Perché il Papa non partecipa alla demonizzazione di Putin? Perché vuole evitare il «suicidio dell’Europa civile»

Di Rodolfo Casadei
21 Giugno 2015
Una «guerra fratricida». Così il Pontefice ha definito lo scontro in Ucraina, creando scandalo tra le autorità greco-cattoliche e ammirazione in quelle ortodosse

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – E poi le malelingue dicono che Francesco è un papa che vuole compiacere l’opinione dominante. Ma quale piacione, uno che con breve preavviso accetta di dare udienza al capo di Stato più demonizzato del momento, accusato di aggressione strisciante contro un paese confinante e di annessione di territori altrui, sospettato di omicidi politici in patria, tacciato di tiranno nonostante il vasto e innegabile consenso popolare di cui gode per il trattamento riservato ai media e ai giornalisti sgraditi e per la pervasività della propaganda di Stato, isolato con la sospensione dall’esclusivo club del G8 (tornato a essere G7 come ai tempi della Guerra Fredda) e l’inflizione di sanzioni economiche a vasto raggio da parte di Stati Uniti e Unione Europea. E pure omofobo.

Uno che riceve a casa sua Vladimir Putin di questi tempi, di sicuro non è uno che va col vento o che ha paura delle critiche altrui. Altrettanto di sicuro è uno che sa cosa vuole e che ha un’idea molto precisa della situazione internazionale. E di che cosa si deve e non si deve fare per farla evolvere nella direzione giusta, che nell’ottica della Chiesa è quella della pace e della giustizia.

Invece molti, ad alta voce o sotto voce, accusano Francesco di opportunismo e di cinismo per i buoni rapporti con la Russia di Putin. La Repubblica parla addirittura di «asse col Cremlino», il principe dei vaticanisti americani John L. Allen Jr. scrive di una «partnership inopinatamente forte». Il Vaticano non ha mai apertamente condannato l’annessione della Crimea né denunciato un’aggressione militare russa contro l’Ucraina, il Papa si è limitato a parlare di «guerra fratricida», mandando su tutte le furie l’intera conferenza episcopale greco-cattolica ucraina.

Nella nota informativa consegnata ai giornalisti da padre Federico Lombardi dopo l’incontro del 10 giugno, si legge che Francesco ha invitato Putin a un grande sforzo per la pace e per l’attuazione degli accordi di Minsk (che i russi a parole sostengono, ma che sotto sotto, con vari pretesti, non tutti infondati, tendono a sabotare), ma ha anche sottolineato la necessità di «assicurare l’accesso agli agenti umanitari», punto che sta molto a cuore al capo di Stato russo: Kiev non permette l’ingresso nel paese ad aiuti umanitari provenienti da Mosca, con la scusa che potrebbero nascondere aiuti militari ai ribelli e ai volontari russi che combattono con loro.

L’opportunismo e il cinismo di Francesco starebbero in questo: il Papa cerca di approfittare della debolezza politica internazionale di Putin e dello spirito patriottico della Chiesa ortodossa per realizzare quel riavvicinamento e quell’inizio di piena collaborazione col Patriarcato di Mosca che i papi del post-Concilio hanno sognato e tentato, sempre con scarsi o addirittura negativi risultati, e lo fa sacrificando i diritti degli ucraini aggrediti e offesi, soprattutto gli ucraini di fede greco-cattolica. Pimen prima, Alessio II poi e fino a ieri Kirill hanno sempre guardato alle profferte di dialogo di Roma come a subdoli tentativi di proselitismo e attentati all’indipendenza della Chiesa russa. Ma oggi la Russia isolata dall’Occidente ha bisogno di incrinare il fronte del rifiuto e di riabilitare la propria immagine, e niente più di una visita sul suolo russo di un acclamatissimo Papa romano potrebbe servire al caso.

