L’attacco di Palma a Cerrelli dimostra il vero obiettivo della legge sull’omofobia: «Imbavagliare la libertà di pensiero»

Di Redazione
29 Agosto 2013
Non si placano le polemiche dopo la trasmissione su RaiUno e il comunicato del presidente degli psicologi sulle terapie riparative

omofobia-cerrelli-rai-uno«Palma si sta in realtà rivelando un alleato prezioso di quanti ritengono che il vero obiettivo di una legge contro l’omofobia sia quello di imbavagliare la libertà di ricerca scientifica e più in generale di libera manifestazione del pensiero». Fa ancora discutere il duro intervento del presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, Luigi Palma, che ha attaccato a testa bassa il vicepresidente dei giuristi cattolici Giancarlo Cerrelli.

Un passo indietro. Cerrelli viene invitato martedì 20 agosto a partecipare a “Uno Mattina Talk”, trasmissione di Rai Uno. Il tema della puntata è l’omofobia e, in particolare, il progetto di legge Scalfarotto. La puntata è chiaramente di parte, tanto che si apre con una serie di servizi sull’emergenza omofobia. Cerrelli, che si confronta con Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, pur in minoranza, porta a segno qualche buon colpo (ce li ha raccontati lui stesso il giorno dopo in un’intervista). Al termine della puntata, tanto per farvi capire il clima, Alessandro Zan, deputato e capogruppo di Sel in Commissione Ambiente ed esponente del mondo Lgbt, chiede l’intervento della Commissione di Vigilanza perché «il servizio pubblico non si faccia megafono di tesi, teorie e personaggi che esprimono opinioni discriminanti» (alla faccia della libertà di opinione).
Ma quel che è ancora più grave è che Palma scrive un comunicato durissimo contro Cerrelli. Come vi avevamo già segnalato qui, la posizione di Palma – oltre al merito della questione: le terapie riparative – è assurda, perché Cerrelli non ha avuto in trasmissione nemmeno un attimo per dettagliare il suo pensiero. E basta vedere il filmato della puntata per rendersene conto.

Oggi su Avvenire, il professore Francesco D’Agostino, Presidente dei Giuristi Cattolici, ha scritto un pungente editoriale contro Palma. ve lo riproponiamo di seguito:

La lotta alle discriminazioni non si fa con intimidazioni arroganti

Non voglio entrare nel merito di un problema che non domino (ma che dubito sia davvero dominabile da parte di chicchessia) e cioè se l’omosessualità possa essere “curata” e se il disagio esistenziale di cui (alcuni ) omosessuali soffrono li renda meritevoli di aiuto. Questa opinione, esposta da Giancarlo Cerrelli in una trasmissione televisiva, è stata ritenuta «omofoba» e lo ha esposto a una serie di violenti attacchi, alcuni molto rozzi e sanguigni, come quelli provenienti da movimenti gay.

Tra questi attacchi, non rozzo, ma assolutamente ingiustificabile, si colloca l’intervento di Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi. Palma non solo ha stigmatizzato come «scientificamente priva di fondamento» l’affermazione che l’orientamento sessuale di una persona si possa modificare, ma ha aggiunto che si tratta di un’affermazione «portatrice di un pericoloso pregiudizio sociale». Palma avrebbe dovuto essere più prudente e ricordarsi della sferzante affermazione di Lacan: «Degli omosessuali si parla. Gli omosessuali li si cura. Gli omosessuali non li si guarisce. E quello che c’è di più formidabile è che non li si guarisce nonostante siano assolutamente guaribili». Potranno non andare tanto di moda oggi, ma le tesi di Lacan e dei “neofreudiani”, che non hanno timore di considerare patologica (non immorale, né perversa) l’omosessualità, andrebbero prese più sul serio.

Così come andrebbe ricordato che, quando nell’ormai lontanissimo 1973 l’American Psychiatric Association ha cancellato l’omosessualità dal novero delle psicopatologie, la questione è stata semplicemente rimossa, non risolta, tanto più che questa cancellazione non avvenne a seguito di un adeguato dibattito scientifico, ma solo esortando – in modo epistemologicamente discutibile – gli iscritti all’Associazione a esprimersi, attraverso un voto, sull’opportunità di continuare a considerare l’omosessualità alla stregua di una malattia di rilevanza psichiatrica. Su di una piattaforma di diecimila votanti (che ovviamente inglobava gli iscritti all’Associazione che non vollero partecipare al voto) si riscontrò una maggioranza non entusiasmante del 58% a favore della cancellazione dell’omosessualità dal celebre e contestato DSM, cioè dal manuale ufficiale di diagnostica dell’Associazione. Il rilievo mediatico della votazione ha indubbiamente messo in ombra la questione della sua consistenza scientifica.

