
«Occidente, non tradire il mio popolo». Intervista esclusiva al Gran Mufti di Siria
Generalmente gli esponenti della società civile che parlano da Damasco non vengono presi in considerazione in Occidente, perché sono etichettati come portavoce del regime di Bashar el Assad. La voce di Ahmad Badreddine Hassoun, Gran Muftì di Siria dal 2005, merita un ascolto molto più serio per almeno due motivi. Il primo è che si tratta della più alta autorità religiosa sunnita in Siria: se avesse defezionato nei primi tempi della protesta, sarebbe stato accolto con tutti gli onori dall’opposizione e soprattutto dai suoi sponsor nei paesi del Golfo, che gli avrebbero fatto ponti d’oro. Il secondo è che tre anni fa un figlio di Hassoun è stato assassinato per punire il padre per le sue posizioni filogovernative, ma il Gran Muftì non ha invocato vendetta, anzi ha perdonato gli assassini e non ha mai smesso di perorare una soluzione pacifica della crisi. L’intervista con lui comincia proprio da quella tragica vicenda.
«Ho perdonato chi ha ucciso mio figlio non solo davanti ai media, ma di persona», dice a Tempi Hassoun. «Ho parlato con due degli arrestati e ho detto loro: “Se potessi, vi riporterei adesso a casa vostra”. Ma erano accusati anche di altri omicidi, non potevo intercedere per loro. Gli ho detto: “Quando sarete in Cielo e incontrerete Sariah, mio figlio, lì sarete giudicati dal grande Giudice, e il suo giudizio è più grande di quello di chiunque di noi. Per quello che mi riguarda, vorrei portarvi a casa vostra, perché non voglio che altre madri piangano come ha pianto la mamma di Sariah”. Ho perdonato loro con un’unica condizione: che si impegnassero a deporre le armi e a fermare le uccisioni. Io piango non solo per la perdita di mio figlio, ma per tutte le vittime».
Non accetta di essere considerato una marionetta del governo. «Io non rappresento il potere politico in Siria. Sono il Grande Muftì della Republica araba siriana, e questo significa che sono al servizio del popolo siriano: non del governo o del presidente Bashar el Assad. Sono il Muftì di tutti: cristiani e musulmani, comunisti ed atei. È mia responsabilità servire tutti senza guardare alla loro appartenenza politica e religiosa: forse questa cosa in Europa si fa fatica a capirla. Così quando mi chiedono: “Perché non lasci la Siria? Tu puoi farlo”, io rispondo: “Tanti emiri mi hanno invitato a lasciare il paese e mi hanno offerto ospitalità nei loro grandi palazzi, ma questo contraddirebbe la mia missione”. Per questo motivo l’opposizione siriana che vive all’estero mi ha insultato; benché mi conoscano bene, mi accusano di partigianeria perché non ho lasciato la Siria. Allora dico questo per chi non lo sa: io sono stato cacciato sei volte, fra il 1970 e il 2000, dal mio incarico di predicatore perché nei miei sermoni del venerdì criticavo il governo, e nonostante le vessazioni che da questo mi sono derivate non ho lasciato il paese. I religiosi non devono fare parte di nessun partito politico, il loro unico dovere è di rappresentare la vera fede».
Il compito del religioso
Hassoun è sempre stato un sostenitore della separazione fra politica e religione, ben prima che in Siria scoppiasse la guerra. «Il compito del religioso è di portare il messaggio celeste al popolo, e non di servire il governo o l’opposizione. Il suo compito è di riformare sia il governo che l’opposizione, perché né Cristo, né Maometto, né Mosè hanno creato degli stati, ma hanno forgiato degli uomini; e gli uomini, facendo leva sulla virtù e sulla morale, costruiscono lo Stato. Perciò lo Stato è un’opera umana, mentre la religione è opera di Dio. La differenza tra le due realtà sta anche nel fatto che nello Stato c’è un sistema di leggi che tutti devono seguire, e ciascuno è giudicato secondo il suo comportamento e non secondo le sue intenzioni. Invece la religione è fede, moralità e virtù fondate sull’amore e sulla libertà di scelta. Per lo Stato siamo costretti a obbedire alle leggi, che lo vogliamo o no; mentre quando entro in una moschea o in una chiesa lo faccio per amore. I profeti non hanno obbligato nessuno a credere nelle loro parole, invece i re e gli altri governanti costringono la gente a obbedire alle leggi. Noi dobbiamo seguire le leggi degli Stati in cui viviamo, ma nessuno può imporre qualsiasi tipo di fede, perché la fede è una relazione tra me e Dio. Perciò non bisogna creare dei partiti a denominazione religiosa, farsi scudo in politica col nome di Dio. Questo vale anche per gli Stati, perché essi sono stati creati da persone e non da Dio, al contrario delle religioni».
«In forza di questa distinzione fra la religione e la politica, un leader religioso non sarà mai contro o a favore di un sistema politico, ma semmai a favore o contro la morale che emerge dagli atti del governo. Cioè se in un regime c’è ingiustizia, il religioso lo deve denunciare, e se il regime fa il bene, lo deve riconoscere. Questo vale anche per l’opposizione».