Nello stesso tempo Kirill e il suo entourage sono colpiti e ammirati della determinazione con cui Francesco insiste a non allinearsi con le autorità ecclesiastiche greco-cattoliche ucraine, che anche in occasione della visita ad limina del febbraio scorso per bocca dell’arcivescovo maggiore Svjatoslav Shevchuk, avevano denunciato che «l’Ucraina è vittima dell’aggressione diretta di un paese vicino. Vive gli orrori della guerra che gli sono stati imposti dall’esterno e non a causa di un conflitto civile interno». Il contrario di quello che il Papa aveva detto all’udienza generale del 4 febbraio: «La situazione sta peggiorando e si aggrava la contrapposizione tra le parti. Preghiamo anzitutto per le vittime, e chiediamo al Signore che cessi al più presto questa orribile violenza fratricida. (…) Fratelli e sorelle, quando io sento le parole “vittoria” o “sconfitta” sento un grande dolore, una grande tristezza nel cuore. Non sono parole giuste; l’unica parola giusta è “pace”. Io penso a voi, fratelli e sorelle ucraini… Pensate, questa è una guerra fra cristiani! Voi tutti avete lo stesso battesimo! State lottando fra cristiani. Pensate a questo scandalo».

Martiri fin dai tempi degli zar
Per gli ucraini filo-governativi di tutte le Chiese invece lo scandalo è rappresentato dalla posizione del Papa, che metterebbe sullo stesso piano aggressori e aggrediti e che evoca una realtà, la “guerra fratricida”, che secondo loro non esiste. La Chiesa detta “uniate” merita la più grande ammirazione e il più profondo rispetto: è Chiesa martire, perseguitata e oppressa al tempo degli zar nel secolo XIX così come da Stalin dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, con l’aperto sostegno della Chiesa ortodossa di Mosca, che non ha mai accettato l’unione di Brest del 1595, dalla quale è nata l’attuale Chiesa greco-cattolica. Nel 1946 con la regia di Stalin si tenne il concilio di Leopoli, che annullò l’Unione di Brest e consegnò le chiese degli uniati agli ortodossi. Da allora non sono mai state restituite. Centinaia di sacerdoti e nove vescovi furono arrestati e internati nei campi di prigionia, alcuni di essi furono uccisi.

Nei mesi delle proteste dell’Euromaidan la Chiesa greco-cattolica ha svolto un’azione positiva, in un clima di ecumenismo inusitato per chi conosce la tormentata storia politico-religiosa di quell’angolo di mondo, giudicando come tanti che un avvicinamento all’Europa avrebbe significato per l’Ucraina più Stato di diritto, più giustizia, sovranità e indipendenza. Sedici mesi dopo la fuga del presidente Yanukovich e la fine del vecchio regime, di quelle promesse è rimasto ben poco, e la colpa non è tutta delle interferenze russe dall’esterno.

Giornalisti e politici ucraini filo-russi negli ultimi mesi sono stati uccisi o hanno compiuto suicidi molto sospetti. Da febbraio sta in prigione Ruslan Kotsaba, giornalista ucraino che in un video indirizzato al presidente Poroshenko ha protestato contro la leva militare e dichiarato che preferisce essere condannato a cinque anni di carcere per renitenza alla leva piuttosto che essere mandato a uccidere «i miei concittadini che vivono nell’est». Kotsaba è un greco-cattolico ed è stato dichiarato prigioniero di coscienza da Amnesty International. Nella classifica della libertà di stampa nel mondo stilata annualmente da Reporters sans Frontières la Russia è al posto numero 152 su 180 paesi; ma l’Ucraina è poco più su: 129sima.