Il punto più rilevante delle dichiarazioni del dottor Palma non è però quello che concerne la possibilità di considerare patologica o comunque fonte di disagio l’omosessualità, ma il fatto che, a suo avviso, chi osi esprimere questa opinione (ancorché condivisa da illustri studiosi) contribuirebbe ad attivare un «pericoloso pregiudizio sociale» contro gli omosessuali. Il dottor Palma non si rende evidentemente conto di come egli stia (mi auguro inconsapevolmente) portando acqua a un assurdo paradigma che porta alla dogmatizzazione del sapere: un paradigma, all’interno del quale alcune affermazioni, come appunto quelle che sostenessero che l’omosessualità è una malattia, andrebbero ritenute non solo fallaci (ma sappiamo che nella scienza tutte le teorie sono potenzialmente fallaci!), ma meritevoli di stigmatizzazione e repressione sociale, se non addirittura penale. Invece di esporre le ragioni per le quali si dovrebbero ritenere erronee le teorie di Giancarlo Cerrelli (e di altri che si muovono nella stessa direzione), Palma le espone al pubblico vituperio, dando per scientificamente consolidato e incontrovertibile ciò che non lo è affatto.

Se l’intenzione del presidente dell’Associazione psicologi è di non contribuire in alcun modo al possibile ulteriore diffondersi dell’omofobia, non potrebbe realizzarsi in un modo peggiore di questo, attraverso cioè arroganti intimidazioni (pseudo)-epistemologiche. Palma si sta in realtà rivelando un alleato prezioso di quanti ritengono che il vero obiettivo di una legge contro l’omofobia sia quello di imbavagliare la libertà di ricerca scientifica e più in generale di libera manifestazione del pensiero. Meraviglia (e non poco) che proprio uno psicologo non arrivi a capire quanto sia delicato questo punto.

Francesco D’Agostino

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38 commenti

  1. franco viola

    Segnalo dal blog del Dr.Gianluca Calì una interessante discussione da medicitalia.it.Si tratta di un dibattito tra psicologi,tema:”L’omosessualità si cura?La posizione ufficiale dell’Ordine degli Psicologi”.Particolarmente rilevante il contributo del Dr.Giuseppe Santonocito,uno psicologo “dissidente” che dice cose di buon senso che mi trovano pienamente d’accordo.

  2. Italo Sgro'

    1) Quale lobby? Quella gay, ovviamente. Non è che a negarne l’esistenza per questo smetta di esistere.
    2) Se non vuole considerare scienziati quelli che ha citato D’Agostino (e perché, in fondo, solo perché non confermano quello che piace a lei?) non può considerare scienziati nemmeno i loro colleghi.
    3) Se ride conferma la sua ignoranza.