Hassoun afferma di avere cercato di dialogare con l’opposizione, ma inutilmente. «A suo tempo ho invitato l’opposizione esterna a venire in Siria per parlare e dialogare col regime, dicendo a loro: “Se il regime non vi ascolterà, io starò dalla vostra parte”. Ma loro non hanno accettato. La Siria è diversa da tutti gli altri paesi arabi perché il regime è laico, mentre ci sono Stati che vogliono imporre a noi un sistema politico religioso settario. Qui è il nodo del problema Siria, che tanti fingono di non capire. Se Bashar el Assad avesse cercato di imporre un sistema religioso settario al paese, io mi sarei opposto e gli avrei chiesto di rinunciare. Ma non con le armi. Io non alzo le armi in faccia a nessuno, né contro il presidente, né contro l’opposizione, perché credo nel dialogo. Ricorrere alle armi è segno che non stai sostenendo una giusta causa, che non sei in grado di convincere l’altro. Per questo ho sempre chiesto: fate del Medio Oriente una zona smilitarizzata, perché è la terra della fede, e da tutto il mondo arrivano pellegrini a visitare la Palestina. Se pretendiamo di fare uno Stato musulmano, oppure cristiano, oppure ebraico, chiudiamo le porte in faccia agli altri. Dio ha riunito le tre religioni monoteiste a Gerusalemme per farci capire che Lui è uno solo e la fede è una sola. Il musulmano che prega nella moschea di al Aqsa, il cristiano nella chiesa della Natività, e l’ebreo davanti al Muro del pianto, tutti quanti pregano lo stesso Dio. Per cui è una vergogna che ci siano dei politici e dei religiosi che dividono la gente creando partiti settari religiosi ed etnici».
Il Gran Muftì sottolinea con forza la sua concezione umanista delle fedi religiose: «Le religioni monoteiste devono sempre chiedersi se stanno agendo per conto del potere oppure per conto di Dio. Se operano all’ombra di Dio, allora non dovrebbe esserci nessun tipo di disaccordo tra me e il Papa, tra me e il leader di un’altra religione monoteista, perché la nostra missione è la stessa: affermare la santità di Dio, difendere la dignità dell’uomo. Chi insulta la dignità dell’uomo insulta la santità di Dio, perché l’uomo è stato creato da Lui. Quando ho parlato davanti al Parlamento europeo nel 2004, ho detto: “Se vedessi la distruzione della pietra nera alla Mecca, o della moschea di al Aqsa a Gerusalemme, o della chiesa della Natività a Betlemme, o del Muro del pianto, per me sarebbe meno doloroso che vedere un bambino che viene ucciso. La moschea di al Aqsa e la chiesa della Natività sono state costruite da noi e se vengono distrutte le rifaremo più belle. Ma se viene ucciso un bambino, chi può ridargli la vita?”. Costruire l’uomo è molto più santo che costruire una chiesa o una moschea. Dio non è prigioniero dentro le nostre chiese e le nostre moschee. Ed è per tutti, non solo per i cristiani o i musulmani».
L’ammirazione per il Papa
Il Gran Muftì ammira papa Francesco per il suo stile evangelico, ed esprime dispiacere per non averlo potuto ancora incontrare, né a Roma né a Damasco. «Ho invitato il Santo Padre a visitare la Siria e ho chiesto di poterlo incontrare in Vaticano. Finora non è stato possibile, e io so che questo dipende anche dalle pressioni di chi mi descrive come un rappresentante del potere. Ma io rinnovo il mio invito e dico al Papa: “Santità, non si lasci strumentalizzare dalla politica, lei che è la guida nell’amore in tutto il mondo, lei che ha infranto tutti i protocolli che allontanavano il Papa dalla gente, venga a incontrare cristiani, musulmani ed ebrei. Forse il nostro incontro permetterà di mettere fine a questa strage, al sangue che viene versato in nome della religione, senza colpa della religione”».
Per quanto riguarda la politica internazionale, Hassoun si iscrive fra i delusi della presidenza Obama. Che è tornato a parlare della necessità di provocare un regime change a Damasco come condizione per sconfiggere l’Isil. «Ciò che è successo nelle ultime due elezioni presidenziali negli Stati Uniti, mi ha molto colpito: il popolo americano ha scelto un presidente di origine africana e il cui padre era un musulmano; gli elettori hanno scelto un uomo non sulla base delle sue origini, ma delle sue qualità: Obama ha studiato legge, è laureato in diritto. Ma la seconda sorpresa è stata negativa: questo presidente non ha fatto niente per la pace, anzi ha continuato le guerre che aveva iniziato il suo predecessore G. W. Bush. Non ha mantenuto la promessa di chiudere la prigione di Guantanamo. Allora mi chiedo: Obama ha veramente il potere di prendere certe decisioni? La sua intelligence lo sta ingannando? La verità è che oggi il mondo non è più sotto il controllo dei leader politici o di quelli religiosi. Stiamo assistendo alla nascita di un’alleanza internazionale, di portata globale, che riunisce politici di governo ed estremisti religiosi. Ma il loro progetto fallirà, per la reazione dell’umanità che ne sta prendendo coscienza».
La profezia inascoltata
«Spesso invito i membri del Congresso americano e i rettori delle loro università a venire in Siria, ma la loro risposta è sempre la stessa: “Verremo solo quando il regime sarà caduto”. Non mi sembra giusto: vogliono la caduta di un presidente che il popolo siriano non vuole cacciare. Se la maggioranza della gente avesse voluto far cadere il presidente, vi garantisco che lo avrebbe fatto nel giro di una settimana. Come lo hanno fatto in Tunisia e in Egitto. Deve essere chiaro a tutti: il popolo siriano fino ad oggi non vuole far cadere il presidente. Avete presente il Daesh (la sigla araba dell’Isil, ndr) e i suoi combattenti jihadisti? Da circa due anni è attivo in Siria e il nostro esercito lo combatte. Ora anche una coalizione militare di 40 nazioni, guidata dall’America, lo sta combattendo, e ha dichiarato che per vincere ci vorranno dai 3 ai 10 anni. Intanto la Siria è riuscita a resistere per due anni non solo all’Isil, ma a Jabhat al Nusra, al Libero esercito siriano, al Fronte islamico e a decine di altri gruppi armati, sostenuti e finanziati anche dagli americani e dall’Europa! Come abbiamo fatto? Grazie al popolo. Senza la resistenza del popolo l’esercito siriano sarebbe finito a pezzi, la Siria si sarebbe divisa su base settaria e i siriani si sarebbero uccisi tutti fra loro. Questa guerra che c’è in Siria non è una guerra civile di religione: venite a vedere con i vostri occhi dove vivono gli sfollati siriani. Cristiani e musulmani, sunniti e alawiti, vivono insieme sotto lo stesso tetto. Gli sfollati sunniti che vengono da Hama e da Homs vivono fra gli alawiti e i cristiani a Lattakia, Tartus, Damasco».