A Odessa, sul Mar Nero, da mesi la tensione è altissima, con attentati contro associazioni e istituzioni filo-governative e arresti di decine di residenti ucraini pro-russi. Odessa è la città dove nel maggio dello scorso anno 42 attivisti pro-russi morirono bruciati dentro alla sede della federazione regionale dei sindacati, assediati da manifestanti di opposta fazione. Adesso il governo ha deciso di nominare un nuovo governatore nella persona di Mikheil Saakashvili, l’ex presidente della Georgia che cercò invano di portare il suo paese nella Nato e che nel 2008 attaccò il territorio ribelle dell’Ossezia meridionale violando un armistizio del 1992 che era garantito dai russi. Mosca reagì e scatenò la guerra russo-georgiana, che durò sei giorni e fece quasi mille morti, in maggioranza civili osseti e georgiani. Una commissione d’inchiesta dell’Unione Europea relazionò che l’assalto georgiano non aveva giustificazioni. Il risultato politico fu la secessione dell’Ossezia meridionale, che è stata riconosciuta solo da quattro paesi membri delle Nazioni Unite (fra loro ovviamente la Russia). Al momento dell’attacco ordinato da Saakashvili in Georgia era attiva una missione militare americana di 800 persone.

Ma quale indipendenza?
La nomina dell’ex presidente georgiano vuole chiaramente essere un atto provocatorio nei confronti di Mosca. Ma Saakashvili non è l’unico straniero chiamato a governare l’Ucraina dopo che dal potere sono stati scacciati i filo-russi: nel governo varato nel dicembre scorso troviamo la statunitense Natalia Jaresko, ministro delle Finanze ed ex dipendente del Dipartimento di Stato americano; il lituano Aivaras Abromavicius, banchiere e partner di società del finanziere americano Georges Soros, che ora ricopre la carica di ministro dello Sviluppo economico; il georgiano Alexander Kvitashvili, ministro della Sanità che ha già ricoperto la stessa carica nel suo paese di origine, quando presidente era Saakhashvili.

Insomma chi voleva un’Ucraina più indipendente e più rispettosa dello Stato di diritto non ha proprio tanto da rallegrarsi. E che la guerra presenti una componente fratricida non lo potrebbe negare nessun osservatore obiettivo. Eppure le Chiese ucraine oggi concentrano i loro appelli quasi solo sul tema della resistenza all’aggressione esterna. In una dichiarazione del febbraio scorso intitolata “Sul dovere di proteggere la patria” del Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose, che riunisce tutte le principali fedi, si legge: «Invitiamo tutti i fedeli, in conformità col loro credo religioso e con le loro possibilità, a partecipare alla difesa della Madrepatria. Al fine della comune vittoria, qualcuno vada alla guerra e qualcun altro operi come cappellano militare o come infermiere volontario; si dia sostegno alle famiglie dei militari, alle popolazioni colpite del Donbass e agli sfollati interni».

A Francesco questa impostazione non piace, e non ha mancato di farlo presente in un testo consegnato ai vescovi greco-cattolici e latini che sono venuti a Roma in visita ad limina. «Siete cittadini a pieno titolo del vostro paese, e perciò avete il diritto di esporre, anche in forma comune, il vostro pensiero circa i suoi destini. Non nel senso di promuovere una concreta azione politica, ma nell’indicazione e riaffermazione dei valori che costituiscono l’elemento coagulante della società ucraina, perseverando nell’instancabile ricerca della concordia e del bene comune, pur di fronte alle gravi e complesse difficoltà».

Le ragioni della Santa Sede
Le ragioni di tanta prudenza non sono difficili da comprendere. È offensivo pensare che si tratti solo di un tentativo di approfittare delle circostanze attuali per portare a casa storici successi ecumenici. Né si tratta solo del fatto che la Russia è obiettivamente un alleato sia quando si tratta di proteggere gli interessi delle minoranze cristiane nel Vicino Oriente (è dal tempo degli zar che Mosca svolge questo ruolo, non sempre con risultati brillanti, ma certamente non peggiori di quelli degli Stati Uniti, le cui scelte di politica estera nella regione stanno producendo l’estinzione della presenza cristiana), sia quando si tratta di contrastare la penetrazione dell’agenda Lgbt, dell’ideologia del gender e della tecnologizzazione della natura umana nelle sedi internazionali.