  3. franco viola

    L’omosessualità va intesa come comportamento e/o orientamento.Le sue manifestazioni se guardiamo alla storia e alla geografia sono state talmente tante e diversificate che è assurdo parlare di “malattia”.Fino a qualche decennio fa,prima che la nuova concezione “essenzialista” affermata dal movimento gay prendesse piede,innumerevoli erano i ragazzi che “ci stavano”,espressione questa dell’antica bisessualità mediterranea e della fase della adolescenza (anche tarda) in cui l’oggetto sessuale nel maschio non è (era)fissato,quindi passibile di sostituzioni più o meno surrogatorie, sebbene le radici dell’orientamento proprio fossero già state poste nella prima e nella seconda infanzia oltre che nella predisposizione genetica.C’erano omosessuali che facevano letteralmente festa per esempio con ragazzi militari,quando c’era la leva,i quali si concedevano non sempre per soldi,anzi.Spesso la semplice compagnia,qualche divertimento,lo sfogo sessuale, una cena alla buona,un momento di trasgressione e via di seguito spingevano i ragazzi non solo a “starci” ma anche a cercare attivamente questo tipo di intrattenimenti.Ovviamente alcuni di loro avevano già in se le radici dell’orientamento omosessuale,ma la gran parte no,e l’esperienza faceva parte del loro curriculum vitae certo molto intimo e riservato e tuttavia condiviso spesso coi loro commilitoni.Che dire poi dei popoli arabi,i magrebini in particolare?Ancora oggi non pochi omosessuali migrano verso quei paesi alla ricerca di certe emozioni……Qualcuno potendolo fare ci tira su casa.Sono solo pochissimi esempi di come l’omosessualità sia confinante e spesso sovrapposta all’eterosessualità.In una forma più sottile io la ravvedo anche ,per.es.,in quegli uomini che scelgono donne mascoline come compagne,e viceversa.Detto ciò,resta il “problema” di chi omosessuale lo è in forma esclusiva o predominante,condizione gravida di conseguenze esistenziali importanti.Premesso che ogni caratteristica umana anche comportamentale ha una base biologica(genetica/ormonale) e premesso che sfido chiunque a segnare di netto il confine fra natura e cultura,ribadisco ciò che ho già detto in altri post che a voler privilegiare le determinanti psicosociali e posto che tutta la personalità si costruisce su “difese”,l’insistere sul “sintomo omosessuale” visto come difesa non ci dice di per se nulla circa lo stato psicopatologico di un gay in particolare.Non è detto infatti che dove ci sia un sintomo ci sia anche una malattia…….E infatti accanto ad omosessuali che vivono con sufficiente serenità il loro orientamento(il sintomo difesa in questo caso funziona),ce ne sono altri che lo vivono come disagio perchè evidentemente risentono ancora dei conflitti emotivi che a quell’orientamento hanno spinto.La psicoterapia non cura l’omosessualità in se proprio perchè non è una malattia;cura invece le nevrosi che spesso l’accompagnano o che ne sono all’origine.Quanto al “cambiamento” di direzione della libido questo è molto problematico e richiede almeno delle condizioni di partenza quali l’insoddisfazione,una fortissima volontà,possibilmente la vicinanza di una donna di cui si è innamorati,e,cosa più importante una latenza di tendenze eterosessuali già presenti ma bloccate a causa di timori irrazionali della donna e/o dell’eterosessualità.Si tratta di casi ben selezionati e sporadici, dai risultati talvolta ambigui.Non si può quindi generalizzare:l’omosessualità è irriducibile a livello di popolazione e con questo bisogna fare i conti.Questo vuol dire riconoscere determinati “diritti”(una parola che comincio ad odiare),come fatto di civiltà,a prescindere da ciò che si pensa di questo orientamento sessuale.Nei diritti però io NON includo il matrimonio che non ha alcun senso per una coppia dello stesso sesso.Non includo ovviamente nemmeno le adozioni se non nel caso del tutto teorico che l’alternativa fosse l’abbandono vero e proprio o l’orfanotrofio,cosa cui NON si deve arrivare.Proporrei invece l’adozione verso un ragazzo maggiorenne e quindi del tutto consenziente.I malintesi su queste questioni tra schieramenti opposti in questa sede nascono dal fatto che il punto di vista religioso non si accontenta di bollare l’omosessualità come peccato,cosa legittima,ma pretende di utilizzare pezze d’appoggio nella scienza,operazione non proprio riuscitissima;d’altra parte gli alfieri della causa gay pretendono di zittire ogni opinione avversa alla loro sbandierando pure loro certezze scientifiche ,soprattutto relative a concezioni essenzialiste,che però ancora non esistono.Non sarebbe meglio che ognuno restasse nel proprio ambito rispettando la libertà di opinione?

  4. Italo Sgrò

    Il punto è semplicissimo: l’omosessualità, a quanto sostiene l’APA, non sarebbe una malattia. Ci atteniamo a questo responso e non diciamo che l’omosessualità sia una malattia. Resta il fatto che l’omosessualità è un’anomalia, un disordine rispetto al dato di natura e, dal punto di vista della scienza morale e della scienza teologica, resta il fatto che l’atto omosessuale è un peccato grave. Resta anche il fatto che per i soggetti che desiderano uscire dall’omosessualità esistono percorsi che si sono dimostrati validi ed efficaci. Resta anche il fatto che si deve conservare la libertà di dire che la normalità è costituita dal rapporto eterosessuale e che solo un uomo e una donna possono contrarre matrimonio e adottare figli.
    Resta anche il fatto che il DSM, considerato bigottamente “la bibbia degli psichiatri” è oggi messo fortemente in discussione sia per la natura politica di alcune classificazioni che per il notevole grado di influenza esercitato dalle case farmaceutiche, tanto che il National Institute of Mental Health ha deciso che non adotterà più il DSM e lo getterà nella carta straccia.
    Piena solidarietà a Cerrelli, ingisutamente attaccato dalla lobby dittatoriale LGBTQI e piana adesione alle sue fondatissime e per niente assurde affermazioni (le poche che è riuscito a esprimere in una trasmissione chiaramente commissionata e guidata dalla lobby).