«Questa è la vera Siria, e se il presidente Obama non la conosce sono disposto ad andare in America e parlare davanti al Congresso per spiegarla insieme ai leader religiosi cristiani siriani. Quando tre anni fa fu ucciso mio figlio, davanti a tutto il mondo dissi: “Vi prego, non appiccate l’incendio in Siria, perché questo fuoco si estenderà a tutto il mondo. Si sveglieranno anche le cellule dormienti che sono in America e in Europa”. Solamente oggi cominciano a credermi».
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ecco un vero uomo e un vero religioso
Anche il Muftì, però, esagera: Mosé e Cristo non hanno fondato Stati, questo è vero anche Maometto? La distinzione/separazione fra Stato e religione, un processo non breve e non facile anche da noi, è fin dall’origine insito dell’Islam? Gli islamici hanno reasturato la Chiesa della Niatviità? E chi l’aveva distrutta? perchè è stato vietato fino a pocl tempo fa e ed è vietato tuttora rimettre in sesto le chiese che hanno bisogno di riparazioni, nelle terre islamiche? La pace, è la pace: ma, senza chiarezza, il dialogo finisce come la preghiera dell’imam nei giardini vaticani; come la lapide che, in una chiesa damascena, commemora l’assasinio di un francescano italiano nel 1840 attribuita a ebrei, quando tutti sanno che fu commeso da musulmani e che i governi siriani, da allora, non hanno mai rimossa e non so che ne pensa il Muftì; la stesa hies dove sono sepolti otto francescani uccisi dai musulmani nel 1860, ma senza lapidi che lo ricordini. Come altri pagine della storia della dhimmitudine in Sira e non solo, sono allegramente stracciate per favoleggiare di una pace idiliaca nell’Arabia felix.
… E tre. Il terzetto dei tre tenori o bassi è completo, anche se si esibisce nella solita lagna.
Ah, quindi, no, l’immigrazione massiccia non è tutta dovuta a Yinon; ah, ecco, ora, qualcuno se ne è accorto; non che, per questo, quanto documenta Bat Ye’or sia, perciò, ritenuto degno di considerazione, anziché di delegittimazione, data l’origine di una studiosa gratificata del nome all’anagrafe, cosa che, a quanto apre, cambia il giudizio e la testa, votata a Yinon. Che gli effetti di un’immigrazione che vede el ruolo di promoter dei “viaggi della speranza” e delle politiche di accoglienza indiscriminata siano gli odiati “imperialisti occidentali”, è un dettaglio su cui non si è ritenuto dare lumi mercé la dottrina yinonista di largo corso come forma di paranoia ansiolitica a uso di gente che non vede quello che ha sotto il naso e in compenso, vede quello che gli piace immmaginare: e pertanto – negazionismo in tempo reale -, contesta le conclusioni di rapporti di fonte vaticana e di altre fonti, come dire, “indipendenti”, visto che del Vaticano non c’è da fidarsi quando non si comporta come deve sennò, “Nasrallah non dimentica”, da cui risulta che i cristiani sono, come per tutto il corso del ‘900, il gruppo religioso più perseguitato e massacrato al mondo; avendo lo scrupolo di specificare che ciò è dovuto a islamici nell’80% dei casi: e subito, ai paranoici a vocazione ideologica scatta la lampadina che si tratti di yinonisti, non di islamici. e intanto, sull’immigrazione che destabilizza politicamente, socialmente, culturalmente, demograficamente il Vecchio Continente, per restringere le coordinate della geografia variabiale a uso e consumo degli yinonisti, non è detto nulla, se va bene o no. E’ uno di quei casi – come l’altro, della guerra che l’Occidente e gli U.S.A. non fanno a Turchia, Arabia e Qatar, di cui MarcoL ha tenuto a dimostrare come un fatto che non c’è è la prova di una teoria che non ha bisogno di prove – in cui la separazione fra fatti e paranoie non è un’opnione o un fatto clinco, ma un dogma dello yinonismo a teste unificate dal vuoto.
Che dire di altre baggianate a scoppio ritardato, ma effetto non meno dirompente – uno scroscio di risa? Chavez, in urto con la Chiesa cattolica – cosa che il mistificatore Focalud dimentica o non sa -, fece in tempo a stipulare accordi con i signori arabi del petrolio, per vendergli antio-americanismo in cambio di anti-semitismo: e i missionari islamici sono giunti nel Pantanal e nel tratto venezolano di foresta amazzonica: e abbiamo visto le foto delle donne indios in chador e burqa… Per dire la civiltà islamica, che, secondo il turco islamista Erdogan, ha scoperto l’America prima di Colombo – prima di tutti! Come non mancherò di scoprire l’Europa: che, ovviamente, è una creazione originale della “cultura araba” e a chi dimostra che non è così fin dai famosi “prestiti” all’Occidente, ne diranno di tutti i colori, se di cognome fa Gouguenheim è ebreo.
Nell’occasione, ricordando che è già andato smarrito un post in cui davo conto dell’operazione islamicamente corretta messa in atto dalla Garzanti cui si deve l’edizione del libro di Gouguenheim, prego cortesemente la Redazione di fare il possibile perché non vadano smarriti nemmeno i post da me inviati in questa sezione.