Il fatto è che i capi di Stato passano, ma la Russia resta, e la Russia è sempre la Russia, come hanno cercato di spiegare, a un’opinione pubblica occidentale non meno manipolata dagli interessi politico-economico-militari anglosassoni di quanto quella russa sia dalla propaganda nazionalista putiniana, studiosi realisti come John Mearsheimer e Lucio Caracciolo. Le demonizzazioni di leader autoritari non sono servite a portare la democrazia dove non c’era, ma hanno fatto o stanno facendo disastri: in Iraq, in Libia e in Siria. Destabilizzare la Russia col pretesto di spingerla verso la democrazia è un pessimo affare, foriero di danni per tutta l’Europa.

Il Papa, in continuità secolare con la linea di condotta della Santa Sede, sta facendo del suo meglio insieme a tutta la diplomazia vaticana per arrivare a una soluzione che tenga in considerazione i legittimi interessi di tutti. Nel 1914 Benedetto XV non si schierò con l’uno o l’altro belligerante, ma li ammonì circa l’«inutile strage» che stavano compiendo e sull’imminente «suicidio dell’Europa civile». Francesco cerca di evitare per tempo l’una e l’altra cosa.

@RodolfoCasadei

Foto Ansa/Ap

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18 commenti

  1. Fabio

    Obama ha incasinato anche l’Ucraina.
    Gli Ucraini indipendentisti dovrebbero avere l’umilta’
    e l’intelligenza di capire che una indipendenza grazie a Obama e’la loro fine
    ed e’la causa della guerra fratricidacon la Russia che la Santa Sede
    non vuole.

    1. Fabio

      Certo che la Santa Sede npn ha condannato l’annessione ucraina Putin e’un dittatore npn un santo ma non si puo’pretendere che sia scemo per essere gradito a certa politica europea !!!
      Con le truppe USA nei paesi baltici e basi americane nelle regioni turche nel Mar Nero del Sud
      doveva farsela fare sotto il naso e lasciare che dopo avet messo basi nell’Ucraina
      Ocvidentale gli americani mettessero anche basi navali in Crimea cosi’tutto il Mar Nero era loro ?

      Ormai tutti abbiamo imparato a giocare a Risiko e queste cose le capiscono ormai anche i bambini.

      1. Fabio

        errata corrige

        annessione della Crimea

        basi nell’Ucraina Orientale

  2. Marco

    “Spero che il mio post sia sbloccato: e che Rodolfo Casadei abbia la cortesia di rispondermi, grazie”

    Prego “Rodolfo Casadei”, per dimostrare di essere veramente Rodolfo Casadei,che la risposta non la faccia sui commenti liberi, grazie.

    1. Raider

      A riprova che il paranoico deve mistificare se stesso e gli altri, ora, si crede anche Casadei e gli dice come e dove rispondere.

  3. I Sette Samuraider

    Il Papa ha sferrato un chiaro attacco all’ideologia tecnocratica ed allo scientismo, quindi anche a tutte quelle posizioni (neo)conservatrici, che hanno urlato allo scandalo tramite il repubblicano Jeb Bush (fratello di George), araldi proprio dell’imperialismo internazionale del denaro. Posizioni che per definirsi “conservatrici” entrano poi in conflitto con lo stesso “conservatorismo” che – si pensi alla critica conservatrice ottocentesca all’avanzante industrialismo, una critica che faceva suoi ante litteram preoccupazioni che oggi diremmo ecologiche nonché preoccupazioni sociali legate alla distruzione mercantile del tessuto comunitario – tutto dovrebbe essere tranne che filo-liberista. Ma, purtroppo, nella storia americana ed anglosassone in genere si è fatto un frullato tra conservatorismo e liberismo, ed il risultato ne è stato il neoconservatorismo che iniziò il suo rampante e nichilistico percorso con Reagan e la Thatcher.