    1. cornacchia

      Resta il fatto che diagnosticare una malattia sulla base di considerazioni proprie della scienza morale e della scienza teologica è una violazione del diritto alla salute dell’individuo, fondata esclusivamente sul benessere individuale.

      1. Cisco

        Cornacchia non hai capito: considerare o meno l’omosessualità una malattia spetta alla scienza medica, mentre considerarla o meno “naturale” (che non è sinonimo di “sana”) spetta alla antropologia come sintesi di una visione necessariamente multidisciplinare su chi è l’uomo, essere complesso e misterioso.

        1. cornacchia

          Appunto, spetta alla scienza medica. Quindi, un medico, che io interpello come medico (perché voglio stare bene), che dice che gli omosessuali devono curarsi perché non sarebbe naturale secondo l’antropologia, intesa “come sintesi di una visione necessariamente multidisciplinare su chi è l’uomo, essere complesso e misterioso”, è un delinquente, perché lede il diritto perfetto al benessere individuale.

          1. Cisco

            I medici che vogliono curare l’omosessualità lo fanno perché credono che funzioni: se lo facessero solo per sostenere una certa visione antropologica sbaglierebbero. Dopodiché, essendo i medici capaci di intendere e di volere, le loro ricerche saranno basate su ipotesi basate sulle proprie visioni antropologiche, cioè sulla propria formazione culturale. Ciò forma necessariamente dei “pre-giudizi”, che tuttavia un ricercatore libero deve riuscire a mettere in discussione, come e’ capitato per tutte le grandi scoperte scientifiche.

          2. cornacchia

            Se uno vuole fare il medico, deve lasciare da parte i propri pregiudizi e/o giudizi etici, morali, religiosi, antropologici, etc…e pensare, mentre svolge la professionale, al solo benessere individuale del paziente. Se per quel paziente l’omosessualità è fonte di benessere deve aiutarlo in quel senso.

          3. Italo Sgro'

            No, e la sua?

          4. H.Hesse

            “Se per quel paziente l’omosessualità è fonte di benessere deve aiutarlo in quel senso.”
            Non si potrebbe aggiungere “e viceversa”?
            No, perché altrimenti Palma fa un comunicato.

          5. Cisco

            Esatto Cornacchia, ma la situazione che citi non avviene mai, mentre avviene spesso il suo contrario, come scrive giustamente Hesse: se un omosessuale non ritiene di stare bene gli DEVE venire diagnosticata una OMOFOBIA INTERIORIZZATA ed è fatto divieto al medico di proporgli un eventuale tentativo di aiuto.

      2. Italo Sgro'

        No, e la sua?

      3. Italo Sgro'

        Resta il fatto che accompagnare la persona assistita omosessuale nel suo percorso di uscita dall’ anormalità alla normalità è perfettamente lecito e possibile.

        1. cornacchia

          Anche il contrario è perfettamente lecito e possibile. Rilevo che il termine anormalità, riferito all’omosessualità, viene nuovamente utilizzato in forma penalizzante. Non certo nel senso di minoritario, come i mancini.

        2. Paolo

          Peccato che l’omosessualità sia normale e naturale quanto l’etrosessualità…questo le sfugge sempre come mai?

          1. Gmtubini

            L’omosessualità è “naturale” (come il vaiolo) ma non certamente “normale” visto che gli omosessuali sono una minoranza della popolazione (altrimenti povera specie umana).

          2. cornacchia

            Infatti, è una anormalità da cui non se ne deduce nulla. Come dire che le persone con gli occhi azzurri sono anormali, può essere vero, ma non significa niente.
            P.S.: le persone non sono uno strumento per essere utili alla specie umana, caso mai è il contrario.