Grazie.
Alla grande finanza anglo-sionista deve essere peraltro imputata (non tutta, per carità, anche USURA-ELE ha i suoi limiti !) gran parte della responsabilità dei flussi immigratori dovuti spesso e poco volentieri agli effetti della destabilizzazione da questa provocata (con il permesso della sionista Giselle Littman alias Bat Ye’or e delle sue inconfutabili rivelazioni a cominciare dalla fantomatica DEA)
Giustamente si ricordava che il SudAmerica ha avuto ed ha la brutta esperienza di avere goduto delle attenzioni della suddetta finanza anglo-sionista e di false flags operations dei soliti noti : famosa la denuncia che fece in merito il presidente Chavez sull’ ”attacco” alla sinagoga di Caracas nella notte del 30 gennaio 2009.
@Skanderbeg:
“Certo è possibile che prenda piede una nuova interpretazione di questo corpus normativo magari in senso etico/morale ma spetta ai giurisperiti islamici procedere su questa strada ad oggi tutta in salita. Se a questo si aggiunge il fatto che l’interpretazione “fondamentalista” gode di ingenti finanziamenti e di una “alleanza strategica” con parte dell’establishment occidentale (l’alleanza internazionale di cui parlava il muftì) si intuisce bene l’enorme sfida che queste nuove riletture dell’islam devono affrontare”
Infatti è proprio appoggiando ed alleandosi con l’ala più fondamentalista (wahabita) dell’islam che gli altri due fondamentalismi (talmudista e cristiano-sionista) possono, come dicevo prima, propagare destabilizzazione, divisione e menzogna. E certamente rallentare un cammino verso un miglioramento.
Trovo invece significativo da parte del Gran Muftì l’ammirazione ed il desiderio di incontrare il Papa. Un uomo di Buona Volontà che desidera incontrare un altro uomo di Buona Volontà proveniente da una parte del mondo ugualmente sotto attacco della grande finanza anglo-sionista , l’Argentina. E dove forte è l’attacco delle sette evangelicals nord-americane.
Solo una santa alleanza tra uomini di Buona Volontà può cambiare il mondo.
Diversamente l’avranno vinta i vari piani Yinon sempre espandibili e senza problemi di limitazioni geografiche.
Il cinguettio fra un mistificatore compiaciuto di essere tale e uno che, a nome dell’indomito Skandebeg, gli regge il gioco, è una messinscena degna della dhimmitudine fra noi.
Altro che Sunnat e sogni si Sunnat! Quando facevo riolievi elementari, riguardo l’arretratezza di cui il mondo silamico aveva da rimporverare se stesso, sulla mioseria in cui sonmo state trascinate le nazioni sottomesse, sul fatto che i Paesi islamici accolgono la Carta dei diritti dellìO.N.U. con la clausola che ciò valeva per tutte le norem non in contrasrto col Corano: e che questo equivaleva a dire che c’è incompatiblitàò fra questa il Libro – no, non quello della “religioni del Libro”: quello della religione de solo libro inteso come attributo di dio: roba da ridere! -, cio si toglieva dall’incomodo e dall’imbarazzo considerando questi rilievi “non pertinenenti”; a trutte le osservazioni puntuali sul piano storico e sociale e teologico riguardo mitificazioni stroiche, sociali e teologali – come la favola dei “fratelti in Abramo” -, non si è saputo rispondere altro che sfuggendo alle realtà storica, sociale e della dottrina rifigiasndosi fra le circonvolute e tautologiche cretinate del Piano ammezzato Yinon: e ora…?
E ora, si sfugge ai problemi allargando a dismisura gli orizzonti della paranoia yinonista, gli attentati alle sinagoghe in Argentina, sì, le moschee in Venezuela e in Paraguay, alle Faer Oerer o in Estonia, invece, vanno benissimo e manco parlarne; e si finisce salmodiando di uomini di buona volontà – vorrei vedere! – e sante alleanze!
W ISRAELE!
@leo
Buona sera signor Leo. Certo è possibile che “uomini di buona volontà” possano imprimere una svolta e scongiurare la corsa verso l’annientamento reciproco. In realtà il genere umano potrebbe raggiungere tanti obbiettivi se solo lavorasse insieme per il bene comune. Il problema è che qui sono coinvolti interessi politici ed economici molto grandi
Venendo al “piano Ynon” di cui parla, non ho mai sentito parlare. Sono sicuro che anche da parte israeliana ci sono “uomini di buona volontà” favorevoli alla pace ma purtroppo Israele è continuamente nel miro dei paesi vicino che non si fanno problemi a finanziare il terrorismo o persino a proclamare che intendono distruggerlo. È evidente che in contesto di minaccia continua i “falchi” avranno la precedenza sulle “colombe” come ha ben dimostrato l’assassinio di Yitzhak Rabin o l’ascesa di Hamas in Palestina. In quel conflitto è troppo intricato per affrontarlo in due righe.
@raider
Signor “raider” non so a chi si riferisse quando ha parlato di “mistificatore” ma io non sono qui “reggere il gioco a nessuno” come credo nemmeno lei. Temo che lei abbia equivocato il mio commento che aveva un tono invece CRITICO e SCETTICO proprio sulle posizioni che lei MI attribuisce!
Ho riletto più volte il suo commento ma non ho capito se si riferisce a discussioni che avuto precedentemente con me o con qualcun altro magari che si firmava con lo stesso nickname o con l’altro commentatore. Se si riferisce a me, per quanto riguardo questo “piano ynon” le confesso che è la prima volta che lo sento nominare e sul merito ho già risposto sopra.
Sinceramente non ben capito il suo parere né sull’intervista: non crede alle parole del muftì? Ma non le sembra che anche con le sue azioni abbia dimostrato una presa di distanze netta da un certo modo d’intendere l’islam? L’assassinio del figlio ad opera di estremisti non basta forse a dimostrare la sua buona fede?
