Papa Francesco a Strasburgo ricorda a “nonna Europa” la sua anima cristiana

Di Papa Francesco
25 Novembre 2014
«L'Europa ha fortemente bisogno di riscoprire il suo volto per crescere». Pubblichiamo il discorso integrale pronunciato dal Pontefice.

“Vi ringrazio per l’invito a prendere la parola dinanzi a questa istituzione fondamentale della vita dell’Unione Europea e per l’opportunità che mi offrite di rivolgermi, attraverso di voi, agli oltre cinquecento milioni di cittadini che rappresentate nei 28 Stati membri. Particolare gratitudine, desidero esprimere a Lei, Signor Presidente del Parlamento, per le cordiali parole di benvenuto che mi ha rivolto, a nome di tutti i componenti dell’Assemblea.

La mia visita avviene dopo oltre un quarto di secolo da quella compiuta da Papa Giovanni Paolo II. Molto è cambiato da quei giorni in Europa e in tutto il mondo. Non esistono più i blocchi contrapposti che allora dividevano il continente in due e si sta lentamente compiendo il desiderio che «l’Europa, dandosi sovranamente libere istituzioni, possa un giorno estendersi alle dimensioni che le sono state date dalla geografia e più ancora dalla storia».

Accanto a un’Unione Europea più ampia, vi è anche un mondo più complesso e fortemente in movimento. Un mondo sempre più interconnesso e globale e perciò sempre meno “eurocentrico”. A un’Unione più estesa, più influente, sembra però affiancarsi l’immagine di un’Europa un po’ invecchiata e compressa, che tende a sentirsi meno protagonista in un contesto che la guarda spesso con distacco, diffidenza e talvolta con sospetto.

Nel rivolgermi a voi quest’oggi, a partire dalla mia vocazione di pastore, desidero indirizzare a tutti i cittadini europei un messaggio di speranza e di incoraggiamento.

Un messaggio di speranza basato sulla fiducia che le difficoltà possano diventare promotrici potenti di unità, per vincere tutte le paure che l’Europa – insieme a tutto il mondo – sta attraversando. Speranza nel Signore che trasforma il male in bene e la morte in vita.

Incoraggiamento di tornare alla ferma convinzione dei Padri fondatori dell’Unione europea, i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente. Al centro di questo ambizioso progetto politico vi era la fiducia nell’uomo, non tanto in quanto cittadino, né in quanto soggetto economico, ma nell’uomo in quanto persona dotata di una dignità trascendente.

Mi preme anzitutto sottolineare lo stretto legame che esiste fra queste due parole: “dignità” e “trascendente”.

La “dignità” è una parola-chiave che ha caratterizzato la ripresa del secondo dopo guerra. La nostra storia recente si contraddistingue per l’indubbia centralità della promozione della dignità umana contro le molteplici violenze e discriminazioni, che neppure in Europa sono mancate nel corso dei secoli. La percezione dell’importanza dei diritti umani nasce proprio come esito di un lungo cammino, fatto anche di molteplici sofferenze e sacrifici, che ha contribuito a formare la coscienza della preziosità, unicità e irripetibilità di ogni singola persona umana. Tale consapevolezza culturale trova fondamento non solo negli avvenimenti della storia, ma soprattutto nel pensiero europeo, contraddistinto da un ricco incontro, le cui numerose fonti lontane provengono «dalla Grecia e da Roma, da substrati celtici, germanici e slavi, e dal cristianesimo che li ha plasmati profondamente», dando luogo proprio al concetto di “persona”.

Oggi, la promozione dei diritti umani occupa un ruolo centrale nell’impegno dell’Unione Europea in ordine a favorire la dignità della persona, sia al suo interno che nei rapporti con gli altri Paesi. Si tratta di un impegno importante e ammirevole, poiché persistono fin troppe situazioni in cui gli esseri umani sono trattati come oggetti, dei quali si può programmare la concezione, la configurazione e l’utilità, e che poi possono essere buttati via quando non servono più, perché diventati deboli, malati o vecchi.

Effettivamente quale dignità esiste quando manca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero o di professare senza costrizione la propria fede religiosa? Quale dignità è possibile senza una cornice giuridica chiara, che limiti il dominio della forza e faccia prevalere la legge sulla tirannia del potere? Quale dignità può mai avere un uomo o una donna fatto oggetto di ogni genere di discriminazione? Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, che non ha il lavoro che lo unge di dignità?