          3. franco viola

            Essendo utili alla specie sono utili a se stesse,essendo utili a se stesse lo sono anche per la specie,le 2 cose coincidono e non sono neanche separabili se non astrattamente,solo si può mettere l’accento sull’una o sull’altra.Gli omosessuali hanno “scelto”come priorità il momento dell’utilità a se stessi come necessità di omeostasi interna e possibilità autorealizzativa,e anche questo può essere utile alla specie;gli eterosessuali alternano i 2 momenti con più netta tendenza ad essere utili alla specie,principalmente ma non esclusivamente sul piano riproduttivo.Chiaro?

          4. franco viola

            In realtà siamo tutti funzionari della specie ma il contributo non è detto che debba essere meramente riproduttivo.Però questo permette tutto il resto sennò nulla esisterebbe, per cui ha la priorità .Mi pare.

          5. franco viola

            Poi non ho molto stima degli omosessuali presi dalla smania essere a tutti i costi “normali”i.Ma che conformismo piccolo borghese,che noia………..

          6. franco viola

            Di solito quando parlo di omosessualità accantono il problema normale/anormale,tanto non serve a nulla;quanto alla naturalità non c’è problema :tutto ciò che esiste in un modo o nell’altro è”naturale”.Il discorso cambia quando si entra nei particolari;posto per ipotesi che l’orientamento sia “perfettamente normale” e con ciò si implica una “perfetta equivalenza” con quello eterosessuale,resterebbe il problema della normatività:cioè quale dovrebbe essere la norma ideale che si deve indicare agli individui in formazione?Ammettiamo che in un mondo ideale non ci sia nessun influenzamento ambientale di nessunissimo tipo,ebbene in base a ciò che sostengono i paladini della causa gay,si dovrebbe pensare che la percentuale di omosessuali oscillasse attorno al 50% cosa assurda dal momento che il modello matematico prospetta l’estinzione dell’umanità per una percentuale di gran lunga inferiore.Da ciò si arguisce che l’omosessualità per quanto “normale” non può essere normativa, tant’è vero che di recente i sostenitori della gender theory volendo avanzare ancora di un poco nel processo di “pefetta equiparazione”, hanno sostenuto che bisogna abolire il concetto che l’eterosessualità sia normativa;si badi bene non hanno detto che l’omosessualità possa esserlo,sarebbe stato troppo persino ai loro occhi di persone fanatiche e in mala fede.Cosa concludere ?Che l’omosessualità è si irriducibile,ma resta di minoranza e perciò non “perfettamente normale”.E mi sono limitato ad un discorso relativo alla sopravvivenza della specie.Se poi aprissi il capitolo del maschile e del femminile come dimensioni metafisiche ben illustrate dal pensiero orientale come yin e yang………..

          7. Italo Sgro'

            1) Quale lobby? Quella gay, ovviamente. Non è che a negarne l’esistenza per questo smetta di esistere.
            2) Se non vuole considerare scienziati quelli che ha citato D’Agostino (e perché, in fondo, solo perché non confermano quello che piace a lei?) non può considerare scienziati nemmeno i loro colleghi.
            3) Se ride conferma la sua ignoranza. Comunque l’abbiamo già detto.Non è che mi sfugga, è che non è vero.

    2. Andrea

      La sua mente, singor Sgrò, è per caso “guidata” dalle paranoie?

      1. Italo Sgro'

        No, e la sua?

    3. Bifocale

      Italo mi scusi ma va cianciando dalla A alla Z. Impossibile correggere tutto, mi focalizzo solo su alcuni punti salienti. 1) Scrive Italo che l’omosessualità sarebbe peccato grave “dal punto di vista della scienza morale e della scienza teologica”: peccato che nè la morale nè la teologia siano scienze. Ogni scienza è basata sull’osservazione e ogni conclusione deve essere dimostrabile e replicabile. Inoltre la scienza è per sua natura neutra e oggettiva mentre è del tutto evidente che nè la morale nè la teologia possono esserlo. 2) gli unici a voler “mettere in discussione” il DSM sono coloro che gravitano intorno ad ambienti religiosi, insoddisfatti che le posizione di TUTTE le associazioni dei professionisti della salute mentale (non solo l’A.P.A.) sono d’accordo, ormai da decenni, nel non considerare più l’omosessualità nè una malattia nè un disturbo mentale. Il fatto che ciò avvenisse in passato era basato sull’ignoranza, esattamente come quando si pensava che il sole girasse intorno alla Terra. 3) ho fatto una ricerca sul sito ufficiale del National Institute of Mental Health e non ho trovato traccia (nè notizie, nè comunicati stampa, nè annunci ufficiali) che “il NIMH non adotterà più il DSM e lo getterà nella carta straccia.” O lei è in grado di segnalare la fonte ufficiale di tale notizia, che può essere solo il NIMH stesso, oppure è meglio che taccia.