E come dovremmo comportarci con questa persona? Respingerlo non avvantaggerebbe forse proprio chi dice che gli infedeli vogliono la crociata? Che non ci può essere nessuna condivisione, stima, amicizia con i kuffar ma solo il jihad? E chi ne pagherà il prezzo? Se da parte musulmana giungono voci e soprattutto azioni concrete di dialogo, rispetto e apertura, abbiamo il dovere come cristiani di lasciare aperta la porta del dialogo e preferire la pace alla guerra. Con chi proseguirà sulla strada del jihad e della sottomissione degli “infedeli” allora combatteremo per evitare che si ripetano gli orrori che abbiamo già visto troppe volte.
Cordiali saluti
Che lei, Skanderbeg, abbia virgolettato il mio nickname fa il paio – involontariamente, ma in un modo che lei non può suppore quanto rivelatore – con le mistificazioni che sono di altri, non le sue. Lei non ha capito qualche sottinteso del mio post, io posso non capire riferimenti del suo, ma non importa, perché, almeno, è evidente a me la sua buonafede e so che lei, se ha ritenuto di metter ai ferri il mio nickname, non distorcerà le parole su una pagina scritta da altri o sulle labbra dei santi per sentirsi autorizzato, come i mistificatori che si alternano e si spalleggiano qui, a invocare una “santa alleanza” per “attaccare USraele” o come fa l’altro demente qui sotto senza nepure fantasia, dopo che l’ha spesa tutta per il Piano Yinon.
Mi lasci dire, però, che, quando non sono sicuro di aver capito bene, io concedo, in prima istanza, il beneficio della buonafede al mio interlocuotre, rivolgendomi a lui senza virgolette e senza sottintesi o toni polemici, anche perché dò per scontato che, a mia volta, posso anch’io non essere chiaro e sapendo, inoltre, che è facile non sia condivisibile, perlomeno, tutto ciò che affermo: e beninteso, concedendo anche a me il beneficio dell’errore ch riconosco agli altri
La cosa che non capisco del suo post è, in particolare, che lei possa attribuirmi la volontà di rifiutare le parole di pace del Muftì: ne dicono tutti, belle parole e i musulmani, tenuto conto di quello che si vede e sente in giro, più di altri. La preghiera che un imam è stato ecumenicamente invitato a recitare nei giardini del Vaticano alla presenza del papa invocava Allah perché assicurasse la vittoria ai musulmani sugli infedeli. Il silenzio di piombo dei musulmani moderati, in Ue e altrove, non è un bel segnale: chiedergli di pronunciarsi e sentirsi fare le stesse prediche per cui i musulmani non sono tutti uguali e beninteso, attenti a voi!, in società come quelle arabo-islamiche, in cui l’opinione pubblica – come molte altre cose, a dre il vero – è una conqusita assai recente, dà diritto a prendere con una certa cautela discorsi – non quello di questo Muftì: non mi pare – che sanno di opportunismo. E sappiamo che la cultura islamica consiglia la taqyya, se non traslittero male, ritiene, cioè, non probito,l ma meritorio dissimulare e ingannare gli infedeli qaundo le circostanze lo consigliano.
Non dovrò, per evitare equivoci, dire troppe cose o tutto in una volta. Il mio approccio a questa come a altre questioni “divisive” è totalmente laico: in questo caso, difendo l’esitenza di Israeele e il diritto a difendersi e garantirsi la sicurezza come credo vada riconsciuto a qualunque altro Stato. Non faccio come tanti che, prima, rovesciavano ogni sorta di accuse su Gheddafi, Sadam Hussein, Munarak, Assad: e poi, non appena l’Occidente – che non santifico, mi creda, a cominciare dagli US.A. – interviene, su richiesta di Muftì, oppositori, élite arabe, altri Stati e regimi arabi altrettanto esecrabili, ecco che “l’imperialismo occidentale colpisce ancora!”: e si porta, come prova di questo, che “non tutti i musulmani sono uguali, l’Islam non è monolitico…”: e altre amenità che rendono assai poco credibile ogni precisazione in tal senso.
In ultimo, siccome la erudiranno sul Piano Yinon, lei farà come riterrà opportuno. Io, vedendo l’astiosità con cui è attaccata Bat Ye’or, cui si rinfaccia l’essere ebrea – se la cosa non le sembra, non dirò anti-semita, infallibile segno di equilibrio in merito a qualunque oggetto di discussione su un argomento tanto grave -, mi permetto di segnalarle due libri di questa scrittrice: “Eurabia” e “Il declino della Cristianità sotto l’Islam”, editi da Lindau. Avrà modo, se vorrà, di farsi un’idea precisa, sulla base dei riferimenti puntuali e circostanziati a convegni e relativi atti, documenti ufficiali, riviste, con date, numeri di pagina, nomi e cognomi, se gli argomenti e l’autrice meritano anche il suo disprezzo e il suo odio, così come è prassi e norma per i mistificatori riuniti che intervengono qui quasi solo esclusivamente per quella loro ossessione che non ripeterò.
