Meno ospizi, più amore. Il welfare di Benedetto XVI per la bella vecchiaia

Di Renato Farina
20 Novembre 2012
Con il suo elogio della terza età il Papa ha piazzato una bomba culturale e perciò politica nel cuore dell’Europa. «Chi fa spazio agli anziani fa spazio alla vita!»

Piccolo dizionario dei luoghi comuni contemporanei. I vecchi sono cattivi. Li conosciamo agli uffici postali, dove ci passano davanti imprecando. Hanno il potere e non lo mollano, se non crepando, ma non muoiono mai. I vecchi sono avari, come diceva Palazzeschi nelle Sorelle Materassi: «I soldi li hanno i vecchi». Logico che ci sia in giro un brutto clima per loro. La rottamazione di Renzi sfrutta idee nervose che sono nell’aria, e con esse riempie il suo palloncino colorato. Soprattutto i vecchi sono tanti, e tendono ad ammalarsi senza morire, riempiendoci di spese croniche e scatarranti. Viva l’eutanasia in politica come metafora di quella biologica…

C’è un’altra categoria di gente che conta niente: i giovani. I quali a sorpresa amano i nonni e detestano i padri e specialmente le coetanee delle madri. I ragazzi sono trattati come nullità non dai vecchi, ma dalla generazione di mezzo: che odia ragazzi e vecchi. Sale in groppa ai giovanotti e alle neolaureate per spazzare via i più anziani. Poi arriva Ratzinger. Boris è uno zar ortodosso. Ovvio che si sia commosso quando il Papa cattolico ha detto: «È bello essere anziani!». Alla malora. È stato il primo vecchio a parlar bene di questa età, a elogiare persino gli acciacchi e la vicinanza della morte come porta della vita vera. Propone una memoria autentica e perduta. Quando non c’era bisogno di patti tra generazioni, ma bastava la tavola della legge, per cui si onora il padre e la madre. E onorare è diverso, è qualcosa d’altro e persino di più rispetto all’amore.

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Il Papa ha piazzato, lunedì 12 novembre, una bomba culturale e perciò politica nel cuore dell’Europa. Per lui è errore grave emarginare l’anziano: «Eppure spesso la società lo respinge, considerando gli anziani come non produttivi, inutili. Tante volte si sente la sofferenza di chi è emarginato, vive lontano dalla propria casa o è nella solitudine. Penso che si dovrebbe operare con maggiore impegno per fare in modo che gli anziani possano rimanere nelle proprie case. La sapienza di vita di cui siamo portatori è una grande ricchezza. La qualità di una società, vorrei dire di una civiltà, si giudica anche da come gli anziani sono trattati e dal posto loro riservato nel vivere comune. Chi fa spazio agli anziani fa spazio alla vita!». Ancora: «Il bisogno di aiuto è una condizione dell’anziano. Vorrei invitarvi a vedere anche in questo un dono del Signore, perché è una grazia essere sostenuti e accompagnati, sentire l’affetto degli altri! Questo è importante in ogni fase della vita: nessuno può vivere solo e senza aiuto; l’essere umano è relazionale. E in questa casa vedo, con piacere, che quanti aiutano e quanti sono aiutati formano un’unica famiglia, che ha come linfa vitale l’amore».

Traduco in politica. Dalla crisi, che è morale prima che economica, si esce con la gratuità. Essa si esprime nel modo con cui trattiamo i vecchi. Ed essi vanno aiutati a stare a casa loro con noi vicino! Questo capovolge il welfare basato sul finanziamento di ospizi dalle rette salate e fuori dai coglioni. Occorre sostenere le famiglie con gli anziani, non finanziare De Benedetti e i suoi residence per vecchi. Poi le famiglie sceglieranno come usare l’aiuto; in quale casa di cura accompagnare l’anziano non autosufficiente. Difendere i vecchi «fa spazio alla vita», aiuta la demografia. Se un anziano è lieto, se si coglie la sua profonda utilità, ecco che si mettono più volentieri al mondo i figli: perché possiamo sperare anche per loro una vita buona fino alla morte, e non la disperazione di essere gettati in una fossa.

@RenatoFarina

 

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