      1. Gmtubini

        Dacci, o sommo bifocale, la tua definizione di “scienza” allora, cosicché anche noialtri si possa valutare se hai ragione o torto.

  5. cornacchia

    Il punto è molto semplice: che l’omosessualità sia o meno un disturbo è assolutamente irrilevante ai fini della libertà (Sarebbe come dire che uno zoppo non è libero di camminare?). L’equivoco è ingenerato, innanzitutto, da chi condanna l’omosessualità, che considera, soltanto in questo caso, essere disturbati (fermo restando che, nel caso di specie, non si tratta di ciò, visto che la tendenza omosessuale in sé considerata non lede l’individuo, che è l’unico valore che conta a fini scientifici).

    1. giordanobruno

      Il punto, secondo me, è che sul dibattito intorno all’omossessualità non ci sono dogmi prestabiliti ma il dibattito è aperto e controverso e si spera rimanga il più possibile civile. Dobbiamo smetterla di lanciare anatemi gli uni contro gli altri, basta con la caccia alle streghe, siamo nel 2013, ognuno è libero di pensarla come vuole su questo tema. Bisognerebbe ricordarsi di Voltaire: “non condivido quello che dici ma darei la vita affichè tu possa dirlo”.

      1. Andrea

        Lo credo anch’io, ma Voltaire non disse nulla del genere.

        1. H.Hesse

          D’altra parte neppure Galileo ha mai detto “E pur si muove!”.

  6. Paolo

    De Palma ha semplicemente risposto in modo puntuale e scientifico ad alcune assurde ed infondate affermazioni fatte sulla tv nazionale.
    Considerare scientifica la “tesi” secondo cui l’omosessualità sarebbe “malattia, disagio, ferita” è un po’ come considerare fondata una tesi che sostenesse che il sole gira intorno ad una terra piatta.
    Che l’omosessualità sia un normale e naturale orientamento sessuale è un dato di fatto consolidato ed incontrovertibile.
    Ora ognuno creda quello che vuole, poi la realtà dei fatti è una.
    Mi chiedo anche:
    1) Dove sarebbero le intimidazioni?
    2) Quali sarebbero gli “illustri” studiosi?
    3) Terza domandina facile facile: come mai queste “argomentazioni” o la difesa di esse vengono sempre, solo e comunque da ambienti legati all’ideologia religiosa (ossia ove guarda caso esiste una concezione precostituita basata non certo su evidenze scientifiche ma su ciò che si ritiene essere “peccato” o meno)

    1. Italo Sgrò

      1) le intimidazioni, per esempio, sono quelle di chi ha chiesto di non far parlare i dissenzienti dalla lobby;
      2) Sicuramente non Palma. D’Agostino ha citato i neofreudiani e Lacan, non si legge bene?;
      3) Le argomentazioni (senza virgolette) non vengono solo da ambienti religiosi.

      1. Paolo

        1) i dissidenti dalla lobby? Quale? Quella gay? Non è che ha richiamarla in continuazione questa fantomatica lobby ( che non sono i movimente per i diritti) diventi reale sig. Sgrò
        2) se non vuole considerare il Dr. Palma un illustre studioso (e perchè poi solo perchè evidenzia che la realtà non è quella che le piacerebbe?) allora non considererà neanche L’Organizzazione mondiale della sanità e tutte le associazioni mediche e scientifiche che ormai da anni hanno sbugiardato queste assurde teorie
        3) mi faccia un esempio (così ridacchio)

        1. Italo Sgro'

          1) Quale lobby? Quella gay, ovviamente. Non è che a negarne l’esistenza per questo smetta di esistere.
          2) Se non vuole considerare scienziati quelli che ha citato D’Agostino (e perché, in fondo, solo perché non confermano quello che piace a lei?) non può considerare scienziati nemmeno i loro colleghi.
          3) Se ride conferma la sua ignoranza. Comunque l’abbiamo già detto.