@Skanderbeg
Buona sera a lei signor Skanderbeg. D’accordissimo con lei quando afferma “In realtà il genere umano potrebbe raggiungere tanti obbiettivi se solo lavorasse insieme per il bene comune”, ma il problema come dice lei è che sono coinvolti interessi politici ed economici non dico molto grandi, ma grandissimi. In più il tutto è condito da fondamentalismo che centuplica il pericolo della situazione. Ora di quale fondamentalismo parlo ? Qui può darsi che divergiamo o forse no, ma non è un problema quando vi è un confronto non ideologico, ma teso a valutare, capire, approfondire. Come ho già scritto in commenti precedenti vi sono in gioco tre diversi tipi di fondamentalismo : fondamentalismo wahabita, fondamentalismo talmudico e fondamentalismo cristiano-sionista, secondo cui il ritorno degli ebrei in Palestina accelererà i tempi ultimi e quindi il ritorno del Messia. Fra di loro si odiano, certamente, ma hanno obbiettivi comuni e sono spesso e volentieri alleati in maniera più o meno coperta. La tattica che usano è quella della destabilizzazione, condizione indispensabile per potere affermare il proprio potere. Il piano Yinon è la parte di questa tattica utilizzata dal fondamentalismo talmudista. Come già spiegavo il nome “Yinon Plan” nasce da da un articolo del 1982 apparso nella rivista Kivunim, organo della Organizzazione Sionista Mondiale, firmato da Oded Yinon, un giornalista israeliano ben collegato al ministero degli Esteri di Israele. La strategia di Yinon era fondata su questa premessa.
Per poter sopravvivere Israele deve diventare una potenza imperiale in Medio Oriente e deve anche assicurarsi che tutti i paesi arabi siano frantumati in modo tale che l’intera regione sia suddivisa in deboli e piccole entità statali, non attrezzate per contrastare la potenza militare israeliana.
Queste sono le parole che il giornalista scriveva a proposito dell’Iraq: “La dissoluzione della Siria e dell’Iraq in aree distinte su base etnica o religiosa, come già avviene in Libano, è l’obiettivo primario di Israele sul fronte orientale. L’Iraq, ricco di petrolio da una parte, e dall’altra lacerato internamente, è certamente candidato ad essere preso di mira da Israele. La sua dissoluzione è per noi addirittura più importante di quella della Siria. L’Iraq è più forte della Siria. A breve termine, è proprio la potenza irachena che rappresenta la più grande minaccia per Israele.
Una guerra tra Iran e Iraq frazionerà l’Iraq e causerà la caduta del suo regime interno. Addirittura prima che esso sia in grado di organizzare una lotta su un ampio fronte contro di noi. Ogni tipo di scontro inter-arabo sarà a nostro favore nel breve periodo e accelererà il nostro scopo più importante che è quello di frantumare l’Iraq in vari staterelli come in Siria e in Libano. In Iraq è possibile realizzare una divisione in province su base etnica o religiosa come avveniva in Siria durante l’impero ottomano. Così tre (o più stati) si formeranno intorno alle tre principali città: Bassora, Baghdad e Mosul, e così le regioni sciite del sud si staccheranno dal nord sunnita e curdo.”
Anch’io credo che da parte israeliana vi siano “uomini di buona volontà” favorevoli alla pace e fortemente osteggiati da una parte politica sempre più estremista o comunque sottomessa per convenienza o per paura al fondamentalismo degli ortodossi talmudici. Basti che veda come sono trattati e messi all’indice i benemeriti rabbini del movimento “Neturei Karta” attivamente antisionisti.
Quando lei sostiene che “purtroppo Israele è continuamente nel miro dei paesi vicino che non si fanno problemi a finanziare il terrorismo o persino a proclamare che intendono distruggerlo” credo che sia invece fuori strada.
Innanzitutto si parla di “eliminare l’entità sionista”, il che vuol dire augurarsi e lavorare per il cambio del regime attuale, come diceva qualche giorno fa l’Ayatollah Khamenei
“L’unico significato sta nel mettere fine ai crimini di Israele e nell’eliminare questo regime. E’ chiaro che l’eliminazione di Israele non significa che ci sarà un massacro degli ebrei in questa regione. La Repubblica islamica ha già proposto, alle comunità internazionali, un meccanismo pratico e logico su come mettere in atto questo processo.” (il resto dell’intervista è rintracciabile facilmente in rete)
Quindi si parla del legittimo desiderio di cambio di un regime politico, cosa che anche molti ebrei auspicano.
Concludo con stralci di una intervista al Patriarca emerito Michel Sabbah del 2002 :
“Cambiare la politica per trasformare i Paesi vicini in Paesi amici. Una trasformazione possibile. Si tratta di rendere giustizia ai Palestinesi, di mettere fine all’occupazione e creare uno Stato palestinese. Una volta liberi ed indipendenti nel loro stato i palestinesi diventeranno amici di Israele così come gli altri Paesi arabi” ed afferma che la radice del conflitto “non è fondamentalmente una questione di terrorismo palestinese ma l’occupazione militare israeliana che provoca la resistenza palestinese, vista da Israele come una minaccia per la sua sicurezza”. Pertanto, per Sabbah “continuare a parlare di terrorismo, senza considerare i diritti dei palestinesi, significa condannarsi a non trovare una soluzione al conflitto”. Questa sarà possibile “togliendo l’occupazione militare” e “riprendendo al più presto il dialogo insieme alla comunità internazionale”. Secondo Sabbah, inoltre, “condannare la violenza è necessario ma eliminare le cause è più efficace. Allo stesso modo dire che la violenza palestinese è terrorismo e quella israeliana è legittima difesa rende inutile ogni dichiarazione e rende impossibile la fine di ogni violenza”. “L’unico modo per uscire da questo stallo – scrive ancora il patriarca – è di credere nella pace e di costruirla con mezzi nonviolenti”. “Israele vivrà sempre circondato da Paesi arabi, compresa la Palestina e fino ad oggi non è riuscito ad instaurare con loro delle relazioni normali”. A riguardo, conclude Sabbah, “la proposta dell’Arabia Saudita di stipulare una pace generale con Israele è un segno ed un invito ad Israele”.