Promuovere la dignità della persona significa riconoscere che essa possiede diritti inalienabili di cui non può essere privata ad arbitrio di alcuno e tanto meno a beneficio di interessi economici.

Occorre però prestare attenzione per non cadere in alcuni equivoci che possono nascere da un fraintendimento del concetto di diritti umani e da un loro paradossale abuso. Vi è infatti oggi la tendenza verso una rivendicazione sempre più ampia di diritti individuali, sono tentato di dire “individualistici”, che cela una concezione di persona umana staccata da ogni contesto sociale e antropologico, quasi come una “monade” (μονάς), sempre più insensibile alle altre “monadi” intorno a sé. Al concetto di diritto non sembra più associato quello altrettanto essenziale e complementare di dovere, così che si finisce per affermare i diritti del singolo senza tenere conto che ogni essere umano è legato a un contesto sociale, in cui i suoi diritti e doveri sono connessi a quelli degli altri e al bene comune della società stessa.

Ritengo perciò che sia quanto mai vitale approfondire oggi una cultura dei diritti umani che possa sapientemente legare la dimensione individuale, o, meglio, personale, a quella del bene comune, a quel “noi-tutti” formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale. Infatti, se il diritto di ciascuno non è armonicamente ordinato al bene più grande, finisce per concepirsi senza limitazioni e dunque per diventare sorgente di conflitti e di violenze.

Parlare della dignità trascendente dell’uomo, significa dunque fare appello alla sua natura, alla sua innata capacità di distinguere il bene dal male, a quella “bussola” inscritta nei nostri cuori e che Dio ha impresso nell’universo creato; soprattutto significa guardare all’uomo non come a un assoluto, ma come a un essere relazionale. Una delle malattie che vedo più diffuse oggi in Europa è la solitudine, propria di chi è privo di legami. La si vede particolarmente negli anziani, spesso abbandonati al loro destino, come pure nei giovani privi di punti di riferimento e di opportunità per il futuro; la si vede nei numerosi poveri che popolano le nostre città; la si vede negli occhi smarriti dei migranti che sono venuti qui in cerca di un futuro migliore.

Tale solitudine è stata poi acuita dalla crisi economica, i cui effetti perdurano ancora con conseguenze drammatiche dal punto di vista sociale. Si può poi constatare che, nel corso degli ultimi anni, accanto al processo di allargamento dell’Unione Europea, è andata crescendo la sfiducia da parte dei cittadini nei confronti di istituzioni ritenute distanti, impegnate a stabilire regole percepite come lontane dalla sensibilità dei singoli popoli, se non addirittura dannose. Da più parti si ricava un’impressione generale di stanchezza, e d’invecchiamento, di un’Europa nonna e non più fertile e vivace. Per cui i grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni.

A ciò si associano alcuni stili di vita un po’ egoisti, caratterizzati da un’opulenza ormai insostenibile e spesso indifferente nei confronti del mondo circostante, soprattutto dei più poveri. Si constata con rammarico un prevalere delle questioni tecniche ed economiche al centro del dibattito politico, a scapito di un autentico orientamento antropologico. L’essere umano rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare, così che – lo notiamo purtroppo spesso – quando la vita non è funzionale a tale meccanismo viene scartata senza troppe remore, come nel caso dei malati, dei malati terminali, degli anziani abbandonati e senza cura, o dei bambini uccisi prima di nascere.

È il grande equivoco che avviene «quando prevale l’assolutizzazione della tecnica», che finisce per realizzare «una confusione fra fini e mezzi». Risultato inevitabile della “cultura dello scarto” e del “consumismo esasperato”. Al contrario, affermare la dignità della persona significa riconoscere la preziosità della vita umana, che ci è donata gratuitamente e non può perciò essere oggetto di scambio o di smercio. Voi, nella vostra vocazione di parlamentari, siete chiamati anche a una missione grande benché possa sembrare inutile: prendervi cura della fragilità, della fragilità dei popoli e delle persone. Prendersi cura della fragilità dice forza e tenerezza, dice lotta e fecondità in mezzo a un modello funzionalista e privatista che conduce inesorabilmente alla “cultura dello scarto”. Prendersi cura della fragilità delle persone e dei popoli significa custodire la memoria e la speranza; significa farsi carico del presente nella sua situazione più marginale e angosciante ed essere capaci di ungerlo di dignità.

