
Mantovano: «La sentenza sulla legge 194? Il fronte pro life ha perso un’occasione»
«Abbiamo perso un’occasione. Se non si comincia a giocare in attacco per la difesa della vita la cultura radicale, che non smette di colpire, prenderà sempre più spazio». Così Alfredo Mantovano, senatore del Pdl e magistrato, rivela a Tempi.it la delusione per «una risposta mai arrivata da un fronte pro life indeciso».
Si riferisce al rifiuto della Consulta di pronunciarsi sul dubbio sollevato dal giudice tutelare di Spoleto in merito alla legge 194/78 sull’aborto?
Il giudice di Spoleto ha giustamente sollevato la questione della legittimità di una legge italiana che contrasta con la sentenza della Corte di giustizia europea dell’ottobre 2011. Secondo la gerarchia delle fonti, infatti, una norma europea è superiore a una norma nazionale, a meno che quella nazionale non sia costituzionale. In quel caso, se c’è contrasto, la Consulta è chiamata a pronunciarsi.
Perché allora non l’ha fatto in questo caso?
La Corte Costituzionale non ha mai voluto pronunciarsi in merito alla legge sull’aborto. Tranne quando nel 1981 il Movimento per la vita e il Partito radicale avanzarono dei quesiti referendari per ragioni opposte. Allora la Consulta si pronunciò sulla sostanza della legge. Ma fu l’unica volta, e lo fece richiamando l’articolo 32 della Costituzione sulla salute per giustificare l’impianto della legge. Senza spingersi più in là.
Ora, però, c’è una sentenza che parla del diritto alla vita dell’embrione come «soggetto da tutelarsi in assoluto» e considerato tale fin dal momento della fecondazione.
Esattamente, e questo mette in crisi l’articolo 4 della legge 194 che pone il diritto di salute della donna al di sopra di quello della vita dell’embrione. In questo senso il ragionamento e la mossa del giudice di Spoleto sono stati giusti e ragionevoli. Ma la Consulta ha agito come Ponzio Pilato, perché entrando in merito ai contenuti non avrebbe potuto difendere la 194.
Parte del Pdl e del mondo pro life parlano della necessità di rivedere la legge sull’aborto. Fino a poco tempo fa si aveva paura di riaprire la discussione per non peggiorare la norma. Ora si va all’attacco. Una posizione percorribile?
È l’unica strada ragionevole, perché mentre il mondo pro life, confessionale e non, giocava in difesa, il partito radicale ha continuato ad agire prendendo terreno. Quella dell’attacco che si apre è l’unica via, ma bisogna prenderla. Per questo ho contattato il Movimento per la vita, chiedendo che avanzasse tutte le proprie proposte e ragioni alla Corte Costituzionale. Perché con una sentenza europea di questa portata era davvero possibile rimettere in discussione la norma. Purtroppo quelli con cui ho parlato e a cui avevo dato piena disponibilità mi hanno detto che si sarebbero mossi. Ma chi li ha più sentiti? Spero che un fatto simile accada di nuovo e che un altro giudice abbia il coraggio di ricominciare da capo. E spero che chi preferisce giocare in difesa finalmente ci ripensi.
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