    2. Piero

      Riguardo al rovesciamento del buon senso e della realtà il grande Chesterton aveva già previsto tutto questo :

      “La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.” (G.K.Chesterton)

    3. Cisco

      1) Dove sarebbero le intimidazioni?

      Le intimidazioni sono nell’aggressività e nell’arroganza del linguaggio del comunicato, e nel fatto stesso che si sia sentito in dovere (o spinto) a rilasciare un comunicato dopo la trasmissione: “Ribadisco, se mai ce ne fosse bisogno che gli psicologi, secondo il Codice deontologico, non possono prestarsi ad alcuna ‘terapia riparativa’ dell’orientamento sessuale di una persona”…. cioè il presidente di un organo amministrativo come un ordine entra nel emrito della ricerca scientifica ventilando sanzioni, come se il presidente dell’ordine degli avvocati entrasse nel merito di una sentenza.

      2) Quali sarebbero gli “illustri” studiosi?

      Dopo appena un minuto di ricerca su Internet posso citare: a livello psicanalitico, ovviamente tutti i neofreudiani (es. Jacques Lacan, citato da D’Agostino), più altri tra cui ho trovato, negli USA: Stanton L. Jones, Mark A. Yarhouse, Elan Y. Karten, Jay C. Wade, Robert M. Kertzner, Ilan H. Meyer, David M. Frost, Michael J. Stirratt, Bunmi O. Olatunji, Josh M. Cisler, David F. Tolin.
      In Italia per esempio Davide Dettore ed Emiliano Lambiase hanno scritto “La varianza dell’orientamento e del comportamento sessuale”, rintracciabile su Amazon alla modica cifra di 8,50 Euro. Studia e poi fammi sapere.

      3) Terza domandina facile facile: come mai queste “argomentazioni” o la difesa di esse vengono sempre, solo e comunque da ambienti legati all’ideologia religiosa (ossia ove guarda caso esiste una concezione precostituita basata non certo su evidenze scientifiche ma su ciò che si ritiene essere “peccato” o meno)

      In effetti è proprio facile facile rispondere a questa domanda: per lo stesso motivo per cui le correnti culturali anticlericali e anticristiane sono le uniche a usare “argomentazioni” contro, come appunto il candidato alle elezioni regionali 2010 nella lista di Vendola dott. Palma dimostra: la scienza umiliata dalla politica. Per tua conoscenza, poi, l’orientamento omosessuale non è un peccato, al massimo è una sfiga.

      1. Paolo

        1) Palma esprime quello che la scienza medica ha ormai dimostrato da anni e cioè che non si può far passare il concetto che ciò che è un normale e naturale orientamento sessuale sia “malattia, disagio o ferita). Il Codice deontologico è fondamentale nell’esercizio di una professione medica…sarebbe come tenere per valido chi sostenesse che i mancini siano sbagliati causa traumi e dovessero o fosse meglio correggerli. Il mancino va già bene com’è oltre alla differenza che a differenza della mano con cui si scrive invece non si può cambiare la propria natura interiore (leggasi orientamento sessuale).
        2) Ora hai fatto un ottimo copia incolla cercando qua e là chi potesse aiutarti a sostenere la tua tesi….benissimo bravo bravo: immagino che tu ti riferisca ad esempio al conclamatissimo studio del 2007 di Stanton L. Jones e Mark A. Yarhouse di cui su 98 soggetti analizzati solo 11 hanno “comunicato” di aver cambiato orientamento (poi sembra uno abbia cambiato ancora idea)…
        3) Eh nono cisco non hai risposto…non è vero poi che chi condanna le “pseudo argomentazioni” a favore di terapie riparative sia mosso da anticlericalismo. L’Oms, L’American Psychological Association e l’American Psychiatric Association, il Royal College of Psychiatrists, World Association of Sexology (WAS), Norwegian Psychiatric Association (potrei andare avanti un bel pochetto) secondo te sono tutte mosse da anticlericalismo??
        Un consiglio informati meglio vahhh, poi fammi sapere

        P.s. ti informo che quando parlo di orientamento parlo di una persona normalmente omosessuale che vive tranquillamente e senza paturnie la propria natura affettiva e sessuale (questo per evitarti la manfrina del si condanna il gesto non la persona)…quindi ripeto magari perdi meno tempo ed informati di più

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