Come dunque ridare speranza al futuro, così che, a partire dalle giovani generazioni, si ritrovi la fiducia per perseguire il grande ideale di un’Europa unita e in pace, creativa e intraprendente, rispettosa dei diritti e consapevole dei propri doveri?

Per rispondere a questa domanda, permettetemi di ricorrere a un’immagine. Uno dei più celebri affreschi di Raffaello che si trovano in Vaticano raffigura la cosiddetta Scuola di Atene. Al suo centro vi sono Platone e Aristotele. Il primo con il dito che punta verso l’alto, verso il mondo delle idee, potremmo dire verso il cielo; il secondo tende la mano in avanti, verso chi guarda, verso la terra, la realtà concreta. Mi pare un’immagine che ben descrive l’Europa e la sua storia, fatta del continuo incontro tra cielo e terra, dove il cielo indica l’apertura al trascendente, a Dio, che ha da sempre contraddistinto l’uomo europeo, e la terra rappresenta la sua capacità pratica e concreta di affrontare le situazioni e i problemi.

Il futuro dell’Europa dipende dalla riscoperta del nesso vitale e inseparabile fra questi due elementi. Un’Europa che non è più capace di aprirsi alla dimensione trascendente della vita è un’Europa che lentamente rischia di perdere la propria anima e anche quello “spirito umanistico” che pure ama e difende.

Proprio a partire dalla necessità di un’apertura al trascendente, intendo affermare la centralità della persona umana, altrimenti in balia delle mode e dei poteri del momento. In questo senso ritengo fondamentale non solo il patrimonio che il cristianesimo ha lasciato nel passato alla formazione socioculturale del continente, bensì soprattutto il contributo che intende dare oggi e nel futuro alla sua crescita. Tale contributo non costituisce un pericolo per la laicità degli Stati e per l’indipendenza delle istituzioni dell’Unione, bensì un arricchimento. Ce lo indicano gli ideali che l’hanno formata fin dal principio, quali la pace, la sussidiarietà e la solidarietà reciproca, un umanesimo incentrato sul rispetto della dignità della persona.

Desidero, perciò, rinnovare la disponibilità della Santa Sede e della Chiesa cattolica, attraverso la Commissione delle Conferenze Episcopali Europee (COMECE), a intrattenere un dialogo proficuo, aperto e trasparente con le istituzioni dell’Unione Europea. Parimenti sono convinto che un’Europa che sia in grado di fare tesoro delle proprie radici religiose, sapendone cogliere la ricchezza e le potenzialità, possa essere anche più facilmente immune dai tanti estremismi che dilagano nel mondo odierno, anche per il grande vuoto ideale a cui assistiamo nel cosiddetto Occidente, perché «è proprio l’oblio di Dio, e non la sua glorificazione, a generare la violenza».

Non possiamo qui non ricordare le numerose ingiustizie e persecuzioni che colpiscono quotidianamente le minoranze religiose, e particolarmente cristiane, in diverse parti del mondo. Comunità e persone che si trovano ad essere oggetto di barbare violenze: cacciate dalle proprie case e patrie; vendute come schiave; uccise, decapitate, crocefisse e bruciate vive, sotto il silenzio vergognoso e complice di tanti.

Il motto dell’Unione Europea è Unità nella diversità, ma l’unità non significa uniformità politica, economica, culturale, o di pensiero. In realtà ogni autentica unità vive della ricchezza delle diversità che la compongono: come una famiglia, che è tanto più unita quanto più ciascuno dei suoi componenti può essere fino in fondo sé stesso senza timore. In tal senso, ritengo che l’Europa sia una famiglia di popoli, i quali potranno sentire vicine le istituzioni dell’Unione se esse sapranno sapientemente coniugare l’ideale dell’unità cui si anela, alla diversità propria di ciascuno, valorizzando le singole tradizioni; prendendo coscienza della sua storia e delle sue radici; liberandosi dalle tante manipolazioni e dalle tante fobie. Mettere al centro la persona umana significa anzitutto lasciare che essa esprima liberamente il proprio volto e la propria creatività, sia a livello di singolo che di popolo.