Tutta la tiritera, insomma, serve a dimostrare l’esistenza di un Piano mediante cui un Paese mira a garantirsi la sicurezza e la sopravvivenza dalle minacce e dall’azione sistematica con cui si vuole giungere alla cancellazione di uno Stato riconosciuto dall’O.N.U.;
e nel fare questo, è consentito a Paesi come l’Iran di avvalersi di tutti i mezzi, dal finanziare, addestrare dall’armare i palestinesi e “Nasrallah, che non dimentica” (mentre è lecito ai mistificatori scordarsi – forse, perché Yinon non c’entra e non era nemmeno nato – della storia della cristianità in Libano e del tentativo di creare un nazionalismo laico, trans-confessionale e non basato sul solo Islam) così come le intese con un altro benemerito, Chavez, con cui Ahmadinejad stipulò accordi che hanno introdotto l’Islam in Venezuela come altrove in Sudamerica, come avviene ovunque, dall’Alaska alla Finlandia, dall’islanda all’Australia, cosa che potrebbe benissimo essere ascritta al losco Piano superiore;
secondo i mistificatori riuniti, Israele – comunque la si pensi e senza scomodare le letture apocalittiche, valide anche per la controparte “buona” – dovrebbe concordare amichevolmente la propria sparizione, finora è stata la testardaggine nel rifiutare di sparire che porta i palestinesi a spiegare con i mezzi idonei a chiarire agli israeliani cosa debba correttamente intendersi per cancellazione di Israele, laddove l’Iran parla di cancellazione per cui si dota di missili, a testa nucleare o no, minacciando l’Occidente di farsi da parte in questa operazione di repulisti o di doverne pagare le conseguenze;
apprendiamo, senza che la cosa susciti alcun rigurgito revisionista nel mistificatore con o senza virgolette, che l’Impero ottomano, dallo stesso magnificato come esempio di tolleranza islamica, divideva le sue provincie su base etnica e religiosa, datosi che le compagini nazionali ereditate dagli occidentali alla dissoluzione del Califfato non hanno alcuna base di unità e identità nazionale, tranne che nella conformità alla Umma, così da regalare cristiani e non concezioni come quella espressa oggidì da Erdogan, che sta tirando fuori la Turchia dal turpe kemalismo, dovuto a un cripto-ebreo (andatelo a dire ai Turchi e tanti auguri: chissà, potrebbe essere l’ennesimo successo internazionale dell’anti-semitismo e dell’anti-sionismo), er cui la donna è inferiore all’uomo e la Carta onusiana dei Diritti dell’Uomo, firmata da tutti i Paesi ilsamici con clausole che figruano nelle rispettive Costituzioni, non va bene neppure come carta da parati, per dirla pulita;
si afferma, per interposta citazione, che Israele non è riuscito – sfortuna o risvolti machiavellici del suddetto Piano? – a instaurare relazioni normali con i Paesi arabi; poi, quando i sauditi proprongono una pace generale, la voglia di pace passa a tutti questi gentiluomini di buona volontà.
Queste demenziali castronerie male assortite, poi, hanno, insieme a altre, un riscontro nelle cose su cui si glissa, altroché se pacificamente: il mons. dovrebbe dire, a chi lo cita, come mai la popolazione cristiana nei territori palestinesi è scesa dal 30% del 1967 a meno del 3% di oggi;
e Yinon dovrebbe dirgli se essere a favore o contro l’immigrazione rientra o no nel Piano e evantualmente, quaile e di chi;
e perché, se arabi e islamici vanno in ordine sparso essendo “tanti e tanti”: fondamentalisti, “moderati”, integralisti, onesti, corrotti, delinquenti, falsi, quelli che hanno giàò introdotto le corti coraniche e il matrimonio poligamico, ecc…, noi, però, dobbiamo accoglierli tutti;
e rimane del tutto fuori della portata delle citazioni a convenienza un discorso storiografico rifiutato con la stessa nonchalance con cui si liquida come ebrea, per giunta, sionista Bat Ye’or, nominata col nome all’anagrafe perché sia chiaro di che marca sia la buona volontà dei copincollisti mistificatori di gruppo. Che non è un modo per divagare: è per riportare alla dimensione che gli spetta un’azione che adempie la promessa/mandato di Maometto – profeta dell'”Islam, religione di pace” – di sottomettere l’umanità a Allah, solennemente ribadita da un imam – di cui si può sempre dire, senza colpo ferire la paranoia: è un “pianista” anche lui! – di fronte al papa nella preghiera ecumenica recitata non più tardi di qualche mese fa nei giardini vaticani.
Alsalam aleykum
Ho trovato questa testimonianza molto bella, finalmente si sentono parole diverse e questo dimostra a maggior ragione che una parte consistente del mondo musulmano non si rispecchia nella salafiyyah wahhabiyyah.
Tuttavia resta un problema fondamentale a mio avviso: l’islam ha prodotto attraverso Maometto e i suoi successore molto diritto positivo in quanto il profeta si è trovato a dirimere caso concreti e quindi a porre norme giuridiche di vario tipo (privatistiche e pubblicistiche, penali, attinenti al diritto successorio e di famiglia, “costituzionali”, tributarie ecc) raccolte nel Corano stesso e nella Sunnat annabi che quindi producono una certa tensione sul tema della separazione Stato/Religione. Ancora più problematico è il fatto che molte di queste regole di diritto appaiono alla nostra sensiilità odierna discriminatorie o persino riprovevoli (vedi divieto per un appartenente al ahl ulkitab di sposare una musulmana o alle pene previste per chi compie un furto) almeno nell’interpretazione che ne hanno dato e tuttora danno la giurisprudenza islamica. Questo a mio avviso è il nocciolo del problema.
