. Ma purtroppo ora come ha scritto Maggiolini, “Se non si è più che attenti la democrazia si orienta a diventare la <”.

E come si esprime Benedetto XVI : la democrazia sta diventando sempre più la forma moderna della Torre di Babele, il simbolo della umanità che si sgancia dal riferimento all’autorità che proviene da Dio, per affermare brutalmente che <, dimenticando la “carità cristiana” che si deve all’uomo e più che l“umiltà” che non è rinuncia a se stessi, una intelligente e coraggiosa apertura all’altro. Coraggiosa perché incondizionata per un servizio da rendere alla Verità, affinché possa riemergere per il bene dell’umanità tutta.

Quindi, da una parte sta la possibilità di una democrazia strumento della Verità, bene per l’uomo e dall’altra di una democrazia che strumento del Relativo, si sostituisce in virtù di una maggioranza, alla Verità. Pertanto è doveroso concludere con il richiamo espresso dal Vescovo Maggiolini: “L’impegno per gli uomini di buona volontà – e aggiungerei di buona convinzione – si profila chiaro”.

10
Eccellente giudizio; negare

Inserito da Luigi Brambilla il 9 Febbraio 2009 - 11:09pm

Eccellente giudizio; negare la carità e quindi la libertà di amare è la grande violenza che è emersa dalla vicenda di Eluana.

commenta.l'articolo

Tempi in edicola. Ecco dove e come

I Dieci comandamenti di padre Aldo Trento

Out of Size. Tap your feet

Nightmare, di Samuel Bayer

Il campionato, l'adipe e la tv