D’altra parte le peculiarità di ciascuno costituiscono un’autentica ricchezza nella misura in cui sono messe al servizio di tutti. Occorre ricordare sempre l’architettura propria dell’Unione Europea, basata sui principi di solidarietà e sussidiarietà, così che prevalga l’aiuto vicendevole e si possa camminare, animati da reciproca fiducia.

In questa dinamica di unità-particolarità, si pone a voi, Signori e Signore Eurodeputati, anche l’esigenza di farvi carico di mantenere viva la democrazia, la democrazia dei popoli dell’Europa. Non ci è nascosto che una concezione omologante della globalità colpisce la vitalità del sistema democratico depotenziando il ricco contrasto, fecondo e costruttivo, delle organizzazioni e dei partiti politici tra di loro. Così si corre il rischio di vivere nel regno dell’idea, della sola parola, dell’immagine, del sofisma… e di finire per confondere la realtà della democrazia con un nuovo nominalismo politico. Mantenere viva la democrazia in Europa richiede di evitare tante “maniere globalizzanti” di diluire la realtà: i purismi angelici, i totalitarismi del relativo, i fondamentalismi astorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza sapienza.

Mantenere viva la realtà delle democrazie è una sfida di questo momento storico, evitando che la loro forza reale – forza politica espressiva dei popoli – sia rimossa davanti alla pressione di interessi multinazionali non universali, che le indeboliscano e le trasformino in sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti. Questa è una sfida che oggi la storia vi pone.

Dare speranza all’Europa non significa solo riconoscere la centralità della persona umana, ma implica anche favorirne le doti. Si tratta perciò di investire su di essa e sugli ambiti in cui i suoi talenti si formano e portano frutto. Il primo ambito è sicuramente quello dell’educazione, a partire dalla famiglia, cellula fondamentale ed elemento prezioso di ogni società. La famiglia unita, fertile e indissolubile porta con sé gli elementi fondamentali per dare speranza al futuro. Senza tale solidità si finisce per costruire sulla sabbia, con gravi conseguenze sociali. D’altra parte, sottolineare l’importanza della famiglia non solo aiuta a dare prospettive e speranza alle nuove generazioni, ma anche ai numerosi anziani, spesso costretti a vivere in condizioni di solitudine e di abbandono perché non c’è più il calore di un focolare domestico in grado di accompagnarli e di sostenerli.

Accanto alla famiglia vi sono le istituzioni educative: scuole e università. L’educazione non può limitarsi a fornire un insieme di conoscenze tecniche, bensì deve favorire il più complesso processo di crescita della persona umana nella sua totalità. I giovani di oggi chiedono di poter avere una formazione adeguata e completa per guardare al futuro con speranza, piuttosto che con disillusione. Numerose sono, poi, le potenzialità creative dell’Europa in vari campi della ricerca scientifica, alcuni dei quali non ancora del tutto esplorati. Basti pensare ad esempio alle fonti alternative di energia, il cui sviluppo gioverebbe molto alla difesa dell’ambiente.

L’Europa è sempre stata in prima linea in un lodevole impegno a favore dell’ecologia. Questa nostra terra ha infatti bisogno di continue cure e attenzioni e ciascuno ha una personale responsabilità nel custodire il creato, prezioso dono che Dio ha messo nelle mani degli uomini. Ciò significa da un lato che la natura è a nostra disposizione, ne possiamo godere e fare buon uso; dall’altro però significa che non ne siamo i padroni. Custodi, ma non padroni. La dobbiamo perciò amare e rispettare, mentre «invece siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non la “custodiamo”, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura». Rispettare l’ambiente significa però non solo limitarsi ad evitare di deturparlo, ma anche di utilizzarlo per il bene. Penso soprattutto al settore agricolo, chiamato a dare sostegno e nutrimento all’uomo. Non si può tollerare che milioni di persone nel mondo muoiano di fame, mentre tonnellate di derrate alimentari vengono scartate ogni giorno dalle nostre tavole. Inoltre, rispettare la natura, ci ricorda che l’uomo stesso è parte fondamentale di essa. Accanto ad un’ecologia ambientale, serve perciò quell’ecologia umana, fatta del rispetto della persona, che ho inteso richiamare quest’oggi rivolgendomi a voi.