    1. Raider

      In attesa che Casadei risponda al mio post, il deficiente che omaggia una ossessione politica personalizzandola fino a identificarsi psicoticamente con qualche altro continua a parlare di cose che non sa e che, a ogni buon conto, non c’entrano niente – conservatorismo, liberalismo, industrializzazione, nichilismo, … Un frappé per il suo cervello in poltiglia, da agitare senza usarlo e anzi, da agitare proprio per non usarlo, stipandolo di cose che non conosce meglio dell'”Islam, religione naturale dell’umanità”, dell”Islam, religione di pace”, di “religioni del Libro”, dio “fratellanza abramitica”… Che ne sa? Niente! Cioè, sa quel poco quello che passa il convento/madrassa sedicente cristiano e totalmente musulmano in cui lo hanno indottrinato.
      E dopo aver sentenziato contro l’Occidente, ecco che ne balbetta e si appropria e falsa – proprio come fa l’Islam, religione naturalmente pataccara delle altre, a cominciare da Ebraismo e Cristianesimo – del dibattito sulla modernità che ha attraversato e attraversa tuttora la cultura occidentale, quando il mondo islamico nulla sapeva di liberalismo, di industrializzazione e problemi connessi: e non appena l’Islam ha scoperto tutte queste cose, c’è rimasto male, ha dovuto prendere atto della propria arretratezza e ha dovuto fare due cose:
      – o santificare l’ignoranza e l’ignavia cui l’Islam era condannato per aver divinizzato il Corano
      come attributo eterno di Allah, divinizzazione idolatrica che non lasciava spazio all’interpetazione: quindi, il letteralismo più o meno spinto o ogni lettura vicina alla lettera era il criterio e il codice per interpretare la realtà e vivere in conformità al testo, cioè, ella SOTTOMISSIONE: per cui la miseria medievale e la barbarie tribale diventavano il segno della superiorità morale e spirituale degli autentici idolatri del Libro;
      – o fare carico dell’atavica arretratezza culturale, tecnico-scientifica, sociale, politica e giuridica dell’Islamistan come di una colpa da addossare all’Occidente, che avrebbe “rubato” i “tesori” di un presunto, mitico, fantomatico “splendore” islamico che non c’è mai stato, se non parassitando civiltà e culture che preesistevano all’Islam e che l’Islam ha ridotto in miseria – no al torchio a stampa, tutto ciò che occorre sapere è già nel Corano, niente scambi culturali con l’Occidente, dato che i libri occidentali di filosofia, scienza, letteratura tradotti in arabo erano diecimila, al termine del secondo millennio cristiano: e erano deicimila solo perché li si era tradotti quasi tutti nel corso del Novecento.
      E così, le farneticazioni del multinick mistificatore saltano di palo in frasca fino a Reagan e Thachter: che, dopo due mandati, il primo, dopo una sconfitta elettoale, la Thachter, sono stati accantonati dal popolo sovrano e dalle leggi volute dal popolo sovrano. Sui dittatori islamici e sulla dittature sharyatiche o simil-sharyatiche il multinick paranoico stesso preferisce sorvolare: al solito, per stendere un sudario pietoso sulla verità che gli islamofili devono necessariamente censurare, negare, cancellare o se proprio tutto questo non gli è possibile, mistificare.
      NO ALL’ISLAMIZZAZIONE DELL’OCCIDENTE!

    2. Raider

      Spero che il mio post sia sbloccato: e che Rodolfo Casadei abbia la cortesia di rispondermi, grazie.

  4. I Sette Samuraider

    Non solo il Papa ha ricevuto Putin “disobbedendo agli ordini” e dimostrando (come del resto i suoi predecessori) di non essere disposto a fare il cappellano dell’Occidente, ma ha anche dichiarato che “i popoli hanno pagato il costo del salvataggio delle banche”! Una affermazione epocale quanto quella di Pio XI (Quadragesimo Anno, 1931) sull’imperialismo internazionale del denaro.

