Perché sono quarant’anni che leggo Repubblica

Di Antonio Simone
15 Gennaio 2016
Il perché occorra sempre leggere certa stampa me lo spiegò tanti anni fa il grande teologo dissidente Josef Zvěřina
Il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari durante la celebrazione dei 40 anni di Repubblica all'auditorium Parco della Musica, Roma, 14 gennaio 2016. ANSA/ANGELO CARCONI - CLAUDIO PERI

Quarant’anni di Repubblica, vent’anni di Ezio Mauro direttore: tutto da festeggiare?

Sono di parte, sono cattolico, sono indagato sotto processo, sono 40 anni che più o meno leggo Repubblica. Il perché è presto detto: quando da giovane (anni 70/80), nella veste di “spia” per conto di Dio giravo ed incontravo i dissidenti, cattolici e non, i perseguitati, cattolici e non, nei paesi comunisti dell’est-Europa e li trovavo sempre informati su quanto succedeva nel mondo e, in epoca di non internet e tv di stato, non capivo come facessero a sapere le cose.

Il grande teologo Josef Zvěřina un giorno mi disse che era facile capire cosa succedeva , bastava leggere la Pravda (il giornale del regime). Io, stupito e stupido, obiettai: «Ma quello è il giornale che scrive solo le cose che vanno bene al comunismo» . Mi rispose: «Se osservi chi il giornale attacca capisci di chi e cosa hanno paura, e se attaccano ferocemente capisci che, quello di cui hanno paura, sta agendo. Quando attaccano violentemente la Chiesa vuol dire che c’è del nuovo in essa, che sotto la notizia c’è una rinascita, e puoi capire anche dove».

Sono quarant’anni anni che, più o meno, leggo Repubblica.

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