Il secondo ambito in cui fioriscono i talenti della persona umana è il lavoro. E’ tempo di favorire le politiche di occupazione, ma soprattutto è necessario ridare dignità al lavoro, garantendo anche adeguate condizioni per il suo svolgimento. Ciò implica, da un lato, reperire nuovi modi per coniugare la flessibilità del mercato con le necessità di stabilità e certezza delle prospettive lavorative, indispensabili per lo sviluppo umano dei lavoratori; d’altra parte, significa favorire un adeguato contesto sociale, che non punti allo sfruttamento delle persone, ma a garantire, attraverso il lavoro, la possibilità di costruire una famiglia e di educare i figli.

Parimenti, è necessario affrontare insieme la questione migratoria. Non si può tollerare che il Mar Mediterraneo diventi un grande cimitero! Sui barconi che giungono quotidianamente sulle coste europee ci sono uomini e donne che necessitano di accoglienza e di aiuto. L’assenza di un sostegno reciproco all’interno dell’Unione Europea rischia di incentivare soluzioni particolaristiche al problema, che non tengono conto della dignità umana degli immigrati, favorendo il lavoro schiavo e continue tensioni sociali. L’Europa sarà in grado di far fronte alle problematiche connesse all’immigrazione se saprà proporre con chiarezza la propria identità culturale e mettere in atto legislazioni adeguate che sappiano allo stesso tempo tutelare i diritti dei cittadini europei e garantire l’accoglienza dei migranti; se saprà adottare politiche corrette, coraggiose e concrete che aiutino i loro Paesi di origine nello sviluppo socio-politico e nel superamento dei conflitti interni – causa principale di tale fenomeno – invece delle politiche di interesse che aumentano e alimentano tali conflitti. È necessario agire sulle cause e non solo sugli effetti.

Signor Presidente, Eccellenze, Signore e Signori Deputati,

La coscienza della propria identità è necessaria anche per dialogare in modo propositivo con gli Stati che hanno chiesto di entrare a far parte dell’Unione in futuro. Penso soprattutto a quelli dell’area balcanica per i quali l’ingresso nell’Unione Europea potrà rispondere all’ideale della pace in una regione che ha grandemente sofferto per i conflitti del passato. Infine, la coscienza della propria identità è indispensabile nei rapporti con gli altri Paesi vicini, particolarmente con quelli che si affacciano sul Mediterraneo, molti dei quali soffrono a causa di conflitti interni e per la pressione del fondamentalismo religioso e del terrorismo internazionale.

A voi legislatori spetta il compito di custodire e far crescere l’identità europea, affinché i cittadini ritrovino fiducia nelle istituzioni dell’Unione e nel progetto di pace e amicizia che ne è il fondamento. Sapendo che «quanto più cresce la potenza degli uomini tanto più si estende e si allarga la loro responsabilità personale individuale e collettiva», vi esorto [perciò] a lavorare perché l’Europa riscopra la sua anima buona.

Un anonimo autore del II secolo scrisse che «i cristiani rappresentano nel mondo ciò che l’anima è nel corpo». Il compito dell’anima è quello di sostenere il corpo, di esserne la coscienza e la memoria storica. E una storia bimillenaria lega l’Europa e il cristianesimo. Una storia non priva di conflitti e di errori, anche di peccati, ma sempre animata dal desiderio di costruire per il bene. Lo vediamo nella bellezza delle nostre città, e più ancora in quella delle molteplici opere di carità e di edificazione umana comune che [dice: sostegno] costellano il continente. Questa storia, in gran parte, è ancora da scrivere. Essa è il nostro presente e anche il nostro futuro. Essa è la nostra identità. E l’Europa ha fortemente bisogno di riscoprire il suo volto per crescere, secondo lo spirito dei suoi Padri fondatori, nella pace e nella concordia, poiché essa sia se stessa e non è ancora esente dai conflitti.

Cari Eurodeputati, è giunta l’ora di costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili; l’Europa che abbraccia con coraggio il suo passato e guarda con fiducia il suo futuro per vivere pienamente e con speranza il suo presente. È giunto il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e piegata su sé stessa per suscitare e promuovere l’Europa protagonista, portatrice di scienza, di arte, di musica, di valori umani e anche di fede. L’Europa che contempla il cielo e persegue degli ideali; l’Europa che guarda, difende e tutela l’uomo; l’Europa che cammina sulla terra sicura e salda, prezioso punto di riferimento per tutta l’umanità!”.