    1. Raider

      Caro Casadei,

      la politica americana, russa e vaticana rispondono a logiche che non coincidono con le stramberie che i complottisti prediligono: stramberie che coincidono, non casualmente né occasionalmente, con gli interessi islamici e con un odio anti-occidentale e anti-ebraico (il multinick attacca la Chiesa e il Papa che, su questo punto, non si prestano a cappellani di Hitler e dell’anti-semitismo islamico che del nazismo è il legittimo erede) le cui radici riportano a passati regimi di segno ideologico opposto, peraltro. Sostenere o criticare Putin e la Russia può farlo chi non ha posizioni preconcette: chi, invece, è anti-occidentale a prescindere, strumentalizza sempre e comunque.
      La stessa libertà di giudizio che ogni persona in buonafede esercita per quanto riguarda gli U.S.A., che, con mr. Obama, hanno toccato il punto più basso della loro politica estera, riuscendo a incasinare il Medio Oriente e nello stesso tempo, a giungere al limite della rottura con Israele e Arabia Saudita. Che, vedendo come Obama faccia il gioco dell’Iran sul nucleare, ha deciso di percorrere la stessa strada degli ayatolla di Teheran: e a chi si sono rivolti i sauditi? Ai Russi! La corsa agli armamenti atomici in una polveriera come quella medio orientale avviene, dunque, col supporto russo e con la copertura onusiana. Su questo, le cancellerie dei Paesi più impegnati per la causa della pace dovrebbero essere molto più sollecite e accorte: finora, non sembra che sia così.
      D’alta parte, di fronte a questa “intente cordiale” fra Russi e Sauditi, tutte le teorie di matrice irano-islamica complottiste sulla “triade diabolica”, sull’intesa “satanica” fra U.S.A./Occidente-Israele-Paesi del Golfo saltano per aria e dimostrano, una volta di più, prima e più che tutta la loro inconsistenza, la loro insensatezza. Non che cambi nulla, per chi, appunto, ha le fisse paranoiche ed è anti-occidentale e anti-semita: e sulla capacità e onestà di giudizio di questa marmaglia, basta questo.
      Ma delle relazioni e strategie diplomatiche a così alto livello, caro Casadei, parlando come tutti quelli che intervengono qui, da persone comuni, si può discettare fino a certo punto. Ben prima di questo punto la interpello per una, chiamiamola così, mozione d’ordine, cui le chiedo la cortesia di rispondere con la stessa schiettezza sempre usata ogni volta che l’ho interpellata direttamente.
      Vede anche lei che il troll multinick che si appropria e distorce i nickame del fantasma che idolatra continua a imperversare impunemente. Desideravo sapere da lei, ma è cosa che chiederò alla Redazione, se non si può fare nulla contro questa forma di demenza conclamata e esibita, che credo abbia pochi precedenti negli annali delle psicopatologie internettiane: per es., bannare, sic et simpliciter, bannare questo cretino; rimuoverne i post, perlomeno, non solo quando offende con il linguaggio che gli è più congeniale, ma anche quando si intesta i nickname altrui; oppure autorizzare esplicitamente tutti a fare altrettanto, a ricorrere all’assortimento di volgarità e insulti lutulenti di cui questo paraoico ha dato prova e di cui ha fatto le spese anche qualche sua collega, così da trasformare questo blog in una galleria del becerume e in una gara a chi insozza di più il prossimo e già che c’è, questo sito.
      Se non c’è nulla da fare e di conseguenza, siete costretti a tollerare che la cosa continui, sarei grato di esserne messo al corrente.
      Grazie per la cortesia.

      1. Fabio

        Preciso : Obama ha incasinato anche l’Ucraina.