Certo è possibile che prenda piede una nuova interpretazione di questo corpus normativo magari in senso etico/morale ma spetta ai giurisperiti islamici procedere su questa strada ad oggi tutta in salita. Se a questo si aggiunge il fatto che l’interpretazione “fondamentalista” gode di ingenti finanziamenti e di una “alleanza strategica” con parte dell’establishment occidentale (l’alleanza internazionale di cui parlava il muftì) si intuisce bene l’enorme sfida che queste nuove riletture dell’islam devono affrontare
Spero che passi anche il mio post.
Grazie.
Le parole di pace, da qualunque parte provengano, sono sempre bene accette. Non è il caso di fare notare al Muftì quanto vale su un diverso terreno di discussione.
Ma i mistificatori che insha(ca)lleggiano si buttano a pesce su queste parole, dopo aver mistificato e strumentalizzato le parole di papi e monsignori. Assad, Gheddafi, Mubarak, Saddam Hussein erano dittatori “amici dell’Occidente”, da abbattere; non appena questo è avvenuto, diventano martiri della pace. La guerra a Emirati e Turchia dovrebbe farla l’Occidente, invece di lasciare che sia un regolamento di conti all’interno di un mondo islamico che vede in virtuosa competizione sauditi e iraniani e la disgregazione di compagini statali arabe che non hanno una coesione e identità nazionale se non recente e dovuta a un recentissimo e breve colonialismo occidentale che ha cercato di innestare un nazionalismo laico in Paesi senza tradizione unitaria al di fuori di Califfato, Umma e dhimmitudine per le minoranze religiose (per limitarci a queste). Poi, se l’Occidente facesse la guerra, calda o fredda o mercè sanzioni (che bello! Luccicano gli occhi a tutti i sostenitori interessati alla frottola dei “fratelli in Abramo”) a Paesi con cui intrattengono rapporti che hanno le ambiguità e opacità contemplate dalla diplomazia internazionale, scatterebbe l’accusa dello scontro di civiltà.
In alternativa a uno scenario di guerre inter-arabe, ci sarebbe la possibilità di un’alleanza pan-araba e addirittura, “abramitica” – magari promossa dal papa – contro un Paese solo: che non dovrebbe difendersi, perciò, invece di ostinarsi a sfurttare le divisioni in campo nemico, come tutti i Paesi e regimi, in difesa o all’attacco, hanno sempre fatto. Invece, veine spiegato che la destabillizazione del Medio Oriente e dell’area del Golfo, pianficate da Yinon (in un articolo di giornale!), valgono anche per le Filippine, il Corno d’Africa, la Nigeria, la Thailandia, il Pakistan: la geografia che conosciamo è anch’essa solo un degli inganni yinonisti. Al contrario, la destabillzzazione migratoria dell’Occidente, che vediamo proseguire ogni giorno per farne dar el-Islam, concertata da eurocrati e élite arabe e ben documentata, non esiste. E così via folleggiando e mistificando.
Coloro che dovessero prendere per buone queste scempiaggini, affiancate da perle anche peggiori sul piano storiografico, dovrebbero riflettere su una cosa: se papi e monsignori e uomini di pace di ogni credo, le cui parole vengono distorte in mondo univoco e paranoide, potrebbero ripetere l’invito ripetuto da uno per tutti fra i manipiolatori che vediamo qui all’opera, che non manca di citare quanto, per l’occasione, ha omesso di dire per potere più facilmente e ipocritamente strumentalizzare anche le parole di questo Muftì: attaccare USraele.
Cui risponderò come sempre:
W ISRAELE!
Inutile dire che condivido i commenti di MarcoL e Filippo81. Credo che il Vangelo di oggi vada a pennello con la figura di questo uomo di Buona Volontà.
Da quando l’entità sionista si è impiantata in questa parte del mondo, da secoli multiculturale, il lavoro dei tre fondamentalismi (talmudista, islamista e cristiano-sionista) alleati, anche se si odiano, è quello di eliminare le testimonianze vive come questa che costituiscono il loro comune nemico (non importa se cristiano, musulmano, ebreo o altro) attraverso la destabilizzazione, la divisione, la menzogna e tutto ciò che soffoca queste voci di uomini liberi.
Il Gran Mufti di Siria è un grande Uomo. Il problema sono i vertici occidentali, che con la scusa della “esportazione della democrazia” e dei “diritti civili”, vogliono abbattere Assad, in quanto non allineato all’asse nato-monarchie del Golfo.Dobbiamo quindi aspettarci di tutto, purtoppo da tali vertici, che considerano il legittimo governo siriano molto, molto più pericoloso dell’isil (roba da manicomio criminale)Nel frattempo onore al Gran Mufti. e viva la Siria di Assad, che non sarà un Santo, come tutti gli statisti di questo mondo, ma è sicuramente di gran lunga preferibile agli assassini dell’isil !
Ahmad Badreddine Hassoun. Ricordiamo il nome di questo grande uomo.
Caro Mufti sunnita Ahmad Badreddine Hassoun, il regime di Bashar Al-Assad non è lo zerbino di Israele come lo sono i sunniti d’Arabia Saudita. Assad è colpevole agli occhi dell’entità sionista di fare da tramite per il passaggio delle armi provenienti dall’Iran verso gli Hezbollah difensori del Libano. Israele ed il suo braccio armato – in una sola parola USraele – non potrà mai e poi mai lasciare che Assad continui quest’opera di sostegno alla causa anti-sionista.
Quindi non meravigliarti del fatto che la “civilissima” compagine politica americana nucleo politico dell’occidente – sensibile perfino ai diritti delle piante e degli insetti – rifiuti il tuo invito al dialogo che potrebbe salvare la vita a migliaia di persone.
Gli interessi dello stato sionista prevalgono!
MarcoL, certo che uno che blatera di entità sionista ha capito tutto della vita, quasi quasi provo a venderti la Fontana di Trevi come faceva in un film Totò, con gente del tuo livello non dovrebbe essere difficile.