
Perché sono quarant’anni che leggo Repubblica

Quarant’anni di Repubblica, vent’anni di Ezio Mauro direttore: tutto da festeggiare?
Sono di parte, sono cattolico, sono indagato sotto processo, sono 40 anni che più o meno leggo Repubblica. Il perché è presto detto: quando da giovane (anni 70/80), nella veste di “spia” per conto di Dio giravo ed incontravo i dissidenti, cattolici e non, i perseguitati, cattolici e non, nei paesi comunisti dell’est-Europa e li trovavo sempre informati su quanto succedeva nel mondo e, in epoca di non internet e tv di stato, non capivo come facessero a sapere le cose.
Il grande teologo Josef Zvěřina un giorno mi disse che era facile capire cosa succedeva , bastava leggere la Pravda (il giornale del regime). Io, stupito e stupido, obiettai: «Ma quello è il giornale che scrive solo le cose che vanno bene al comunismo» . Mi rispose: «Se osservi chi il giornale attacca capisci di chi e cosa hanno paura, e se attaccano ferocemente capisci che, quello di cui hanno paura, sta agendo. Quando attaccano violentemente la Chiesa vuol dire che c’è del nuovo in essa, che sotto la notizia c’è una rinascita, e puoi capire anche dove».
Sono quarant’anni anni che, più o meno, leggo Repubblica.
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