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34 commenti

  1. mike

    grandissimo discorso del papa. da un pò parla chiaro come mai. è sempre più difficile equivocarlo. ma in fondo se lo hanno equivocato è soprattutto per la cattiva coscienza di chi lo ha fatto. e forse proprio per questo ha deciso di essere ancora più chiaro. poi l’occasione era da sfruttare. infatti specie all’inizio mi è parso emozionato, per non dire incavolato. chissà quanto si è trattenuto!

  2. diabolik

    Ah Fabio Flx, ma tu la Storia dove l’hai studiata ?Ah ah ah, posso solo sghignazzare o semplicemente compatirti !

  3. diabolik

    Ah Fabio Flx, ma tu la Storia dove l’hai studiata ?Ah ah ah, posso solo sghignazzare o semplicemente compatirti !

  4. TROTA

    Anche io mi son sorpresa della spettacolare capacità di Francesco di esporre in modo chiaro, delicato e al tempo stesso incisivo e inconfutabile.. temi propriamente cristiani! Poi mi son ricordata di un piccolo particolare che mi stavo perdendo.. LO SPIRITO SANTO!!

  5. Franco

    O magari vedere uno come Shiva nelle mani di un imperatore stile Nerone…. quelli sì che erano pagani buoni! E nelle mani dei civili barbari? Vuoi mettere ?Vandali, Visigoti, Unni quelli sì, che erano buoni…mica i cristiani!

  6. Franco

    O magari vedere uno come Shiva di un imperatore stile Nerone…. quelli sì che erano pagani buoni!

  7. Franco

    Sarebbe stato proprio bello vedere gente come Shiva senza le crociate …secondo me portava il burka.

  8. Franco

    Il Papa ha fatto un discorso umanista e non cristiano……e “la trascendenza”, nemmeno quella cristiana specifica, servirebbe sarebbe strumentale al dine di mettere al centro l’uomo…. “trascendenza é tutto e niente”é anche il paganesimo greco romano …e la Chiesa Cristiana dovrebbe metter Cristo…. non una parola sull’ideologia gender e sulla violenza sulla famiglia naturale.

    1. Q.B.

      Sui “nuovi diritti” le cose la ha dette e in modo abbastanza intelleggibile e difficilmente manipolabile.
      Colpisce però la “discrezione” con la quale parla di Cristo e i Cristiani; quasi incidentale, un tema tra i tanti.

      Mi chiedeva qualche volta scherzando un’amica ortodossa: ma il Papa è cattolico?

      1. yoyo

        Neanche Paolo al areopago è partito subito con Cristo. Ricordi lo spunto dell ara al dio sconosciuto? E poi non è vero, cercati tutto il discorso di Francesco.

      2. Gabriele

        Oh, hanno già cominciato: su Repubblica e Corriere, le ricostruzioni del discorso saltano le parole sulla famiglia.

        1. yoyo

          Accattoli, in effetti, cercacdi confermare in tutti i modi la sua immagine di Francesco.

      3. Shiva101

        “i totalitarismi del relativo […] gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza sapienza”

        ti sembra un modo intellegibile….. NON manipolabile?

        tu hai capito per caso a cosa si stesse riferendo?

        — cosa vuole dire con famiglia “fertile”…? sta parlando dei GAY?

        Bergoglio è un uomo falso che parla con lingua BIFORCUTA..

        non dice CHIARAMENTE quello che pensa perchè la chiesa è fatta di menzogne.

        1. diabolik

          Lingua BIFORCUTA ? Azzz,mo shiva usa il linguaggio degli Apache! Sei su un binario morto !

        2. beppe

          hai ragione, shiva, anche a me non piacciono gli ETICISMI SENZA BONTA’. però FAMIGLIA FERTILE è abbastanza chiaro, no? si parla di esseri umani e non di POLLI DA ALLEVAMENTO.

    2. Cisco

      @Franco
      Non sono d’accordo: ha fatto un discorso che pone la ragione al centro, cioè un discorso laico, non umanista. Ha accusato l’Europa di avere abbandonato le radici cristiane, più chiaro di così …

  9. Luigi

    Caro Toni….nell’ elenco puoi mettere tranquillamente anche Antonio Socci che sulla sua pagina FB e sul suo blog non lascia passar giorno senza accusare di qualcosa Francesco con tesi parziali e preconcette . Molto, ma molto peggio del Corriere ecc…. (dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici…………) tra l’altro eliminando i commenti sgraditi (e dico sgraditi, non offensivi) bloccando poi gli autori dei medesimi. Spiace dirlo ma è così.