        L’indipendenza e’quel che ha fregato l’Ucraina
        che ha visto fallire la sua economia con conseguente
        emigrazione n Occidente e comparsa in massa di badanti
        ucraine tra noi ovvero di ex operaie ex impiegate ex mogli
        un tempo non cornificate oggi tali perche’da oltre 5 anni lontane dai
        mariti ex madri di famiglia felici prima che gli americani aprissero le
        loro attivita’ in Ucraina chiudendo fabbriche e icenziando .
        Tutto cio’ inclusa la distruzione di famiglie ucraine e la sofferenza di
        donne cristiane improvvisate badanti conscie di essere cornificate da
        anni da mariti ubriaconi senza giudizio morale sui soggetti in questione
        poveretti, tutto cio’ e’visto cpn sorriso beota di compiacimento in un mondo
        cattolico sempre piu’ beota che si rallegra nel vefer arrivare quanti piu” migranti
        possibili e senza voler pensare alla tragedia che c’e’dietro ma pensando solo alle sovvenzioni
        che le associazioni per i migranti possono ottenere.
        “Se anche accogliessi mille migranti in piu’ma
        non avessi la carita’non sono nulla “direbbe
        S.Paolo.
        E : “ero migrante e invece di intvenire perche’io potessi vivere dove sono nato con la mia
        famiglia avete esultato all’idea di sbattermi da solo in un campo profughi ” direbbe Cristo.

        Mondo cattolico cosi’beota che mentre il card Bagnasco litiga con Toti su Ventimiglia nessuno pensa al
        fatto che anche se Toti cedesse sarebbe una vittoria di Pirro per la CEI perche’o migranti vogliono andare on Francia e npn vogliono restare in Italia !!!”.
        Mugranti

        1. Fabio

          Migranti si ‘ ma scemi no ! e mentre in Italia si litiga a chi li accoglie per prima
          o ci ne accoglie di piu’ facendo bella figura politicamente loro rischiano la vita pur
          di andare via dal paese che “li vuole” l’Italia , per entrare in Francia che non li vuole :
          tutto cio’ non vi dice niente ????

          1. Antonio

            L’Italia li accoglie perchè il popolo è cristiano caro Fabio. Di qui a dire che qualcuno tra noi li voglia mi sembra quantomeno assurdo. Li vuole chi ci lucra con il business dei centri di accoglienza o con la manodopera a prezzo quasi nullo.

      2. Rodolfo Casadei

        Gentile Raider,
        io non faccio parte della redazione Internet di Tempi. Semplicemente i miei articoli del settimanale cartaceo vengono ripubblicati dopo qualche tempo sul sito. Nel quale detengo solo il mio blog “Il deserto dei tartari”. Posso in via informale informare il moderatore di questo problema, ma non posso provvedere a nulla.

        1. Raider

          Caro Casadei,

          la ringrazio per la cortesia della risposta e per quella che vorrà usarmi riguardo le regole che dovrebbero essere fatte rispettare dalla Redazione nell’interesse stesso del blog, che non può essere lasciato in balia delle bizze e delle tube psichiche collezionate dal multinick nazi-islamico.
          Graze ancora e buon lavoro.

  5. Filippo81

    Come al solito il Papa è più lungimirante e più Europeista di tutti i capi di Stato occidentali messi insieme!Viva Papa Francesco !

  6. luigi lupo

    “Perché il Papa non partecipa alla demonizzazione di Putin?” e invece Tempi demonizza Obama che con la collaborazione del Papa ha regolarizzato i rapporti con Cuba?. Per Tempi Obama, così fu definito in un articolo è il pewggior presidente degli Stati Uniti. Per capire il personaggio Putin commentate anche le minacce rivolte, in questi giorni, alla Svezia.

    1. Fabio

      Putin ha “ceduto”Cuba per potersi difendere dalle truppe americane nei paesi baltici.
      Obama non ha nessun merito e con tutta la simpatia e la stima anche il ruolo del Papa e’stato secondario rispetto alla ridistribuzione dei domini mondiali cui sono giunti USA e Putin.

      L’Ucraina di cui parliamo non e’Ucraina ma una base militare NATO in Ucraina ecco da dove nascono gli equivoci.

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