  10. Cisco

    Grande discorso, per tono e contenuti ricalca quello di BXVI al Bundestag. Purtroppo temo anche che avrà le stesse conseguenze: menefreghismo assoluto.

  11. Shiva101

    I motivi politici per cui Bergoglio si è presentato a Strasburgo e perchè lo abbiano fatto parlare lo vedremo a breve distanza: la chiesa sopravvive solo grazie alle sue ingerenze e ai legami politici, sapendo di poter vendere il tesoretto di persone che ha affabulato con la sua vocina gentile.

    Bergoglio dice tonnellate di menzogne ma è normale, essendo un papa.

    Parla con la lingua BIFORCUTA:

    — “La famiglia unita, fertile e indissolubile […] i totalitarismi del relativo […] gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza sapienza.

    cosa intende di PRECISO con “famiglia fertile e indossolubile”?

    cosa intende di PRECISO con “eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza sapienza”?

    Perchè non ha parlato in modo ESPLICITO?

    Perchè è un uomo FALSO come la sua dottrina e quelli che lo seguono.

    — parla dell’ “pertura al trascendente, a Dio, che ha da sempre contraddistinto l’uomo europeo”

    ancora menzogne: l’Europa è fondata sul politesimo greco, romano, nordico, celtico..

    insultati, minacciati e perseguitati dalle crociate e dall’oscurantismo cristiano.

    — “il cristianesimo ha lasciato nel passato alla formazione socioculturale del continente”

    Il contributo del cristianesimo all’Europa lo leggiamo nei tanti morti che ha causato
    e nelle tante guerre che sono state combattute e vinte contro la chiesa per distruggere il suo potere teocratico e dare un’impronta civile alla nostra società.

    Il cristianesimo è sopravissuto quando questa impronta è stata indeboita dal fascismo che ha dato miliardi di lire, ricchezze, possedimenti e PROTEZIONE politica al vaticano stabilendo con quella dittatura un legame che lo tiene in vita ancora oggi.

    Ma per voi sarà sempre più difficile andare avanti e questi tentativi di influenzare l’Europa lo dimostrano.

    Siete su un binario morto!

    1. Vanni

      Shiva, capisci cosa intendo dire di preciso quando ti mando a quel paese?

    2. Raider

      A cuccia, Shiva, a cuccia! Là… Accuciati sul binario morto 101 che ti ha fracassato le meningi. Non pensare, pensare ti fa male; non fare finta di pensare, fingere ti riesce bene, ma, in questo caso, non serve, perché si vede che sei cretino anche stando nel binario morto in cui pensare o no non fa molta differenza. Come è sempre stato lo stesso, per te: ma anche non pensare ti fa male lo stesso, troppo complicato, per te. Certo, non ti rimane che abbaiare dalla rabbia: ma non adesso, adesso stai a nanna che, più tardi, passa il treno e gli fai “ciao!” con le zampine.

      1. Shiva101

        Voi cristiani,come tutte le personi deboli e ignoranti, reagite sempre molto male quando venite messi di fronte alla verità dei fatti, quando le vostre mezogne vengono svelate…
        e fortunatamente sapete dimostrarlo benissimo!

        .. è per questo che siete su un binario morto!!

        1. Toni

          Shiva101 …vs capostazione
          ma che domandi poni sul papa se poi non capisci le risposte.
          Tu non sei in grado di elaborare alcuna visone che prescinda della reazioni dell’apparato genitale rispetto a fimmacci e giornalacci.
          Sul “politesimo greco, romano, nordico, celtico” solo un imbecille certificato, che non ha preso in mano un libro (i giornalacci si…ti do atto) puo scrivere questa minchiata.
          Non siamo su un binario morto, sei tu che hai perso tutti i treni.

        2. EquesFidus

          Ha parlato il pappagallo che ripete solo frasi fatte su Internet, ma che non avrebbe il coraggio di dirle in faccia a nessuno dal vivo. Leone da tastiera e vigliacco.

    3. Linus

      ” l’Europa è fondata sul politesimo greco, romano, nordico, celtico..”

      Hai dimenticato il Grande Cocomero ! :-))) ||

    4. diabolik

      Shiva, aridaje co sto binario morto ! Ma lo vuoi capi’ che i lettori di Tempi viaggiano esclusivamente su gomma ?Chissa chi ca..o ci vedi tu su sti binari morti ! Ah ah ah ma cambia oculista, zio !

    5. mike

      il politeismo greco romano nordico celtico con l’europa non c’entra nulla. casomai se qualcosa della civiltà europea nordica è stato diffuso è, tanto per ridere ma in fondo no, l’alimentazione di quelle terre. infatti sin da fine anni ottanta in italia i pub sono nati come funghi. nei pub trovi hot dog, hamburgher e in genere roba anglo-germanica. vabbè trovi anche roba italiana e anche messicana e oggi di tutto di più, ma l’impostazione di fondo è quella. non so quante volte il sabato sera ho mangiato nei pub, anche se avevo fatto cena. è quella una cosa nord europea trapiantata nel resto del continente, non le idee politeiste celtiche. al limite di recente sono riusciti a fare quanto dici tu con la festa di halloween, vero retaggio celtico che è stato subdolamente diffuso nel continente. ma anche lì, lo hanno fatto di recente no cioè che halloween era già festeggiato.
      sui morti del cristianesimo conviene che consideri il protestantesimo, l’illuminismo, il comunismo ed il nazismo. gli ultimi 400 anni anni e poco più, quando la chiesa ha perso potere.

    6. Piero

      Si, shivetto bello, si, hai ragione, sei nella verità, hai visto la luce, però adesso prendi le pastiglie, altrimenti vedi troppa verità e troppa luce e dopo mi scrivi ancora più minchiate di quelle che già produci, su torna a giocare con i trenini sui binari morti con i tuoi compagni di stanza della clinica…..

  12. Quercia

    “Cari Eurodeputati, è giunta l’ora di costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili”

    PS: visto che tutti i media laicisti hanno nell’ultimo anno tirato per la giacchetta il santo padre, strumentalizzando, cambiando, tagliando e omettendo ciò che diceva, ora sono curioso di vedere come rigireranno la frittata anche questa volta.

  13. -Leo

    ” L’Europa sarà in grado di far fronte alle problematiche connesse all’immigrazione se saprà proporre con chiarezza la propria identità culturale e mettere in atto legislazioni adeguate che sappiano allo stesso tempo tutelare i diritti dei cittadini europei e garantire l’accoglienza dei migranti; se saprà adottare politiche corrette, coraggiose e concrete che aiutino i loro Paesi di origine nello sviluppo socio-politico e nel superamento dei conflitti interni – causa principale di tale fenomeno – invece delle politiche di interesse che aumentano e alimentano tali conflitti. È necessario agire sulle cause e non solo sugli effetti.”

    Purtroppo l’Europa non esiste più, ma esiste solo un occidente che sostiene il proprio potere attraverso destabilizzazione, guerre, usura e sostegno al terrorismo internazionale. E quindi fa l’esatto contrario della strada indicata dal Papa.
    Prego per lui.

  14. Toni

    Tra poco iniziano gli insulti e le calunnie anche contro Papa Francesco. Già mi meraviglio che Fatto, Corr, e Rep. ancora non hanno iniziato o latrare.

  15. Roberto

    spero che le parole del Papa sveglino le coscienze di un’unione europea massonico-americana!

  16. recarlos79

    che senso ha dirlo ai politici? sono eletti dai cittadini, vabbè non ci sono le preferenze, però ogni partito ha in teoria i suoi ideali di riferimento, e partiti d’ispirazione cristiana non ce ne sono, salvo qualche singolo politico, perché forse di cittadini che vogliono il cristianesimo come fonte d’ispirazione per la costruzione della società non ve ne sono più. forse parlando di più ai cittadini, senza i filtri dei “democratici” corpi intermedi, avrebbe più senso. pensate che i politici verso i loro elettori abbiano responsabilità? avete sbagliato universo. forse l’unico modo per renderli responsabili ai propri elettori è il sistema di finanziamento americano.

    1. yoyo

      L accoglimento spetta agli ascoltatori. Il Papa ha seminato con la libertà del Seminatore.

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